Bracciante del Mali ucciso a Taranto: 15enne confessa il delitto

AGI - Ha confessato e ha fatto anche ritrovare l'arma del delitto (un coltello) il 15enne tarantino che sabato mattina all'alba, nella città vecchia di Taranto, avrebbe ucciso Bakari Sako, 35enne, originario del Mali, immigrato regolare, che nel Tarantino lavorava come bracciante.

Bakari Sako era in piazza Fontana con la sua bici e stava recandosi a prendere un pullman per raggiungere il luogo di lavoro quando sarebbe stato accerchiato, spintonato, malmenato e quindi aggredito dai cinque giovanissimi. Sarebbe scoppiata una lite per motivi futili. I colpi all'addome si sono rivelati letali e nulla hanno potuto fare i soccorritori del 118.

Il gruppo e il fermo

Il 15enne che ha confessato il delitto fa parte di un gruppo di altre quattro persone, un maggiorenne (20 anni) e tre minori, età 15 e 16 anni, per le quali ieri la Procura ordinaria di Taranto e quella dei minori hanno disposto il provvedimento di fermo, eseguito nel tardo pomeriggio di ieri. Sono tutti indiziati di omicidio aggravato per futili motivi.

Le indagini e l'identificazione

Determinanti, ai fini della loro individuazione, sono state le immagini delle telecamere presenti nella zona dell'omicidio e alcune testimonianze. Un lavoro di ricostruzione portato a compimento in circa 48 ore dal fatto dagli agenti della Squadra Mobile di Taranto.

La famiglia della vittima

Da ieri intanto è a Taranto il fratello della vittima. È giunto dalla Spagna per l'identificazione del corpo. Il 35enne del Mali era sposato con due mogli e attendeva altrettanti figli.

Giovedì presidio associazioni migranti

Le associazioni e i movimenti che a Taranto si occupano di immigrati e di accoglienza si riuniranno in presidio giovedì pomeriggio alle 17.30 in piazza Fontana, nella città vecchia, per ricordare Bakari Sako. Il presidio avverrà nella piazza dove il delitto è stato compiuto. "La vicenda ci lascia l'amaro in bocca perché a compiere un gesto così estremo sono stati dei minorenni in una situazione sicuramente di disagio - dichiara Remo Pezzuto di 'Libera'.

L'omicido nei giorni della festa di San Cataldo patrono della città

E interviene anche monsignor Emanuele Ferro, parroco della Cattedrale e delle chiese della città vecchia di Taranto, che così commenta: "'A noi la vergogna sul volto' direbbe la Scrittura. È quello che provo in questo momento come parroco di Taranto vecchia. Un senso di profonda sconfitta, di impotenza. Muore due volte questa giovane vittima. La prima per la futilità armata dal razzismo, la seconda per mano di chi giustifica e non invoca la vera giustizia". La morte di Bakari Sako è avvenuta nei giorni della festa di San Cataldo, patrono di Taranto, che si svolge nella città vecchia. E proprio poche ore prima del delitto, nelle iniziative del 7 e dell'8 maggio nell'ambito del programma della festa, erano stati richiamati anche dall'arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero, i valori dell'inclusione, dell'accoglienza e della solidarietà. 

Hantavirus: circolare del Ministero, segnalare casi sospetti. Quarantena di 6 settimane

AGI – "In raccordo con gli organismi nazionali, europei e internazionali competenti", il ministero della Salute "continuerà a monitorare costantemente l'evoluzione del quadro epidemiologico internazionale, riservandosi di emanare ulteriori indicazioni o misure di sanità pubblica, anche su specifici aspetti operativi, sulla base dell'evoluzione dello scenario epidemiologico e delle evidenze tecnico-scientifiche progressivamente disponibili”. È quanto prevede la circolare del ministero della Salute destinata a Regioni e ufficio di frontiera, firmata dal capo di dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute, Maria Rosaria Campitiello, e dal direttore della Prevenzione Sergio Iavicoli.

Il documento, prevede una quarantena fiduciaria per sei settimane per i contatti ritenuti ad alto rischio di aver contratto l'Hantavirus, non solo i passeggeri della nave da crociera ma quelli di "aerei seduti nella stessa fila, e entro due file in tutte le direzioni in un volo lungo  6 ore" rispetto a un caso confermato di contagio.

