Al Mann riapre la sezione Numismatica, 6.000 monete e ori antichi

AGI - Oltre seimila monete, medaglie, coni e punzoni, esposti in un percorso che mette in mostra anche materiali archeologici che raccontano un pezzo di storia dell'economia nel mondo greco, romano, medievale, rinascimentale e moderno. E accanto alle migliaia di "testimonianze" della collezione numismatica del Museo archeologico nazionale di Napoli (Mann) sarà possibile ammirare anche 130 gioielli, ori antichi d'Italia e alcuni esempi, molto rari, di tessuti aurei. La sezione Numismatica del Mann, di cui si attendeva la riapertura, sarà visitabile dal 25 aprile.

La presentazione alla stampa

"Seimila testimonianze. Una folla non solo di monete, ma anche di persone che le hanno usate queste monete, di persone che hanno speso sapienza artigianale per prepararle; persone che hanno elaborato, nei secoli, i differenti metodi di peso, la moneta antica valeva quanto pesava - dice il direttore generale del Mann, Francesco Sirano rappresentando ciò che permettono di comprendere le diverse sezioni del percorso - persone che hanno messo le loro speranze in un futuro; persone che hanno portato, anche terrorizzate dall'eruzione del Vesuvio, delle monete in età romana scappando dalle loro case sperando di potersi salvare e di avere con se' un minimo di certezza per un domani che purtroppo non hanno avuto".

"Quindi è una sezione che racconta la storia del museo, racconta la storia della moneta, racconta aspetti dell'economia del mondo antico che attraverso l'osservatorio privilegiato dell'area vesuviana, di Pompei in particolare, noi non riusciamo a vedere in nessun'altra parte del mondo romano", aggiunge il direttore. Un racconto incentrato sullo sviluppo storico della monetazione nel Mezzogiorno dall'età arcaica (VI secolo a.C.) all'epoca borbonica, sino all'Unità d'Italia. 

Il medaglione d'oro d'Augusto

L'esposizione include monete provenienti da scavi pre e post-unitari, da acquisti e donazioni, vi è anche il medaglione d'oro d'Augusto, oltre a gioielli, intonaci dipinti, materiali epigrafici e arredi, provenienti in parte da case, botteghe e officine dell'antica Pompei. Dallo studio delle prime monete in bronzo e argento si è compreso anche che a Napoli "si coniavano monete di bronzo e si coniavano, soprattutto a partire dal primo contatto con il mondo della Magna Grecia, e in particolare la Campania, monete anche di argento - spiega Sirano - e all'inizio le monetazioni romane più antiche, si ritiene che siano state realizzate in Campania per i romani. Tant'è vero che le monete più antiche hanno la leggenda, cioè l'iscrizione, che dice chi è che ha emesso quella moneta, in greco 'rhomaioi', cioè le monete dei romani".

Di particolare pregio la parte dedicata agli ori dell'Italia antica

Il museo archeologico partenopeo vanta una collezione di più di mille gioielli. Una selezione di oltre 130 è esposta nella parte finale della sezione Numismatica. "Sono tutti pezzi eccezionali. Da un lato quelli che provengono dalle collezioni storiche che stanno alla base del nostro museo, dall'altro i materiali ritrovati durante gli scavi effettuati ancora una volta a Pompei, a Ercolano o nei luoghi dell'area Vesuviana. Sono gioielli di altissimo livello che colpiscono per la preziosità del materiale utilizzato in una città come Pompei - dice ancora di direttore del Mann - che era una città di media importanza, e fanno capire come, in questa società locale, ci fossero delle elite, che raggiungevano delle posizioni tali per cui poi riuscivano ad esprimere il lusso e il loro status sociale anche attraverso questi gioielli, spesso estremamente preziosi".

Dopo molti anni, torna visibile al pubblico un anello che ha una storia particolare. "All'inizio degli scavi borbonici viene ritrovato probabilmente a Ercolano un anello antico con una maschera, un anello molto semplice, bello, un cammeo - spiega Sirano - che rappresenta una maschera teatrale, che viene subito preso da Carlo di Borbone e che lo possiede fino però a un certo punto". "Nel momento in cui diventerà re di Spagna, lui lascia simbolicamente questo anello al figlio, significando che queste ricchezze che si stavano trovando durante gli scavi di Ercolano, di Pompei e Stabbia appartenevano allo Stato e non direttamente alla proprietà dei monarchi", conclude. La sezione Numismatica riapre grazie a un finanziamento del ministero della Cultura, a valere sul Pon Cultura e Sviluppo 2014-2020, integrato da fondi ordinari 2024 e 2025. 

