Morti sospette in ambulanza: “Voglio rifarlo”, le intercettazioni choc di Luca Spada

AGI - "Questi poveri vecchietti soffrono troppo... non è giusto... devono andare dal Buon Dio...", "Mi è piaciuto tanto quello che ho fatto... Lo voglio rifare". Sono queste alcune delle sconvolgenti intercettazioni telefonico-ambientali pubblicate da 'Il Resto del Carlino' che hanno portato all'arresto dell'operatore della Croce Rossa Italiana Luca Spada nell'ambito dell'inchiesta sulle morti sospette in ambulanza nel Forlivese

Spada è stato arrestato ieri a Forlì. Il 27enne autista e operatore di mezzi di soccorso, indagato per omicidio volontario nell'ambito del fascicolo aperto dalla Procura di Forlì. La richiesta di arresto è relativa alla morte di una 85enne, ma in tutto sono otto i decessi ancora nel mirino degli inquirenti per cui l'ex operatore della Croce Rossa di Forlimpopoli, sospeso dal servizio, è accusato di omicidio plurimo premeditato in relazione ad almeno cinque decessi di pazienti anziani, tutti accomunati da un improvviso peggioramento durante trasferimenti non urgenti tra strutture sanitarie.

Iniezioni di aria e sostanze: l'ipotesi dell'embolia

Secondo l'ipotesi accusatoria, ritenuta al momento prevalente, le morti sarebbero state causate mediante iniezioni di sostanze o di aria, con possibile embolia gassosa come meccanismo letale. Gli episodi si sarebbero verificati quando Spada era addetto all'assistenza del paziente a bordo: in più casi il malore è insorto pochi minuti dopo la partenza, in un'occasione addirittura dopo poche centinaia di metri.

La dinamica dei decessi e i soccorsi del 118

Dopo la crisi respiratoria o cardiaca, veniva allertato il medico del 118, ma il suo intervento sarebbe sempre stato successivo al rapido aggravarsi delle condizioni cliniche. Due anziani sono poi deceduti in ospedale, mentre altri tre sono morti direttamente durante il trasporto in ambulanza. La precisione temporale dei malori ha insospettito i vertici sanitari e dato il via alle indagini.

"Si tratta del naturale approdo di un'indagine condotta con grande attenzione e precisione dalla Procura di Forlì, un esito che ci aspettavamo", ha commentato l'avvocato Max Starni, legale che assiste alcune delle famiglie delle presunte vittime. "Nei prossimi giorni sarà fondamentale verificare il peso e la rilevanza degli ulteriori decessi rispetto all'impianto accusatorio complessivo".

La posizione della Croce Rossa Italiana

Sulla vicenda è intervenuta ufficialmente la Croce Rossa Italiana, che ha ribadito "la massima disponibilità a collaborare con gli inquirenti per fornire ogni supporto necessario" ed ha espresso "cordoglio e vicinanza alle famiglie delle persone defunte coinvolte". L'associazione ha inoltre ricordato che l'operatore era stato sospeso in via cautelativa e non era più in servizio già dalle prime fasi dell'indagine, sottolineando come i fatti contestati siano "in assoluto contrasto con i valori e la missione" dell'ente.

 

Un pianeta ancora più piccolo: l’era della deglobalizzazione e il declino dell’Occidente

Un pianeta ancora più piccolo è il nuovo libro di Simone Filippetti, pubblicato dal Sole 24 Ore nella collana Storie (in libreria e in edicola abbinato al quotidiano da venerdì 10 aprile), ed è il seguito di Un pianeta piccolo piccolo. A distanza di cinque anni dal precedente volume, che già intravedeva la fine della globalizzazione, in una lunga carrellata di storia della finanza dalle origini della moneta fino alla pandemia, l’autore torna a interrogarsi sulle grandi trasformazioni economiche, sociali e culturali degli ultimi decenni, aggiornandolo agli ultimi cinque anni: l’accelerazione della Storia li ha fatti diventare come 50 di altre epoche. Il filo rosso dei vari capitoli è un Occidente che pare sempre più avviato verso un declino irreversibile, tra spinte nichiliste interne ed enormi pressioni esterne, schiacciato com’è tra i tre grandi blocchi mondiali. Con uno stile narrativo che intreccia analisi economica, memoria personale e riferimenti storici, Filippetti attraversa temi centrali del nostro tempo: dalla Brexit come primo segnale di deglobalizzazione alla crisi dell’Unione europea, dal turismo di massa alla nascita della società low cost e alle fragilità di una società sempre più divisa e iper-regolata, dalla potenza (o minaccia) crescente della Cina fino alla nuova dottrina degli Stati Uniti. Il risultato è un affresco critico dell’epoca contemporanea, che mette in discussione molti dogmi del pensiero dominante. Ne emerge una riflessione lucida e controcorrente sul rapporto tra mercato, Stato, libertà individuale e sovranità.

