Trapianto fallito, sei telefoni sequestrati all’ospedale “Monaldi”

AGI - C'è da ricostruire una catena di errori intorno a un trapianto dall'esito tragico e capire attraverso messaggi, telefonate, vocali e forse immagini, cosa sia accaduto intorno al 23 dicembre, quando il piccolo Domenico, 2 anni appena, di Nola ha ricevuto un cuore nuovo, che si è rivelato poi la sua condanna. E sarà possibile analizzando l'attività registrata dai telefoni cellulari di sei persone che hanno avuto un ruolo in tutta la vicenda costata la vita al piccolo Domenico.

I carabinieri hanno notificato questa mattina un avviso di garanzia per lesioni colpose gravissime e proceduto al sequestro degli smartphone degli indagati. La notifica, per una macabra coincidenza, avveniva mentre il bimbo attaccato a una macchina e in coma profondo spirava nell'ospedale "Monaldi" di Napoli.

Da lesioni gravissime a omicidio colposo

Gli indagati sanno già che riceveranno una nuova comunicazione dalla procura della Repubblica di Napoli che conterrà l'ipotesi di omicidio colposo. Lo scenario, soltanto da un punto di vista formale, è cambiato.

Domenico è morto, ma quando i magistrati hanno emesso gli avvisi di garanzia era ancora vivo. Ora bisognerà predisporre l'autopsia, che rivelerà altri dettagli sulle condizioni del bimbo, arrivato in ospedale a dicembre per una serie di accertamenti e trattenuto per un trapianto di cuore, ma non stravolgerà le notizie già assodate: a Domenico è stato impiantato un cuore 'bruciato' perché trasportato con procedure inadeguate. Le condizioni sono peggiorate progressivamente al punto da rendere impossibile un nuovo trapianto e fino a giungere alle conseguenze fatali.

Gli inquirenti vogliono capire cosa si siano detti i medici e gli operatori che hanno partecipato direttamente o indirettamente alle operazioni di espianto, trasporto e impianto del cuore donato da un bimbo di 4 anni di Bolzano il 23 dicembre scorso. Il cuoricino è arrivato a Napoli in un contenitore inadeguato, refrigerato con ghiaccio secco che raggiunge temperature troppo basse per non compromettere la funzionalità dell'organo.

Il cordoglio per Domenico

Dopo la fiaccolata a Nola, ora la solidarietà nei confronti della famiglia del piccolo Domenico viene manifestata da un continuo pellegrinaggio al Monaldi, dove la salma del bimbo è sotto sequestro, in attesa degli esami medico legali. Un pilastro dell'ingresso si è trasformato in una sorta di altare, dove chiunque passa, lascia un fiore un pupazzo, un messaggio e una preghiera.

Il Portogallo e il marcio dietro le multiproprietà calcistiche

Tutto lecito, tutto secondo le regole. Un calciatore passa da un club a un altro del medesimo sistema multiproprietario, e a pagarne le conseguenze è un terzo club che incassa molto meno di quanto avrebbe preventivato. Succede in Portogallo, Paese che è l’epicentro dell’economia grigia del calcio globale. E poiché la vicenda coinvolge club dalla taglia molto relativa, va a finire che anche da quelle parti essa fila via quasi impercepita.

Tra club minori le furberie si notano meno

In terra lusitana l’attenzione è monopolizzata dalla triade composta dai tre grandi club: Benfica, Porto e Sporting. Tutto ciò che si muove al di fuori di questa cerchia è residuale. Sicché figuratevi quale attenzione possa essere riservata alle manovre di mercato condotte da club che si chiamano Rio Ave o Estrela Amadora. Ma proprio qui sta il punto: club di piccola taglia, transazioni di calciomercato che avvengono su cifre non clamorose, effetto-sordina assicurato. E se si dà anche la possibilità di sfruttare una multiproprietà calcistica, ecco che il gioco è fatto.