Cosa prescrive la circolare

Per i contatti ad alto rischio si prescrive di "utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non utilizzare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione", non utilizzare mezzi pubblici o voli commerciali. Previsto il monitoraggio quotidiano dei sintomi da parte dell'autorità sanitaria pubblica nel luogo di residenza permanente per il follow-up della salute fisica e mentale, fino a 42 giorni (sei settimane) dall'ultima esposizione. In caso di comparsa di sintomi, mantenere l'isolamento, notifica da parte delle autorità sanitarie pubbliche locali, valutazione medica e prelievo di campioni ed esecuzione di test.

Compiti di Regioni, PA e aziende sanitarie

Le Regioni/PA e/o le aziende sanitarie in caso di riscontro di contatti ad alto rischio provvederanno a: avviare la sorveglianza attiva quotidiana dello stato di salute della persona esposta per i 42 giorni successivi all'esposizione; informare le persone circa la necessità di: adottare, nei 42 giorni successivi all'esposizione, le opportune cautele di carattere generale e le misure di igiene respiratoria; fornire l'elenco dei sintomi. Per i contatti a basso rischio invece, ossia persone che non hanno avuto contatti diretti o prolungati con un caso probabile o confermato di ANDV (sembra essere questo il caso dei quattro al momento sotto monitoraggio in Italia) si raccomanda: "Automonitoraggio passivo di febbre, mialgie, cefalea, affaticamento, sintomi gastrointestinali o respiratori, fino a 42 giorni (sei settimane) dall'ultima esposizione. Comunicare le istruzioni per la segnalazione alle autorità sanitarie locali in caso di comparsa di segni e sintomi. In caso di comparsa dei sintomi, isolarsi immediatamente, informare le autorità sanitarie locali, valutazione medica e prelievo di campioni ed esecuzione di test".

Attenzione clinica e diagnostica

"In considerazione del quadro epidemiologico tuttora in evoluzione e delle limitate evidenze scientifiche disponibili relativamente alla trasmissione interumana dell'Andes hantavirus, nel principio di massima cautela, si raccomanda di mantenere un elevato livello di attenzione clinica e diagnostica. Pertanto, anche in assenza di un chiaro collegamento epidemiologico noto con il focolaio della nave MV Hondius o con casi confermati/probabili di infezione da virus Andes in aree endemiche, potrà essere considerata, dopo attenta valutazione infettivologica, l'esecuzione di indagini diagnostiche specifiche nei pazienti con quadro clinico compatibile, o quadro clinico non altrimenti spiegabile e risultato negativo agli accertamenti microbiologici routinari". Si legge nella circolare del ministero della Salute sulle indicazioni per l'Hantavirus. "Tale approccio - sottolinea il documento - è finalizzato a favorire l'identificazione precoce di eventuali casi sporadici o secondari e ad assicurare la tempestiva attivazione delle misure di sanità pubblica previste".

Priorità nei test e diagnosi

In ogni caso, specifica il ministero, "la priorità nell'esecuzione dei test deve essere attribuita ai soggetti sintomatici, in particolare a quelli con quadro clinico compatibile con la sindrome cardiopolmonare da hantavirus". Il documento allega a questo proposito "le indicazioni per la diagnosi di laboratorio, compresi i requisiti di biosicurezza, che i laboratori individuati dalle regioni dovranno adottare nell'esecuzione dei test diagnostici per Hantavirus tipo Andes; a tal fine, le Regioni sono tenute a effettuare una ricognizione delle strutture idonee e a fornire riscontro entro il termine di una settimana dalla data di protocollo della presente circolare, al fine di consentire la costituzione della rete dei laboratori di riferimento nazionale". L'esecuzione del test molecolare per Hantavirus è considerata prioritaria nei soggetti sintomatici, "in particolare in presenza di un quadro clinico compatibile con sindrome cardiopolmonare da Hantavirus Andes, al fine di garantire una tempestiva gestione clinica e l'attivazione delle appropriate misure di prevenzione e controllo delle infezioni". Mentre "per i contatti asintomatici sottoposti a monitoraggio sanitario", sottolinea la circolare, "non esistono attualmente raccomandazioni basate su evidenze scientifiche che supportino l'esecuzione routinaria del test o ne definiscano la frequenza in assenza di sintomi. L'eventuale testing in soggetti asintomatici può essere considerato, anche se presenta un valore operativo limitato rispetto alle misure di sanità pubblica, quali la sorveglianza sanitaria attiva e la quarantena fiduciaria".