Un pianeta ancora più piccolo: l’era della deglobalizzazione e il declino dell’Occidente
La copertina di Un pianeta ancora più piccolo di Simone Filippetti.

Il Dilemma di Tucidide: estratto da Un pianeta ancora più piccolo

Ero arrivato a Roma, nell’autunno del 2021, e avevo suonato al citofono di un portone malmesso, in via delle Fontanelle, a due passi da via Nazionale: da fuori, il palazzo è in cattivo stato e la brutta pulsantiera degli anni Sessanta stride con la vetustà dell’edificio. Ma appena raggiungo l’ultimo piano, vengo catapultato nella Grande Bellezza. L’attico del mio amico ed ex collega Alessandro Vitiello, giornalista prestato al mondo dell’arte, è di uno splendore mozzafiato: architettura moderna ospitata dentro una torre saracena medievale.

Ma è la vista che lascia stupefatti: affaccia direttamente sul Foro Romano, si puo quasi toccare la Colonna Traiana mentre la cupola della Chiesa del Santissimo Nome di Maria si staglia davanti. Sulla terrazza erano state disposte delle file di sedie e un tavolino: ero lì per presentare il mio libro Un Pianeta Piccolo Piccolo. Mentre aspettavo che arrivassero gli ospiti, guardavo il panorama incantevole e mi venne da pensare a una scena simile, ma accaduta secoli prima. Era una sera di meta ottobre dell’Anno del Signore 1737: un giovane studioso inglese si aggira per il Foro Romano. A Putney, il sobborgo a sud-ovest di Londra dov’è nato, faceva già freddo e probabilmente pioveva; passeggiare al crepuscolo non avrebbe avuto il medesimo fascino. A Roma è diverso: ci sono le ottobrate, giornate di sole e clima mite, e poi c’è il Foro dove, a fine del ‘700 prima dei granfi scavi, i resti dei capitelli e delle colonne affiorano dal terreno: l’antica Roma giaceva sotto metri di detriti. In mezzo a quel paesaggio, incontrando dei frati totalmente disinteressati alle imponenti rovine di un glorioso passato, il ragazzo ha un’intuizione: com’è stato possibile che la Citta Eterna si fosse ridotta a ruderi dimenticati, mentre un’altra civiltà vi camminava sopra senza curarsene?

Il giovane si chiama Edward Gibbon, viene da una famiglia benestante (tanto da potergli consentire di viaggiare in Italia a fare il Gran Tour) e ha studiato (ma con poca fortuna) a Oxford. Quell’intuizione gli cambia la vita: dedicherà la sua carriera a scrivere Declino e caduta dell’Impero romano un’opera monumentale. Ancora fino al Settecento, Roma deteneva il primato di più grande impero nella storia dell’umanità e, per uno studioso inglese, era il punto di riferimento: pochi decenni dopo, grazie alla Rivoluzione Industriale, la medesima Gran Bretagna avrebbe scalzato l’Urbe Eterna. Ma il saggio di Gibbon è più di una poderosa opera storiografica: è un manuale geopolitico sul perché le civiltà dominanti a un certo punto entrano in crisi e crollano. E sembra scritto apposta per l’epoca moderna: anche la civiltà occidentale è in declino e si avvia alla sua fine, se non farà nulla per scongiurarlo.

Il mondo che credevamo senza confini si sta rivelando sempre più fragile, diseguale e contraddittorio. La globalizzazione ci ha fatto credere che sarebbe arrivata una nuova Età dell’Oro: per un po’ è successo ma poi gli effetti collaterali hanno superato i benefici, impoverendo quella classe media che in ogni epoca e in ogni società è la spina dorsale di una nazione. A pagare il conto di un modello in-sostenibile sono stati soprattutto i cittadini dell’Ue, fallito esperimento di globalizzazione. Il Vecchio Continente è oggi “il malato grave” del mondo, gli Stati Uniti vedono la fine del loro dominio e il presidente Donald Trump si agita per non perdere il primato o quantomeno provare a rallentare l’inarrestabile ascesa della Cina: il Dilemma di Tucidide incombe, minaccioso. Il presidente americano è forse il Romolo Augustolo del Ventunesimo Secolo: Iran e Venezuela più che imperialismo sbruffone sono mosse di difesa.