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André Luiz e il mistero sulla cifra della cessione

Succede tutto durante la scorsa sessione invernale di calciomercato. André Luiz, attaccante esterno brasiliano, viene trasferito dal Rio Ave (club con sede a Vila do Conde, Portogallo settentrionale) all’Olympiacos Pireo, club greco. Sulla cifra del trasferimento rimane qualche mistero. Il sito specializzato Transfermarkt indica 6,75 milioni di euro. Ma l’elemento dirimente è che il Rio Ave è titolare del 90 per cento dei diritti economici di André Luiz. Il restante 10 per cento è pertinenza dell’Estrela Amadora, il club con sede nella cintura metropolitana di Lisbona che ha portato il calciatore in Portogallo e poi lo ha ceduto al Rio Ave.

Ecco perché è stata rifiutata un’offerta superiore

Sembrerebbe un trasferimento come tanti. E invece ha molti elementi di stranezza, a partire dal comunicato che l’Estrela Amadora pubblica sul suo sito ufficiale. Un testo criptico, nel quale si dice che la cifra della cessione pattuita per il trasferimento di André Luiz in Grecia è coperta da una clausola di riservatezza. Il testo lascia intuire altri elementi di perplessità. Uno dei quali non viene menzionato esplicitamente: l’interessamento del Benfica per il calciatore, con offerta molto più pesante per la sua acquisizione rispetto alla cifra pagata dal club greco. Ciò che renderebbe più grasso l’incasso per l’Estrela Amadora, che ha diritto al 10 per cento sulla cifra di cessione. Invece il Rio Ave decide di accettare l’offerta del club greco. Su quei 6,75 milioni verrà calcolato il 10 per cento a beneficio dell’Estrela. E una volta liquidata la spettanza, si estingue ogni diritto per il club amadorense.

Il Portogallo e il marcio dietro le multiproprietà calcistiche
André Luiz (a sinistra) in azione contro il Benfica (foto Ansa).

Evangelos Marinakis, il greco che ronzava attorno al Monza

Messa in questi termini, sembrerebbe un caso di comportamento irrazionale di un club nella gestione del proprio patrimonio-calciatori. Invece, a leggere bene il quadro della situazione, le cose non stanno esattamente così. C’è un elemento dirimente che riporta nel perimetro della logica un affare di calciomercato apparentemente sballato. Il Rio Ave e l’Olympiacos sono infatti sotto la stessa proprietà: quella del magnate greco Evangelos Marinakis, che è proprietario anche del Nottingham Forest (in Premier League) e che qualche tempo fa era stato dato come possibile acquirente del Monza.

Il Portogallo e il marcio dietro le multiproprietà calcistiche
Evangelos Marinakis (foto Ansa).

Spostamenti verso Paesi dalla disciplina fiscale più favorevole

Fra i tre club del sistema multiproprietario c’è già un fitto intreccio di spostamenti di calciatori, fatto per dare corso a esigenze che possono essere di valorizzazione del calciatore come di rafforzamento di una delle squadre (ma con corrispettivo indebolimento dell’altra). Viene anche il sospetto che qualche spostamento – dei calciatori e del denaro – venga fatto per orientare il flusso verso il Paese dalla disciplina fiscale più favorevole.

Il Portogallo e il marcio dietro le multiproprietà calcistiche
Giocatori e tifosi dell’Estrela Amadora (foto Ansa).

Un bel danno, ma Fifa e Uefa restano a guardare

Nel caso del trasferimento di André Luiz, il sospetto è un altro: che lo spostamento sia avvenuto da una squadra all’altra del sistema multiproprietario con lo scopo di liquidare all’Estrela Amadora una cifra più bassa per il suo 10 per cento. Ipotesi maliziosa: e se nel mercato della prossima estate il calciatore venisse ceduto dall’Olympiacos al Benfica, per quella cifra nettamente più alta che poteva essere incassata già lo scorso gennaio? Di sicuro per l’Estrela Amadora sarebbe un bel danno, rispetto al quale però potrebbe rivalersi ben difficilmente. Così vanno le cose, nel calcio delle multiproprietà sdoganate. Mentre Fifa e Uefa se ne stanno lì a guardare.

Sparatoria a Milano, 36 minuti tra la chiamata al 118 e la morte di Mansouri

AGI - Sono passati 36 minuti dal momento in cui gli agenti hanno chiamato i soccorsi per Abdrehhaim Mansouri, alle 17 e 55, e la constatazione del suo decesso da parte dei sanitari, alle 18 e 31. È quanto risulta dai verbali del 118 che ricostruiscono le tempistiche di quanto accaduto il 26 gennaio quando dalla pistola dell'assistente capo Carmelo Cinturrino è partito il colpo di pistola che ha ucciso il 28enne marocchino nel boschetto della droga di Rogoredo durante un controllo antispaccio.

