I rider scioperano per due giorni a Napoli e bloccano Glovo

AGi - Due giorni senza consegne a Napoli. Ugl Rider proclama lo stato di agitazione in città e domani 11 aprile e domenica 12 aprile, dalle ore 12 alle 23, i rider partenopei non lavoreranno, bloccando di fatto in quelle zone la piattaforma Glovo. "L'azienda Glovo non ha risposto alle richieste fatte dai rider al fine di migliorare le condizioni salariali - spiega Gianluca Mancini, segretario nazionale Ugl Rider - la protesta ha origine da una modifica del sistema algoritmico di Glovo, che penalizza i rider di professione, diminuendo sensibilmente, invece di aumentare, i loro introiti". 

Il caso Glovo

A inizi febbraio il gruppo carabinieri tutela del lavoro, su delega del pm di Milano Paolo Storari, ha eseguito un decreto di controllo giudiziario nei confronti di Foodinho, società di delivery del gruppo Glovo, nell'ambito di un'indagine per caporalato. In particolare, "del campione retributivo analizzato risultano sottosoglia di povertà il 75% dei ciclofattorini con uno scostamento medio di circa 5.000 euro annui lordi, mentre rispetto ai contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento sono risultati sottopagati l'87,5% del campione con scostamenti massimi anche fino a 12.000 euro annui", riferiscono i militari dell'Arma.

"Gli accertamenti compiuti - sottolinea il pm nel decreto - danno atto di una situazione di vero e proprio sfruttamento lavorativo, perpetrato da anni ai danni di numerosissimi lavoratori, che percepiscono retribuzioni 'sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato' e in palese difformità da quanto stabilito dalla contrattazione collettiva (art. 36 Cost. e 603 bis c.p.), situazione di illegalità che è indispensabile far cessare al più presto, considerando anche che coinvolge un numero rilevante di lavoratori che vivono con retribuzioni sotto la soglia di povertà.

Rilevato - afferma ancora il pm - che si versa in situazione di urgenza, atteso che la situazione di sfruttamento dello stato di bisogno è in atto e deve al più presto essere interrotta".

 

Mondo del calcio scosso da un nuovo caso di violenza sessuale di gruppo

AGI - Un caso di violenza sessuale di gruppo scuote il mondo del calcio: il 30 maggio dell'anno scorso, durante i festeggiamenti per la storica promozione in serie C del Bra, tre calciatori del club piemontese avrebbero abusato di una studentessa universitaria ventenne torinese che dopo la violenza ha tentato il suicidio. I tre risultano essere accusati di violenza sessuale di gruppo, e uno anche di 'revenge porn', come ha confermato La Stampa ripercorrendo le tappe dell'inchiesta della procura di Asti scattata dopo la denuncia della giovane.  

Al momento la ventenne risulta essere in cura, dopo aver interrotto per qualche mese gli studi. Gli indagati sono Fausto Perseu, di 23 anni, romano, oggi al Giulianova, Alessio Rosa, di 22 anni, di Tivoli (Roma), in forza al Ligorna (accusato anche di diffusione illecita di immagini sessuali) e Christ Jesus Mawete, ventenne di Mondovì (Cuneo) ora al Livorno.

La dinamica degli abusi e la condivisione dei video

Tutto sarebbe iniziato durante la festa, quando la ragazza ha conosciuto uno dei calciatori e lo ha seguito nell'appartamento in cui l'uomo viveva con altri compagni. Alla proposta di un rapporto sessuale di gruppo, lei avrebbe rifiutato, trovandosi però a "subire plurimi atti sessuali di gruppo", come è scritto negli atti dell'inchiesta della procura di Asti coordinata dal pm Davide Greco. I video e le foto della serata sarebbero stati condivisi sulla chat di squadra. La studentessa si è subito affidata al centro antiviolenza dell'ospedale Sant'Anna di Torino e ha presentato denuncia.

L'associazione calcio Bra prende le distanze

L'associazione calcio Bra in una nota ha fatto sapere di aver appreso "con assoluto stupore" dell'inchiesta e ha preso le distanze "da ogni condotta e da episodi riferiti alla sfera privata delle persone coinvolte che, se accertati, meritano la più ferma condanna".

