È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi

È morto a 69 anni Evaristo Beccalossi, ex calciatore ricordato soprattutto per la militanza nell’Inter e molto amato dai tifosi nerazzurri. Lottava da oltre un anno contro le conseguenze di un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito a gennaio del 2025.

È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi

La carriera di Evaristo Beccalossi, bandiera dell’Inter

Trequartista mancino molto dotato tecnicamente ma discontinuo nel rendimento, Beccalossi era cresciuto nel Brescia – squadra della sua città – per poi passare all’Inter nel 1978. In sei anni di permanenza a Milano collezionò 217 presenze in tutte le competizioni e mise a segno 37 reti, tra cui una doppietta nel derby con Milan vinto per 2-0 il 28 ottobre 1979. Vinse da protagonista lo scudetto nel 1980 e poi la Coppa Italia nel 1982.

Finita l’esperienza nerazzurra giocò una stagione alla Sampdoria (con cui vinse un’altra Coppa Italia) e poi una nel Monza, in B. Successivamente tornò a Brescia dove rimase per due stagioni, di cui la prima in Serie A ma conclusa con la retrocessione. Terminò la carriera da professionista al Barletta, in Serie B. Successivamente giocò nei dilettanti prima nel Pordenone e poi nel Breno. Nonostante il talento, Beccalossi non giocò mai in Nazionale maggiore, fermandosi a 3 presenze nell’under 21 e in 4 nell’Olimpica. Dopo il ritiro dal calcio, divenne molto popolare come commentatore in tivù.

Il monologo di Paolo Rossi sui due rigori sbagliati

Curiosità: nel 1992 l’attore e tifoso nerazzurro Paolo Rossi portò in scena il monologo intitolato Lode a Evaristo Beccalossi, nella quale ricordava la partita di Coppa delle Coppe del 1982 Inter-Slovan Bratislava, in cui il fantasista sbagliò due calci di rigore a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro.

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano

Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, è atteso per giovedì 7 maggio in Vaticano. Lo scopo dell’incontro con Leone XIV, in agenda per le 11.15 del mattino, è raffreddare il clima fin troppo acceso dello scontro fra Casa Bianca e Santa Sede delle scorse settimane. Il presidente Donald Trump, seguito da esponenti della sua Amministrazione – dal vice JD Vance al segretario della Difesa Pete Hegseth – ha infatti preso di mira Prevost per aver espresso la sua netta contrarietà all’intervento militare degli Usa in Iran. Dopo giorni di attacchi personali rilanciati anche da canali tv e media del mondo MAGA, sembrava però che la strategia fosse cambiata. Inviare Rubio in Italia anche per riportare il conflitto pubblico con la Chiesa di Roma in un abito istituzionale sembrava la scelta giusta per spegnere uno dei focolai politici che incendiano la scena politica americana.

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano
Marco Rubio e alle sue spalle Pete Hegseth (Ansa).

Il nuovo attacco di Trump e la risposta di Leone

Tuttavia, rispondendo a un istinto profondo, e forse a malumori crescenti verso le istituzioni cattoliche a stelle e strisce che si sono schierate compatte con Leone, Trump non ha mollato la presa e, conversando con il conduttore Hugh Hewitt della rete conservatrice Salem News Channel, ha rincarato la dose: «Penso che il Papa stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone. Lui pensa che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Beh, è di Chicago, deve imparare parecchie cose…». Un nuovo attacco frontale al Pontefice, che dimostra ancora una volta come il capo della Casa Bianca si muova calpestando costantemente la grammatica istituzionale.

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano
Donald Trump (Imagoeconomica).

Dal canto suo Leone ha replicato che «la missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace». «Chi mi critica per annunciare il Vangelo», ha aggiunto, «lo faccia con la verità. La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi non c’è nessun dubbio. Spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio». Il tutto è avvenuto alla vigilia della visita di Rubio in Italia e in Vaticano. Così la missione del segretario di Stato (cattolico e con ambizioni presidenziali) rischia di essere azzoppata in partenza. Certo non mancheranno le buone maniere diplomatiche, ma è chiaro che rimarrà una certa freddezza nelle relazioni fra Casa Bianca e Santa Sede.

