Poste italiane, il dietro le quinte dello spot per le Olimpiadi 2026

Al Teatro 18 di Cinecittà, a Roma, ha preso forma lo spot di Poste Italiane dedicato alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Il Gruppo è premium logistics partner dell’evento. Un mese di preparazione tecnica, due giorni di riprese e oltre 50 professionisti coinvolti tra attori e atleti professionisti in varie discipline invernali. Il TgPoste ha dedicato un servizio per mostrare il dietro le quinte delle registrazioni, realizzate con l’utilizzo di 110 sacchi di neve sparata su una superficie di 500 metri quadri. Grazie anche all’intelligenza artificiale è stato realizzato un fondale con una risoluzione 18K per ricreare le condizioni di illuminazione delle Dolomiti in maniera ultra realistica, modificabile e personalizzabile in base alle esigenze di scena. Sullo sfondo, in continuità con quanto fatto nel 2025, torna la grande musica italiana con il brano Ci vuole un fisico bestiale di Luca Carboni, scelto come voce pensiero del protagonista, Giacomo di Poste italiane. Di seguito il video.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni

Dice Matteo Renzi, parlando al Tg3, che quello della sicurezza è un «problema enorme che riguarda i cittadini, non il governo: è il ragazzino ucciso a scuola a La Spezia; il capotreno ucciso a Bologna. Basta con gli slogan sulle Brigate Rosse, è un errore drammatizzare la questione della sicurezza dal punto di vista ideologico, destra e sinistra devono stare insieme». Concetti simili in passato li aveva espressi l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, accusato spesso a sinistra di protofascismo per via delle note vicende libiche.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

L’apertura di De Pascale sul Cpr agita la sinistra

Intanto però un primo segnale d’ascolto alle parole di Renzi arriva dall’Emilia-Romagna, Regione che sarebbe pronta ad accogliere un Centro di permanenza per rimpatri (Cpr). Almeno così ha detto il presidente Michele De Pascale, riformista bonacciniano del Pd, qualche giorno fa parlando al Corriere di Bologna: «Certo, non vedo perché la Regione non dovrebbe sedersi a discuterne. Io lo farei. Tra l’altro non si capisce perché a Brindisi va bene e qui no. I Cpr però devono essere strumenti esclusivi per l’espulsione di persone pericolose socialmente». Apriti cielo. Avs e M5s si sono subito agitati. «Riteniamo un errore ogni forma di legittimazione a strutture che negano i diritti fondamentali e confinano persone in centri di detenzione amministrativa in condizioni inumane e degradanti», ha scritto Avs Emilia-Romagna. Contrario anche il partito di Conte, che pure parla di sicurezza un giorno sì e l’altro pure.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni
Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale (Imagoeconomica).

Il fronte dei sindaci dem, da Salis a Manfredi

A mettere ordine però in questa cacofonia sul tema in cui tutti dicono la loro senza che ci sia un coordinamento sulle iniziative (e soprattutto armonia nell’offerta politica del campo largo), ci stanno pensando i sindaci di centrosinistra, forse la vera novità degli ultimi mesi sulla sicurezza. Sarà che spesso si incolpano i sindaci di responsabilità che spettano al prefetto, sarà che effettivamente per anni si è pensato che fosse tutta una questione di percezione, ma i primi cittadini, dalla genovese Silvia Salis al napoletano Gaetano Manfredi, intervengono spesso per denunciare le mancanze del governo. E della sinistra stessa.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Il governo stretto tra Vannacci e (forse) i riformisti Pd