Controlli e segnalazioni sanitarie

"Si richiama l'attenzione degli operatori in servizio presso l'USMAF-SASN a prestare particolare attenzione a eventi sanitari che possono presentarsi a bordo di mezzi di trasporto aereo e navale e che possano essere ricondotti alla trasmissione da Hantavirus, sulla base della situazione epidemiologica corrente. Qualora nelle attività quotidiane di vigilanza ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI, 2005) si riscontrasse un evento sanitario riconducibile ad una trasmissione da Hantavirus si richiama la necessità di allertare tempestivamente gli Uffici centrali del Ministero della salute al fine di attuare tutte quelle azioni di coordinamento nazionale, raccordo internazionale e di valutazione del rischio". È quanto si legge nella circolare del ministero della Salute destinata a Regioni e uffici di sanità di frontiera. Il documento prescrive anche "la necessità di gestire eventuali casi sospetti, probabili, confermati o contatti ad alto o basso rischio, seguendo le misure di protezione quali l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI) basati sulle precauzioni per la trasmissione, inclusi respiratore (ad es. FFP2), guanti, camice e protezione oculare, e di prevenzione e controllo idonei alla situazione di rischio rilevata. A tal proposito, si raccomanda, inoltre, alle compagnie aeree di segnalare tempestivamente agli Uffici USMAF, tramite le modalità consuete, in ossequio alla Circolare ENAC del 21.09.2012, EAL-10A, eventuali situazioni che possono far ipotizzare un sospetto di malattia infettiva a bordo dell'aeromobile. Si ricorda, altresì, l'obbligo di coordinarsi con i suddetti Uffici per la raccolta e la consegna dei Passenger Locator Form (PLF), onde consentire la tracciabilità dei contatti in caso di necessità sanitaria".

Garlasco: si può processare Sempio senza la revisione per Stasi?

AGI - Prima di un eventuale processo a carico di Andrea Sempio, sarà probabilmente necessario riaprire quello che ha condannato in via definitiva Alberto Stasi. È questo il nodo giuridico che emerge dai nuovi sviluppi sul caso Garlasco dopo la trasmissione degli atti dalla Procura di Pavia alla Procura generale di Milano per valutare una possibile revisione della sentenza (art. 630 c.p.p.) sull’omicidio di Chiara Poggi.

A spiegarlo all’AGI è l’avvocato Giandomenico Caiazza, già presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, secondo cui il sistema rischia altrimenti di trovarsi davanti a una situazione che probabilmente non ha precedenti: un nuovo procedimento a carico di Sempio come unico autore per lo stesso delitto mentre esiste già una sentenza irrevocabile che individua in Stasi il responsabile dell’omicidio.

Il parere dell’avvocato Caiazza sul possibile nuovo processo a Sempio

"Per come è stata formulata l'imputazione è necessario che si apra un processo di revisione. C’è un giudicato che afferma che quel fatto lo ha commesso Stasi", osserva Caiazza. In altre parole, per la giustizia italiana la responsabilità del delitto è già stata accertata in via definitiva.

"Per questo, spiega il penalista, fino a quando l’ipotesi investigativa parlava di un possibile concorso nell’omicidio — quindi della presenza di più persone coinvolte — il quadro giuridico poteva reggere. Ma se ora l’attenzione dovesse spostarsi verso un unico responsabile alternativo, il tema diventerebbe molto più delicato".

Anche la scelta della Procura di Pavia di trasmettere gli atti alla Procura generale di Milano viene interpretata dal penalista come un segnale preciso. "Non a caso il procuratore è andato dalla procuratrice generale, che bisogno aveva altrimenti. Solo dopo il giudizio di revisione si potrebbe dunque aprire un processo nei confronti di Sempio".