Modena: se la propaganda nasconde il fallimento sull’immigrazione

È curioso notare che i primi a parlare di uno straripamento della stupidità delle masse siano stati due cattivi maestri per la sinistra, due incalliti conservatori della prima metà del Novecento: José Ortega y Gasset (1883-1955) e Charles Maurras (1868-1952). Secondo Maurras, la progressiva rinuncia dell’intelligenza alla propria autonomia ha per conseguenza inevitabile lasciare l’opinione pubblica in balia dei manipolatori. Ortega y Gasset parlava del «nino mimado», il bambino viziato, che non sente di avere alcun dovere né obbligo verso la società. Chissà cosa avrebbero detto buttando un occhio ai commenti della destra sui recenti fatti di Modena: Matteo Salvini, per esempio, definisce Salim El Koudri, il 31enne che ha travolto con la sua auto i passanti in una via del centro, «un criminale di seconda generazione» mentre, sui quotidiani d’area, lo si definisce in modo sarcastico «una risorsa».

Modena: se la propaganda nasconde il fallimento sull’immigrazione
Piazza Grande a Modena gremita di persone per manifestare solidarietà alle vittime e dire no alla paura e all’odio (Ansa).

Salvini e Giubilei all’attacco

Per il ministro dei Trasporti e altri esponenti della Lega intervenuti sui social, la cittadinanza italiana non cancella le origini: «Italianissimo e laureato… peggio mi sento, questo rende tutto ancora più grave», ha insistito Salvini. Gli ha fatto eco il diversamente giovane Francesco Giubilei che ha twittato: «L’italiano, il laureato, il giovane. Chiamiamo le cose con il loro nome: il marocchino di seconda generazione Salim El Koudri che ha cercato di uccidere decine di persone a Modena è un criminale islamico. Il buonismo è parte del problema».

Per poi rincarare la dose, come se ce ne fosse bisogno, lunedì: «”Dovete farmi lavorare bastardi cristiani di mer…”, “il vostro Gesù lo brucio” scriveva l’attentatore di Modena Salim El Koudri ma tutto ieri il problema eravamo noi accusati di “razzismo” e di “seminare odio” per aver detto le cose come stanno: è un criminale islamico».

Tajani, Piantedosi e il tentativo di frenare lo sciacallaggio politico

Si potrebbe rispondere, parafrasando Maurras, che Giubilei è un manipolatore cristiano e che l’idiozia è parte del problema. A contenere gli indignati Salvini e Giubilei sono intervenuti addirittura il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e quello degli Esteri Antonio Tajani, tentando di frenare lo sciacallaggio politico alimentato sui social da questi due e ricordando che El Koudri è formalmente un cittadino italiano e che il focus principale di questa tragedia risiede nel suo grave e non curato disagio psichiatrico.

Modena: se la propaganda nasconde il fallimento sull’immigrazione
Antonio Tajani e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

Il nulla di fatto del governo sull’immigrazione

Ora, bisognerebbe che la Lega e Giubilei, prima di parlare, avessero chiaro cosa ha fatto il governo di cui il primo fa parte e che il secondo sostiene, in questi ultimi anni. E cioè dopo aver vinto le elezioni del 2022 con mirabolanti promesse di risolvere il problema dell’immigrazione. Si fa presto a dirlo: i soliti decreti-legge (tra cui il famigerato Decreto Cutro del 2023 che ha introdotto misure volte a disincentivare gli ingressi irregolari, con i soliti inasprimenti delle pene per gli scafisti e le limitazioni ai permessi di soggiorno che naturalmente non risolvono un bel niente; l’introduzione di regole rigide per le navi delle organizzazioni non governative impegnate nel soccorso in mare dei migranti, una misura odiosa, giusto per far vedere che si fa qualcosa di destra; e il capolavoro di Giorgia Meloni: il protocollo Italia-Albania, la costruzione di due chiamiamoli centri di accoglienza a Shengjin e Gjader dove spedire i migranti che devono essere rimpatriati. Una spesa esorbitante e ingiustificata, visto che chi deve essere rimpatriato può tranquillamente partire direttamente dall’Italia e magari senza volo di Stato (ricorderete il caso Almasri).

Modena: se la propaganda nasconde il fallimento sull’immigrazione
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Vannacci e il trionfo dell’uomo-massa

Invece di fomentare l’odio contro gli immigrati, nei quasi quattro anni in cui ha governato, perché Salvini non si è adoperato per immaginare e realizzare progetti per la loro integrazione? Ortega y Gasset gli chiederebbe: «Ministro, non sente nessun obbligo nei confronti dell’Italia che lei stesso amministra?». Secondo questo governo, gli immigrati si meritano solo misure punitive: nessun progetto umanitario, nessuna proposta di accoglienza, nessuna ipotesi di gestione dei flussi, solo giri di vite, per accontentare gli elettori più ignoranti. Dice l’ex generale Roberto Vannacci: «Se importi il Terzo Mondo, diventi Terzo Mondo. Modena non può essere derubricato a semplice episodio di cronaca per la follia di uno squilibrato. Se una donna viene uccisa è colpa del patriarcato, se l’islamico uccide invece è perché ha problemi psicologici».