Di recente lo ha ben spiegato Giorgio Gori, europarlamentare del Pd, riformista non bonacciniano, ex sindaco di Bergamo: «Quello della sicurezza è un tema che la sinistra, nonostante l’impegno concreto dei suoi sindaci, ha dato in passato l’idea di non tenere nella dovuta considerazione. È quindi urgente occuparsene in modo serio: senza cedere alla propaganda della destra, cui spesso non corrisponde alcun fatto concreto, ma con la capacità di tenere insieme prevenzione e repressione». I fatti dicono «che il problema esiste, soprattutto per quello che riguarda i reati commessi da giovanissimi, e che le persone più esposte sono quelle più fragili, a partire da donne e anziani». Sul tema insomma il governo – alle prese con l’ennesimo decreto sicurezza in risposta agli scontri di Torino – è accerchiato da più parti. Da una parte c’è Roberto-generale-in-pensione Vannacci, con la sua proposta di remigrazione; dall’altra c’è la sinistra riformista che accusa l’esecutivo di non fare abbastanza. La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027 è cominciata.

Sicurezza, il fronte riformista dei sindaci Pd sfida Meloni
Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Perché la Francia chiede le dimissioni di Albanese da relatrice Onu

La Francia ha chiesto le dimissioni di Francesca Albanese dall’incarico di relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi. Come ha spiegato il ministro degli Esteri transalpino Jean-Noel Barrot intervenendo all’Assemblea Nazionale, Parigi ritiene «oltraggiose e irresponsabili» le affermazioni di Albanese riguardanti Israele, pronunciate il 7 febbraio durante un forum organizzato da Al Jazeera a Doha. La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, ha detto Barrot, si è resa protagonista di dichiarazioni che «prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo e nazione». Parigi chiederà ufficialmente le dimissioni di Albanese il 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani dell’Onu.

L’intervento di Albanese all’Al Jazeera Forum

Il videocollegamento col 17esimo Al Jazeera Forum di Doha, in Qatar, al quale hanno preso parte anche Khaled Mashaal, uno dei capi di Hamas, e il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi, Albanese aveva detto che l’umanità ha in Israele «un nemico comune». La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi aveva inoltre denunciato le relazioni diplomatiche e le vendite di armi mantenute con lo Stato ebraico, nonché «un’inerzia globale» di fronte al conflitto in Medio Oriente.

Contatti Vannacci-Adinolfi: l’ex generale alla ricerca di un simbolo per la Camera

I deputati (per ora tre) del neonato partito Futuro Nazionale potrebbero costituire una componente nel gruppo Misto con il simbolo del Popolo della Famiglia, guidato da Mario Adinolfi. Lo ha confermato quest’ultimo all’Ansa dopo le indiscrezioni del Corriere della Sera, parlando di «dialogo aperto» con l’ex generale e di conversazioni con i suoi parlamentari (i due ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso e l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo).

Contatti Vannacci-Adinolfi: l’ex generale alla ricerca di un simbolo per la Camera
Mario Adinolfi (Imagoeconomica).

Vannacci punta ai contributi della Camera dei deputati

Come ha spiegato Adinolfi, «la presenza di un simbolo che si è presentato alle elezioni precedenti garantisce il riconoscimento come componente del gruppo Misto, e anche il riconoscimento in termini di contributi» della Camera dei deputati, che ammontano a circa 100 mila euro annui. Il simbolo del suo Popolo della Famiglia è stato appunto presentato alle elezioni politiche del 2018 e del 2022 (in questo caso nella coalizione Alternativa per l’Italia con Simone Di Stefano, ex-vicepresidente di CasaPound), in entrambi i casi senza un approdo in Parlamento. A distanza di qualche anno, il marchio potrebbe però sbarcare alla Camera: «Stiamo discutendo dei dettagli di questo passaggio. Comunque il rapporto con Vannacci non è episodico, ma consolidato dalle esperienze recenti insieme alle Regionali», ha spiegato Adinolfi, che nei giorni scorsi era stato accostato a Futuro Nazionale.

Come è ridotto Le Constellation. Le foto del rogo

AGI - Un dossier fotografico della polizia cantonale vallese di 40 foto che più di ogni parola esprime lo sfacelo al ‘Le Constellation’ dopo l’incendio della notte di Capodanno in cui sono morte 41 persone, la maggior parte ragazze e ragazzi che stavano festeggiando. Le immagini sono riportate negli ultimi atti dell’inchiesta depositati alle parti.

