Serena Autieri nel nuovo spot della Mozzarella di Bufala DOP

AGI - Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP torna protagonista sul piccolo schermo con una nuova campagna televisiva d’eccezione. Testimonial d'eccezione è l’attrice Serena Autieri, protagonista di uno spot inedito pensato per raccontare in modo autentico i valori di uno dei simboli del Made in Italy. La campagna, intitolata “La La La…La Bufala”, segna un ritorno strategico sulle reti Mediaset con una pianificazione ad alta copertura, affiancata da attività digital internazionali per coinvolgere famiglie e giovani consumatori.

Lo spot si presenta come un mini-musical che gioca sulla sillaba "La", richiamando sia la nota musicale sia l'articolo che identifica l'unica mozzarella DOP. Questa scelta creativa ha entusiasmato la stessa Serena Autieri, che ha dichiarato di aver sposato il progetto con naturalezza, essendo cresciuta con questo prodotto: "Sono orgogliosa di testimoniare che la bufala campana DOP fa bene al gusto e al cuore"

Una strategia multicanale per difendere la qualità DOP

L’iniziativa punta a rafforzare la percezione distintiva del marchio rispetto alle imitazioni, educando il pubblico al riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta. Attraverso uno storytelling emozionale, lo spot valorizza l’unicità della filiera, la qualità certificata e la versatilità in tavola. Il progetto, realizzato con il contributo della Regione Campania, conferma la volontà del Consorzio di investire in una comunicazione moderna capace di consolidare il valore economico dell’intera filiera.

Il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo, ha sottolineato l'importanza dell'investimento: "Siamo convinti di aver fatto un regalo ai consumatori, rafforzando il legame con il territorio e mostrando il lavoro quotidiano dei nostri produttori. Nonostante il periodo complesso, la TV resta uno strumento fondamentale per ribadire il valore di un'arte millenaria". Con questo investimento, il Consorzio unisce tradizione e innovazione per raccontare il più importante prodotto DOP del centro-sud Italia.

 

Elezioni locali in Gran Bretagna: disfatta laburista, Reform UK primo partito

Le elezioni locali britanniche del 7 maggio si sono risolte in una disfatta per il Partito laburista e con un boom di Reform UK. I risultati al momento sono relativi solo all’Inghilterra, in attesa dello spoglio in Galles e Scozia, ma tant’è: il partito del premier Keir Starmer vede dimezzati i consiglieri che aveva in precedenza, superato come primo partito dalla formazione di destra guidata da Nigel Farage. Male anche i Conservatori. Guadagnano invece seggi sia i Liberaldemocratici centristi che i Verdi.

Elezioni locali in Gran Bretagna: disfatta laburista, Reform UK primo partito
Nigel Farage (Ansa).

«Reform sta conquistando un terzo dei seggi in tutto il Paese. Siamo un partito veramente nazionale», ha scritto Farage su X.

Assumendosi la responsabilità della disfatta laburista, Starmer ha dichiarato: «Giornate difficili come queste non indeboliscono la mia determinazione a realizzare il cambiamento che ho promesso. Anzi, rafforzano la mia determinazione a farlo».

Elezioni locali in Gran Bretagna: disfatta laburista, Reform UK primo partito
Keir Starmer e la moglie Victoria all’uscita dal seggio elettorale (Ansa).

Tensione a Hormuz, attacchi incrociati tra Usa e Iran

Torna la tensione nello Stretto di Hormuz, dove nella tarda serata di giovedì 7 maggio Usa e Iran si sono scambiati attacchi incrociati. Gli Stati Uniti hanno inizialmente preso di mira una petroliera iraniana che si spostava dalle acque costiere iraniane nella regione di Jask verso lo Stretto di Hormuz, così come un’altra nave che entrava nello Stretto di fronte al porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Teheran ha reagito immediatamente attaccando tre cacciatorpediniere americane con missili e droni. Il presidente Usa Donald Trump ha minimizzato gli scambi di colpi dichiarando che si è trattato solo di «un’energica carezza (love tap)» e che «il cessate il fuoco resta in vigore». Anche la tv iraniana ha affermato che la situazione è tornata alla normalità. «In futuro li colpiremo con molta più forza e molta più violenza, se non firmeranno il loro accordo, e in fretta», ha aggiunto Trump.