Le prime evidenze dell'autopsia non suggeriscono un decesso immediato e risulta che sono trascorsi venti minuti abbondanti dopo lo sparo prima della chiamata al 118 - spiega all'AGI il medico legale della parte civile, Michelangelo Bruno Casali -. Mansouri era vivo quando è arrivata la prima auto dei soccorsi e il decesso è stato poi constatato in loco, quando era arrivato anche un secondo mezzo. In questi casi, un minuto in più o in meno può fare la differenza per la vita di una persona".

Casali sottolinea che siamo solo ai primi riscontri, bisognerà che vengano svolti altri accertamenti, come quelli balistici, anche per capire con più cognizione se Mansouri potesse essere stato salvato qualora i soccorsi fossero stati più rapidi. Ma l'ipotesi c'è e la parte civile, rappresentata dai legali Debora Piazza e Marco Romagnoli, vuole andare a fondo sul punto.

Le indagini e le accuse

Nei prossimi giorni proseguiranno le indagini del pm Giovanni Tarzia e della Squadra Mobile per chiarire anche il ruolo dei 4 agenti accusati di avere contribuito a una messinscena per proteggere Cinturrino e i rapporti tra l'assistente capo di Mecenate e la vittima. Secondo quanto riportato da 'Repubblica', un'informativa sulle presunte richieste di 'pizzo' ai pusher da parte di Cinturrino sarebbe arrivata in Procura a fine gennaio. Un elemento importante per ricostruire i rapporti tra il poliziotto e la piazza dello spaccio in cui si muoveva la vittima.

Perfusione a caldo, la nuova frontiera del trasporto degli organi

AGI - Il caso del bimbo morto a Napoli dopo il trapianto di un cuore danneggiato riporta in primo piano il problema della sicurezza del trasporto degli organi e dei contenitori usati. Quelli con il ghiaccio sono impiegati da 40 anni in Italia ma ora la nuova frontiera è la tecnologia Organ Care System, in grado di mantenere gli organi in condizioni di vita normali, a temperatura corporea, all'interno di involucri trasparenti che permettono di verificare in tempo reale la vitalità dell'organo.

"Oggi ci sono apparecchiature a temperatura controllata, con mille funzioni in più, che sono più costose e quindi non tutte le strutture hanno", spiega all'AGI il professore Igor Vendramin, direttore della SOC Cardiochirurgia di Udine, "forse nel caso del bimbo di Napoli avrebbero evitato di trovarsi dopo ore di viaggio con un cuore congelato. Ma si usa il contenitore con ghiaccio da 40 anni nel trasporto di organi, e una cosa del genere, mettere del ghiaccio secco anziché ghiaccio di acqua, è un errore catastrofico".

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ammesso la necessità di "cercare soluzioni migliori": "Anche in un settore delicato dobbiamo essere in grado di avere gli strumenti migliori per assicurare il trasporto in massima sicurezza".

La tecnologia Organ Care System di TransMedics

I nuovi contenitori di organi sono prodotti dalla società americana TransMedics, fondata nel 1998 dal medico e ricercatore Waleed Hassanein, che ha sviluppato un nuovo approccio grazie alla sua tecnologia innovativa: "Abbiamo dedicato 28 anni a trasformare la conservazione degli organi per il trapianto", spiega all'AGI Hassanein, Ceo della compagnia, "passando dalle tecniche dannose del freddo alla perfusione ossigenata a caldo, utilizzando la tecnologia Organ Care System che mantiene gli organi in condizioni di vita normali, a temperatura corporea, per proteggerli da eventuali danni durante la conservazione a freddo. Soprattutto, consente di ottimizzare e testare la vitalità dell'organo prima del trapianto, riducendo al minimo i rischi per i potenziali riceventi".