Tavoli, divani, sedie, lampadari, bancone carbonizzati in ogni ambienti del locale. E c’è anche lo scatto del biliardo, qualche giorno prima del rogo, allegato dall’avvocato di una donna ferita a una mail inviata alla Procura di Sion.

La richiesta di perizia sull'infiammabilità

“È stato concesso anche alla mia cliente di depositare osservazioni sulla scelta dell’esperto che svolgerà la perizia. Vorrebbe che fosse rivolta questa domanda all’esperto: ‘Come si presentano i materiali del mobilio installato o degli elementi posti nel sottosuolo dell'istituto Le Constellation a Crans-Montana, dal punto di vista dell'infiammabilità e del comportamento al fuoco?’. A sostegno di questa domanda, preciso che alcuni elementi nei sotterranei del ‘Le Constellation’ potrebbero avere avuto l'effetto di propagare più facilmente il fuoco nell'ambiente. Secondo le indicazioni fornite dalla mia mandante, le scale erano coperte da un tappeto, del legno sarebbe stato posato sulle pareti e il biliardo disponeva di un tappeto di colore rosso”

Si ritira anche il Real Madrid: addio definitivo alla Superlega

«Dopo mesi di discussioni condotte nel migliore interesse del calcio europeo», la Uefa, i club calcistici europei (Efc, ex Eca) e il Real Madrid hanno annunciato di «aver raggiunto un accordo sui principi per il benessere del calcio europeo, nel rispetto del principio del merito sportivo, con particolare attenzione alla sostenibilità a lungo termine del club e al miglioramento dell’esperienza dei tifosi attraverso l’uso della tecnologia». Questo accordo, si legge in un comunicato congiunto, «servirà anche a risolvere le controversie legali relative alla Superlega europea, una volta che tali principi saranno eseguiti e implementati».

La nota è piuttosto nebulosa, ma fa intendere il ritiro del Real Madrid dal progetto Superlega e anche la rinuncia alla causa intentata dal presidente Florentino Perez contro l’Uefa, per i danni che l’organo di governo del calcio europeo avrebbe provocato al club spagnolo facendo muro sulla nuova competizione. Che, a questo punto, davvero non dovrebbe vedere la luce. Il Barcellona aveva formalizzato l’uscita dalla Superlega solo pochi giorni fa. Aveva lasciato in precedenza anche la Juventus, tra i principali promotori del progetto.

I giornalisti Rai proclamano uno sciopero delle firme a sostegno dei colleghi di RaiSport

L’Usigrai, l’Unione sindacale dei giornalisti Rai, ha proclamato per venerdì 13 febbraio 2026 uno sciopero delle firme in tutti i telegiornali, i giornali radio e nei programmi di informazione dell’emittente pubblica e sul web. La decisione è stata presa in sostegno ai colleghi di RaiSport che, dopo il caso Petrecca, avevano deciso di ritirare la propria firma da servizi, collegamenti e telecronache sulle Olimpiadi e di indire tre giorni di sciopero.

La nota integrale del sindacato dei giornalisti Rai

«La vicenda della telecronaca della cerimonia di apertura dei Giochi», spiega in una nota il sindacato, «è stata un duro colpo all’immagine della Rai e alla dignità di tutte le giornaliste e i giornalisti che quotidianamente si impegnano per offrire un servizio pubblico degno di questo nome. La mobilitazione di RaiSport e le prese di posizione dei cdr delle testate e dei generi, a difesa del nostro lavoro, non hanno indotto i vertici aziendali a una doverosa assunzione di responsabilità». Usigrai ritiene dunque che «la protesta dei colleghi e delle colleghe di RaiSport vada sostenuta con un gesto concreto, individuale e collettivo, di solidarietà e partecipazione. Per questo è stato indetto, per l’intera giornata di venerdì 13 febbraio, uno sciopero delle firme in tutti i tg, gr, nei programmi di informazione della Rai e sul web». Inoltre, «al termine di ogni edizione dalla durata di almeno cinque minuti verrà letto, e pubblicato sui siti, un comunicato sindacale in cui si spiegano le ragioni della protesta». «Riteniamo sia utile e doveroso», conclude la nota, «trasmettere ai cittadini la nostra presa di posizione a difesa dell’immagine della Rai e di chi ci lavora».