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini

Il lavoro di ricucitura di Marco Rubio, segretario di Stato americano da giovedì in Italia per un denso giro diplomatico fra Vaticano e Roma, potrebbe essere parecchio complicato, forse persino insufficiente, dopo le ultime sortite di Donald Trump. O meglio, precisiamo: il Papa vive secondo altre coordinate e altri canoni, poco gli importa se Trump continuerà a insultarlo e ad attaccarlo; il dialogo, almeno da parte del Vaticano, non si fermerà. Sarebbe ontologicamente impossibile il contrario. Il che non significa che il Papa smetterà di intervenire a favore della pace (si è parlato, durante l’udienza, anche di Cuba, proprio mentre gli Stati Uniti adottavano nuove sanzioni). 

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
Marco Rubio in udienza da Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Meloni ha capito che di Trump non ci si può fidare del tutto

Diverso il discorso per quanto riguarda il governo italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sembra aver raggiunto la consapevolezza che di Trump non ci si può fidare del tutto. D’altronde il presidente degli Stati Uniti, nei fatti, cerca di indebolire sistematicamente il progetto europeo, nonostante a parole rivendichi l’interesse ad avere un’Unione Europea più forte.

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
Giorgia Meloni e Donald Trump (Ansa).

Il problema è che per Trump l’Ue è forte se gli dà ragione, se sostiene acriticamente le sue sortite. Anche a Palazzo Chigi, sponda Fratelli d’Italia, paiono averlo compreso molto bene. Così come sembrano aver compreso il giochino in corso da parte del mondo MAGA nei confronti dell’Italia. 

L’intervista di Salvini a BreitBart rilanciata da Trump

Qualche giorno fa è uscita su BreitBart News, quotidiano estremista di destra co-fondato da Steve Bannon – principe delle tenebre del trumpismo ed ex stratega della Casa Bianca durante il primo mandato – un’intervista a Matteo Salvini realizzata a febbraio. Un’intervista in cui il capo della Lega s’acconcia a primo tifoso di Trump e della sua amministrazione. Grandi elogi per come l’amministrazione americana affronta la questione dell’immigrazione, grandi elogi per la battaglia culturale di Trump, un’evoluzione, dice Salvini, rispetto al primo mandato. Merito anche di J.D. Vance, dice Salvini, esaltato da BreitBart e dallo stesso Trump che su Truth Social ha rilanciato la sua intervista. Per Bannon e soci, Meloni non è l’alleata più affidabile, è troppo europeista, troppo mainstream e il mondo MAGA cerca altri alleati. 

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
da Truth Social.

Dopo la caduta di Orbán, Donald cerca altri alleati europei

D’altronde la rotta trumpiana era stata individuata nell’ultima strategia sulla sicurezza nazionale pubblicata l’anno scorso. Le questioni più importanti che l’Europa deve affrontare «includono le attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, la censura della libertà di parola e la repressione dell’opposizione politica, il crollo dei tassi di natalità e la perdita delle identità nazionali e della fiducia in se stessi. Se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile entro 20 anni o meno».  L’amministrazione Trump, convinta com’è di poter esportare il trumpismo all’estero, è particolarmente interessata a «coltivare la resistenza alla traiettoria attuale dell’Europa all’interno delle nazioni europee». Un vero peccato che Viktor Orbán, sostenuto da Trump e Vance in prima persona, non possa più essere la quinta colonna del trumpismo in Europa. Sicché servono altri alleati. Alleati disponibili a rivedere i canoni europei riadattandoli all’ideologia MAGA.

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
Viktor Orbán e JD Vance (Imagoeconomica).

La sintonia tra il presidente Usa e il segretario della Lega

D’altronde secondo Trump l’Europa sta sbagliando tutto. La Casa Bianca lo ha detto anche nella “strategia antiterrorismo degli Stati Uniti” pubblicata due giorni fa: «I Paesi europei restano i nostri partner principali e di lunga data nella lotta al terrorismo. Il mondo è più sicuro quando l’Europa è forte, ma l’Europa è fortemente minacciata ed è sia un obiettivo del terrorismo sia un terreno fertile per le minacce terroristiche. I terroristi spesso cercano di attaccare le nazioni europee per minare le loro istituzioni democratiche e i loro legami con gli Stati Uniti. Eppure, un conglomerato di attori malvagi – al-Qaeda, l’ISIS, i cartelli e attori statali – ha sfruttato liberamente le frontiere deboli dell’Europa e le risorse antiterrorismo ridotte per trasformare l’Europa in un ambiente operativo permissivo dove tramare contro europei e americani». È inaccettabile che i «ricchi alleati della NATO» possano «fungere da centri finanziari, logistici e di reclutamento per i terroristi. L’Europa ha ancora la possibilità di cambiare il proprio destino individuale e collettivo in materia di antiterrorismo se riconosce la minaccia reale e agisce subito». L’amministrazione Trump ha individuato il responsabile di questa situazione? Ovviamente sì: «L’immigrazione di massa incontrollata è stata il motore che ha alimentato il terrorismo». Che poi è quello che dice Salvini nella sua intervista a BreitBart e nelle sue rinnovate battaglie sovraniste. Tutto si tiene, tutto torna. Meloni è avvisata.  