Costi elevati e nuove risorse

Il problema sono i costi, ancora molto elevati: "Purtroppo, l'Ocs è utilizzato in Italia in modo limitato", si rammarica Hassanein, "principalmente a causa della mancanza di modalità di rimborso attualmente previste dal Servizio Sanitario Nazionale per coprire l'utilizzo di questa tecnologia salvavita". Ora, però, qualcosa sta cambiando: nella legge di bilancio 2025 è stato approvato uno stanziamento per garantire un maggiore accesso alle nuove tecnologie di perfusione e si è in attesa di un decreto attuativo che dovrebbe essere approvato a breve dal Ministero della Salute per liberare queste risorse.

 

 

Il bond centenario di Google, la vita eterna di Meta: così l’IA sfida il tempo

Qualche giorno fa Alphabet, la capogruppo di Google, ha emesso un bond (un titolo di debito) con scadenza nel 2126, cioè tra 100 anni. Non è solo un’operazione tecnica per addetti ai lavori: è una dichiarazione politica sul futuro. Significa infatti che uno dei gruppi più potenti del Pianeta ha deciso di farsi prestare denaro oggi, impegnandosi a restituirlo tra un secolo, per finanziare investimenti in infrastrutture di Intelligenza artificiale che dovrebbero reggere, alimentare e guidare le nostre vite digitali nei decenni a venire. Chi compra quel bond, insomma, sta scommettendo che Google, o qualunque cosa Google sarà diventata nel frattempo, esisterà ancora, starà ancora facendo profitti e sarà ancora in grado di onorare i suoi debiti quando noi non ci saremo più. La meccanica dell’operazione è, sulla carta, piuttosto semplice. Alphabet emette un titolo di debito molto lungo, incassa oggi capitale fresco che userà per costruire data center, reti, hardware specializzato, alimentare ricerca e sviluppo dell’IA. In cambio, per i prossimi 100 anni, si impegna a pagare una cedola periodica ai sottoscrittori: un flusso costante di interessi che remunera il rischio di prestare denaro così a lungo. Alla fine del periodo, nel 2126, il capitale andrà restituito.

Il bond centenario di Google, la vita eterna di Meta: così l’IA sfida il tempo
Il quartier generale di Google a Mountain View, California (Ansa).

Il bond centenario di Alphabet ci dice molto su cosa sia l’IA

Il punto non è tanto la cedola in sé, pur importante, quanto il fatto che l’orizzonte temporale sia talmente esteso da spostare lo sguardo oltre qualunque pianificazione aziendale normale, oltre qualunque business plan, oltre qualunque mandato manageriale. Nessun Ceo che oggi firma quei documenti sarà al suo posto quando il bond scadrà e, quasi certamente, non lo saranno neppure i nipoti dei manager di oggi. È impressionante. Un secolo equivale, grosso modo, a quattro generazioni abbondanti. In un mondo in cui facciamo fatica a pensare a cinque anni di distanza – la prossima legislatura, il prossimo piano industriale, la prossima ondata di tagli – un pezzo rilevante dell’infrastruttura digitale che reggerà l’Intelligenza artificiale viene finanziato con orizzonti che superano la durata media di una vita. È come se, insieme alla promessa di efficienza algoritmica, stessimo sottoscrivendo un mutuo generazionale. Il bond secolare di Alphabet, insomma, è un modo di dire che l’AI non è più una bolla passeggera, ma un’infrastruttura strutturale del capitalismo contemporaneo, qualcosa che si finanzia come si finanziavano un tempo le ferrovie o le grandi opere idrauliche.

Il bond centenario di Google, la vita eterna di Meta: così l’IA sfida il tempo
(Igor Omilaev via Unsplash).

Intanto Meta promette la vita (artificiale) eterna

Ma c’è un altro fronte, apparentemente lontanissimo, dove l’Intelligenza artificiale incontra il tempo in maniera ancora più disturbante: Meta, la casa madre di Facebook e Instagram, promette di “resuscitare” gli utenti, dunque promette la vita (artificiale) eterna. Negli stessi giorni in cui Google si proietta 100 anni avanti, è tornata alla ribalta la notizia di un brevetto di Meta per sistemi di IA addestrati sulle tracce digitali degli utenti (post, foto, commenti e messaggi) in grado di continuare a interagire anche quando la persona è assente, o addirittura morta. Al netto dell’enfasi giornalistica, l’idea è piuttosto concreta: la piattaforma raccoglie per anni dati sul tuo modo di parlare, reagire, commentare e costruisce un tuo doppio algoritmico capace di rispondere a messaggi, mettere like, partecipare a conversazioni dopo la tua scomparsa. L’azienda di Zuckerberg, nelle note ufficiali, parla di migliorare l’esperienza degli utenti che restano, di non spezzare le reti sociali quando un profilo si silenzia per sempre. Ma la dinamica economica è fin troppo evidente. Un utente morto smette di generare contenuti, dati, impression pubblicitarie. Un utente “resuscitato” tramite AI, invece, continua a popolare il feed, a tenere viva la rete dei contatti, a fornire materiale per il targeting. È, in modo molto prosaico, un tentativo di controbilanciare l’invecchiamento e l’erosione della base utenti. Il corpo biologico invecchia e scompare; l’avatar algoritmico resta attivo, giovane, coinvolgente.