Precedenti e decisioni delle società sportive

Il Livorno calcio, club in cui ora milita Mawete, si è riservato di adottare "i provvedimenti più opportuni". Possibile che il giocatore sia messo fuori rosa considerando anche il precedente di Mattia Lucarelli e Federico Apolloni, due ex tesserati amaranto condannati nel 2024 per violenza sessuale nei confronti di una studentessa di 22 anni (il 23 aprile è attesa la sentenza d'appello). Il Giulianova Calcio 1924, attuale club di Fausto Perseu, ha "avviato un confronto interno con il calciatore" per valutarne "lo stato psicologico e personale e assumere le decisioni ritenute più opportune".

Omicidio Cerciello: definitiva la condanna di Natale Hjorth

AGI - I giudici della Corte di Cassazione hanno condannato a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni Gabriel Christian Natale Hjorth, il cittadino americano coinvolto nell'omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso con 11 coltellate la notte tra il 25 e il 26 luglio del 2019 nel quartiere romano di Prati. I supremi giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa per quanto riguarda la pena, mentre hanno annullato con rinvio a nuovo giudizio sul punto dell'aggravante per i soli profili civili.

La procura generale aveva chiesto di condannare a 10 anni e 11 mesi Gabriel Natale Hjorth nell'ambito del processo d'appello ter, disposto dalla Cassazione 'limitatamente al ricalcolo della pena'. Si è trattato di una richiesta di riduzione di cinque mesi rispetto agli 11 anni e 4 mesi inflitti nel precedente Appello bis. Hjorth si trova attualmente ristretto agli arresti domiciliari a Fregene.  

La condanna definitiva per Finnegan Lee Elder

È invece definitiva dal 25 novembre 2024 la condanna a 15 anni e 2 mesi per Finnegan Lee Elder colpevole - insieme a Gabriel Natale Hjorth - dell'omicidio del carabiniere. I giudici della Corte d'Appello di Roma avevano ridotto la pena di Elder condannato all'ergastolo in primo grado, a 22 anni in appello e, dopo un passaggio in Cassazione, infine, a 15 anni e 2 mesi nel corso dell'appello bis. Per l'altro imputato, Gabriel Natale Hjorth, il pg, così come i difensori, avevano fatto istanza in Cassazione.

Il punto debole di Meloni? Non saper perdere

La legislatura è politicamente finita ed è iniziata la campagna elettorale. Giorgia Meloni è unchained, bastava ascoltare giovedì in Parlamento il suo intervento sullo stato dell’Unione, pardon, dell’Italia. Lei non ha sbagliato niente, le opposizioni non collaborano con l’esecutivo e le sue grandi idee, la bocciatura della riforma Nordio è stata una grande occasione persa per il Paese, nessun altro si dimetterà, non ci saranno rimpasti, Donald Trump è un camerata che sbaglia, e via così. Meloni è tutta schierata in difesa, è tornata in modalità opposizione. Solo che è ancora al governo e si vota fra un anno. Sarà lunga. Sarà dura per lei resistere altri 12 mesi così, ma anche per tutto quello che le sta attorno. 

Il punto debole di Meloni? Non saper perdere
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’informativa alla Camera (Ansa).

A Meloni manca la “leggerezza” tipica di Berlusconi

In quasi un’ora di discorso non ha preso atto della situazione post-referendaria, semmai ha rilanciato. Lo faceva anche Silvio Berlusconi, che però non si è mai così imbruttito, nemmeno quando gridava: «Siete ancora oggi, e come sempre, dei poveri comunisti» ai contestatori in piazza o quando spolverava la sedia su cui si era seduto Marco Travaglio prima di lui, ospite di Michele Santoro. Erano momenti di situazionismo, c’era l’allegria del potere divertito e divertente. Meloni invece non ha leggerezza, serve anche quella a un leader di governo che deve, inevitabilmente, anche saper perdere.

Il punto debole di Meloni? Non saper perdere
Marco Travaglio e Silvio Berlusconi ad Anno zero nel 2013 (Imagoeconomica).

