Rogoredo, nuove accuse contro Cinturrino: “Premeditò l’omicidio di Mansouri”

AGI - Ci sono altri 2 nuovi indagati (al momento sono 7 in tutto) nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Carmelo Cinturrino, accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri lo scorso 26 gennaio in via Impastato a Milano. Per Cinturrino inoltre si aggiungono altre ipotesi di reato. Le novità emergono dalla richiesta di incidente probatorio lunga 22 pagine firmata dal pm Giovanni Tarzia.

Le nuove accuse a Cinturrino

Minacce a Mansouri prima di ucciderlo, martellate su due uomini, spaccio di droga, richieste di denaro ai pusher. È lungo e caratterizzato da accuse gravissime, in particolare per un uomo che veste la divisa della Polizia di Stato, l'elenco di accuse che il procuratore Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia mettono in fila nel documento che dispone l'incidente probatorio. Un'attività necessaria, per gli inquirenti, al fine di 'fissare' la prova che altrimenti sarebbe a rischio visto il contesto delicato in cui si è formata, in particolare con l'ascolto di alcuni testimoni con delle fragilità.

"C'è fondato motivo di ritenere" che le persone indicate dai pm "non potranno essere esaminate nel corso del dibattimento, o comunque che la loro escussione in tale sede risulterà particolarmente difficoltosa, trattandosi di soggetti allo stato privi di stabile dimora sul territorio nazionale od attualmente sottoposti a regime detentivo, circostanze che rendono incerta la loro futura reperibilità. Alcuni, peraltro, proprio in ragione delle loro condizioni personali e giuridiche, risultano concretamente esposte al rischio di espulsione dal territorio dello Stato".

E ancora "si evidenzia che alcune tra le persone indicate sono affette da tossicodipendenza e, pertanto, versano in condizioni di salute particolarmente precarie, suscettibili di ulteriori aggravamenti nelle more dell'apertura della fase dibattimentale".

Tornando alle accuse, Cinturrino avrebbe minacciato "in numerose occasioni Mansouri" direttamente con la frase "o ti arresto o ti ammazzo" e per il tramite di P.P.V. con le frasi "Di' a Zack che se lo becco io lo uccido", "mi raccomando, ricorda a Zack che se lo prendo lo ammazzo" e "ricorda a Zack che lo ammazzo" e per il tramite di M. R. con le frasi "Di' a Zack che quando lo vedo lo ammazzo", nell'ambito di un servizio di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, nel bosco di Rogoredo. Tutto questo prima di provocare la morte del giovane marocchino esplodendo un colpo con la pistola di servizio Beretta.

Altre accuse e abusi di potere

Un omicidio che, dunque, sarebbe stato premeditato. Tra ottobre 2025 e gennaio 2026, l'assistente capo di Mecenate "con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nell'ambito di alcuni servizi di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, abusando dei propri poteri di agente di Polizia Giudiziaria, percuoteva con un martello ripetutamente sulla schiena, sul capo e su una gamba P.P.V. e A.L. L'accusa di spaccio si riferisce a una cessione a P.P.V. di cocaina. In un altro caso avrebbe costretto A.E., marocchino, durante una perquisizione a dargli 135 euro e un tunisino a versargliene 130. Non solo. Cinturrino avrebbe anche redatto dei verbali nei quali attestava di avere trovato hashish addosso a delle persone che invece non c'era effettuando degli arresti illegali.

Il pm vuole sentire 8 testimoni

Sono otto i testimoni la cui audizione con la formula dell'incidente probatorio viene ritenuta necessaria dalla Procura per le indagini su Carmelo Cinturrino e sul contesto attorno alle accuse per lui. Dalle loro testimonianze "potrebbero ricavarsi elementi fondamentali per sostenere l'accusa". Le nuove iscrizioni degli indagati e l'aggravamento della posizione di Cinturrino discendono proprio dalle loro dichiarazioni, arrivate al pm anche tramite le indagini difensive degli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza che assistono i familiari di Mansouri, parti civili.