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1

Cambio stagione, cambio poltrone. Con la primavera alle porte si apre la giostra delle nomine, e la Rai non fa eccezione. Occhi puntati sulla poltronissima a cui tutti, nel centrodestra, puntano: la direzione del Tg1. Sempre ammesso che Gian Marco Chiocci decida di fare le valigie, destinazione Palazzo Chigi.

Tredicesima fumata nera per Agnes in Vigilanza

Gli animi dunque si scaldano. Lo si è visto anche in Commissione di Vigilanza dove mercoledì 11 febbraio si è registrata la 13esima fumata nera nel voto per Simona Agnes alla presidenza, tanto che, dopo l’ennesima diserzione della maggioranza, la presidente Barbara Floridia ha deciso di convocare l’amministratore delegato Giampaolo Rossi per sbloccare uno stallo che va avanti da oltre un anno. Nei corridoi di Via Asiago però le voci corrono. Tutto si consumerà, ça va sans dire, dopo le Olimpiadi invernali e soprattutto dopo Sanremo, evento clou per la raccolta pubblicitaria (per l’edizione 2026 si punta a tagliare il traguardo dei 70 milioni, contro i 65,2 dello scorso anno).

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Simona Agnes (Imagoeconomica).

Rossi alle prese con il caso Petrecca

Nella girandola di nomine potrebbe rientrare anche Paolo Petrecca. Sempre che Rossi decida di trasferire il contestatissimo direttore di RaiSport in una casella “meno sensibile”. Dove cioè, sibilano i maligni, non possa fare danni (o farne di limitati). Non è passato inosservato come Petrecca (a differenza di Andrea Pucci che è stato spalleggiato in modo compatto), dopo la disastrosa telecronaca della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina e la protesta della sua redazione, sia stato difeso soltanto dai “suoi”, e cioè da Fratelli d’Italia. Nessuna levata di scudi da parte di Forza Italia e Lega: un’ulteriore prova dei malumori che agitano il centrodestra.

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Paolo Petrecca (foto Imagoeconomica).

L’ipotesi di accorpamento delle Relazioni Istituzionali e internazionali

Ma quali posti sono in scadenza? Si parte dalla direzione delle Relazioni internazionali, dove Simona Martorelli andrà in pensione a marzo, e da quella delle Relazioni istituzionali, retta a interim dal capo azienda dopo la nomina, lo scorso ottobre, di Angela Mariella alla guida della Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa al posto di Monica Maggioni. Si vocifera che le due direzioni potrebbero essere accorpate in un’unica struttura alla cui guida, almeno fino a qualche settimana fa, era data per favorita la vicedirettrice del Tg2Maria Antonietta Spadorcia, particolarmente gradita a FdI.

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Maria Antonietta Spadorcia (Imagoeconomica).

Le mire su Rai Cinema

C’è poi Rai Cinema. L’eterno Paolo Del Brocco è in scadenza e la domanda è una: riuscirà Angelo Mellone, attuale capo del Day Time, a scalzarlo? Se il passaggio avvenisse (ma, va detto, le possibilità sono al lumicino), al posto di Mellone potrebbe arrivare dal Prime Time Williams Di Liberatore a cui, per la gestione di Sanremo, Rossi aveva “affiancato” l’esperto Stefano Coletta, direttore del Coordinamento Generi (si è parlato di “commissariamento”). Una misura che, però, non è stata sufficiente a evitare la bufera Pucci.