In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?

Come si dirà “chiagni e fotti” in arabo? L’interrogativo sorge raccogliendo il disappunto e le voci maliziose che serpeggiano fra i protagonisti della Roshn League, il massimo campionato saudita. Un torneo che sta provando la scalata per portarsi verso il rango delle leghe d’élite del calcio mondiale, ma intanto si è già allineato in materia di polemiche becere e sospetti di favoritismi. L’ultimo fra questi riguarda i presunti trattamenti di riguardo verso l’Al-Nassr, cioè la squadra in cui gioca Cristiano Ronaldo.

In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?

Cristiano non ha ancora vinto un titolo nazionale in Arabia

Secondo alcune voci, CR7 e compagni riceverebbero regali, sia diretti sia indiretti, per far vincere il campionato alla star portoghese. Finalmente, potrebbe aggiungere qualcuno. Perché da quando si è trasferito nel club di Riad, a partire dal 2023, Cristiano non ha ancora vinto nemmeno lo straccio di un titolo nazionale, nonostante un contributo personale di 124 gol in 139 partite ufficiali (l’ultimo segnato sabato 11 aprile nel 2-0 all’Al-Okhdood, 14esima vittoria di fila per il club). Zero titoli di lega, Coppa del Re o Supercoppa, con tre finali perse. Quantomeno si può consolare con la conquista dell’Arab Club Champions Cup 2023 (vinta 2-1 contro l’Al-Hilal). Ma alla collezione del primo calciatore della storia a segnare almeno 100 reti con quattro club diversi (Real Madrid, Juventus, Manchester United e appunto Al-Nassr) manca ancora il primo posto nella lega araba. E il 2026 potrebbe essere l’anno buono, visto che la squadra di CR7 è in testa con 5 punti di vantaggio su quella di Inzaghi, a 6 giornate dalla fine. Grazie anche a qualche spintarella?

In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
Cristiano Ronaldo accanto alla squadra degli arbitri (foto Ansa).

Il vecchio scontro con persino uno “sciopero” di due partite

Va da sé che, allo stato dei fatti, si tratta di illazioni e come tali vanno trattate. Piuttosto, va messo in evidenza un altro aspetto: soltanto due mesi fa Ronaldo era andato allo scontro, inscenando persino uno “sciopero” di due partite, in dissenso con quello che riteneva essere un atteggiamento di favore tenuto dalla lega – e da chi la governa e finanzia, cioè il fondo sovrano Pif, a sua volta presieduto dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman – verso l’Al-Hilal di Simone Inzaghi.

In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
Nel fotomontaggio Simone Inzaghi e Mohammed bin Salman (foto Ansa).

In quel passaggio la Roshn League aveva risposto con un comunicato molto duro, per richiamare l’attaccante all’ordine e ricordargli che nessuno è al di sopra dell’interesse generale rappresentato dalla lega stessa. E tuttavia, guarda un po’, da lì in poi le cose hanno preso a girare in direzione opposta. Cioè favorevole all’Al-Nassr.

In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
Simone Inzaghi, allenatore dell’Al-Hilal (foto Ansa).

L’altro comunicato: la protesta dell’Al-Ahli

Rispetto a quello emesso dalla lega a febbraio, per stigmatizzare l’atto di ribellione di Cristiano, c’è un altro comunicato che spiega come sono cambiate le cose nel frattempo. Lo ha pubblicato l’Al-Ahli, club che ambirebbe a concorrere per la vittoria del campionato, ma che si è ritrovato ad affrontare ostacoli inattesi. L’ultimo della serie riguarda le decisioni arbitrali avverse nella gara contro l’Al-Fayha, pareggiata 1-1 con due rigori negati. Queste due decisioni sfavorevoli si uniscono a numerosi episodi che avvengono in altri campi. Apparentemente slegati, ma tutti convergenti nello spianare all’Al-Nassr la strada verso il titolo.