Tra i reati ipotizzati per Cinturrino ci sono anche sequestro di persona, estorsione, detenzione e spaccio di droga, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina. Un carico 'pesante' per Cinturrino i cui legali Marco Bianucci e Davide Giugno, martedì 17 marzo, discuteranno la richiesta di domiciliari davanti al Riesame. Tra i nuovi indagati figura un'agente indagata per falso per l'arresto di un tunisino sulla base di un verbale falso di Cinturrino che poi venne assolto in direttissima e un altro poliziotto che risponde di arresto illegale.

Rocca consegna 100 defibrillatori alla Protezione civile del Lazio

AGI - Cento nuovi defibrillatori alle associazioni e ai gruppi comunali di Protezione civile del Lazio per rafforzare la capacità di intervento dei volontari nelle emergenze. La consegna è avvenuta oggi a Roma nell'ambito di un percorso avviato dalla Regione Lazio per potenziare le competenze di primo soccorso della rete del volontariato sul territorio. "Oggi abbiamo consegnato cento defibrillatori alle associazioni e gruppi comunali di Protezione Civile, già assegnatari dei nuovi pick-up distribuiti lo scorso anno. Grazie all'acquisto e alla consegna dei nuovi defibrillatori la Regione Lazio porta a compimento l'importante percorso avviato per rafforzare le competenze dei nostri volontari in materia di primo soccorso", ha dichiarato l'assessore regionale alla Protezione civile, Pasquale Ciacciarelli.

Negli ultimi mesi, ha spiegato l'assessore, la Regione ha intensificato le attività di formazione BLSD in collaborazione con Ares 118, con l'obiettivo di fornire ai volontari gli strumenti necessari per intervenire in modo tempestivo ed efficace nelle situazioni di emergenza. "Con queste azioni confermiamo l'impegno della Regione Lazio nel garantire la formazione dei volontari, assicurando così particolare attenzione per la prevenzione dei rischi", ha aggiunto.

Il valore del percorso formativo e la cultura salvavita

A margine dell'iniziativa, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha sottolineato il valore del percorso formativo avviato negli ultimi mesi: "Questa giornata significa il compimento di un percorso perché sono stati formati oltre mille volontari. Significa anche un passo in avanti verso la diffusione della cultura delle manovre salvavita, perché con piccoli gesti si possono salvare vite". Secondo Rocca, accanto alla tradizionale cultura della protezione civile legata alla gestione delle grandi emergenze, è sempre più necessario promuovere anche la consapevolezza degli interventi salvavita nelle situazioni quotidiane: "Pensiamo sempre alla cultura della protezione civile nella risposta ai disastri naturali e alle grandi emergenze, ma c'è anche la necessità di una cultura salvavita quando la crisi riguarda il singolo individuo: una persona che può aver bisogno del defibrillatore al supermercato, in banca o in ufficio. Avere persone formate - ha concluso - arricchisce la capacità della nostra comunità di essere resiliente".

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia

Gli Oscar 2026 si chiudono nel segno della cautela. Il mondo è in fiamme, ed è meglio tenersi stretto ciò che si conosce meglio, ossia l’autore della vecchia New Hollywood, ossia Paul Thomas Anderson, peraltro in debito finora di statuette, e anche il cinema di genere, l’horror nello specifico, che tiene pur sempre desta la baracca.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Il cast di Una battaglia dopo l’altra (Ansa).

Ha trionfato la summa del cinema americano

Una battaglia dopo l’altra, vero trionfatore dell’edizione, sei statuette su 13 candidature, è una summa del cinema americano che guarda al film d’autore europeo, come si faceva già negli Anni 70, all’epoca delle prime prove di Lucas, Coppola, Rafelson e Penn. Quando lo stesso Scorsese, complice Paul Schrader, con Taxi Driver rifaceva Robert Bresson e Arthur Penn con Gangster Story, ripensava Godard. È stata proprio la cautela, inoltre, a spingere Thomas Anderson a dividere giudiziosamente il suo film in due, classico e moderno: una prima parte, sperimentale nel ritmo narrativo e nella presentazione dei personaggi, e una seconda più incline ai canoni stabiliti del film d’azione, con tutti gli inseguimenti e quant’altro. Che Sean Penn vincesse il premio come attore non protagonista fu l’unica certezza che si ebbe a proiezione finita, esempio classico di interpretazione iper-caratterizzata, e al tempo stesso pienamente leggibile da qualsiasi tipologia di pubblico.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Sean Penn in una battaglia dopo l’altra.