Modena: se la propaganda nasconde il fallimento sull’immigrazione
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Gli si potrebbe rispondere che se importi il generale Vannacci in politica, la politica diventa una farneticazione continua e non può essere derubricata a semplice episodio di folklore. Se uno squilibrato in cura presso i DSM (Servizi di Igiene Mentale) dal 2022 per disturbo schizoide e deliri di persecuzione si lancia sulla folla con una macchina premendo sull’acceleratore non sempre è una strategia politica coordinata e le iperboli che Vannacci afferma con sempre più sicumera non sono libertà di pensiero, sono il trionfo dell’uomo-massa. Con le stellette. 

Garlasco, il consulente della famiglia Poggi: “Ecco i due buchi della nuova indagine”

AGI - Consulente della famiglia Poggi, Dario Redaelli ha 62 anni e nella sua intensa e lunga carriera da poliziotto scientifico e poi da consulente ha coordinato il sopralluogo sulla scena dell'omicidio di Yara Gambirasio, si è occupato della strage di via Palestro e della morte di Raul Gardini. Dal suo punto di vista di esperto che affianca la famiglia di Chiara Poggi sostiene che "l'omicidio di Garlasco non è sicuramente il caso più difficile che ho affrontato ma nessuno ha mai avuto questa risonanza mediatica forse perché riguarda una famiglia normale, un contesto tranquillo, qualcosa che viene percepito come molto vicino alla maggior parte delle persone".

Usa toni molto pacati e di grande rispetto per gli altri tecnici protagonisti nella nuova indagine della Procura di Pavia che punta ad Andrea Sempio come killer di Chiara Poggi. Ci sono però due 'buchi' secondo lui nell'enorme sforzo di ricostruzione profuso da magistrati e carabinieri.

I dubbi sui reperti e la cavigliera

Alla fine dello scorso anno il team scientifico della parte civile ha deciso di compiere accertamenti su alcuni reperti della vittima trovati sulla scena del crimine, tra i quali due orecchini, una catenina col dente di squalo, alcuni braccialetti e una cavigliera.

"Sapevamo che l'analisi sui monili sarebbe stata difficile - spiega in un'intervista all'AGI - perché erano attività irripetibili in quanto erano oggetti fuori dalla 'catena di custodia' che dovrebbe esserci per preservarne l'integrità e in parte restituiti alla famiglia. Li abbiamo però analizzati lo stesso per verificare la loro compatibilità con la nostra ricostruzione della scena del crimine. E tuttavia: all'epoca la cavigliera diede gli stessi risultati di inconcludenza che restituì l'analisi del grattato sull'impronta 33. Se si è andati a lungo alla ricerca di quel grattato per fare ulteriori indagini perché non farlo anche sul quel materiale repertato sulla cavigliera? Se fossero state ancora presenti delle tracce diluite magari avremmo scoperto che c'erano oltre persone diverse da Sempio o da Stasi. Invece non ci risulta, anche dalla discovery seguita alla chiusura delle indagini su Sempio, che sia mai stato fatto e nemmeno che quel materiale sia stato cercato negli archivi dei Ris".

Il "peccato originale" del sopralluogo

C'è un altro aspetto che secondo Redaelli andava esplorato meglio. "L'analisi della 33 si doveva fare nel corso di un incidente probatorio, era un esame in più che si poteva fare". L'esperto si guarda indietro e identifica il 'peccato originale' dell'inchiesta.

"Non saremmo ancora qui a indagare se si fosse analizzata bene e da subito la scena del crimine e i Ris avessero fatto subito il sopralluogo. Invece arrivarono tre giorni dopo i carabinieri di Garlasco, Vigevano e Pavia e non vennero fatte tutte le foto che andavano scattate e nemmeno i rilievi descrittivi e planimetrici. Se fosse andata la Polizia Scientifica di Pavia coi suoi tecnici specializzati non saremmo qui. La Questura di Pavia aveva all'epoca il gabinetto di polizia scientifica specializzato nella Bpa e gli operatori specializzati in sopralluoghi. Nel caso di Yara andai sul posto col personale esperto nella ricerca delle tracce, per esempio".