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
Trump nei panni di Zio Sam e Matteo Salvini.

Zen e Sferracavallo, la mafia si riprende i quartieri

AGI - Alle 9 del mattino di ogni giovedì lo Zen è brulicare di bancarelle arricchite di frutta e verdura e un caleidoscopio di colori e vita che per metà della giornata e una volta alla settimana nasconde e riesce a far perfino dimenticare l'immondizia per le strade e il degrado in cui lo Stato ha precipitato uno dei quartieri popolari di Palermo.

Questa mattina, questo giovedì, così non è andata: il comando agli ambulanti, più veloce della reazione delle forze dell'ordine, era che oggi si lasciasse il campo a un funerale "importante". Su una pagina Facebook che fa riferimento a una famiglia di cognome Barone era apparso ieri questo messaggio: "Mi scuso con le persone del mercato ma essendo che mio padre è molto amato e conosciuto non si fa il mercato fatelo girare nel modo che arriva a tutti zona zen". Il diktat ha reso deserte le vie dello Zen, e ne ha silenziato la vita, facendo riaffiorare alla vista le mini discariche e la paura.

"Oggi muriu uno importante e mercato non se n'è fatto", racconta al cronista uno degli ambulanti che vuole conservare l'anonimato, e se chiedi in giro dove sono finite le bancarelle, ti rispondono: "Il mercato è chiuso per lutto".

 

 

La denuncia dei politici e il metodo mafioso

È successo qualcosa di incredibile - spiegano il deputato regionale Ismaele La Vardera e i consiglieri comunali Giulia Argiroffi e Ugo Forello, che hanno primi rivelato cosa accadeva - e cioè che la famiglia di un soggetto già imputato per gravi reati nell'operazione Bivio (condotta dai carabinieri nel 2021 nel mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale, ndr) ha scritto sui social che oggi non si sarebbero tenuti i mercati e di fare arrivare il messaggio a tutti. Un'imposizione con metodo mafioso - aggiungono - che si è poi configurata nell'effettivo divieto ai commercianti di montare il proprio gazebo per il mercato. Nessuno può sostituirsi allo Stato ed è assurdo come, ancora oggi, lavorare in certi quartieri siano così difficile per i commercianti per bene". "Bastava che le forze dell'ordine minacciassero di vietare quel funerale, per far ritirare quel messaggio - riflette con amarezza un residente - ma 'loro' sono stati più veloci a farlo passare tra gli ambulanti".

Intimidazioni anche a Sferracavallo

Sul posto è giunto in tarda mattinata l'assessore alle Attività produttive del Comune di Palermo, Guliano Forzinetti, che ha dovuto prendere atto di una battaglia persa oggi dallo Stato tra il quartiere Zen e Sferracavallo, borgata marinara di Palermo a pochissimi chilometri dal primo e dove la notte scorsa è stata compiuta una nuova intimidazione contro i commercianti che si preparano all'estate, dopo quelle che hanno visto un commando sparare con i kalashnikov contro un ristorante e un autolavaggio. Da tempo i cittadini di questa borgata chiedono "un presidio fisso delle forze dell'ordine", spiega il consigliere di circoscrizione Simone Aiello, che si è visto però negare dal Comune la possibilità di un consiglio comunale straordinario da tenere nel quartiere.