«L’influenza normativa» del Papa va oltre la religione

Un osservatore attento delle vicende vaticane come il gesuita padre Antonio Spadaro, ex direttore di Civiltà cattolica, in un commento scritto per l’agenzia cattolica asiatica Ucanews, descrivendo il ruolo del Papa nell’attuale scenario internazionale in relazione alla visita di Rubio, ha sottolineato: «La Santa Sede è un attore diplomatico singolarmente peculiare: non dispone di una forza militare, non esercita una significativa influenza economica, eppure esercita una sorta di influenza normativa – una capacità di rimodellare la grammatica morale del conflitto – enormemente sproporzionata rispetto al suo peso materiale». Così «quando Papa Leone XIV dichiara che la guerra è impensabile, o moralmente indifendibile, non sta semplicemente esprimendo un’opinione religiosa. Sta ridefinendo i confini di ciò che si può dire nella vita pubblica, con reali ripercussioni sulle alleanze, sull’opinione pubblica globale e sulla legittimità percepita di qualsiasi potenza che aspiri a presentarsi come forza di stabilità».

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

I nuovi vescovi Usa anti-Trump

Forse il tentativo di Trump è quello di intimorire il Pontefice a suon di interventi imbarazzanti e attacchi personali, ma difficilmente Prevost cederà di fronte a tutto questo. Di certo, gli ultimi segnali arrivati dal Vaticano non vanno in questa direzione. Si consideri, infatti, che fra i nuovi vescovi americani nominati dal Papa ci sono il nuovo ausiliario di Washington, il reverendo 46enne Robert Paul Boxie III, cappellano di Harvard, che aveva duramente criticato lo smantellamento dei programmi sulla diversità, equità e inclusione (DEI), e un difensore degli immigrati come monsignor Evelio Menjivar-Ayala. Nato in El Salvador, il nuovo vescovo di Wheeling-Charleston, West Virginia, arrivò da clandestino negli Usa nel 1990 e ha ottenuto la cittadinanza nel 2006. Una scelta che rafforza il messaggio del Papa sull’immigrazione: i nuovi arrivati, quando accolti e integrati, possono contribuire alla crescita del nuovo Paese in cui vivono. D’altro canto, il pontefice sta nominando vescovi originari dell’America Latina e del Sud-Est asiatico, Paesi dai quali è forte l’immigrazione diretta negli Stati Uniti, segno inequivocabile di una visione opposta a quella dell’amministrazione repubblicana protagonista di una violenta campagna di espulsioni accompagnata da una chiusura ermetica delle frontiere.

Il messaggio di Prevost alle Charities americane

La Casa Bianca ha inoltre cancellato anche i programmi tradizionalmente confermati dai presidenti Usa – democratici e repubblicani – di accoglienza verso un certo numero di richiedenti asilo ogni anno, con particolare attenzione a chi proveniva da Paesi in guerra. Programmi storicamente finanziati dalla Casa Bianca, che vedevano le istituzioni cattoliche in prima fila nella gestione dei rifugiati. Non a caso il Pontefice ha ricevuto in Vaticano, un paio di giorni fa, il Consiglio Direttivo di Catholic Charities Usa, l’articolata e forte rappresentanza delle organizzazioni caritative cattoliche che svolgono un ruolo centrale nella rete dell’assistenza sociale negli States. Rivolgendosi dunque alle Charities americane, il Papa ha affermato che nell’esercizio del loro ministero è necessario cercare «di trovare soluzioni a situazioni disumane, di alleviare la sofferenza di individui e famiglie e di alleggerire il fardello di quanti sono oppressi da difficoltà e conflitti. In tutte queste circostanze deve essere la carità di Cristo a spingervi nel vostro lavoro quotidiano». «Vale a dire», ha aggiunto, «il desiderio di portare ad altri aiuto materiale con l’amore e il cuore di Gesù, perché è in quell’amore che troveranno sollievo autentico e rispetto della loro dignità». Un messaggio chiaro per chi, alla Casa Bianca e dintorni, gioca a sostituirsi a Cristo in qualche meme, improvvisa lezioni di teologia e brandisce la Bibbia come fosse un randello. 

L’Amerigo Vespucci riprende il tour mondiale

AGI - Nave Amerigo Vespucci, “la nave più bella del mondo”, dopo la lunga sosta manutentiva presso l’Arsenale Marittimo di La Spezia, continua il suo Tour Mondiale con la Campagna in Nord America 2026 e l’obiettivo di portare in giro per il mondo la bellezza, l’identità, il dialogo tra i popoli, la cultura e il fascino dell’Italia e degli italiani.

Partirà il 9 maggio dal Porto Antico di Genova per attraversare l’Oceano Atlantico e raggiungere le coste nordamericane tra Stati Uniti e Canada, toccando i principali porti dei due Paesi.