È questo il motivo per cui, via social, si moltiplicano i post sul tema. In qualche caso sono calciatori come Riyad Mahrez, l’ex Manchester City che gioca proprio nell’Al-Ahli e si è visto negare uno dei due rigori nella partita contro l’Al-Fayha; o come Danilo Pereira, il portoghese che gioca nell’Al-Ittihad, secondo cui tutto quanto sarebbe già scritto.

In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
Cristiano Ronaldo (foto Ansa).

L’attaccante inglese Toney rischia una lunga squalifica

Si tratta di esternazioni non esplicite, a differenza di quelle rilasciate da Ivan Toney, attaccante inglese dell’Al-Ahli: che ha parlato apertamente di un disegno per far vincere la squadra di CR7. A causa di queste non paludate prese di posizione l’inglese rischia una squalifica, che può arrivare fino a un anno.

In Arabia Saudita c’è davvero un disegno per far vincere Cristiano Ronaldo?
Ivan Toney, attaccante inglese (foto Ansa).

La lega saudita perde un altro pezzo di credibilità

Sarà stato imprudente, o troppo diretto: ma di sicuro Toney ha dato voce a una lettura della situazione che è molto più di un sospetto. Fra rigori generosamente concessi all’Al-Nassr e episodi che regolarmente penalizzano le concorrenti al titolo, il cammino verso la vittoria del campionato è sempre più facilitato per la squadra di Ronaldo. Che, dal canto suo, a febbraio si lamentava perché Pif consentiva all’Al-Hilal di Inzaghi delle possibilità di rafforzarsi in sede di calciomercato che invece venivano negate alle concorrenti. Sarà una coincidenza, ma da allora il vento è completamente cambiato. Effetto delle lamentazioni di CR7? Di sicuro c’è che la tempistica coincide. E toglie un altro pezzo di credibilità a una lega nata artificiale e incapace di evolvere da quello status.

Sabotaggio di un oleodotto a Trieste. Il Tg1 svela immagini esclusive

AGI - Un traliccio della rete elettrica piegato su un lato in mezzo alla campagna, in una zona inaccessibile, al confine tra Friuli e Austria: il cedimento del terreno è un'ipotesi che lascia subito spazio alla pista più inquietante.

Sono le immagini che il TG1 mostra in esclusiva a documentare il sabotaggio dell'impianto che da Trieste porta il petrolio fino all'Europa centrale, una struttura strategica per il continente. Da vicino i segni sono inequivocabili: due piedi dell'impalcatura tagliati in modo che non ci fosse alcun crollo ma un lento collasso con immediata interruzione dell'alimentazione. Hanno colpito qui perché le stazioni di pompaggio sono presidiate giorno e notte dai militari.

L'azione dei sabotatori

Chi ha agito - fa sapere il Tg1 - non ha lasciato nulla al caso, sapeva che il flusso di greggio dal Medioriente si sarebbe interrotto e che per Germania, Austria e Repubblica Ceca sarebbe stata emergenza.

Le ipotesi sull'attacco

Nonostante la smentita della società di gestione, gli inquirenti hanno pochi dubbi sull'azione mirata messa a segno da professionisti. 

Il caso e le indagini internazionali

Fino ad oggi non è arrivata alcuna rivendicazione, ma il caso è sui tavoli della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, le indagini affidate ai Carabinieri del ROS. Interessate anche polizie e intelligence straniere. Non si esclude un attacco internazionale a larga scala. E questo potrebbe essere solo il primo atto.

Morti sospette in ambulanza, arrestato un autista

AGI - È stato arrestato a Forlì il 27enne Luca Spada, autista e operatore di mezzi di soccorso, indagato per omicidio volontario nell'ambito dell'inchiesta su una serie di morti sospette di pazienti anziani durante trasporti sanitari. Il provvedimento di custodia cautelare in carcere, emesso dal gip su richiesta della Procura ed eseguito dai carabinieri di Forlì con il supporto del Nas di Bologna, riguarda al momento il decesso di una donna di 85 anni avvenuto il 25 novembre scorso dopo un trasferimento in ambulanza.

L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Enrico Cieri, delinea però un quadro investigativo più ampio: il 27enne, ex operatore della Croce Rossa di Forlimpopoli e già sospeso dal servizio, è indagato per omicidio plurimo premeditato in relazione ad almeno cinque decessi di pazienti anziani, tutti accomunati da un improvviso peggioramento durante trasferimenti non urgenti tra strutture sanitarie. Secondo l'ipotesi accusatoria, ritenuta al momento prevalente, le morti sarebbero state causate mediante iniezioni di sostanze o di aria, con possibile embolia gassosa come meccanismo letale.