 

 

La condanna del sindaco di Palermo

"Quanto accaduto oggi tra Sferracavallo, Tommaso Natale e lo Zen - dice il sindaco di PalermoRoberto Lagalla - rappresenta un segnale grave che non può e non deve essere sottovalutato. Le intimidazioni ai danni di attività commerciali, così come ogni forma di condizionamento mafioso della vita economica e sociale dei quartieri, trovano la mia più ferma condanna personale e quella dell'intera amministrazione comunale. Gli episodi registrati a Sferracavallo si inseriscono in un quadro che desta forte preoccupazione e che richiama tutti, istituzioni e comunità civile, a mantenere alta l'attenzione. Nessuno deve sentirsi solo davanti a intimidazioni e minacce. Altrettanto grave è quanto avvenuto oggi allo Zen, dove alcuni ambulanti è stato costretti a non svolgere il consueto mercato rionale a causa di pressioni e imposizioni inaccettabili per permettere il funerale di un pregiudicato. Nessuno - prosegue - può pensare di sostituirsi allo Stato o di esercitare forme di controllo sulle attività commerciali e sulla vita di un quartiere. Si tratta di comportamenti che colpiscono lavoratori onesti e famiglie che vivono del proprio impegno quotidiano e che hanno invece bisogno di legalitàtutela e opportunità. Per questa ragione, il Comune trasmetterà una segnalazione alle autorità competenti affinché venga fatta piena luce sull'accaduto".

 

 

Francis Kaufmann andrà in una struttura psichiatrica

AGI - Francis Kaufmann, accusato del duplice omicidio della figlia Andromeda e della compagna Anastasia Trofimova, trovate morte nel giugno scorso a Villa Pamphili a Roma, sarà trasferito in una struttura psichiatrica. La prima Corte d'Assise di Roma ha disposto la sospensione del processo nei confronti del 46enne cittadino americano alla luce della perizia psichiatrica che era stata richiesta dalla difesa.

I giudici con un'ordinanza hanno disposto il trasferimento dell'uomo dal carcere a una struttura del Servizio Psichiatrico Ospedaliero di Diagnosi e Cura del Lazio, dove dovrà essere piantonato "in forma continuativa (h24)". Kaufmann dovrà rimanere nella struttura per almeno 30 giorni al termine dei quali si farà una nuova valutazione.

La diagnosi e le necessità di cura

"Accolta la diagnosi di disturbo psicotico e transitorio e la sua incidenza sulla capacità, giudicata reversibile, di stare a processo, le necessità di cura e trattamento segnalate dai periti e condivise dalla Corte", si legge nel provvedimento di 31 pagine, "si ritiene possano essere adeguatamente soddisfatte, fermo il mantenimento dell'attuale regime custodiale, mediante il trasferimento di Ford Rexal in adeguato luogo di cura". La Corte ha nominato come curatore speciale il presidente dell'ordine degli avvocati di Roma, Alessandro Graziani.

 

 

 

La procura di Pavia chiude le indagini su Sempio: “Uccise Chiara con crudeltà”

AGI - Andrea Sempio uccise con "crudeltàChiara Poggi la mattina del 13 agosto del 2007 a Garlasco. È scritto nell'avviso di chiusura delle indagini notificato ad Andrea Sempio e firmato dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dai pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano. Il 415 bis - così si chiama il documento che fa calare il sipario delle indagini lunghe e complesse durate oltre un anno - è identico all'invito a comparire notificato nei giorni scorsi all'indagato e che i magistrati gli hanno letto ieri durante l'interrogatorio in cui si è avvalso della facoltà di non rispondere.

I pm ricostruiscono così le presunte varie fasi dell'omicidio: "Dopo una iniziale colluttazioneSempio colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina e, dopo che Chiara Poggi provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore lungo la linea mediana e in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi. A seguito di ciò, spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra, cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso".

 

 

Le aggravanti dell'omicidio

E poi, l'elenco delle aggravanti: "Con l'aggravante di aver agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell'efferatezza dell'azione omicidiaria per il numero e l'entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto. Con l'aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all'odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale".

Tg1,Marco Poggi ai carabinieri "Mi state influenzando"

Nelle carte dell'inchiesta la sorpresa dei carabinieri che definiscono Marco Poggi "ostile" e alle prese con una "costante difesa d'ufficio di Andrea Sempio". Lo scrive il Tg1 sui propri canali social.
"Io capisco che fate il vostro lavoro - le parole di Poggi durante l'interrogatorio del 20 maggio 2025- però in questa situazione mi state influenzando" (....) "non so cosa rispondere perché se do una risposta poi questo scrive .... omissis.... non riesco neanche a finire la frase".

"Per gli inquirenti nell'esame di Marco Poggi - si legge ancora sui social del Tg1 - si registra una "modificazione" del contenuto delle testimonianze rese nell'arco di 18 anni e confermate fino a 2 mesi prima.