Le purghe (tardive) dopo la sconfitta del Sì

E invece no. È dal referendum che la presidente del Consiglio si accanisce contro il suo esecutivo. Prima con le defenestrazioni tardivamente manettare di chi avrebbe potuto o dovuto essere cacciato da tempo – Andrea Delmastro per l’incompetenza sulle carceri, Giusi Bartolozzi per il caso Almasri, Daniela Santanchè per traffico di borsette (si scherza, signor maresciallo, ma soprattutto si scherza, signora Santanchè). Poi l’ultimo atto è arrivato giovedì in tarda serata, con un comunicato stampa firmato dal Mef, che ha depositato le liste per il rinnovo degli organi sociali di Enel, Enav, Eni e Leonardo. E a leggere l’elenco colpisce, anche se non stupisce, visto che era attesa, la defenestrazione di Roberto Cingolani, fin qui amministratore delegato di Leonardo. Fra le colpe che gli vengono attribuite, quella di aver fatto adontare, diciamo così, il governo americano. Alla faccia dell’indipendenza rivendicata da Meloni nei confronti dell’amministrazione Trump nell’ora di intervento in Parlamento. 

Il punto debole di Meloni? Non saper perdere
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Intanto l’opposizione si incarta sulle primarie

Nonostante il momento di rabbia, che rischia di protrarsi per mesi, Meloni continua a mantenere un vantaggio invidiabile, che è garantito dall’opposizione. C’è poco da fare. La presidente del Consiglio s’incrudelisce, sbotta, taglia teste, e loro? Si incartano sulle primarie. Giuseppe Conte dopo un’ora dalla chiusura delle urne era già lì a disegnare traiettorie, le primarie, il programma, la leadership, dopo aver fischiettato allegramente per settimane, prima del referendum. Poi è andata a votare un sacco di gente, più del previsto, e contrariamente a quello che dicevano i sondaggisti, più gente è andata a votare e più il No è cresciuto, sicché Conte s’è convinto che c’è del materiale per il suo ritorno a Palazzo Chigi. Il Pd, dopo una fase iniziale di smarrimento, adesso è entrato in quella della negazione. Primarie chi? Quando? Come? Perché? Un fiorino! Insomma, con questo tipo di dirigenti, direbbe Nanni Moretti aggiornando il suo sfogotto memorabile, Meloni governerà cent’anni.

Il punto debole di Meloni? Non saper perdere
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (Ansa).

Il gran ritorno di Salvini sulle barricate

Sempre che con questa rabbia atavica la leader di Fratelli d’Italia non trovi il verso di autodistruggersi. E sempre che Matteo Salvini le dia tregua. Perché il capo della Lega ha lasciato passare qualche giorno e ha già riconquistato la sua verve nel corso di un incontro con la stampa estera: «Non c’è allo studio nessun piano sul razionamento di carburante, né sulla chiusura di scuole, uffici, fabbriche e negozi», ha detto a proposito del caro energia. E lo smart working? «Non è da prendere in considerazione». Sarà Meloni a dover però prendere Salvini in considerazione. 

Il punto debole di Meloni? Non saper perdere
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Netanyahu punta il dito contro la Spagna: cosa è successo

Dopo aver confermato l’esclusione dei rappresentanti spagnoli dal Centro di Coordinamento Civile-Militare (CMCC) di Kiryat Gat, istituito per monitorare il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato Madrid di «ipocrisia» e «ostilità» nei confronti dello Stato ebraico. «La Spagna ha ripetutamente scelto di schierarsi contro Israele. Chi ci attacca invece di contrastare i regimi terroristici non sarà nostro partner nel plasmare il futuro della regione», ha dichiarato Bibi in un videomessaggio.

Netanyahu punta il dito contro la Spagna: cosa è successo
Pedro Sanchez (Imagoeconomica).

Sa’ar: «Ossessione anti-israeliana del governo Sanchez»

Ad annunciare l’esclusione della Spagna dal centro multinazionale che sovrintende al cessate il fuoco a Gaza era stato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. «Il governo Sanchez ha un pregiudizio anti-israeliano così palese da aver perso ogni capacità di essere un attore utile nell’attuazione del piano di pace del presidente Trump e nel centro CMCC che opera nell’ambito di tale piano», aveva spiegato Sa’ar, riferendosi al rifiuto da parte del premier spagnolo di concedere agli Stati Uniti l’uso delle basi militari di Rota e Morón de la Frontera per operazioni di attacco contro l’Iran. Il ministro del governo di Tel Aviv, parlando di «ossessione anti-israeliana», aveva inoltre sottolineato che Washington era già a conoscenza della decisione. Una decisione, questa, che Donald Trump aveva messo in chiaro di non aver gradito.