Il modello 3D e le due narrazioni

Redaelli riconosce al colonnello Andrea Berti di avere svolto per conto della Procura "un grande lavoro sulla Bpa in 3D" per ricostruire la dinamica del delitto. "Il problema è che ha dovuto inserire le foto dell'epoca fondendo tecniche diverse. Immagino le difficoltà del colonnello Berti nel creare 'un modello 3D 'ibrido'".

Com'è possibile, si chiedono i cittadini, che vengano fuori dalle Bpa di allora e di oggi due narrazioni differenti delle modalità dell'aggressione? "Non sono così incompatibili - risponde -. La Bpa è un tema soggetto di per sé a interpretazioni ma non vedo due versioni così incompatibili. Lo sarebbe stato se fossero state individuate più persone, allora sì che sarebbe stata una rivoluzione. Qui si parla però sempre di una persona. L'unica traccia della sua presenza sono le tracce della scarpa a pallini modello Frau. La differenza sta nella ricostruzione delle modalità dell'aggressione in modo parzialmente diverso".

Verso il giudizio in aula

La "fortuna" è che, dice Redaelli, ora toccherà a un giudice "con le regole e la liturgia del processo e non col processo mediatico" sciogliere i dubbi.

Si arriverà a una verità granitica? "Noi porteremo le nostre considerazioni. La famiglia Poggi auspica una verità solida e, per questo, ha dato incarico oltre a quelli storici anche a ulteriori consulenti, come me, proprio con la volontà di partecipare alla nuova indagine e definire la verità. Tutti noi consulenti abbiamo agito in scienza e coscienza, ora la parola va a chi deve decidere".

Sollecito rivive il caso Meredith a Belve Crime: “Sì, ho avuto paura di impazzire”

AGI - Dopo un lungo periodo lontano dalle cronache, torna a parlare Raffaele Sollecito. Lo fa in una lunga intervista a Francesca Fagnani per Belve Crime, raccontando alcuni dettagli inediti della sua vicenda e rivelando di sentirsi ancora additato come un sospetto assassino nonostante la ormai decennale assoluzione dal “delitto di Perugia”: «Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole», dice Sollecito nel corso dell’intervista nella quale ha raccontato alla giornalista anche le pressioni psicologiche e le «intimidazioni» subite nei primi interrogatori in questura.

"Mi hanno detto: ti conviene firmare questa frase perché ti può aiutare. Tutto questo dopo che i poliziotti mi avevano minacciato e senza che fosse presente un mio avvocato", racconta Sollecito.

 

 

Il delitto di Perugia è una vicenda tra le più dibattute degli ultimi anni, da quando, la mattina del 2 novembre 2007, il corpo della studentessa inglese Meredith Kercher fu ritrovato senza vita, straziato dalle coltellate, in un appartamento del capoluogo umbro.

A finire sotto la lente degli investigatori furono subito una coinquilina della vittima, la studentessa americana Amanda Knox, e il suo ragazzo, lo studente pugliese di ingegneria informatica Raffaele Sollecito. I due giovani, 23 e 20 anni all’epoca del delitto, sono stati assolti nel 2015 dopo 4 anni di carcerazione preventiva e una battaglia giudiziaria che solo dopo 8 anni ha riconosciuto come unico responsabile accertato dell’omicidio l’ivoriano Rudy Guede.

"Moltissime persone credono che io abbia pagato troppo poco – sostiene Sollecito sullo sgabello di Belve Crime – il 70% crede che io sia colpevole», cosa che secondo Sollecito, che oggi vive tra Berlino e la Puglia e lavora come ingegnere informatico, ha ancora delle ripercussioni sulla sua vita. "Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava".

I primi interrogatori e le frasi contestate

Incalzato da Francesca Fagnani sui motivi che potrebbero continuare ad alimentare un’idea colpevolista nei suoi confronti, Sollecito torna a parlare dei primi giorni dell’indagine quando alcuni repentini cambi nelle dichiarazioni avevano convinto gli inquirenti che cercasse di sottrarsi alle proprie responsabilità e volesse coprire Amanda Knox.

La giornalista ricorda a Sollecito che durante uno dei primi colloqui in questura aveva fatto marcia indietro: «Lei dice: vi ho riferito nel precedente verbale un sacco di caz… Perché Amanda mi aveva convinto della sua versione dei fatti e non ho pensato alle incongruenze».

"Quella frase non la dico io" spiega Sollecito e, riferendosi ai poliziotti che lo interrogavano, prosegue: "Mi hanno detto: ti conviene firmare questa frase perché ti può aiutare. Tutto questo dopo che i poliziotti mi avevano minacciato e senza che fosse presente un mio avvocato".