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema (Imagoeconomica).

Cambio di direzione al Tg1?

Tra coloro che sperano di essere trasferiti in altri lidi, ci sarebbe anche Paolo Corsini, attuale direttore dell’Approfondimento, che si dice miri a prendere il posto del direttore del Giornale Radio e Radio 1 Nicola Rao. Il quale a questo punto potrebbe traslocare al Tg1 al posto di Gian Marco Chiocci. Le voci dell’arrivo di Chiocci a Palazzo Chigi come portavoce di Giorgia Meloni, dopo le smentite, sono infatti tornate a circolare, alimentando gli appetiti di Lega e Forza Italia per la poltrona delle poltrone. Per il momento però tutti i papabili, compreso Rao, rientrano nell’orbita di FdI, a partire da Mario Sechi, direttore di Libero e nel 2023 per qualche mese capo ufficio stampa di Meloni. Tra gli outsider spuntano anche Alessia Lautone, numero 1 di LaPresse, e Incoronata Boccia, capa dell’ufficio stampa, che ai tempi in cui era vicedirettrice del Tg1 definì l’aborto «un omicidio» e che lo scorso ottobre, a un convegno del Cnel, arrivò a dichiarare che a Gaza non esisteva «una sola prova» che l’esercito israeliano avesse «mitragliato civili inermi».

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
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Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1

Dl Ucraina, passa la fiducia alla Camera

La Camera dei deputati ha approvato la questione di fiducia posta dal governo al decreto legge Ucraina con 207 sì, 119 no e 4 astenuti. Tra i parlamentari a favore anche i tre vannacciani: i due ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso e l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo. Roberto Vannacci aveva messo in chiaro la posizione di Futuro Nazionale, a favore della fiducia «perché questo voto non è nel merito del provvedimento», sul quale il nuovo partito dell’ex generale resta contrario. L’esame del decreto, con il voto finale, riprenderà dopo il question time, a partire dalle 16:45.

Rogo di Crans-Montana, chi è il benefattore dei coniugi Moretti?

AGI - Nei nuovi atti dell'indagine sul rogo al 'Le Constellation' di Crans-Montana, torna il tema del misterioso benefattore che ha versato 200mila franchi a testa per pagare la cauzione ai coniugi Moretti. Il dato nuovo che emerge dai documenti visionati dall'AGI è che il Tribunale si è convinto all'ok alla cauzione come presupposto per la scarcerazione sulla base delle dichiarazioni del gestore del locale.

«Nei documenti del Tribunale delle misure coercitive (Tmc) e durante l'audizione di Jacques Moretti, questa persona è indicata come N.N. – si legge negli atti –. Jacques Moretti ha descritto il legame che lo unisce a N.N. come 'un'amicizia sincera e forte'. Le dichiarazioni permettono di convincersi che un'amicizia sincera e forte lega l'imputato a N.N.. Questa amicizia appare tanto più seria in quanto egli, molto rapidamente, dopo la pronuncia dell'ordinanza del 12 gennaio 2026, ha versato sul conto di deposito del difensore dell'imputato un importo di 200.000 franchi a titolo di garanzia».

Le obiezioni delle parti civili e l'origine dei fondi

I giudici danno conto anche delle «forti obiezioni e preoccupazioni» espresse dalle parti civili. «Hanno sottolineato che l'identità del pagatore non è stata divulgata e che ciò ostacola il controllo sull'origine dei fondi. Hanno argomentato che la Procura dovrebbe effettuare verifiche sull'origine dei fondi, specialmente in un caso in cui il Tmc ha deciso di occultare l'identità del pagatore "a causa della risonanza mediatica". Hanno anche sollevato il timore che i fondi possano provenire da 'un'entità soggetta a sanzioni internazionali o da un PEP' (persona politicamente esposta)».