 

 

La necessità di prove nuove per la revisione del processo a Stasi

La Procura generale dovrà ora stabilire se gli elementi raccolti negli ultimi mesi — compresi i presunti audio attribuiti a Sempio — possano essere considerati "prove nuove", requisito indispensabile per chiedere la revisione della condanna definitiva di Stasi.

Se la revisione venisse accolta, si aprirebbe un nuovo giudizio sulla posizione dell’ex bocconiano e solo successivamente potrebbe prendere forma un eventuale processo parallelo. Se invece la richiesta dovesse essere respinta, resterebbe una sentenza definitiva che attribuisce il delitto a Stasi, rendendo molto più complesso sostenere in aula una responsabilità alternativa.

Proprio per evitare questo cortocircuito, il procedimento che riguarda Andrea Sempio potrebbe rallentare o fermarsi in attesa della decisione sulla revisione. Un eventuale gup, infatti, si troverebbe davanti a un caso quasi inedito: celebrare un processo per lo stesso omicidio mentre una sentenza irrevocabile individua già un altro colpevole.

 

Hantavirus: i consigli degli esperti per chi viaggia

AGI - L’hantavirus continua a far parlare di sé. Terminata la crociera dove si è sviluppato il focolaio del virus, al momento in Italia ci sono solo quattro persone sotto sorveglianza attiva a scopo precauzionale e prive di sintomi.

Il focolaio di hantavirus 

"Il focolaio di Hantavirus sembra riguardare un numero limitato di persone. La situazione è sotto osservazione e, per quanto si sa, è considerata sotto controllo per la popolazione generale – spiega la Professoressa Cristina Mussini, Presidente SIMIT, la Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali -. Le autorità sanitarie stanno puntando molto sul tracciamento dei contatti. Tutte le persone che hanno avuto contatti diretti con i casi confermati sono state identificate e poste in quarantena. Si parla quindi del primo cerchio di contatti, escludendo per ora i contatti secondari. Questa misura riduce significativamente il rischio di diffusione più ampia".

Rischio contenuto per la popolazione 

"Il rischio di incontrare una persona contagiata è praticamente nullo – sottolinea il Professor Massimo Andreoni, past President SIMIT -. Anche in passato non si sono mai verificati grandi focolai, solo piccoli episodi isolati. Nel 2025 si sono registrati 229 casi in Sud America, con 59 decessi. Questo ci dice che la letalità è piuttosto alta, intorno al 25%, ma la diffusibilità del virus rimane modesta".

I contagi da hantavirus sulla nave da crociera 

"Come sappiamo, i casi riguardano persone che si trovavano su una nave da crociera – continua Mussini -. Tra questi una persona francese e una americana che al momento presentano dei sintomi e sono sotto sorveglianza. È l’ambiente ristretto che rende la gestione più complessa. Al momento non è previsto l’uso di mascherine per la popolazione generale. La strategia si basa piuttosto sull’isolamento dei casi e sul monitoraggio attento delle persone esposte, che vengono seguite con particolare attenzione dalle autorità sanitarie".

Il periodo di incubazione dell'infezione da hantavirus 

"Un elemento critico è il periodo di incubazione, che può arrivare fino a otto settimane – aggiunge Mussini -. Inoltre, non è ancora chiaro quando una persona infetta diventi contagiosa. Proprio per questa incertezza, i contatti possono essere monitorati anche fino a 55 giorni, rendendo la gestione della situazione più lunga e complessa. Secondo l’OMS, il monitoraggio dovrebbe continuare per almeno 42 giorni a partire dal 6 maggio".

"In ogni caso, il livello di allerta segnalato dal CDC, Centers for Disease Control and Prevention è attualmente 3, ovvero relativamente basso. Il rischio per la popolazione generale è considerato quindi contenuto. Bisogna affidarsi alle autorità competenti e seguire le loro indicazioni".

La 'curva' dei rischi e i consigli per chi viaggia 

In alcune situazioni particolari il rischio può aumentare. "In ambienti chiusi e confinati, come sulla nave da crociera, le condizioni possono amplificare la diffusione. In questo periodo bisogna considerare anche gli sbalzi di temperatura e la frequentazione di ambienti chiusi e affollati, dove è più facile entrare in contatto con persone con infezioni respiratorie, diverse dall’Hantavirus. In questi contesti, quando si resta a lungo in luoghi molto affollati, soprattutto per le persone fragili, è consigliato l’uso della mascherina insieme al lavaggio frequente delle mani".