La dinamica dei decessi e i soccorsi

Gli episodi si sarebbero verificati quando Spada era addetto all'assistenza del paziente a bordo: in più casi il malore è insorto pochi minuti dopo la partenza, in un'occasione addirittura dopo poche centinaia di metri. Dopo la crisi, veniva allertato il medico del 118, ma il suo intervento sarebbe sempre stato successivo al rapido aggravarsi delle condizioni. Due anziani sono poi deceduti in ospedale, mentre altri tre sono morti direttamente durante il trasporto.

Il commento dei legali delle famiglie

"Si tratta del naturale approdo di un'indagine condotta con grande attenzione e precisione dalla Procura di Forlì, un esito che ci aspettavamo", ha commentato l'avvocato Max Starni, legale che assiste alcune delle famiglie delle presunte vittime. "Nei prossimi giorni - ha aggiunto - sarà fondamentale verificare il peso e la rilevanza degli ulteriori decessi rispetto all'impianto accusatorio".

La posizione della croce rossa italiana

Sulla vicenda è intervenuta anche la Croce Rossa Italiana, che ha ribadito "la massima disponibilità a collaborare con gli inquirenti per fornire ogni supporto necessario" e ha espresso "cordoglio e vicinanza alle famiglie delle persone defunte coinvolte". L'associazione ha inoltre ricordato che l'operatore era stato sospeso in via cautelativa e non era più in servizio già dalle prime fasi dell'indagine, sottolineando come i fatti contestati siano "in assoluto contrasto con i valori e la missione" dell'ente.

Conferenza stampa e sviluppi investigativi

I dettagli dell'operazione e degli sviluppi investigativi saranno illustrati lunedì 13 aprile alle 10.30 nel corso di una conferenza stampa convocata in tribunale a Forlì.

E’ morto il bimbo precipitato dalla finestra a Bologna

AGI - È morto all'ospedale Maggiore di Bologna il bimbo di circa un anno e mezzo precipitato giovedì sera da una finestra al secondo piano di un palazzo in via Ada Negri, nel quartiere Pilastro. Il piccolo, ricoverato in rianimazione in condizioni gravissime dopo un volo di circa sei metri sul cemento nel retro dell'edificio, non ce l'ha fatta nonostante i tentativi dei medici.

Secondo una prima ricostruzione, si tratterebbe di un incidente domestico: il bambino, Muhammad Salar H., di origine pakistana, si trovava in casa con la sorella di 11 anni e altri familiari adulti cui era stato affidato. Sarebbe salito su un letto accanto a una finestra aperta, arrampicandosi prima di cadere.

Le reazioni e le indagini

Sotto choc la sorella presente al momento dei fatti, mentre la madre, sopraggiunta poco dopo, ha accusato un malore. La famiglia, con sei figli e descritta come ben inserita nel quartiere, si era trasferita da poco nell'abitazione. Sulla vicenda indaga la Squadra Mobile, coordinata dalla Procura di Bologna: al momento, sulla base degli elementi raccolti, non emergono indizi diversi dalla tragica fatalità.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro

Adessitudine e presentismo sono i due termini che definiscono la nostra attuale dimensione temporale e sociale. Viviamo infatti in un qui e ora che pare eterno. Sospeso tra un futuro che non si vede e un passato in odore di nostalgia. Buono per il vintage, ma non per orientare processi decisionali e anche scelte di vita. Da qui la domanda che si pone il primo fascicolo 2026 della rivista il Mulino dal titolo Quali storie: «Ci serve ancora conoscere la storia?».

Siamo iper-tecnologici ma viviamo in uno spiacevole déjà-vu

La risposta è sì, ovviamente. Consapevoli però che «la storia insegna che non si impara mai dalla storia» (Hegel), come stiamo peraltro vedendo nella ripetizione in questi anni di crisi e tragedie internazionali che hanno lo spiacevolissimo sapore del déjà-vu. Si parli di guerre, di risorgente razzismo, di persecuzioni etniche, di risposte alla pandemia, il copione sembra essere d’annata. Per quanto inscritto in un contesto, soprattutto tecnologico, nuovo mostra numerose costanti. L’Europa attuale sembra più simile a quella di 100 anni fa (con gli umori grevi generati da una lunga guerra, impaurita dall’epidemia di spagnola e alle prese con una grave crisi economica) che non a quella di fine secolo caratterizzata dall’ottimistica ascesa di Internet e della globalizzazione.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
Un veicolo colpito da un raid israeliano a Gaza (Ansa).