Difesa Sempio, nessuna novità su accusa nell'avviso di conclusioni indagini

"L'avviso è conforme a quella che era l'imputazione nell'invito a comparire per ieri. Quanto alla portata dell'accusa non c'è nessuna novità". È il commento a 'Quarto Grado' di Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, dopo avere ricevuto la notifica dell'avviso di chiusura delle indagini per l'omicidio di Chiara Poggi.

"In tempo reale stiamo chiedendo l'accesso al fascicolo, acquisibile anche per via telematica, e quando parlo di fascicolo intendo le prove che hanno supportato questa pesante imputazione, la più pesante che possa esserci nel nostro sistema penale aggiunge intervistato da Gianluigi Nuzzi.

"Fin dal 2009, fin dal processo Stasi, che ci fosse una pendrive decisiva ai fini della soluzione del giallo di Garlasco era già notizia, non è che sia una novità" afferma il difensore in relazione ai presunti soliloqui in cui l'indagato ammetterebbe di avere visto i video intimi di Chiara Poggi e Andrea Sempio. 

Gli oggetti sequestrati nella nuova inchiesta

La fotografia di Andrea Sempio con una lunga chioma apparsa sulla 'Provincia Pavese' in via Pascoli poche ore dopo il delitto, una cinquantina di agendine, block notes e quaderni, segno di un'indagine di 'altri tempi' quando ancora si scriveva per lo più sulla carta, tre telefoni cellulari, varie pendrive, macchine fotografiche, decine di Cd-Rom, alcuni contenenti brani musicali, e DVD.

C'è anche questo nell'elenco dettagliato dei beni sequestrati ad Andrea Sempio nel corso dell'inchiesta in cui è accusato di avere ucciso Chiara Poggi. Tra le cose sequestrate ai suoi genitori, Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari, troviamo "una nota del Nucleo Investigativo di Milano, datata 7 luglio 2020 in fotocopia, con timbro di ricezione della Procura di Pavia del 9 luglio 2020 con un appunto scritto: 'Già stato audito ma i carabinieri si sono dimenticati di chiedere a Sempio dove fosse la mattina dell'omicidio'".

E ancora spuntano dal mare magnum degli oggetti ritenuti potenzialmente interessanti per le indagini dei file audio e video del programma 'Le Iene' del 16 marzo 2025 in cui parlò un presunto supertestimone, manoscritti, testi musicali e telefoni del giovane amico di Sempio morto suicida, un'agenda di Mattia Capra, un altro allora ragazzo della comitiva di Garlasco, e "gli appunti sull'omicidio di Chiara Poggi della nonna (di Mattia, ndr)".

Un altro capitolo riguarda l'acquisizione delle conversazioni intercettate tra cui diverse disposte nell'indagine di Brescia che vede indagato l'ex procuratore Mario Venditti e Giuseppe Sempio per corruzione in atti giudiziari.

 

L’ex presidente dell’Aia Zappi e il nuovo designatore Tommasi testimoni nell’inchiesta sugli arbitri

AGI - L’ex presidente dell’Aia Antonio Zappi e il designatore degli arbitri Dino Tommasi, che ha sostituito l’auto-sospeso Gianluca Rocchi, saranno sentiti domani in Procura a Milano come persone informate sui fatti dal pm Maurizio Ascione nell’ambito dell’inchiesta con al centro il reato di frode sportiva. Rocchi è accusato di presunte interferenze nella Sala Var di Lissone e per avere contribuito con altri a ‘combinare’ designazioni “gradite” all’Inter. Lo apprende l’AGI da fonti qualificate.

Si alza il livello delle testimonianze col coinvolgimento degli attuali ed ex a vertici del mondo arbitrale

Il 29 aprile scorso Zappi è decaduto dopo che il Collegio di Garanzia del Coni ha respinto il suo ricorso contro i 13 mesi di squalifica per pressioni indebite esercitate sui vertici degli organi tecnici di serie A e serie B. Zappi trasmise l’esposto di Domenico Rocca subito dopo averne avuto conoscenza alla Procura Federale che poi lo archiviò non ritenendo meritevoli di approfondimento i fatti narrati, comprese le presunte ‘bussate’ di Gianluca Rocchi in Udinese-Parma. Inoltre, alla luce della denuncia dell’assistente arbitrale, predispose un cambio di regolamento che obbligava, chiunque andasse a Lissone, a cominciare da Rocchi, a redigere una puntuale relazione in cui avrebbe dovuto specificare il tipo di attività svolta.