"Le stesse precauzioni valgono durante i viaggi in aereo o nelle aree di attesa di stazioni e aeroporti, dove si entra in contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo e dove può esserci esposizione anche a virus non circolanti in Italia. In generale, mascherina e igiene delle mani restano le due misure più efficaci. Non ci sono altri consigli specifici oltre a questi", conclude Andreoni.

Omicidio Sako Bakari, cinque fermi. Quattro sono minori

AGI - Svolta nelle indagini sull'omicidio di Sako Bakari, il bracciante agricolo di 35 anni originario del Mali ucciso all'alba di sabato scorso in piazza Fontana, nel cuore della città vecchia di Taranto. Gli agenti della Squadra Mobile, diretti dal vice questore Antonio Serpico, hanno eseguito il fermo di cinque giovani: un maggiorenne di 20 anni e quattro minorenni (due di 15 e due di 17 anni). L'accusa per il gruppo è di omicidio aggravato da futili motivi.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, coordinati dalla Procura ordinaria e dalla Procura per i minorenni, sarebbe stato uno dei quindicenni a sferrare i colpi letali all'addome e al torace utilizzando un cacciavite o un coltello. L’aggressione è avvenuta mentre la vittima si trovava in bicicletta, diretta al lavoro nei campi dopo una sosta al bar per un caffè.

La dinamica dell'aggressione

Il branco avrebbe prima accerchiato e malmenato l’uomo; nonostante un tentativo di fuga, Bakari è stato raggiunto e colpito nuovamente. Prima di accasciarsi, il 35enne ha cercato rifugio in un bar della piazza, da dove è stato trascinato fuori mentre sanguinava, prima che gli aggressori si dileguassero nei vicoli limitrofi.

Le prove e l'identificazione

Le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona sono state determinanti per l'identificazione dei responsabili. Bakari, immigrato regolare e già cameriere prima di impiegarsi nel settore agricolo, era sposato con due donne in Mali, a cui inviava i risparmi per il sostentamento dei figli in arrivo. Proprio oggi è giunto dalla Spagna il fratello della vittima per il riconoscimento della salma.

La reazione dei sindacati

L'episodio ha scosso profondamente la comunità locale, innescando dure reazioni da parte delle organizzazioni sindacali. Il segretario della Flai Cgil Puglia, Antonio Ligorio, ha dichiarato: "Bakary Sako morto di violenza. Chi lavora ha diritto a vivere e a essere rispettato, sempre, ovunque, comunque". Ligorio ha poi aggiunto: "Il sindacato chiede verità e giustizia per Bakary Sako. Chiede che chi sa collabori con le autorità, perché il silenzio è complicità. Ma chiede anche interventi strutturali: più tutele nei luoghi di lavoro e presidio sociale dei territori".

Il contesto sociale secondo la Cgil

Sulla stessa linea Giovanni D'Arcangelo, segretario della Cgil di Taranto, che sottolinea la natura sociale del dramma: "Bakary Sako era un membro di questa comunità, lavorava, pagava le tasse, rispettava la legge. Ma questa volta non c'è una responsabilità ascrivibile al suo posto di lavoro, al suo datore di lavoro, questa volta la responsabilità è collettiva rispetto ad un territorio che diventa sempre più fragile e insicuro. Tutto malgrado gli appelli, gli allarmi, e mentre si continua a sottostimare un fattore molto più rischioso dell'emigrazione, ovvero il disagio sociale, l'abbandono delle periferie, la fragilità di un tessuto urbano che ormai scricchiola sotto i colpi inferti dalla crisi, dalla disoccupazione e dalla povertà". Anche in questo caso - dice la Cgil di Taranto - non serve il cordoglio e la solidarietà, servono le azioni concrete.