Il bond centenario di Google, la vita eterna di Meta: così l’IA sfida il tempo
Il logo di Meta (Ansa).

Le big tech si attrezzano per l’immortalità

Così, se Google si indebita per 100 anni per costruire l’infrastruttura dell’AI, Meta punta a costruire identità digitali che sopravvivono ai corpi per nutrire quella stessa infrastruttura. Il dato che emerge è una fissazione dell’AI con il tempo. Le due mosse raccontano infatti la stessa ambizione: estrarre valore dal tempo umano, spostando sempre più in là i confini tra vita, morte, presente e futuro. Paradossalmente, mentre i colossi tecnologici si attrezzano per essere immortali, alle persone viene chiesto di essere sempre più agili, flessibili e temporanee. Le nostre vite vengono infatti frammentate in cicli sempre più brevi fatti di aggiornamenti continui, competenze che invecchiano in pochi anni, piattaforme che ci chiedono attenzione in slot di pochi secondi. Un eterno presente umano a tempo determinato.

“Truffe in nome di Domenico, non ascoltateli. Presto una Fondazione”, l’appello della mamma

AGI - Si scaglia contro i tentativi di truffa segnalati per raccoglie fondi per suo figlio Domenico, morto queste mattina, la madre del bimbo di Napoli cui era stato trapiantato a dicembre un cuore danneggiato.

"Stanno facendo truffe. Non ascoltateli, non guardate quello che sta uscendo. Io insieme al mio avvocato, a breve, daremo notizie su questa fondazione che voglio creare in nome di Domenico per non dimenticarlo", dice Patrizia Mercolino, uscendo dall'ospedale, provata dal decesso del figlio. 

 

Il cardiochirurgo: sul trapianto del bimbo di Napoli “errori inconcepibili”

AGI - La tragica vicenda del bambino di Napoli deceduto dopo il trapianto di un cuore irreversibilmente rovinato durante il trasporto "ha sconvolto tutti noi della rete trapiantologica soprattutto per gli errori nella preservazione dell'organo, veramente inconcepibili": lo dice all'AGI il professore Igor Vendramin, direttore della SOC Cardiochirurgia di Udine. "Basta però con questo clamore mediatico che crea solo confusione", aggiunge, "ci vuole rispetto per tutti i soggetti coinvolti, compresi i genitori del bimbo donatore, il cui sacrificio è stato vanificato da questi incredibili errori".

"Non è un caso unico"

Vendramin sottolinea anzitutto che l'esito drammatico di questa vicenda non è un caso unico, purtroppo: "Un trapianto cardiaco, tanto più in condizioni critiche, può avere una mortalità del 7-10%. E un organo impiantato può non ripartire, non funzionare. Succede".

E un altro punto critico, ossia la decisione dell'equipe del Monaldi di eseguire la cardiectomia senza prima essersi assicurati della funzionalità del nuovo organo, non è così dirimente: "Succede anche questo, non è assurdo procedere con l'espianto appena arriva il cuore. Lo si fa per accelerare i tempi, è cruciale il tempo di ischemia dell'organo. Forse è stato imprudente, ma non sappiamo se c'era davvero un problema di urgenza. E non sappiamo nemmeno se il cuore del bimbo era al limite, e lasciarlo avrebbe comunque portato al precipitare della situazione". Da quello che si sa, insomma, "i medici hanno fatto tutto il possibile, seguendo procedure standard".