Weapons si deve accontentare del premio a Madigan

L’horror poi centra il bersaglio con il premio alla Miglior attrice non protagonista ad Amy Madigan, ossia zia Gladys, la strega cattiva di Weapons, un film che, se ci fosse stato maggiore coraggio, avrebbe meritato premi migliori, essendo l’unico a trattare con lucidità il tema contemporaneo delle armi, come il titolo evidentemente suggerisce. L’Oscar alla Madigan è inoltre funzionale alla preparazione e lancio del prequel dedicato al personaggio malefico da lei interpretato, in fase di progettazione: già immaginiamo le frasi di lancio quali «la vera storia di zia Gladys, la strega cattiva del premio Oscar». Insomma, la cautela impera.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
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Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia

Il messaggio dell’Academy a Chalamet

Come nel caso del grande sconfitto, ossia Timothée Chalamet, protagonista di Marty Supreme, il film sul campione sconosciuto di ping-pong degli Anni 60. Il mancato riconoscimento implica un messaggio molto preciso che l‘Academy ha riservato al giovane divo: sii prudente, e soprattutto non giocare troppo con gli autori non americani, da Guadagnino in poi, resta invece con noi nella Hollywood che si sta riposizionando nell’ambito dell’era Netflix.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Timothée Chalamet (Ansa).

L’ingresso di Netflix nella prestigiosa fabbrica dei sogni

Netflix non a caso premiata per il Frankenstein di Guillermo del Toro, il cui riconoscimento per scenografie, costumi e trucco è meno marginale di quanto sembri: nel senso che la piattaforma va a ricevere il premio per i reparti di grande artigianato storico, quelle scene e costumi che hanno reso negli anni Hollywood il punto di riferimento dell’immaginario mondiale. In questo modo, pertanto, la piattaforma è definitivamente accolta all’interno della prestigiosa, storica, fabbrica dei sogni.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Mike Hill abbraccia Guillermo del Toro dopo l’Oscar per il Best Makeup e Hairstyling per Frankenstein (Ansa).

Jessie Buckley, una Meryl Streep con l’impertinenza di Amy Adams

Ma al di là di qualsiasi cautela, chi ha veramente trionfato è lei, l’attrice rivelazione di questi ultimi anni, ossia l’irlandese Jessie Buckley, protagonista dello zuccheroso Hamnet, proprio quel film a cui Netflix ha sottratto i meritatissimi Oscar di scene e costumi, attrice adesso ancora sugli schermi, italiani e non, con l’orribile The Bride-La sposa, ennesima e sfinita variazione sul tema di Frankenstein. Jessie Buckley, infatti, è una solenne Meryl Streep integrata con l’impertinenza di Amy Adams, diva precoce che ruba l’occhio senza che il furto possa essere denunciato. In un film, infatti, Jessie si fonde alla perfezione con l’ambiente e il paesaggio, per poi staccarsene gradualmente, fino a spiccare quale unica e incontrastata presenza. Incarna inoltre, come meglio non si potrebbe, il tipo femminile che si vuole oggi dominante, ossia la donna che ha abbandonato la dimensione dell’erotismo perché non intende essere più schiava dello sguardo del maschio: una sessualità senza eros, dunque, capace di competere con chiunque sul piano puro e semplice della capacità corporea di stare ed essere nello spazio.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Jessie Buckley in una scena di Hamnet.

In Hamnet, tutto questo è chiarissimo. Il personaggio maschile, nel film Paul Mescal, irlandese anche lui, che interpreta William Shakespeare, non ha infatti il coraggio di presenziare in casa al momento dell’estremo dolore: mentre il figlioletto di nome Hamnet soffre e muore, custodito dalle donne della casa, lui se ne sta a Londra a fare teatro. L’elaborazione del lutto deve passare quindi per la sfera sostitutiva dell’arte, ovvero la composizione e stesura della tragedia di Amleto, nel cui nome risuona quello del bambino morto. Durante lo spettacolo, al Globe Theater, sarà però solo la presenza di lei, Jessie, che interpreta Agnes la madre, a dare senso all’intera rappresentazione. Solo grazie alle sue reazioni in prima fila sotto il palco, nei gesti fendenti del corpo e nelle scultoree espressioni del volto, in breve nella corporeità materna esibita, sarà possibile che nel personaggio di Hamlet si renda vivo e presente quello di Hamnet.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Paul Mescal nel ruolo di Shakespeare in Hamnet.