Da quel momento nessuno del team di Rocchi ci è più andato

Dino Tommasi era il vice di Rocchi ed è Componente della Commissione Arbitri della serie A. Nell’inchiesta gli indagati restano cinque, oltre a Rocchi e al supervisore del Var autosospeso Andrea Gervasoni ci sono l’assistente Var Daniele Paterna, il Var Luigi Nasca e l’Avar Rodolfo di Vuolo. Tommasi ha espresso “solidarietà e vicinanza da parte di tutto il gruppo di arbitri” verso Rocchi e Gervasoni. L’attenzione del pm, impegnato nell’ascolto di testimoni negli ultimi giorni, tra cui anche esponenti della Lega Calcio, è puntata anche su un possibile incontro tra l’ex designatore e Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter. 

Gianni Cervetti, storico dirigente del Pci, è morto a 92 anni

Addio a Gianni Cervetti, deputato ed esponente storico del Pci, morto all’età di 92 anni. Iscritto al partito sin da giovanissimo, venne mandato da quest’ultimo a studiare Economia a Mosca durante la stagione dell’Unione sovietica di Nikita Chruščëv. Qui incontrò Franca Canuti, una compagna di partito anche lei inviata dal Pci a studiare in Russia, che diventò il grande amore della sua vita. Mosca è stata una città chiave nel suo percorso di vita. Lì è nato Andrea, il suo unico figlio, e ha avuto l’occasione di incontrare importanti personalità politiche e culturali come lo stesso Nikita Chruščëv, Michail Suslov, Dmítrij Šostakóvič e Aram Chačaturjan. Rientrato a Milano, assunse incarichi di direzione della Cgil milanese e lombarda e successivamente nel Pci, dove venne eletto prima segretario cittadino e poi provinciale a Milano nei primi Anni 70. Negli anni successivi, Enrico Berlinguer lo propose per la segreteria nazionale del partito, come responsabile dell’organizzazione. Parlamentare europeo e nazionale negli Anni 80 e 90, è stato anche “ministro della difesa” del governo ombra del Pci. Finita l’esperienza politica si è dedicato all’editoria, ai libri antichi e all’archeologia, collezionando una delle maggiori raccolte italiane di opere di Dante e Machiavelli.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa

I due ex ministri cinesi della Difesa Wei Fenghe e Li Shangfu, già membri della Commissione militare centrale e consiglieri di Stato, sono stati condannati da un tribunale militare alla pena di morte con sospensione dell’esecuzione per due anni. Entrambi erano accusati di aver intascato tangenti. La stretta anticorruzione lanciata da Xi Jinping dentro l’esercito di Pechino ha colpito dunque con la massima durezza, anche se Wei e Li non verranno giustiziati: in Cina, una condanna a morte con sospensione condizionale della pena viene solitamente commutata in ergastolo.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa
Xi Jinping (Ansa).

LEGGI ANCHE: Xi, le purghe nell’esercito e gli equilibri interni al Partito comunista cinese

Chi sono i due ex ministri della Difesa condannati

Li, generale dell’esercito e fin lì responsabile del Dipartimento per lo sviluppo degli equipaggiamenti, era stato nominato ministro della Difesa a marzo del 2023 per scelta diretta di Xi, anche come segnale di irriducibilità nei confronti degli Stati Uniti: era infatti da anni sotto sanzioni americane per l’acquisto di armi dalla Russia. Ad agosto dello stesso anno era però sparito dalla circolazione e poi rimosso ufficialmente a causa di un’indagine per corruzione, risalente a quando si occupava delle forniture militari.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa
Li Shangfu (Ansa).

Wei, con un passato come comandante delle Forze missilistiche dell’Esercito Popolare di Liberazione, era stato il predecessore di Li come ministro della Difesa: nominato a ottobre 2018, era stato poi sostituito all’inizio del 2023. Li è stato riconosciuto colpevole sia di aver accettato tangenti sia di averle offerte, mentre Wei solo di corruzione passiva, cioè di aver intascato mazzette. Dopo che la condanna a morte sarà commutata in ergastolo in base alla legge, entrambi gli ex ministri saranno sottoposti a detenzione a vita, senza possibilità di commutazione ulteriore né di libertà condizionale.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa
Wei Fenghe (Ansa).