Le nuove frontiere della sicurezza e dell’identità europea al centro della seconda giornat…

AGI - La seconda giornata della sesta edizione del Festival Internazionale della Geopolitica Europea, ospitata presso il Museo del ‘900 di Mestre, ha aperto i lavori con una riflessione profonda sulla prontezza operativa dell’Unione europea di fronte a un panorama globale drasticamente mutato dall’inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Durante il panel mattutino, esperti del calibro di Paolo Casardi, Stefano Cont, Claudio D’Angelo, Alessandro Politi, Raffaele Speranzon e Francesco Zampieri hanno delineato i contorni di una crisi totale che non è solo bellica ma anche energetica ed economica, evidenziando come l’attuale riconfigurazione della politica estera statunitense metta a nudo le fragilità di una NATO privata del suo storico baricentro tecnologico e militare.

Difesa e snodi strategici nel Mediterraneo

In questo scenario di incertezza, la proposta di un ritorno alla leva obbligatoria e alla standardizzazione degli armamenti emerge come una possibile contromossa per evitare che il Mediterraneo si trasformi in un bacino isolato a causa della chiusura di snodi strategici come lo stretto di Bab El-Mandeb, imponendo all’Europa una necessaria rinegoziazione delle proprie certezze e un rapido spirito d’adattamento.

La crisi umanitaria e la testimonianza dal Libano

Successivamente, la testimonianza diretta da Beirut di Francesca Lazzari, responsabile della Libano AVSI Foundation, ha spostato l’attenzione sulla drammatica dimensione umana del conflitto, descrivendo un Paese in cui un terzo della popolazione è ormai sfollato a causa di un’escalation che sta mettendo a dura prova la leggendaria resilienza del popolo libanese e rischiando di innescare pericolose tensioni sociali interne.

L'identità dell'Occidente e il futuro delle democrazie

Oltre agli aspetti tattici e umanitari, il dibattito si è esteso alla questione ontologica dell’Occidente con l'intervento di Adriano Benedetti, Massimo Donà, Eugenio Capozzi e Giuseppe Limone, i quali hanno analizzato la crisi d’identità di un’Europa che sembra vivere di luce riflessa e che fatica ancora a elaborare le conseguenze storiche della caduta del muro di Berlino. Il confronto si è concluso con una provocazione sulla tenuta delle democrazie moderne, chiamate a decidere se sacrificare gli interessi individuali per obiettivi collettivi a lungo termine, come la creazione di un esercito comune, ricordando che la comprensione del futuro europeo non può prescindere da una definizione chiara e condivisa della propria identità culturale e politica.

Lo scontro Vespa-Provenzano diventa un caso politico e accende la polemica tra sindacati Rai

A campagna elettorale già cominciata non si spreca un colpo. Tantomeno se c’è di mezzo Bruno Vespa. È infatti diventato un caso politico lo scatto d’ira del giornalista, che durante l’ultima puntata di Porta a Porta si è avvicinato minacciosamente al deputato dem Giuseppe Provenzano, reo di aver ironizzato sulla parzialità del padrone di casa, da cui era stato appena ripreso per aver interrotto il senatore meloniano Lucio Malan.

Usigrai contro Unirai sul caso Vespa-Provenzano

Oltre ai partiti politici, su quanto visto a Porta a Porta si sono scontrati pure i sindacati. «Che Vespa da tempo si sia spogliato dei panni del giornalista per indossare quelli del tifoso del governo di turno è pacifico per chiunque. È inaccettabile però che i vertici Rai gli garantiscano uno status di intoccabile»: è quanto si legge in una nota di Usigrai. E poi: «Dalle gaffe sui social, alle arringhe a difesa del governo sul caso Almasri (la Corte Penale internazionale la pensava in modo opposto), agli insulti agli attivisti della Global Sumud Flottilla, solo per citare i casi degli ultimi tempi. Il tutto profumatamente pagato con i soldi degli italiani». Unirai sostiene invece che la reazione di Vespa «è stata provocata da un intervento di un parlamentare Pd che, con una battuta infelice e non corrispondente al vero, ha messo in discussione una professionalità riconosciuta e una firma storica della Rai», che «non ha padroni» e la cui credibilità «passa dalla capacità di offrire un confronto serio, rispettoso e completo».