L’Oscar a Sentimental Value è un inno alla cautela

Concludiamo sul premio al Miglior film internazionale, che ha visto prevalere il super melodramma di Joachim Trier, dal titolo Sentimental Value. Atto dovuto di cautela estrema, visto che a concorrere erano opere del calibro di The Secret Agent, aspro apologo sulla dittatura in Brasile negli Anni 70, e Sirat, potente allegoria sulle forme contemporanee della guerra, in cui le persone saltano in aria senza sapere né perché né per come, a causa di missili o droni o quant’altro.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Joachim Trier con l’Oscar per il Miglior film internazionale con Sentimental Value (Ansa).

Hollywood si tiene a distanza dal mondo che va a fuoco

L’Academy, allora, cerca di trattenersi all’interno di se stessa, ovvero della propria storia (Una battaglia dopo l’altra), della tradizione del cinema di genere (Sinners, Weapons, Frankenstein), del cinema europeo intimista e consapevole del proprio ruolo (Sentimental Value): emblematica e consapevole manifestazione cautelare mentre tutto all’intorno, sia presso la Casa Bianca che ben oltre la Casa Bianca, esplode e va a fuoco. Cosa di cui il cinema non si accorge e nemmeno pare percepirne l’eco, tenendosi infine a giusta e doverosa distanza. Fino a che sarà la distanza stessa, chi lo sa, a stringersi improvvisamente addosso a Hollywood e i suoi dintorni.

Pusher ucciso a Rogoredo, altri due indagati tra i colleghi di Cinturrino

Nuovi sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Abderrhaim Mansouri, il pusher ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo dall’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, che accusato di omicidio volontario aggravato è detenuto nel carcere di San Vittore. Nei suoi confronti sono emerse nuove accuse. Inoltre sono finiti sotto inchiesta ltri due colleghi.

Le nuove accuse contestate a Cinturrino

Oltre all’accusa di omicidio volontario, la procura di Milano ha mosso nuove contestazioni a carico di Cinturrino: dall’estorsione alle percosse, fino allo spaccio. Le accuse nascono dalle testimonianze a tappeto raccolte dai pm da tossicodipendenti e spacciatori arrestati da Cinturrino, ma anche chi ha solo ‘incrociato’ il poliziotto durante le sue operazioni antidroga, finite sotto la lente d’ingrandimento.

Indagati altri due poliziotti per falso e arresto illegale

Oltre ai quattro agenti presenti quel giorno nel boschetto di Rogoredo, al centro di indagini per omissione di soccorso e favoreggiamento e per questo assegnati a incarichi non operativi al di fuori del commissariato Mecenate, sono infatti sono indagati altri due poliziotti: uno per falso e uno per arresto illegale. Le nuove iscrizioni sono legate alla richiesta di incidente probatorio notificata per convocare almeno otto testimoni, tra pusher e tossicodipendenti.

Referendum, il cdr del Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico: cosa è successo

In una nota, il comitato di redazione del Giornale Radio Rai ha puntato il dito contro Annalisa Chirico e Ping pong, il suo programma su Radio Uno, «diventato lo specchio delle ipocrisie» a cui il servizio pubblico «sottopone i suoi dipendenti». Alla base del comunicato il tempo concesso alla giornalista, troppo schierata per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, che si terrà il 22 e 23 marzo.

Referendum, il cdr del Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico: cosa è successo
Annalisa Chirico (Imagoeconomica).

Il comunicato del cdr di Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico

«Monitoraggio ossessivo dei tempi per il Sì e per il No. Attenzione all’equidistanza che tutti i colleghi applicano nei propri programmi, che si tratti di politica, cronaca o esteri. Tutti, tranne Annalisa Chirico. A lei è concesso dire in onda che voterà Sì al referendum, andare ospite in programmi d’informazione a difendere il fronte del Sì», si legge nella nota. A Chirico, sottolinea il cdr, «è concesso, più in generale, essere una militante più che una giornalista che collabora con la testata radiofonica del servizio pubblico. Prendere posizione, sbilanciarsi a favore dell’uno o dell’altro, non rispettare la completezza dell’informazione». Venerdì 13 marzo, ad esempio, «la puntata sul caso della famiglia del bosco è diventato un florilegio di qualunquismo e opinionismo da quattro soldi».