"Mi hanno minacciato": il racconto della notte in questura

Che cosa significa minacciato?, chiede Fagnani. «Sono stato in questura tutta la notte – risponde Sollecito – ero lì per dare chiarimenti, senza essere indagato. Ma quando sono arrivato mi hanno messo la luce in faccia e, oltre a intimidirmi, uno dei poliziotti mi ha detto: se ti alzi da questa sedia ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue. Mi hanno detto che stavo continuando a proteggere quella “vacca”… mi dicevano – continua Sollecito – che sarei stato tutta la vita in carcere».

Fagnani chiede a Sollecito della nota foto del bacio tra i due fidanzati nelle immediatezze del rinvenimento del corpo della studentessa britannica. «L’hanno tanto criticata per quello scatto…»

"È stata una manipolazione – sostiene Sollecito – io volevo solo tranquillizzare Amanda con un bacio sulle labbra".

E torna poi a parlare della fine della relazione con la studentessa americana: «Dopo un po’ di tempo le scrissi una lettera in carcere e lì trovai il muro. Ci ho sofferto».

L’isolamento in carcere e la paura di impazzire

Nel corso dell’intervista Sollecito ripercorre i momenti della detenzione in isolamento quando ha cominciato a dare segni di squilibrio psichico. "Ha detto di aver avuto una specie di deprivazione sensoriale, che certe volte non si rendeva nemmeno conto di essere nudo o vestito" ricorda la giornalista.

"Sì – conferma Sollecito – Ho avuto paura di impazzire".

 

Stellantis, partnership con Accenture e Nvidia per portare l’IA nelle fabbriche

Stellantis ha annunciato l’intenzione di avviare una partnership strategica con Accenture per accelerare l’utilizzo di funzionalità di digital twin abilitate dall’intelligenza artificiale, sfruttando le tecnologie Nvidia, all’interno della propria rete produttiva globale. Questa iniziativa conferma l’impegno dell’azienda nel trasformare le proprie attività industriali facendo leva su tecnologie basate sui dati. Il progetto unisce l’esperienza industriale di Stellantis, le competenze di Accenture nell’ambito della physical AI e della manifattura digitale, e le tecnologie di accelerated computing e le librerie omniverse di Nvidia. L’obiettivo è esplorare lo sviluppo di ambienti manifatturieri virtuali di nuova generazione, alimentati da dati in tempo reale e intelligenza artificiale.

Ciancia: «Esploriamo nuovi modi per rendere le operazioni più scalabili e intelligenti»

«Stiamo costruendo le basi per la prossima generazione del manufacturing in Stellantis», ha dichiarato Francesco Ciancia, head of Manufacturing di Stellantis. «Combinando digital twin, IA e simulazione avanzata, stiamo ripensando il modo in cui progettiamo, gestiamo e miglioriamo continuamente i nostri sistemi produttivi. Questa iniziativa è pensata per lavorare a stretto contatto con i nostri team, rafforzando la loro capacità di anticipare i problemi, prendere decisioni più rapide e favorire il miglioramento continuo. Insieme ad Accenture e Nvidia, stiamo esplorando nuovi modi per rendere le operazioni più scalabili e intelligenti».


Dall’Iran un nuovo piano di pace in 14 punti

L’Iran ha presentato un nuovo piano in 14 punti, attraverso i mediatori pachistani, che si concentra sui «negoziati per la fine della guerra e sulle misure di costruzione della fiducia da parte americana». Lo scrive l’agenzia di stampa Tasnim, vicina ai pasdaran, citando una fonte vicina al team negoziale di Teheran. Nella bozza, gli Stati Uniti hanno accettato di sospendere le sanzioni petrolifere contro l’Iran durante i negoziati. «L’Iran ribadisce che l’abolizione di tutte le sanzioni deve far parte degli impegni degli Usa. Gli Usa, tuttavia, hanno proposto la revoca solo fino al momento dell’accordo finale», si legge sulla medesima agenzia. Poche ore prima dell’invio del nuovo piano, Trump era tornato a minacciare Teheran. «Il tempo stringe, ed è meglio che si muovano velocemente, altrimenti di loro non rimarrà nulla», aveva scritto su Truth. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha risposto che in caso di ripresa della guerra le sue forze armate hanno «nuove sorprese per il nemico».

Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno

Angelo Binaghi non si tiene. E ne ha ben donde. Gli Internazionali di Roma sono stati un successo e non solo per le vittorie di Sinner nel singolare – a 50 anni dal trionfo di Adriano Panatta – e di Bolelli e Vavassori nel doppio maschile. Domenica «è stata una giornata perfetta», ha commentato il presidente della Fitp a Radio Anch’io sport su Radio1. «All’inizio del torneo ci eravamo posti tre obiettivi: superare la soglia dei 400 mila spettatori paganti, superare il miliardo del valore dell’impatto economico del torneo sul territorio e provare a rivincere il singolare maschile dopo 50 anni. Ne abbiamo raggiunti quattro di obiettivi: siamo riusciti anche a vincere anche il doppio maschile, al quale non pensavamo. Più di così… ». Insomma: game, set, match. Binaghi, in versione baudesca («l’ho inventato io…») ha pure confessato di essere stato lui a convincere Sergio Mattarella a premiare Sinner.

Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno

Tra il capo dello Stato e il campione altoatesino, ha assicurato, non c’è «mai stato alcuno strappo. Sono stato io, senza che nulla fosse programmato, a riuscire a convincere il Capo dello Stato a venire in campo a fare la premiazione, nel minuto immediatamente successivo alla vittoria di Jannik. Tutti gli italiani avrebbero voluto che fosse lui a premiare Sinner. Gli ho detto che anche Jannik sarebbe stato molto emozionato di essere premiato da lui. Il presidente ci ha pensato un attimo, è venuto in campo e credo sia stato un enorme regalo per Jannik, per noi, per il pubblico e per tutti gli italiani». Tutto bene quel che finisce bene, dunque. Anche perché è stato lo stesso numero 1 al mondo in collegamento con Fabio Fazio, ad ammettere parlando dell’appuntamento mancato al Quirinale: «Non ero partito con il piede giusto un po’ di tempo fa…».

Prima di dare appuntamento al Roland Garros – «Noi, con il nostro squadrone e non solo con Jannik, andiamo a Parigi per vincere» – Binaghi è tornato sul pasticcio della sovrapposizione con il derby. «Spostare la finale avrebbe significato far perdere credibilità al torneo a livello internazionale», ha detto ricordando che gli Internazionali d’Italia sono «gestiti dall’ATP. I diritti televisivi non sono venduti da noi e decine e decine di Paesi erano programmati per quell’ora. Quindi sarebbe stato un danno enorme per la credibilità del torneo e del Paese». E già si guarda all’edizione 2028, quando sarà in funzione il nuovo Centrale da 12.500 posti (60 milioni arrivano da Sport e Salute), una struttura polifunzionale attiva tutto l’anno, con copertura semovibile a prova di maltempo. L’unica macchia di questo torneo.

Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Sergio Mattarella con Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Una riconferma per Bordoni

Davide Bordoni è stato per anni uno degli elementi di spicco dei berluscones a Roma. Consigliere comunale, era arrivato alla poltrona di assessore alle Attività produttive e al Lavoro al tempo della Giunta Alemanno. Uscito da Forza Italia nel 2019, nel 2020 è stato co-fondatore del gruppo consiliare Lega-Salvini premier. Dopo la mancata elezione a consigliere per soli 38 voti alle Amministrative del 2021, è in Campidoglio l’anno successivo al posto di Simonetta Matone, eletta in Parlamento. Già consigliere del ministro dei Trasporti, dal 2022 al 2023 ha assunto la carica di esperto per i rapporti con gli enti territoriali e pochi giorni fa è stato riconfermato amministratore unico di Ram Spa (Rete Autostrade Mediterranee, società in house del MIT) per il triennio 2026-2028. «La riconferma rappresenta per me motivo di orgoglio e uno stimolo a proseguire con impegno e responsabilità il lavoro al servizio del Paese e del sistema logistico e infrastrutturale nazionale. Desidero esprimere la mia gratitudine al Mef e al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per la fiducia e l’attenzione dimostrate nei confronti del lavoro svolto e degli ottimi risultati raggiunti in questi anni da Ram», ha dichiarato Bordoni.

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Davide Bordoni (Imagoeconomica).

Giachetti smuove la Vigilanza Rai

Il renziano Roberto Giachetti si è ammanettato alla Camera – con manette acquistate in un sexy shop come lui stesso ha raccontato («l’unico posto in cui si possono vendere…», ha detto a Un giorno da pecora) – per protestare contro l’eterno rinvio delle votazioni, a causa della mancanza del numero legale, per la presidenza della Rai.

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Il deputato di Iv Roberto Giachetti ammanettato alla Canera (Ansa).

Una protesta che ha spinto la presidente della commissione di Vigilanza Barbara Floridia a intervenire: «Prendo atto della disponibilità della maggioranza a garantire il numero legale della Vigilanza Rai e convoco la commissione per il prossimo mercoledì 27 maggio. L’auspicio è che l’apertura della maggioranza a riaprire i lavori non sia limitato solo alla prossima seduta, ma che si possa ripartire con le attività ordinarie. È opportuno evidenziare che l’ordine del giorno non lo decide di certo Antonio Tajani. Dispiace molto che si sia dovuti arrivare al gesto estremo di Giachetti per avere una cosa normale come una seduta della commissione». Lo stallo sulla nomina è dovuto all’ostinazione di Simona Agnes che, nonostante il muro delle opposizioni, non ha ritirato la propria candidatura.