Il tour mondiale in Nord America 2026

Annunciato a settembre 2025 dal ministro della Difesa Guido Crosetto, in occasione della conferenza stampa di chiusura del Tour Mondiale Vespucci 2023-2025, il Tour Mondiale Amerigo Vespucci - Campagna in Nord America 2026 si inserisce nelle celebrazioni per il 250° anniversario dell’Indipendenza degli Usa. Il Tour è un’iniziativa del ministero della Difesa e della Marina Militare ed è prodotto da Difesa Servizi Spa, società in house del ministero della Difesa.

La cerimonia di partenza a Genova

La partenza da Genova seguirà la cerimonia in programma alle ore 10.30 al Porto Antico con la partecipazione del ministro della Difesa Guido Crosetto, del capo di Stato maggiore della Marina Militare ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto, del presidente della Liguria Marco Bucci, della sindaca di Genova Silvia Salis e dell’amministratore delegato di Difesa Servizi Luca Andreoli.

Durata e tappe della Campagna

Il tour durerà 156 giorni, durante i quali verranno percorse oltre 12mila miglia nautiche in 107 giorni in mare ed effettuate 13 soste, di cui 8 in porti esteri, tra cui Baltimora (24-29 giugno), New York (4-8 luglio), Boston (11-16 luglio), Quebec City (23-27 luglio) e Montreal (29 luglio-3 agosto).

Il rientro in Italia

Al suo rientro in Italia, Nave Amerigo Vespucci farà sosta a Cagliari (13-16 settembre), Taranto (20-24 settembre) e Venezia (29 settembre-3 ottobre). L’ultima tappa sarà a Trieste (8-12 ottobre), in occasione della Barcolana, la regata velica più partecipata del mondo con oltre 2000 imbarcazioni che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste.

La nave scuola della Marina Militare

Nave Amerigo Vespucci continuerà a svolgere il suo ruolo di Nave scuola della Marina Militare, imbarcando gli allievi della prima classe dell’Accademia Navale di Livorno: saranno 180 cadetti che raggiungeranno il Vespucci a Baltimora per poi concludere la campagna addestrativa con lo sbarco a Taranto.

Apertura al pubblico a Genova

La Vespucci ha lasciato l’Arsenale di La Spezia ieri ed è arrivata stamattina nel Porto Antico di Genova (davanti ai Magazzini del Cotone), dove resterà ormeggiata fino alla partenza del 9 maggio. La nave è aperta al pubblico da oggi al 7 maggio: per salire a bordo è necessaria la prenotazione gratuita sul sito tourvespucci.it

Così i funghi allucinogeni cambiano il cervello

AGI - La psilocibina, il composto psichedelico presente nei funghi allucinogeni, può causare cambiamenti anatomici nel cervello, che possono persistere fino a un mese dopo l'esperienza. Questo curioso risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli scienziati dell'Università della California a San Francisco e dell'Imperial College di Londra.

Il team, guidato da Robin Carhart-Harris e Taylor Lyons, ha coinvolto un gruppo di 28 volontari sani che non avevano mai assunto sostanze psichedeliche. I risultati, commentano gli esperti, potrebbero contribuire a spiegare gli effetti terapeutici della psilocibina su disturbi come depressione, ansia e dipendenza.

Entropia cerebrale e consapevolezza emotiva

I risultati mostrano che l'esperienza psichedelica in sé sia importante per gli effetti terapeutici a lungo termine della sostanza. Gli studiosi hanno scoperto che un'elevata dose di psilocibina portava a un aumento dell'entropia nei minuti e nelle ore successive all'assunzione della sostanza. Nello specifico, riportano gli scienziati, il grado di entropia prediceva il livello di consapevolezza, o autoconsapevolezza emotiva, che i partecipanti provavano il giorno successivo. "I nostri dati - afferma Carhart-Harris - dimostrano che le esperienze psichedeliche sono correlate a una qualità entropica dell'attività cerebrale e a come entrambe siano coinvolte nel causare successivi miglioramenti nella salute mentale".

La metodologia dello studio: EEG e risonanza magnetica

I ricercatori hanno utilizzato una varietà di tecniche di neuroimmagine e di misurazione dell'attività cerebrale, alcune delle quali sono state effettuate durante il picco dell'esperienza psichedelica, altre a distanza di un mese dalla sessione. Nella prima parte dell'esperimento, ai soggetti e' stata somministrata una dose di 1 mg di psilocibina, che i ricercatori hanno considerato un placebo, e sono stati poi monitorati tramite elettroencefalografia (EEG). Nelle settimane successive, i ricercatori hanno misurato la consapevolezza psicologica, il benessere e le capacita' cognitive dei soggetti. L'attività cerebrale è stata esaminata tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la connettività cerebrale tramite imaging con tensore di diffusione (DTI).