Quella promessa non mantenuta

Saremo tutti e in tutto il mondo più ricchi, più benestanti, più colti e solidali si ripeteva un po’ ovunque. Nel contempo si decretavano la fine delle ideologie e anche della storia, con la caduta del muro di Berlino e dell’Urss. Come è finito quel sogno, lo stiamo appunto verificando ora, con un sovrappiù di rammarico visto che il prevedibile non è stato previsto. Come diceva l’economista francese Frédéric Bastiat «dove non passano i commerci prima o poi passano gli eserciti». Se si soffia sulla paura le persone diventano aggressive, la mancanza di sicurezza aumenta sia la sfiducia sia la richiesta dell’uomo forte. L’ascesa dei sistemi autoritari fra le due Guerre ci indica che non è per niente sorprendente, per quanto raccapricciante, l’attuale rinascita e crescente consenso per il nazismo e il fascismo «che fece anche cose buone».

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
L’adunata neo fascista di Acca Larentia a gennaio 2026 (Ansa).

Il revival dei favolosi Ottanta

Quali storie possono essere utili e rispondere ai nostri bisogni conoscitivi e usi pubblici? Il quesito a cui prova a rispondere il fascicolo de Il Mulino ci porta su un altro versante storico indagato dal sociologo Vanni Codeluppi in I favolosi Ottanta. Memoria dal decennio che ha cambiato il mondo (Derive e Approdi). Una storia, fra il saggio e il memoir, che rilegge la complessità di un periodo cruciale per la storia dell’Occidente sviluppato e i cui effetti sono su molti piani ancora agenti. A partire, per esempio, dalla passione per gli oggetti, le atmosfere e i personaggi di quel decennio che hanno giovani e giovanissimi di oggi. Pur essendo distanti anni luce, soprattutto tecnologicamente e politicamente, sono affascinati dalle mode, dalla cultura, dalla musica di quel periodo. «Forse perché non c’erano», ha scritto qualche anno fa lo stilista e giornalista di moda Christopher Niquet. Certo è che se pensiamo al ritorno di certe mise e al perdurante successo di gruppi e cantanti Anni 80, dobbiamo convenire, come ha scritto il sociologo norvegese Th. Eriksen in Tempo tiranno, che stiamo procedendo a tutta velocità guardando lo specchietto retrovisore.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
La copertina de i favolosi Ottanta di Vanni Codeluppi (Derive e Approdi).

Il boom del made in Italy e l’alba della società dell’immagine

Ma negli 80 c’è stato ed è accaduto tanto altro. Il diario di viaggio di Codeluppi parte dai grandi concerti negli stadi di Patti Smith e Lou Reed e si allunga a quelli dei cantautori italiani come Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Passa da Luigi Ghirri, grande innovatore della fotografia italiana, e dal famoso comizio di Enrico Berlinguer, preso nuovamente in braccio da Roberto Benigni alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia del settembre 1983 (il comico lo aveva già fatto il giugno di quell’anno a Roma), per approdare alla Milano da bere. Che vede la trasformazione dei sarti in stilisti e dei cuochi in chef. Gli architetti non sono ancora archistar, ma il made in Italy è in piena ascesa internazionale. La “dolce vita” è un richiamo irresistibile e un anestetico dopo gli anni di piombo e dello stragismo nero culminato con la bomba alla stazione di Bologna. Ma il decennio vede anche l’ascesa della tv commerciale del Cavaliere, il boom dei fast food e la comparsa dei paninari, il pieno dispiegarsi della società dell’immagine: quella del look e del colpo d’occhio, delle modelle che nessuno chiama più indossatrici. Timberland e Nutella, ma anche Olivetti e Commodore 64 in ambito tecnologico sono i marchi iconici.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
Roberto Benigni prende in braccio Enrico Berlinguer (Ansa).

Il decennio che tra luci e colori cambiò il mondo (e non in meglio)

Il memoir di Codeluppi si limita però alle arti e alla cultura popolare, ai media e al consumo musicale. La politica e l’economia non entrano se non di riflesso nell’inventario. Ma su questi temi si devono aggiungere alcune importanti considerazioni riferite a ciò che sta ancora determinando fortemente il presente. Cioè l’avvio delle politiche liberiste che hanno in Ronald Reagan e Margaret Thatcher due assoluti protagonisti. Due rispettive frasi sintetizzano bene la loro visione e azione politica: «Lo stato non è la soluzione, ma il problema» e «La società non esiste: ci sono individui, uomini e donne, e le famiglie».