Binaghi scatenato dopo gli Internazionali e le altre pillole del giorno
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Il board di Commerzbank invita gli azionisti a respingere l’offerta di Unicredit

Il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza di Commerzbank raccomandano agli azionisti della banca di non accettare l’offerta pubblica di acquisto volontaria sotto forma di offerta di scambio da parte di Unicredit, perché quest’ultima «non offre loro un premio adeguato e non ha presentato un piano strategico coerente e credibile per l’aggregazione». Lo si legge in una nota stampa pubblicata dalla banca tedesca, da cui emerge che «entrambi gli organi sono convinti che, implementando la strategia “Momentum 2030”, Commerzbank crei maggiore valore autonomamente rispetto alla proposta di Unicredit». L’istituto ha aggiunto che «il valore implicito dell’offerta costituisce uno sconto significativo rispetto al potenziale di creazione di valore a lungo termine di Commerzbank, nonché rispetto agli attuali parametri di mercato». Inoltre, «l’offerta di acquisizione di Unicredit non offre un premio adeguato ai nostri azionisti». «Quella che viene descritta come una fusione è in realtà una proposta di ristrutturazione che avrebbe un impatto enorme sul nostro modello di business collaudato e redditizio», ha dichiarato l’amministratore delegato Bettina Orlopp.

Commerz: «Rischi considerevoli dalle proposte di Unicredit»

E ancora: «Le proposte speculative di Unicredit comportano rischi considerevoli, che minacciano le relazioni con i clienti che Commerzbank ha costruito sulla base della fiducia e dell’affidabilità, nonché la motivazione dei suoi dipendenti. Poiché l’offerta è strutturata come uno scambio di azioni Unicredit, gli azionisti di Commerzbank che accettassero l’offerta si assumerebbero questi rischi in qualità di futuri azionisti di Unicredit. Ciò sottolinea ulteriormente perché raccomandiamo agli azionisti di non accettare l’offerta».

El Koudri: “Ho preso il coltello e sono uscito. Sapevo che sarei morto”. Tajani incontra i…

AGI - Un dettaglio emerso in queste ore getta una luce ancora più inquietante sul tragico investimento di sabato pomeriggio in pieno centro a Modena. Il 27 aprile 2021, Salim El Koudri – l'uomo che sabato scorso, intorno alle 16:30, ha falciato con la sua auto una decina di passanti, riducendone quattro in fin di vita – aveva scritto all'Università di Modena alcune e-mail che mostravano già evidenti problemi psicologici.

Le quattro e-mail, anticipate dal quotidiano Il Giornale e ora al vaglio degli inquirenti, recitavano: “Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena e non in culo al mondo dove ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene”; e ancora: “Fatemi lavorare”; fino a sfociare nell'insulto religioso: “Bastardi cristiani di merda voi e il vostro Gesù cristo in croce lo brucio”. Il tutto salvo poi scusarsi pochi minuti più tardi con un laconico: “Mi dispiace per la maleducazione”. Raggiunto dall'AGI, l'Ateneo modenese ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione in merito.

La versione della difesa e lo stato confusionale

Il 31enne, oggi "non si ricorda nemmeno di aver mai inviato" quelle e-mail di minaccia contro l'Università e la religione cristiana. A riferirlo è il suo avvocato difensore, Fausto Gianelli. "Questo non significa affatto che non le abbia spedite – ha precisato il legale – ma semplicemente che si trova in un tale stato di confusione mentale e mancanza di lucidità da non riuscire a ricostruire nulla".

Sempre secondo quanto riferito dall'avvocato Gianelli, l'unica frase pronunciata dal giovane e legata direttamente al giorno della strage è stata: "Ho preso un coltello da cucina, sono uscito di casa e sapevo che quel giorno sarei morto". Durante i colloqui con il proprio legale, inoltre, l'uomo avrebbe chiesto soltanto delle sigarette e una Bibbia.