I dem della Commissione Vigilanza: «Ennesimo grave episodio»

Sulla questione sono intervenuti i membri del Partito democratico della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, parlando di «preoccupante» ed «ennesimo grave episodio» per un’emittente che «sta diventando una sorta di radio del regime di TeleMeloni». Quanto a Chirico, la giornalista è stata definita una «rappresentante della destra di governo», anziché «conduttrice radiofonica imparziale e democratica». La replica dei componenti di Fratelli d’Italia è arrivata subito. I meloniani hanno parlato di «ennesima polemica strumentale e campata in aria della sinistra, che conferma di essere allergica al pluralismo e alla libertà di opinione» e del «solito doppiopesismo» dell’opposizione, quando «peraltro non risulta a carico della trasmissione condotta dalla stessa Chirico alcun rilievo dell’Agcom, a conferma della correttezza e del rispetto delle regole».

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra

In politica, si sa, tradizionalmente è il centrosinistra a dividersi. Dal Pd al M5s, da Iv a Avs ormai si discute su ogni tema o quasi, per non parlare del fiorire di correnti e correntine interne ai partiti. Al contrario, il centrodestra, nonostante le frizioni e le antipatie, riesce a mostrarsi monolitico, riuscendo nella maggior parte dei casi a ricucire in casa. Nel mondo culturale, invece, avviene l’esatto contrario. Diciamo che se fossimo in Stranger Things, la Cultura rappresenterebbe il Sottosopra della destra. La maggioranza infatti in questa bulimia di poltrone (e nella foga di arricchire il proprio Pantheon scippando numi di sinistra, da Gramsci a Pasolini) non trova pace, mentre la gauche nella difesa della propria egemonia è unita e compatta.

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Il duello Giuli-Buttafuoco

La cronaca degli ultimi giorni lo conferma. Iniziamo con lo scontro tra il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, reo di aver aperto le porte della prossima Biennale d’Arte alla Russia. «Buttafuoco non ci ha detto nulla quando invece lui già sapeva del ritorno della Russia, ha messo in difficoltà il governo e isolato la Biennale agli occhi del mondo», ha sbottato Giuli arrivando a chiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, rappresentante del suo stesso ministero nel consiglio di amministrazione della Biennale. 

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Buttafuoco da parte sua non ha replicato, ma in sua difesa si sono schierati due intellettuali di destra del calibro di Marcello Veneziani e Franco Cardini. «Va bene una Biennale inclusiva verso immigrati, gay e mondo queer ma non verso i popoli e le civiltà del mondo», ha scritto Veneziani sulla Verità. «È sempre più difficile assumere un ruolo pubblico senza diventare servi zelanti in livrea abbaiando a comando, mentre chi disturba viene abbandonato, sconfessato, boicottato», ha aggiunto. «Noi abbiamo preferito sottrarci dal rispondere quando un ministro ci attaccò in modo volgare». Veneziani fa riferimento a un altro duello che lo ha visto protagonista contro il ministro della Cultura.

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Franco Cardini (Imagoeconomica).

Quando Veneziani criticò il governo Meloni

L’episodio risale a fine 2025, quando il giornalista e scrittore sempre sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro vergò un editoriale al vetriolo contro il governo Meloni. «Nulla è cambiato nella nostra vita di italiani, cittadini, contribuenti, patrioti e uomini di destra, tutto è rimasto come prima, nel bene e nel male, nella mediocrità generale e particolare». La replica di Giuli fu durissima e personale, parlando di «bile nera» e «animo ricolmo di cieco rimpianto». Come a voler dire: ti sarebbe piaciuto essere al mio posto, ma non ci sei. Del resto all’epoca della formazione del governo, e prima di nominare Gennaro Sangiuliano, Giorgia Meloni sondò informalmente proprio Veneziani, che, secondo qualche retroscena, gentilmente declinò.