Donna scomparsa nel piacentino con i figli, trovata una lettera: “Dal testo sofferenza e i…

AGI - Una lettera scritta da Sonia Bottacchiari, la 49enne di Piacenza scomparsa il 20 aprile insieme ai due figli adolescenti e ai quattro cani, è stata trovata dall'inviato di Sky TG24 all'interno dell'abitazione del padre della donna. Il giornalista si trovava nella casa insieme all'uomo e, mentre la troupe stava riprendendo alcuni oggetti lasciati da Sonia prima della sparizione, ha trovato il messaggio, indirizzato al padre e redatto con ogni probabilità poco prima dell'allontanamento. Dal testo emergerebbero una 'forte sofferenza' e toni di 'marcata inquietudine'. 

Prefettura Udine, proseguono le ricerche 

Le ricerche della donna e dei suoi due figli di 14 e 16 anni scomparsi dopo essere partiti dal Piacentino per una vacanza in Friuli, proseguono e si allargheranno. La decisione è stata presa oggi, al termine di una riunione in prefettura di Udine, sentiti carabinieri, vigili del fuoco e Guardia di finanza che si occuperanno delle indagini coordinati dalla Procura di Piacenza. Sarà cosi' ampliato ulteriormente il perimetro delle operazioni con attività informative e controlli di Polizia. Intanto il centro di comando avanzato allestito accanto al palazzetto dello sport di Tarcento, dove il 6 maggio era stata ritrovata l'auto di famiglia, è stato ridimensionato: al lavoro solo i professionisti del soccorso. Dal ritrovamento dell'auto, avvenuto il 6 maggio, sono partite le ricerche coordinate anche con il centro interforze internazionale tra Italia, Austria e Slovenia. La polizia slovena, pur senza attivare ricerche strutturate, ha intensificato i controlli stradali e alle frontiere. 

Inchiesta arbitri, il primo teste della Figc. Sentito l’avvocato Viglione

AGI - L'inchiesta sul calcio fa un 'salto' e arriva alla Figc con l'ascolto del responsabile legislativo della Federazione, l'avvocato Giancarlo Viglione, già 'braccio destro' dell'ex presidente Gabriele Gravina. Nel corso della testimonianza durata due ore e mezza, Viglione, rispondendo alle domande del pm Maurizio Ascione, ha spiegato anche come e perché maturò la decisione di inviare gli ispettori della FIGC a Lissone dopo la denuncia, firmata da Domenico Rocca e poi archiviata, sulle presunte 'bussate' di Gianluca Rocchi. Da quel momento, nessun 'organo tecnico', compreso il designatore autosospeso, si recò più nel centro dove si dirimono i casi dubbi di gioco.

Viglione è stato convocato anche per ricostruire la "cornice istituzionale" data la sua competenza ed esperienza considerando che l'AIA è 'interna' alla Figc. Il tema del Var e quello delle designazioni arbitrali, cuore dell'inchiesta che vede cinque indagati per frode sportiva, sono stati al centro della testimonianza così come sono gli argomenti dei capi d'imputazione al momento invariati.

Collaborazione con i magistrati

Fonti giudiziarie parlano di "una buona collaborazione" da parte di Viglione le cui dichiarazioni avrebbero fatto fare "un passo avanti" dal punto di vista della comprensione delle norme sportive che sono particolarmente complesse così come la giustizia sportiva non ha nulla a che vedere coi meccanismi di quella ordinaria.

Nel lungo colloquio si sono fatti riferimenti anche a delle intercettazioni che non è chiaro se abbiano visto anche Viglione come interlocutore.

Le parole di Viglione dopo l'audizione

Avvicinato dai cronisti dopo l'audizione con corridoio della stanza del pm presidiato dai carabinieri, Viglione ha confermato che uno dei temi trattati è stato quello dell'invio degli ispettori. "Sono venuto a fare un convegno, abbiamo parlato delle norme che regolano la Sala Var" ha detto Viglione riferendosi al puntiglioso approfondimento tecnico sulle norme e i temi che ha definito "di settore". Domattina è previsto l'ascolto di un altro testimone.