L'avvocato: "Nessun elemento di radicalizzazione" 

"Hanno ricostruito messaggi anche strani, alcuni deliranti nel passato, però nessuna cosa che sembri ricondurre ad una radicalizzazione. El Koudri non è un credente, né islamista, né islamico. Non ha contatti con nessuna rete. Non hanno trovato al momento nessun video, nulla che possa far pensare a emulazione di un gesto terroristico. Né ad una motivazione politica". Lo spiega all'AGI Fausto Gianelli, legale difensore di Salim El Koudri, il trentunenne di origine marocchina fermato con l'accusa di strage per aver investito una decina di passanti sabato pomeriggio in centro a Modena. Intanto, ha preso il via la perizia informatica sui telefoni, tablet e pc sequestrati all'arrestato

Rinviata l'udienza di convalida

Nel frattempo, sul fronte giudiziario, l'udienza di convalida del fermo inizialmente prevista per oggi è stata rinviata a domani. Salim El Koudri deve rispondere dell'acclamatissimo reato di strage per il drammatico raid di sabato, in cui sono rimaste ferite almeno dieci persone, quattro delle quali versano ancora in condizioni gravissime.

Tajani incontra i cittadini eroi 

 Il vicepremier Antonio Tajani ha incontrato poco fa in Prefettura le quattro persone che sabato pomeriggio hanno fermato Salim El Koudri, dopo il tragico investimento nel centro di Modena. "Sono persone che hanno avuto coraggio e non si sono girate dall'altra parte - ha spiegato all’uscita dell’incontro - Questo significa che possiamo, anche nel momento in cui dobbiamo indignarci per quello che è accaduto, dare un segnale di ottimismo alla città". "Un segnale di ottimismo che viene dal fatto che ci sono state delle persone che hanno avuto il coraggio di fermare una persona armata che avrebbe potuto compiere altri atti contro i cittadini. Hanno avuto il coraggio, la determinazione, si potevano girare pure dall'altra parte ma non l’hanno fatto", ha aggiunto. 


In merito ai cittadini di nazionalità non italiana che hanno aiutato sabato pomeriggio a fermare Salim El Koudri dopo la tentata strage in centro a Modena, il vicepremier azzurro ha spiegato che "fanno comunque parte della vita di questa città, anche se non hanno il passaporto italiano, sono persone che non si sono girate dall'altra parte". Rispondendo alle domande dei giornalisti sull’opportunità o meno di concedere loro la cittadinanza italiana ha poi aggiunto: "Ci sono delle regole da rispettare per dare la cittadinanza italiana, meritano un riconoscimento di sicuro. Poi, se avranno i titoli per avere la cittadinanza, questo è un altro discorso"

"C'è già una legge che prevede quando si può togliere la cittadinanza. Non sono venuto a fare polemiche politiche né a dare giudizi, sono venuto a portare la solidarietà mia e del governo a una città e a ringraziare le persone che sono intervenute. Poi non credo che questo sia il momento giusto per fare dibattiti politici", ha detto Tajani rispondendo a chi gli chiedeva chiarimenti sulle presunte polemiche con il ministro Matteo Salvini che ipotizzava di togliere la cittadinanza all’autore del folle investimento di Modena di sabato scorso.

Tajani, dopo il vertice che si è tenuto in Prefettura, dove ha incontrato e ringraziato personalmente i cittadini-eroi che si sono spesi per bloccare Salim El koudri dopo il folle investimento di sabato pomeriggio, prosegue la sua visita in municipio a Modena, partecipando ad un Consiglio comunale straordinario. Successivamente porterà il suo saluto ai feriti ricoverati negli ospedali di Modena e di Bologna.

Evergrande, i liquidatori chiedono 8,4 miliardi di dollari a PwC per negligenza

I liquidatori di Evergrande Group, il colosso dell’immobiliare cinese andato in fallimento, hanno chiesto a PwC un risarcimento danni pari a 8,4 miliardi di dollari, accusando la società di revisione di negligenza nello svolgimento della propria attività di controllo contabile. È quanto emerge dall’udienza di lunedì 18 maggio 2026 al tribunale di Hong Kong, che si è concentrata su quanta responsabilità debba assumersi PwC. I potenziali risarcimenti si aggiungerebbero alle ingenti multe imposte dalle autorità della Cina continentale e di Hong Kong dopo il crollo di Evergrande, che ha lasciato dietro di sé passività per oltre 300 miliardi di dollari, uno dei più grandi buchi finanziari del settore immobiliare cinese. Richard Handyside, avvocato che rappresenta PwC International, ha sostenuto che la società non avrebbe dovuto essere parte in causa poiché il colosso della revisione è composta da diverse società e le entità di Hong Kong e Cina non erano sue filiali. Non vi furono comunicazioni tra PwC International ed Evergrande, e quest’ultima non aveva alcun «obbligo di diligenza» in relazione alle revisioni contabili del costruttore cinese. Dal canto suo, l’avvocato dei liquidatori, Adrian Beltrami, ha sostenuto che PwC International si trova al vertice del gruppo ed è responsabile del mantenimento degli standard delle società che ne fanno parte. S