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
Margaret Thatcher, Helmut Kohl e Ronald Reagan nel 1985 (Ansa).

Al di là dell’allegra connotazione data al decennio (non a caso si parla di edonismo reaganiano) e nonostante l’apparizione degli yuppies, iniziò lì lo smantellamento dello Stato sociale e la celebrazione del successo, dell’immagine personale, dei soldi. Se oggi le disuguaglianze economiche sono aumentate a dismisura e l’esaltazione dell’individualità a tutto danno del legame sociale è stata normalizzata si deve guardare anche ai favolosi Ottanta. Condividendo con Codeluppi il giudizio che, nonostante le profonde contraddizioni, quel decennio ha effettivamente cambiato il mondo.

Tre indagati a Rimini per la morte di Matteo

AGI - La Procura della Repubblica di Rimini ha iscritto tre persone nel registro degli indagati nell'inchiesta sulla morte di Matteo Brandimarti, il 12enne di San Benedetto del Tronto rimasto incastrato sott'acqua nella vasca idromassaggio di un hotel a Pennabilli la mattina di Pasqua e deceduto dopo quattro giorni di ricovero nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Infermi. Le posizioni riguardano individui, con diversi ruoli e mansioni, collegati alla struttura ricettiva dove si è verificata la tragedia.

Il procedimento, inizialmente aperto per lesioni gravissime è stato successivamente riqualificato in omicidio colposo dopo il decesso del piccolo. Lunedì alle 14 è in programma l'autopsia, disposta dall'autorità giudiziaria, anche alla luce del nullaosta dei genitori all'espianto degli organi.

Le garanzie per gli indagati e la famiglia

L'iscrizione nel registro degli indagati, atto dovuto a garanzia, consentirà alle parti di nominare difensori e consulenti tecnici per assistere agli accertamenti irripetibili. La famiglia del ragazzo, assistita dall'avvocato Umberto Gramenzi, ha già indicato come consulente il medico legale Claudio Cacaci.

Si chiude a Mestre la VI edizione del Festival Internazionale della Geopolitica Europea

AGI - Si è conclusa presso l’Auditorium del Museo del ’900 (M9) di Mestre la sesta edizione del Festival Internazionale della Geopolitica Europea, una tre giorni che ha visto alternarsi voci istituzionali e accademici per delineare il futuro del continente in un contesto globale sempre più instabile. Ad aprire la giornata conclusiva è stato l’intervento del Sottosegretario di Stato alla Difesa, Isabella Rauti, la quale ha sottolineato come l’investimento nel comparto difensivo sia oggi una priorità imprescindibile per la stabilità, proponendo di innalzare gradualmente la spesa al 5% del PIL per ottimizzare le risorse attraverso l’avanzamento tecnologico e la protezione dei confini, intesi come tutela diretta del benessere dei cittadini.

A seguire, il dialogo tra la giornalista Eleonora Lorusso e Mario Schwetz, Direttore dell’Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa, ha offerto una bussola interpretativa rivolta soprattutto ai giovani, richiamando l’eredità diplomatica della Serenissima Repubblica come modello di rispetto delle diversità e primato del diritto internazionale rispetto alla forza militare, con un appello accorato affinché le nuove generazioni diventino attori consapevoli e utilizzino la tecnologia per alimentare un confronto costruttivo. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo successivamente, ha rilanciato l’urgenza di una Costituzione Europea basata sulle radici comuni giudaico-cristiane e sui valori dell’Illuminismo, descrivendo il diritto come un valore culturale profondo e prendendo una posizione netta sull’Intelligenza Artificiale, considerata un mezzo utile ma incapace di sostituire l’umanità e la coscienza del giudice. La sesta edizione è stata infine sintetizzata dall’esperto di geopolitica Manlio Graziano, che ha analizzato le complessità degli Stati Uniti, le sfide demografiche dell’India e le necessità diplomatiche della Cina, evidenziando come l’effetto sorpresa dei conflitti attuali sia il principale fattore di destabilizzazione globale.