L’Ue approva sanzioni contro i coloni israeliani per le violenze in Cisgiordania

I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno trovato un accordo politico per sanzionare esponenti dei coloni israeliani che attaccano le comunità palestinesi in Cisgiordania: l’Ungheria di Péter Magyar, appena subentrato a Viktor Orban, ha tolto il veto contro le misure, sulle quali era necessaria l’unanimità. Si parla di congelamento dei beni in Europa e di divieto di ingresso nell’Ue. L’intesa era stata preannunciata da Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell’Ue, prima di una riunione dei ministri degli Esteri dei Ventisette. Adottati provvedimenti anche contro dirigenti di Hamas. Non è stata invece raggiunta l’intesa su eventuali dazi sui prodotti degli insediamenti illegali nei Territori occupati: manca ancora la necessaria maggioranza qualificata.

Tajani: «Importante passo avanti»

Le sanzioni che verranno comminate dall’Ue ad alcuni esponenti del movimento dei coloni che attaccano le comunità palestinesi in Cisgiordania sono «un importante passo avanti». Lo ha detto Antonio Tajani, aggiungendo che, per quanto riguarda gli aspetti commerciali, «arriverà una proposta della Commissione su possibili iniziative commerciali per sanzionare i coloni più violenti attraverso un blocco doganale dei loro prodotti».

«L’estremismo e la violenza comportano delle conseguenze», ha scritto Kallas su X.

La reazione di Israele: «Decisione arbitraria»

«Israele respinge fermamente la decisione di imporre sanzioni a cittadini e organizzazioni israeliane. L’Ue ha scelto in modo arbitrario a causa delle sue opinioni politiche e senza alcun fondamento», ha scritto su X il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, definendo inoltre «oltraggioso» il «paragone che l’Ue ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas, equivalenza morale completamente distorta». Ad aprile del 2024 erano stati sanzionati quattro coloni e due organizzazioni di estrema destra. In questo caso i coloni colpiti dovrebbero essere sette.

Profanò una statua della Madonna in Libano: tre settimane di carcere per un soldato dell’Idf

Le forze armate israeliane hanno condannato a 21 giorni di carcere il soldato che nel sud del Libano aveva profanato una statua della Madonna, mettendole una sigaretta in bocca. Il gesto, ripreso da un collega, era avvenuto nel villaggio di Debel e le immagini, venute alla luce e circolate sui social la settimana scorsa, avevano suscitato durissime polemiche. Anche perché, ancora prima, un soldato dell’Idf aveva profanato un crocifisso prendendolo a bastonare. Il militare che ha ripreso l’autore del vilipendio è stato condannato a 14 giorni di carcere.

L’Idf aveva affermato che «la condotta del soldato si discosta completamente dai valori che ci si aspetta» dal personale dell’esercito di Tel Aviv, aggiungendo: «A seguito di una prima verifica, l’immagine in questione è stata scattata diverse settimane fa». Le forze armate israeliane avevano poi preannunciato eventuali «provvedimenti disciplinari nei confronti del soldato». Il militare protagonista del precedente episodio di vilipendio e il collega che lo aveva ripreso erano stati rimossi dal servizio operativo e condannati a 30 giorni di carcere.

Merz spinge sulla svolta militare ma non convince i giovani tedeschi

La Germania sta vivendo la più profonda trasformazione militare dalla fine della Guerra fredda. Il conflitto in Ucraina ha ribaltato gli equilibri continentali e, sia con il governo passato di Olaf Scholz sia con quello attuale di Friedrich Merz, l’approccio tedesco è cambiato: dopo decenni di prudenza strategica, Berlino ha avviato una vasta riforma della Bundeswehr, cioè l’esercito, sotto il segno della Zeitenwende, la “svolta epocale” annunciata appunto da Scholz in seguito all’invasione russa del 2022. Merz, al governo dal 2025, ha assunto una postura ancora più aggressiva e si è posto l’obiettivo di creare entro il 2030 la più grande armata continentale: nella nuova strategia militare nazionale, resa nota alla fine di aprile, la Russia è considerata il nemico principale.

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Merz spinge sulla svolta militare ma non convince i giovani tedeschi
Friedrich Merz durante un’esercitazione delle forze armate tedesche (foto Ansa).