Cambiamenti anatomici a un mese dall'esperienza

Un mese dopo la somministrazione del placebo, ai soggetti sono stati somministrati 25 mg di psilocibina, una dose in grado di indurre un forte viaggio psichedelico. Durante l'esperienza, i ricercatori hanno nuovamente misurato l'attività cerebrale dei soggetti tramite EEG. Nei 60 minuti dall'assunzione, gli scienziati hanno notato un'entropia più elevata, indice del fatto che il cervello stesse elaborando una quantità maggiore di informazioni. A distanza di un mese, i fasci neurali erano più densi e integri. Nel complesso, i risultati rappresentano un segnale inedito di come le sostanze psichedeliche possano modificare il cervello.

Nuove prospettive per il trattamento delle malattie mentali

I partecipanti hanno riferito un aumento del benessere due e quattro settimane dopo lo studio. "La psilocibina - conclude Lyons - sembra allentare gli schemi stereotipati di attività cerebrale e dare alle persone la capacita' di rivedere schemi di pensiero radicati. Il fatto che questi cambiamenti siano correlati a una maggiore consapevolezza e a un miglioramento del benessere è particolarmente entusiasmante. Sapevamo già che la psilocibina poteva essere utile per il trattamento delle malattie mentali, ma ora abbiamo una comprensione molto più accurata del suo meccanismo d'azione".

Acqua pagata a peso d’oro, scoppia il caso in Campania

AGI - La bolletta dell'acqua crescerà del 40%. Da un giorno all'altro un aumento che pesa sugli utenti come un macigno. Accade in 34 comuni della provincia di Caserta. Ma gli utenti non ci stanno e decidono di mobilitarsi attraverso Federconsumatori Campania APS insieme ai comitati a difesa dell'acqua pubblica. Parte così una formale diffida ad Arera (l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) per verificare la legittimità delle tariffe idriche deliberate dall'Ente Idrico Campano nell'agosto 2025. È questa l'iniziativa intrapresa nei confronti di I.T.L. S.p.A., il gestore del servizio idrico integrato in 34 Comuni della provincia di Caserta. La delibera dell'ente regionale è giunta in concomitanza con l'avvio del percorso di privatizzazione della stessa società di gestione, un passaggio che aveva già innescato la mobilitazione dei comitati territoriali.

L'atto di diffida si basa su cifre emblematiche: l'incremento tariffario previsto per il periodo 2024/2027 supera il 40%. A fronte di questa impennata nei costi per l'utenza, i costi operativi del servizio sono destinati a stabilizzarsi oltre i 45 milioni di euro all'anno per gli esercizi futuri, mentre gli investimenti effettivamente realizzati sulla rete idrica sono risultati ampiamente inferiori a quelli inizialmente programmati.

Le ricadute sulle famiglie

 

 

Giovanni Berritto, presidente di Federconsumatori Campania APS, guarda agli effetti collaterali del provvedimento dell'ente idrico: "La delibera dell'EIC traduce in bolletta una pesante ennesima contrazione del potere d'acquisto delle famiglie casertane - spiega - Risulta necessario condurre una verifica attenta sui conguagli che derivano da costi accumulati nelle precedenti gestioni e, contemporaneamente, capire perché gli investimenti programmati non siano stati realizzati. Non possiamo accettare che il costo di un servizio essenziale come l'acqua diventi una voce di spesa in costante crescita, scaricata su una classe media e su una classe più povera già strette tra caro bollette, caro carburanti e caro vita. A chi gestisce un bene comune chiediamo invece efficienza e qualità: il minimo indispensabile, non un favore. Siamo lieti, in questa battaglia, di avere al nostro fianco i comitati dei cittadini, che attraverso un loro rappresentante hanno formalmente sottoscritto con noi la richiesta ad Arera".

I precedenti in Campania

La vertenza casertana ricalca dinamiche già osservate sul territorio regionale. Nel gennaio scorso, Federconsumatori Campania aveva sollevato analoghe contestazioni in merito a un aumento superiore al 30% sulle bollette di 131 Comuni delle province di Avellino e Benevento, serviti da Alto Calore S.p.A.. Anche in quella circostanza, l'associazione aveva contestato il mancato adempimento degli investimenti programmati nel quadriennio 2020-2023, inclusi circa 20 milioni di euro provenienti da finanziamenti pubblici.