Il ghiaccio secco "errore clamoroso"

L'errore "clamoroso, inconcepibile - rimarca il cardiochirurgo - è aver conservato il cuore nuovo con il ghiaccio secco. E' inimmaginabile, in tanti anni di trapianti non lo avevo mai sentito prima. Teniamo conto poi che il ghiaccio secco non c'è in sala operatoria, dove lo hanno preso?".
Attorno a questo primo, incredibile errore, ruota tutta la storia: a quel punto, secondo Vendramin, "il chirurgo del Monaldi che ormai aveva espiantato il cuore si è trovato davanti un organo congelato, e ha provato a scongelarlo e reimpiantarlo. Non ci sono precedenti, è possibile che a quel punto non avesse molta scelta".

Ora però, avverte l'esperto, "bisogna abbassare i toni. Soprattutto pensando all'atto della donazione, che nel nostro mondo è sacro. Ci vuole massimo rispetto per le sensibilità di tutti i soggetti coinvolti, a partire dalla famiglia del bimbo ricevente ma anche, come detto, del bimbo donatore". 

 

Il piccolo Domenico è morto. La mamma: “Ora è un angioletto, chiedo la verità”. Meloni: “V…

AGI - "Con profondo dolore l'Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, il piccolo paziente sottoposto a trapianto in data 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche.
La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore". Lo si legge nella nota dell'azienda sanitaria di cui fa parte l'ospedale Monaldi in cui era ricoverato da circa 60 giorni il piccolo Domenico e dove aveva subito un trapianto di cuore bruciato.

La madre: "È un angioletto ora, chiedo la verità"

"Domenico se n'è andato, è diventato un angioletto. Io farò un modo che non sia dimenticato", ha detto Patrizia Mercolino, la mamma. "Faremo giustizia - rimarca la donna - io chiedo verità". Ai cronisti che le domandano dove trovi la forza per andare avanti, Mercolino risponde che le viene dal figlio, che ha appena perso. 

Meloni: "Sono certa che le autorità competenti faranno luce su questa terribile vicenda"

"L'Italia intera si stringe nel dolore per la scomparsa del piccolo Domenico, un guerriero che non sarà dimenticato. Alla mamma Patrizia, al papà Antonio e a tutti i suoi cari rivolgo, a nome mio e del Governo, il più sincero abbraccio e il più profondo cordoglio. Sono certa che le autorità competenti faranno piena luce su questa terribile vicenda". Così, in un post su X, la premier Giorgia Meloni.

La sedazione

La pianificazione condivisa delle cure, a cui è stato sottoposto Domenico, prevede che a fronte di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, possa essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale i sanitari sono tenuti ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi in condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. "È un istituto introdotto nel 2017. Non è eutanasia - ha precisato il legale - ma per evitare l'accanimento terapeutico è volto a spostare tutta la terapia clinica dalla guarigione soltanto all'alleviamento della sofferenza".

"Noi stiamo applicando una legge dello Stato, del 2017 - hanno spiegato ieri dall'ospedale - che tutela il paziente. Con i genitori abbiamo condiviso la terapia da fare. Non ci accaniamo, non stacchiamo la spina, non facciamo le cure palliative che si fanno a casa, non facciamo la terapia del dolore. Il bambino è sedato, collegato a un apparecchio e ha una grande insufficienza multiorgano".

"Il bambino non soffre. È sedato, è come fare un'anestesia generale. È garantito che il bambino non sente dolore. Con la famiglia abbiamo concordato di non accanirci con le terapie e di tutelare il paziente, che è in gravissime condizioni", aggiunge Corcione.

"Non c'è accanimento - conclude - stiamo facendo l'indispensabile per tutelare il piccolo. L'ECMO continua, è fondamentale, ma dopo tanti giorni ci porta anche tanti problemi, ma alternative non c'erano".

La mamma e il ricordo del 23 dicembre

Ieri mamma Patrizia, in collegamento con la trasmissione "Dritto e Rovescio" aveva parlato del piccolo come di un bambino vivace, "non si fermava mai. Non si fermava mai". E poi il ricordo del 23 dicembre: "L'ho portato in ospedale perché era arrivata finalmente la salvezza per lui, per vivere una vita intera - dice - invece non è andata così'. È cambiata tutta la nostra vita". 