L’obiettivo: rafforzare la capacità difensiva entro il 2030

Al centro della nuova riforma della Bundeswehr ci sono tre obiettivi fondamentali: il riarmo, l’aumento del personale e l’accelerazione burocratica. Il volto di questa trasformazione è diventato il ministro della Difesa Boris Pistorius, che ha promosso una revisione strutturale dell’apparato militare, definendo le forze armate kriegstüchtig, cioè pronte a sostenere un conflitto ad alta intensità: l’obiettivo è rafforzare la capacità difensiva, anche in risposta alle richieste della Nato, prima del 2030, anno in cui secondo alcune analisi di intelligence occidentali potrebbe diventare possibile un attacco di Mosca a Berlino. Poco importa che nella realtà al Cremlino nessuno pensi davvero di marciare verso la Porta di Brandeburgo, che a questo ritmo si sposterebbe dal Donbass alla Sprea in circa un centinaio d’anni.

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Merz spinge sulla svolta militare ma non convince i giovani tedeschi
Il ministro della difesa tedesco, Boris Pistorius (foto Ansa).

Un terzo dei diciottenni maschi non ha risposto al questionario

I piani di Merz e Pistorius non paiono piacere nemmeno ai tedeschi stessi, visto che – secondo i sondaggi condotti in questi mesi – sostengono sì in astratto il rafforzamento della Bundeswehr, ma non mostrano certo entusiasmo nel scendere personalmente sul sentiero di guerra. L’ultimo dato rilevante in questa direzione è che circa un terzo dei diciottenni tedeschi maschi, chiamati a compilare il nuovo questionario sulla partecipazione al servizio di leva, non ha nemmeno risposto; mentre fra le ragazze, per le quali la partecipazione è volontaria, solo il tre per cento si è preso la briga di dare un segnale.

Merz spinge sulla svolta militare ma non convince i giovani tedeschi
Il cancelliere Friedrich Merz con i soldati tedeschi (foto Ansa).

Dall’inizio del 2026 il questionario della Bundeswehr è il primo passo della nuova riforma del servizio militare tedesco. Tutti i diciottenni ricevono una lettera dal governo con un link o Qr code per compilare un modulo online, dove vengono chieste informazioni su salute, forma fisica, studi, patente, competenze tecniche e disponibilità a svolgere un periodo di servizio militare o civile. Chi lo ignora può ricevere richiami amministrativi e multe.

Si vuole portare il numero dei soldati attivi a circa 260 mila unità

In teoria il governo vuole portare il numero dei soldati attivi a circa 260 mila unità, ma l’impresa non è facile, proprio perché i giovani tedeschi non sono particolarmente convinti che riarmo e leva obbligatoria siano la strada giusta che la Germania deve percorrere: secondo uno studio YouGov, il 55 per cento dei giovani tra 16 e 26 anni è contrario a un servizio obbligatorio, mentre solo il 38 per cento è favorevole; un’altra ricerca per Ndr Info ha mostrato un quadro ancora più netto, per cui tra i 18-29enni solo il 29 per cento sostiene il ritorno della Wehrpflicht, la leva obbligatoria, contro il 61 per cento che la respinge apertamente. Anche Greenpeace Germania, in un’indagine del 2025 tra giovani dai 16 ai 25 anni, ha rilevato una forte opposizione: il 57 per cento rifiuta la reintroduzione della coscrizione e il 61 per cento considera la misura una minaccia ai diritti individuali.

Merz spinge sulla svolta militare ma non convince i giovani tedeschi
Militari dell’esercito tedesco (foto Ansa).

Un cancelliere poco popolare va contro le nuove generazioni

A oltre tre anni dall’annuncio della Zeitenwende e dall’avvio della riforma della Bundeswehr, il bilancio a Berlino resta quindi ambiguo: la Germania ha aumentato drasticamente la spesa militare e ridefinito la propria strategia di sicurezza, ma la trasformazione concreta dell’esercito procede più lentamente delle ambizioni politiche. Merz, il cancelliere meno popolare della Germania riunificata, sta cercando di conciliare memoria storica, pressioni geopolitiche e nuove esigenze di difesa europea, andando però contro la grande maggioranza delle nuove generazioni. E rischiando spaccature interne che, unite ai molti problemi sul tappeto ancora irrisolti, mettono a rischio la stabilità del governo.