Il modello contestato

Secondo l'associazione, si starebbe consolidando un modello in cui i rincari tariffari vengono impiegati per ripianare passività e costi gestionali pregressi anziché per l'ammodernamento infrastrutturale delle reti. "È un errore gravissimo, lo abbiamo già detto per Alto Calore e lo ribadiamo per I.T.L.: usare le risorse solo per coprire la gestione, senza intervenire sulle infrastrutture, significa condannare interi territori a interruzioni, perdite e disservizi" ha ammonito Berritto.

I profili giuridici della diffida

I dettagli tecnici e normativi alla base del ricorso ad Arera sono stati delineati dall'avvocato Felice Petillo di Federconsumatori, curatore dell'atto: "La richiesta di controllo ad Arera nasce dalla semplice verifica dell'applicazione delle regole previste dal vigente metodo tariffario, che prevede costi operativi – di mera gestione e non ricollegati ad investimenti – tendenzialmente decrescenti e sottoposti a rigidi controlli. Confidiamo nell'avvio del procedimento da parte dell'Autorità, sede nella quale potremo svolgere le nostre osservazioni. In sua mancanza, ci riserviamo ogni ulteriore azione giudiziale".

Assistenza ai cittadini e monitoraggio

In attesa dei riscontri da parte dell'Autorità di regolazione, Federconsumatori Campania e i comitati civici hanno invitato la cittadinanza a monitorare con attenzione le fatturazioni in arrivo per verificare la corretta applicazione delle tariffe e a segnalare eventuali difformità agli sportelli territoriali dell'associazione, dove verrà garantito supporto informativo e legale.

 

Spotify introduce un badge per distinguere i contenuti creati con l’IA

Spotify ha annunciato l’introduzione del badge “Verificato da Spotify”, un sistema di certificazione volto a distinguere le produzioni umane dai contenuti generati dall’intelligenza artificiale. La spunta verde appare sul profilo e sulla ricerca di un’artista solo se soddisfa gli standard definiti per la dimostrazione di autenticità e fiducia. L’azienda spiega che «i profili che sembrano rappresentare principalmente artisti generati dall’IA non sono idonei per la verifica». Deezer, una piattaforma di streaming musicale rivale di Spotify, ha recentemente condiviso dei dati che dimostrano come il 44 per cento dei caricamenti quotidiani sui servizi di streaming musicale siano generati da IA.

Chi è idoneo ad avere il badge

Spotify spiega che, per far sì che riceva la spunta verde, un artista dovrà dimostrare un’attività costante, un coinvolgimento attivo del proprio pubblico e il pieno rispetto delle linee guida dell’applicazione. Al momento del lancio della funzione, già il 99 per cento degli artisti risulterà verificato. L’estensione del badge al resto del catalogo avverrà dopo l’accertamento dell’autenticità attraverso l’analisi di segnali che confermino o meno la natura umana dei profili. Il rollout di questa nuova funzione è già avvenuto il 1° maggio e le spunte verdi sono già visibili.

“Mi illumino di tiffany”: 30 monumenti si accendono contro il tumore ovarico

AGI - Un colore, il verde Tiffany, e le luci per accendere l'attenzione e ricordare la Giornata Mondiale del tumore ovarico. L'8 maggio saranno più di trenta i monumenti, i palazzi istituzionali e i luoghi simbolo della cultura italiana che si tingeranno di verde tiffany. L'iniziativa, denominata "Mi illumino di tiffany", è la campagna nazionale promossa da ALTo Lotta al Tumore Ovarico APS ETS con l'obiettivo di accendere i riflettori su una patologia caratterizzata ancora da una scarsa conoscenza pubblica.

Il tumore ovarico rappresenta la neoplasia ginecologica più aggressiva. I dati epidemiologici registrano in Italia circa 6.000 nuovi casi all'anno — pari a quindici diagnosi al giorno —, con il 70% dei casi individuato solo in fase avanzata. La sopravvivenza a cinque anni si attesta attualmente al 43%. In assenza di uno screening di popolazione efficace, l'informazione e il riconoscimento precoce dei sintomi costituiscono i principali strumenti di contrasto alla malattia.