 

 

 

 

Kim Jong-un prepara la successione? Cosa c’è dietro l’ascesa di Ju-ae

A Pechino qualcuno si è accorto di una novità. L’ambasciata della Corea del Nord in Cina ha collocato una fotografia di Kim Jong-un insieme a sua figlia, la 13enne Kim Ju-ae, in bella vista nella bacheca esterna. Un segnale forse impercettibile, ma che potrebbe rappresentare un indizio di quanto l’agenzia di intelligence della Corea del Sud sostiene che sia ormai quasi stabilito: Ju-ae è stata individuata dal padre come erede e prossima leader suprema di Pyongyang.

Kim Jong-un prepara la successione? Cosa c’è dietro l’ascesa di Ju-ae
Kim Jong un e Kim Ju-ae alle celebrazioni per il 79esimo anniversario della fondazione del Partito dei lavoratori nel 2024 (Ansa).

La figlia del leader nordcoreano verso la designazione

Tutti gli occhi sono puntati sul prossimo congresso del Partito del Lavoro di Corea, convocato nei prossimi giorni. C’è chi sostiene che possa essere il momento in cui la giovane Ju-ae emergerà come “delfina” della dinastia che governa il Regno Eremita sin dalla sua fondazione. Un posto in prima fila accanto al padre e un nuovo titolo sarebbero indizi di una sua possibile investitura. A Seul, per ora, non si esclude che le venga assegnata una carica nel Comitato centrale, magari come primo segretario aggiunto. Secondo l’ultima valutazione del National Intelligence Service sudcoreano, presentata a porte chiuse ai parlamentari a Seul, Ju-ae sarebbe così entrata in una fase di “designazione“, che va oltre il semplice “addestramento” simbolico. Un passaggio che, nella grammatica opaca del potere nordcoreano, può avere un peso enorme. Non esiste alcuna conferma ufficiale da parte di Pyongyang, ma l’accumularsi di indizi alimenta l’aspettativa.

Kim Jong-un prepara la successione? Cosa c’è dietro l’ascesa di Ju-ae
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Kim Jong-un prepara la successione? Cosa c’è dietro l’ascesa di Ju-ae

Tra parate e test missilistici Ju-ae è da anni sotto i riflettori

L’ascesa pubblica della figlia del leader non è avvenuta all’improvviso. Fino al 2022 la sua stessa esistenza era avvolta nel mistero, con l’unica menzione proveniente da una dichiarazione dell’ex campione di basket NBA Dennis Rodman, che nel 2013 aveva raccontato di aver tenuto in braccio la «piccola Ju-ae» durante una visita a Pyongyang. Poi, nel novembre 2022, le immagini diffuse dai media statali mostrarono per la prima volta la ragazza accanto al padre durante il lancio di un missile balistico intercontinentale. Da allora la sua presenza è diventata sempre più frequente e centrale. Ju-ae ha assistito a test missilistici, parate militari, celebrazioni del nuovo anno, inaugurazioni di impianti industriali e visite a installazioni strategiche. In alcune fotografie ufficiali la si vede in posizione centrale, talvolta persino davanti al padre. In altre occasioni è seduta accanto a lui mentre alti generali si inchinavano o le sussurravano all’orecchio. Un dettaglio non secondario in un sistema che fa del protocollo una forma di linguaggio politico.

Kim Jong-un prepara la successione? Cosa c’è dietro l’ascesa di Ju-ae
Kim e la figlia Ju-ae in una base militare nordcoreana (Ansa).

Da «nobile bambina» a «figlia più amata»

In Corea del Nord le parole non sono mai casuali. L’iconografia, i titoli, la posizione nelle fotografie, l’ordine dei nomi nei comunicati: ogni elemento costruisce la narrazione del potere. Particolarmente significativo è stato l’uso da parte dell’agenzia di stampa statale di termini onorifici solitamente riservati ai leader supremi o ai loro successori. Nel 2024 è stata lanciata una serie di francobolli in cui è ritratta insieme al padre. Nello stesso momento, i media di regime da «nobile bambina» hanno cominciato a definirla «figlia più amata». Qualche mese fa poi le è stato attribuito il titolo di hyangdo, grande guida. Non meno rilevante è stata la sua partecipazione al viaggio a Pechino in occasione della grande parata militare ospitata dal presidente cinese Xi Jinping lo scorso 3 settembre, evento che ha segnato il suo debutto internazionale.