Montaruli: «L’epoca dei diktat è finita, non siamo a Telekabul»

Tra gli esponenti di Fratelli d’Italia che hanno difeso Vespa c’è Augusta Montaruli, vicecapogruppo alla Camera dei deputati: «Con la risposta alla volgarità di Provenzano, Vespa ha difeso non solo i professionisti ma il pluralismo e lo stesso Servizio pubblico. La sinistra si proclama paladina della libertà di stampa, ma poi usa il manganello mediatico contro chiunque non si pieghi al loro pensiero unico e alla loro arroganza nell’imporsi nel dibattito. L’epoca dei diktat è finita, non siamo ai metodi di Telekabul». Così Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia: «Il comportamento sopra le righe di Provenzano a Porta a Porta è la prova lampante che TeleMeloni non esiste. Ma rappresenta uno strumento di propaganda in mano alla sinistra per avvelenare il dibattito politico e strumentalizzare la comunicazione. L’affronto dell’esponente dem contro un professionista serio come Vespa dimostra tutta la bassezza di una certa parte politica». Parlando di «tentativo di delegittimazione che rischia solo di danneggiare il Servizio pubblico», Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati e commissario in Vigilanza Rai, ha detto che «i dati sulle presenze a Porta a Porta e la storia professionale di Vespa dimostrano un equilibrio che è evidentemente mancato a Provenzano nel corso della puntata».

Lo scontro Vespa-Provenzano diventa un caso politico e accende la polemica tra sindacati Rai
Giuseppe Provenzano (Imagoeconomica).

Il Partito democratico punta il dito contro la Rai

Marco Sarracino, deputato dem e componente della Segreteria del Pd, ha affermato che «qualsiasi telespettatore del servizio pubblico, e tutti coloro che ne pagano il canone, si sono fatti un’idea chiara dell’incredibile episodio avvenuto ieri sera nello studio di Porta a Porta». E poi: «I vertici della più grande azienda culturale del Paese dovrebbero porsi con maggiore forza il tema del rispetto del codice etico interno alla Rai chiedendo a chiunque dei dipendenti e dei collaboratori, incluso Vespa, di attenersi ai criteri di correttezza, imparzialità, trasparenza e responsabilità».

Malan: «I dem hanno un concetto asimmetrico della democrazia»

Ha detto la sua anche Malan, motivo del contendere – per così dire – tra Vespa e Provenzano: «Nel Pd hanno un concetto asimmetrico della democrazia. La realtà è che Vespa aveva redarguito Provenzano che mi stava interrompendo ripetutamente. L’esponente del Pd reagiva dicendogli che doveva sedersi “da quella parte”, cioè dalla parte della destra. A quel punto Vespa si è inevitabilmente alterato e Provenzano ha peraltro ha continuato a interrompermi anche fino all’ultimo minuto della trasmissione, un atteggiamento poco rispettoso, innanzitutto verso il pubblico che ha il diritto di ascoltare entrambe le opinioni».

Lo scontro Vespa-Provenzano diventa un caso politico e accende la polemica tra sindacati Rai
Bruno Vespa (Imagoeconomica).

Vespa: «Il Pd è abituato a non avere controparti in tv»

Infine è arrivata anche una nota di Vespa: «Come sanno bene Agcom e Rai, Porta a Porta ha sempre fatto dalle origini della par condicio costante la sua forse stupida religione (in questa stagione il Pd è da noi numericamente presente più di ogni altro partito). Ma comprendo perfettamente il disagio dei componenti Pd della commissione di Vigilanza Rai. Abituati nella televisione d’oggi a non avere quasi dappertutto controparte se non talvolta in misura simbolica, capisco che trovino normale che l’onorevole Provenzano – che ha avuto un tempo di parola superiore al senatore Malan interrotto costantemente – rivolga la più grave delle offese a un giornalista che già prima che Provenzano nascesse aveva dimostrato quanto doveva in fatto di correttezza professionale».

Artemis II, quando rientra sulla Terra: come, a che ora e dove seguire l’evento

Artemis II si avvia verso la conclusione e il ritorno sulla terra. Ecco tutte le indicazioni per seguire la capsula Orion nel suo ammaraggio.