Missione del festival e crescita collettiva

Con questo quadro d’insieme, il Festival ha chiuso i lavori riconfermando la propria missione di trasformare la complessità geopolitica in un’occasione di crescita collettiva e consapevolezza per le nuove generazioni. In questo quadro di partecipazione attiva, la giornata ha visto anche il contributo fondamentale degli studenti coinvolti nel percorso di “Introduzione alla Geopolitica”, i quali hanno operato direttamente con l’Ufficio Comunicazione del Festival coordinati dal giornalista Domenico Letizia, misurandosi sul campo con interviste, gestione dei comunicati e sintesi dei dibattiti per trasformare la formazione teorica in cittadinanza attiva e pratica professionale.

Perché la “Belva” Fagnani non graffia più

Francesca Fagnani, la donna che ha trasformato lo sgabello in un patibolo e il dottorato in filologia dantesca in un’arma di distrazione di massa, sta scoprendo che a furia di affilare le unghie si è limata pure i denti. Su Rai2 il debutto della nuova stagione di Belve ha racimolato un poco rassicurante 8,8 per cento di share. Un po’ poco per chi sognava di dominare il martedì sera, specialmente se paragonato al 12,9 per cento della prima puntata della stagione 2025. A schiacciarla per di più è stato l’usato sicuro: le repliche di Montalbano su Rai1 che hanno doppiato l’ex ferocia della conduttrice, e Giovanni Floris su La7 che le ha soffiato il posto nel salotto buono dei talk.

Perché la “Belva” Fagnani non graffia più
Francesca Fagnani nello studio di Belve (Ansa).

Il graffio via via è diventato solletico concordato

La realtà è che Fagnani si è fatta gattino, o forse, più semplicemente, ha finito le prede e ha iniziato a mangiarsi la coda. Eppure, la sua parabola parlava un’altra lingua, quella di chi nasce dalle macerie di New York, di quell’11 settembre vissuto dal vivo, e passa per le trincee di Minoli e Santoro. Un pedigree d’acciaio, forgiato tra criminalità organizzata e carceri minorili, che oggi sembra però essersi liquefatto nel grande calderone del gossip istituzionalizzato. Il format nato nel 2018 sul Nove come un esperimento di 30 minuti di crudeltà necessaria si è dilatato fino a diventare una passerella infinita, dove il “graffio” è diventato un solletico concordato, per ospiti con il film in uscita o lo scandalo da lavare in candeggina. L’errore fatale è stato l’illusione che la “cattiveria” potesse diventare un genere di consumo seriale, che costa alla Rai circa 320 mila euro a puntata, una cifra che per produrre imbarazzo sembra decisamente fuori mercato.

Perché la “Belva” Fagnani non graffia più
Amanda Lear con Francesca Fagnani (Ansa).

“Gente comune” ed ex gieffine: se l’obiettivo è solo l’effetto social

Quando poi mancano i nomi di peso, quelli capaci di reggere lo scontro, si raschia il fondo del barile. Lo spin-off Belve crime, l’apertura dei casting alla “gente comune” e l’invito a figurine come Zeudi Di Palma sembrano una mossa disperata. Vedere una ex Miss Italia sconosciuta, reduce da un Grande Fratello che ha fatto inorridire perfino i vertici Mediaset, seduta su quello che dovrebbe essere lo sgabello della verità, restituisce un senso di imbarazzo integrale. È l’immagine di chi si ritrova senza vestiti in mezzo al mercato, tra le urla dei banchi della frutta. Il risultato è un frontale che non è più un affondo tematico, ma uno sketch teatrale dove pause e silenzi sono studiati per l’effetto social, per alimentare quel TikTok dove il brand ancora sopravvive.

La Belva si è addomesticata e il pubblico ha cambiato canale

Ma se Belve deve diventare un ufficio stampa per influencer in cerca di riscatto o una fiera dei nuovi mostri disposti a vendersi la dignità per un po’ di visibilità, allora il patto con lo spettatore vacilla. La serata delle cover di Sanremo 2026, dove la Nostra è salita sul palco con Fulminacci per cantare Parole parole di Mina, sembrava già un presagio: troppe parole, poco sangue. La bionda intervistatrice, che incassa 50 mila euro a puntata, si è addomesticata (per quieto vivere aziendale?) e il pubblico, semplicemente, ha cambiato canale.

Perché la “Belva” Fagnani non graffia più
Fulminacci con Francesca Fagnani a Sanremo (Ansa).