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Alessandro Giuli, Gennaro Sangiuliano e Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Ma nella querelle sulla Biennale a difesa di Buttafuoco è intervenuto anche lo storico Cardini. «Non vedo i presupposti giuridici e procedurali sulla base dei quali il ministro può intervenire. Giuli ha compiuto un passo inopportuno e inadeguato» ha commentato lo storico in un’intervista alla Stampa. E poi è andato oltre: «Credo che Giuli si senta molto insicuro perché sente tutte le critiche che gli vengono mosse per la sua inadeguatezza (…) Giuli è un personaggio della cultura militante che non è convincente né dal punto di vista scientifico, né da altri punti di vista».

L’allergia storica della destra per gli intellettuali

Insomma, colpi di clava. Che si inseriscono perfettamente nella tradizione degli scontri che hanno sempre contraddistinto il mondo culturale della destra italiana. Giuseppe Bottai contro Giovanni Gentile, Curzio Malaparte contro Giuseppe Prezzolini, Indro Montanelli contro lo stesso Malaparte – due toscanacci l’un contro l’altro armati – Leo Longanesi contro tutti, giusto per citare qualche esempio del passato. 

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Leo Longanesi (Ansa).

«Tutto mi sembra l’eco di un vecchio pregiudizio che alligna da sempre nei partiti della Fiamma, i cui esponenti hanno sempre visto con fastidio gli intellettuali, considerandoli come dei piantagrane buoni solo a criticare e a imbastire polemiche contro quella che dovrebbero considerare la loro casa-madre. Un tempo Giuli fustigava questo atteggiamento, ora l’ha fatto suo», spiegava qualche tempo fa sul Fatto quotidiano il politologo di destra Marco Tarchi. «Anche la storia del marxismo, con le sue infinite scuole, conventicole e diatribe dimostra che non si tratta un’esclusiva della destra. In quest’area, però, appare ancora più pronunciata per quel tarlo dell’individualismo che l’ha sempre contraddistinta, e che è una sorta di indesiderato sottoprodotto della visione antiegualitaria che le è propria», aggiungeva Tarchi. Qui poi andrebbe fatto un inciso: basta fare il giornalista ad alto livello e aver scritto qualche libro, come Sangiuliano e Giuli, per essere considerato un intellettuale?

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Marco Tarchi (Imagoeconomica).

Quel maledetto predominio culturale della sinistra

Altra figura rilevantissima della cultura destrorsa è Giordano Bruno Guerri che, forse per la sua totale indipendenza al confine con un certo anarchismo, viene spesso tenuto ai margini, ma è lui, da presidente del Vittoriale, ad aver ridato lustro e vita alla dimora di Gabriele D’Annunzio. Ecco cosa sosteneva in un’intervista alla Stampa lo scorso luglio: «Gli intellettuali di destra sono di meno e pure poco valorizzati, questo forse perché storicamente questa parte politica si è sempre interessata poco alla cultura, come ai tempi del Msi, che non era un partito ‘colto’… Ora invece mi pare ci sia una volontà di darsi da fare, magari anche sbagliando, che ho visto prima con Sangiuliano e ora con Giuli…».

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Giordano Bruno Guerri (Imagoeconomica).

Del resto, per Guerri il predominio della sinistra sul mondo culturale è innegabile e così pare pensarla lo stesso Veneziani. Insomma, la destra al governo è stata costretta ad arrancare in un mondo in cui le cariche più prestigiose (istituti culturali, musei, fondazioni, teatri) le sono sempre state negate. Con gli incarichi culturali il governo Meloni si trova a maneggiare una materia nuova e sconosciuta. Dove però spesso nelle scelte si intersecano fedeltà all’esecutivo, autonomia culturale, una certa dose di individualismo e forse una rosa di candidati abbastanza scarsa. E allora ecco le liti, gli scontri, le invettive. Insomma, il campo largo della cultura a destra è diviso e litigioso almeno quanto il campo largo politico a sinistra.  

Frammento di missile cade vicino all’ufficio di Netanyahu a Gerusalemme

Una grossa scheggia di missile è caduta vicino all’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. Le foto sono state diffuse dai soccorritori. Colpita anche la sede di una grande scuola ebraica. I vigili del fuoco hanno riferito che nell’area della Città Santa un uomo di 42 anni è stato ferito da schegge incandescenti e ha riportato ustioni.