Quando avverrà l’ammaraggio e dove seguirlo

Dopo la partenza del 1 aprile 2026 dal Kennedy Space Center, l’equipaggio della capsula Orion si prepara a rientrare a casa. L’ammaraggio è previsto al largo di San Diego, nelle acque del Pacifico. In Italia l’evento potrà essere visto in diretta nella notte tra il 10 e l’11 aprile, con atterraggio stimato per le ore 02:07 del mattino. Nella centrale operativa della Nasa, le operazioni di monitoraggio del rientro inizieranno già dal pomeriggio del 10 aprile. La diretta del rientro sarà disponibile dalle 18:30 (orario italiano) del 10 aprile su tutti i canali ufficiali: NASA+, piattaforma di streaming dell’agenzia spaziale, Nasa TV, disponibile su YouTube, e su varie piattaforme di streaming come Amazon Prime, Apple TV, Netflix, HBO Max, Discovery+, Peacock e Roku.

Dove seguire il viaggio della capsula Orion

Per chi vuole seguire in generale la missione della capsula Orion per conoscerne ogni aspetto, NASA+ e il canale YouTube Nasa TV forniscono una copertura video completa del viaggio. C’è poi il sistema AROW (Artemis Real-time Orbit Website) che fornisce dati quali la posizione della capsula rispetto alla luna, velocità e tempi di missione. Con la versione mobile, è addirittura possibile puntare il telefono al cielo e vedere dove si trova l’equipaggio rispetto alla nostra posizione terrestre.

Il caso dell’ereditiera scomparsa per cui l’Fbi ha offerto una ricompensa di 25 mila dollari

L’Fbi di Miami ha offerto una ricompensa fino a 25 mila dollari per chi possa fornire informazioni che portino al ritrovamento dei resti umani di Ana Maria Henao Knezevic, l’ereditiera quarantenne statunitense di origini colombiane scomparsa a Madrid il 2 febbraio 2024, le cui ricerche si svolsero anche nel Vicentino, nei pressi di Cogollo del Cengio. Sospettato della morte della donna era stato l’ex marito, David Knezevich, 37 anni, imprenditore americano di origini serbe trovato morto in carcere ad aprile 2025.

Le ricerche non hanno mai portato a nulla

Ana Maria Henao era arrivata a Madrid a dicembre 2023, in fuga dopo la separazione da Knezevich dopo 13 anni di matrimonio, e di lei si erano perse le tracce dal 2 febbraio successivo. L’ex marito fu arrestato all’aeroporto di Miami all’arrivo di un volo da Belgrado, per il presunto coinvolgimento nel sequestro di persona e nella sparizione della moglie, in un tragitto tra Madrid e la Serbia. Il 10 giugno 2024 era comparso davanti al giudice dello stato della Florida per la lettura formale delle accuse a suo carico. Dagli Usa era arrivato un input alle polizie spagnole e italiane di dare il via alle ricerche della 40enne in un’area boschiva lungo la “strada del Costo”, a Cogollo del Cengio. Le ricerche erano state avviate anche dopo alcune testimonianze sulla presenza di un uomo nella zona in quel periodo, ma non hanno mai portato a nulla. A gennaio 2025 erano state trovate alcune ossa, che si sono però rivelate di origine animale.

Stretto di Hormuz, l’allarme degli aeroporti Ue sul rischio di «carenza sistemica» di carburante

«Se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’Ue». È quanto si legge in una lettera inviata dall’associazione Aci Europe (che rappresenta gli aeroporti dell’Ue) al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, visionata dal Financial Times. Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo, spiega Aci Europe, mentre «l’impatto delle attività militari» sta mettendo a dura prova le forniture.

Le preoccupazioni aumentano con l’avvicinarsi dell’alta stagione turistica

L’Europa finora non ha registrato carenze diffuse, anche se i prezzi del carburante siano raddoppiati e le compagnie aeree hanno avvertito della possibilità di cancellazioni. Aci Europe, nella lettera a Tzitzikostas, sottolinea che l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, «quando il trasporto aereo alimenta l’intero ecosistema turistico su cui fanno affidamento molte economie» ha intensificato preoccupazioni in tal senso.