Kim Jong-un prepara la successione? Cosa c’è dietro l’ascesa di Ju-ae
Kim Jong-un con Kim Ju-ae all’aeroporto militare Kalma (Ansa).

Kim si vuole presentare come «padre della patria»

In una società rigidamente patriarcale, in cui il culto della «stirpe del monte Paektu» giustifica la legittimità della dinastia Kim, la scalata di una possibile erede donna rappresenterebbe una svolta storica. Se confermata, Ju-ae diventerebbe la prima leader femminile nella storia del regime, succedendo al padre, al nonno Kim Jong-il e al bisnonno Kim Il-sung. C’è però chi crede che si stia correndo troppo. Alcuni analisti ritengono che Kim stia utilizzando l’immagine della figlia per rafforzare la propria legittimità interna e presentarsi come «padre della patria», umanizzando il suo profilo senza rinunciare alla durezza del controllo politico. Mostrare una bambina sorridente accanto ai missili intercontinentali può servire a costruire l’idea di continuità e stabilità, rassicurando le élite e la popolazione sul fatto che il potere rimarrà saldamente nelle mani della dinastia.

Kim Jong-un prepara la successione? Cosa c’è dietro l’ascesa di Ju-ae
Kim Jong-il e il successore designato Kim Jong-un nel 2010 (Ansa).

Il mistero del figlio maschio mai apparso in pubblico

Il leader supremo, che ha poco più di 40 anni, non sembra avere un’urgenza immediata di successione. L’intelligence sudcoreana stessa sottolinea che tutte le possibilità restano aperte, anche perché si ritiene che Kim abbia almeno un altro figlio, forse un maschio, che non è mai stato mostrato. In un sistema in cui la scelta del successore è sempre rimasta segreta fino a quando il momento politico non era maturo, l’attuale esposizione potrebbe essere parte di una strategia graduale di costruzione del consenso interno. Lo stesso Kim Jong-un fu peraltro introdotto pubblicamente come erede solo pochi anni prima della morte del padre, in un contesto di accelerazione dovuto a problemi di salute del leader allora in carica. Oggi la situazione appare diversa. La Corea del Nord ha enormemente rafforzato l’asse con la Russia, siglando un’alleanza di mutua difesa. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e l’avvento di Lee Jae-myung in Corea del Sud, l’ipotesi di un rilancio del dialogo con Washington non è più considerata impossibile. Ma la situazione internazionale e regionale resta del tutto volatile. In questo quadro, consolidare in anticipo la figura di un successore potrebbe servire a prevenire lotte interne e a blindare il sistema contro eventuali shock improvvisi. Oppure, l’ostentazione di una figura come quella della giovane Ju-ae potrebbe essere funzionale alla mera propaganda. Il tempo dirà, di certo ogni suo passo sarà osservato con enorme attenzione.

Domenico in condizioni critiche al Monaldi: “Non soffre, è sedato”

AGI - "La situazione è molto critica", ma "non ci accaniamo e non stacchiamo la spina". Così Antonio Corcione, direttore dipartimento Area critica dell'ospedale Monaldi di Napoli, parlando con i giornalisti in merito alla situazione del bambino di due anni ricoverato dal 23 dicembre per un trapianto di cuore.

"Noi stiamo applicando una legge dello Stato, del 2017 - spiega - che tutela il paziente. Con i genitori abbiamo condiviso la terapia da fare. Non ci accaniamo, non stacchiamo la spina, non facciamo le cure palliative che si fanno a casa, non facciamo la terapia del dolore. Il bambino è sedato, collegato a un apparecchio e ha una grande insufficienza multiorgano".

Il bambino non soffre

"Il bambino non soffre. È sedato, è come fare un'anestesia generale. È garantito che il bambino non sente dolore. Con la famiglia abbiamo concordato di non accanirci con le terapie e di tutelare il paziente, che è in gravissime condizioni", aggiunge Corcione.

Nessun accanimento terapeutico

"Non c'è accanimento - conclude - stiamo facendo l'indispensabile per tutelare il piccolo. L'ECMO continua, è fondamentale, ma dopo tanti giorni ci porta anche tanti problemi, ma alternative non c'erano".