Tajani “scomoda” Mussolini per sostenere il Sì al referendum: cosa ha detto

Per sostenere il in vista del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo, Antonio Tajani ha diffuso un video sui social – girato all’esterno di casa sua – in cui il segretario di Forza Italia, ministro degli Esteri e vicepremier ha detto che il sistema italiano è da cambiare in quanto tipico di una dittatura.

«L’Italia è un’eccezione tra le democrazie, un sistema come il nostro esiste solo in Russia, in Cina e in altre dittature, del resto è stato introdotto da Benito Mussolini e dal fascismo», dice Tajani nel video diffuso sui social, introdotto dal post: «Entriamo nel merito della riforma della giustizia. Diciamo basta a bugie e mistificazioni. Diciamo SÌ ad una magistratura finalmente libera, indipendente e imparziale».

Tajani: «Chi di voi guarderebbe una partita con un arbitro che indossa la maglia di una delle squadre?»

Nel video, Tajani dichiara anche: «In qualsiasi disputa la persona chiamata a giudicare chi ha ragione e chi ha torto non deve essere amica di nessuna delle due parti in causa». Sue la domanda retorica: «Chi di voi andrebbe a vedere una partita con un arbitro che indossa la maglia di una delle due squadre?». E poi: «Questo concetto è la materia del referendum per il quale si voterà il 22 e 23 marzo. Parliamo del processo penale, con il quale si decide la vita delle persone. Non vi sembra ovvio che chi decide non debba essere amico o collega con nessuna delle due parti?».

Sequestrati ‘svapo’ alla cannabis con Thc pari a 15 spinelli

AGI - I finanzieri della Guardia di Finanza di Sulmona, diretti dal capitano Cecilia Tangredi, attraverso una mirata e costante attività di monitoraggio del territorio, hanno individuato e sottoposto a sequestro, anche dopo una perquisizione domiciliare, 10 dispositivi di vaporizzazione elettronici contenenti un liquido ad altissima concentrazione (superiore al 70%) di THCprincipio attivo psicotropo della cannabisDenunciato un uomo per detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, trovato in possesso delle suddette sigarette elettroniche.

Colori sgargianti e nomi accattivanti come 'pink drink' o 'high octane' impressi nelle confezioni degli inalatori che in realtà nascondevano un quantitativo di principio attivo che, una volta assunto, risulterebbe equivalente, per effetti potenziali, a circa 15 spinelli.

 

Identificazione del prodotto e supporto tecnico

L'identificazione della natura e della composizione del prodotto sequestrato è stata possibile grazie al supporto tecnico-scientifico di Arpa Abruzzo.

 

Pericolosità e non conformità dei dispositivi

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la pericolosità del dispositivo è riconducibile principalmente alla capacità di rilasciare nell'immediatezza un'elevata quantità di sostanza psicoattiva. Inoltre, gli inalatori avevano un circuito elettrico giudicato non conforme ai requisiti di sicurezza.

 

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni

È stata presentata la programmazione del triennio 2026-2028 del Teatro alla Scala di Milano – come chiesto una decina di giorni prima dal ministero della Cultura a tutte le fondazioni lirico-sinfoniche in vista del riparto del Fus, i fondi statali – con l’annuncio delle opere che apriranno le stagioni 2026 e 2027. Il 7 dicembre 2026 verrà rappresentato l’Otello di Giuseppe Verdi con la regia di Damiano Michieletto. Sul podio ci sarà Myung-Whun Chung, al suo debutto come direttore musicale. L’attuale, Riccardo Chailly, continuerà comunque la sua collaborazione con la Scala concentrandosi sulla musica russa. Sempre un’opera di Verdi inaugurerà la stagione successiva, nel 2027, vale a dire Un ballo in maschera. L’opera sarà di nuovo diretta da Chung e vedrà la regia del palermitano Luca Guadagnino.

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni
Myung-Whun Chung (Ansa).

Frédéric Olivieri confermato direttore del Corpo di ballo

Durante la presentazione è stato inoltre reso noto che Frédéric Olivieri resterà direttore del Corpo di ballo della Scala per altre due stagioni. Era stato nominato a febbraio 2025 per due anni dal sovrintendente Fortunato Ortombina, dopo la decisione del suo predecessore Manuel Legris di lasciare l’incarico prima della scadenza.

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni
Frédéric Olivieri (Ansa).