Il significato della campagna

«Ogni luce accesa – dichiara Maria Teresa Cafasso, presidente di ALTo – è un invito a una donna a fare un controllo, a informarsi sui sintomi, a non sentirsi sola. Lo facciamo per chi sta lottando ogni giorno e per chi, purtroppo, non ce l'ha fatta. Dietro ogni facciata illuminata c'è una storia che non può e non deve restare nell'ombra».

Le adesioni in Italia

La mobilitazione interesserà l'intera penisola attraverso l'adesione di numerose amministrazioni e istituzioni locali.

Nord e Centro: a Udine si illuminerà la storica via Mercatovecchio. A Roma la campagna vedrà l'adesione dell'Ateneo La Sapienza e dell'Istituto Superiore di Sanità, mentre nel Lazio parteciperanno i Comuni di Grottaferrata, Frascati e Rocca di Papa con la fontana di Piazza della Repubblica.

Campania: saranno illuminati il Tempio di Nettuno a Paestum, la facciata della Casina dell'Aquila nel Parco Archeologico di Pompei, il Palazzo di Città di Salerno, il Monumento dei Caduti nella Villa Comunale di Santa Maria Capua Vetere, la Torre dell'Orologio e l'Azienda Ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino.

Basilicata e Molise: in Basilicata aderiscono il Castello di Miglionico, Palazzo Lanfranchi a Matera, Piazza Eraclea a Policoro, l'Arco dell'Orologio di Montalbano Jonico e la Madonnina di Scanzano Jonico. In Molise sarà illuminata la facciata del Municipio di Campobasso.

Sardegna: ampia l'adesione a Sassari, con l'illuminazione della Caserma La Marmora, del Palazzo della Provincia, del Palazzo Ducale, della Venere di Milo, della Banca d'Italia, dell'Università e del Museo Nazionale "Giovanni Antonio Sanna". Si uniscono inoltre il Municipio di San Gavino Monreale e il Giardino di Lù a Pimentel.

Sicilia: partecipano il Teatro Massimo di Palermo, il Municipio di Messina e il Castello di Alcamo.

Patrocini e collaborazioni

L'evento ha ottenuto il patrocinio del Ministero della Cultura e si avvale della collaborazione di Parchi Archeologici, università, aziende ospedaliere e amministrazioni locali. ALTo promuove l'iniziativa in sinergia con altre associazioni del settore — LOTO OdV, Il Giardino di Lù, Insieme si può, ACTO Italia, aBRCAcadabra, Mai più sole — e con i gruppi di ricerca clinica MITO e MANGO.

Ricerca e accesso alle cure

La necessità di garantire un accesso equo alle cure e ai progressi scientifici rimane il focus centrale dell'attività di sensibilizzazione.

L'impegno per il futuro

«La ricerca – conclude Cafasso – offre prospettive sempre più concrete, ma l'innovazione deve diventare un diritto per tutte. Il nostro obiettivo è cambiare il futuro di questa malattia, restituire alle donne tempo, fiducia e speranza concreta. Lo slogan "Guarire tutte, nessuna esclusa" è un impegno preciso, prima ancora che un augurio».

Spazio inquinato: così Starlink di Elon Musk minaccia l’atmosfera

Starlink, il progetto di internet via satellite avviato nel 2015 da Elon Musk e sul quale c’è stato qualche attrito in passato col governo Meloni, è tornato nei cieli italiani la sera del primo maggio, regalando ai social nuove immagini del “trenino” di 29 satelliti, visibile da varie località di Piemonte e Lombardia. Dietro lo spettacolo luminoso, tuttavia, si cela quello che molti scienziati considerano un esperimento su scala planetaria dai contorni ancora poco controllati, come segnala SpaceWeather.com.

Spazio inquinato: così Starlink di Elon Musk minaccia l’atmosfera
Satelliti Starlink in orbita sopra l’atmosfera terrestre (foto Imagoeconomica).

La minaccia dell’ossido di alluminio: occhio alle microparticelle

Lo spettacolo celeste nasconde infatti importanti implicazioni per la contaminazione dell’atmosfera terrestre. I satelliti Starlink sono progettati per l’autodistruzione dopo circa 2/3 anni di attività, un’obsolescenza che in termini d’inquinamento genera 30 chilogrammi di ossido di alluminio per unità. Con una frequenza di un satellite bruciato ogni 16 ore si può dire che, solo nei primi quattro mesi del 2026, sono state cinque le tonnellate di ossido di alluminio immesse nella stratosfera e nella mesosfera. È proprio l’ossido di alluminio a rappresentare la minaccia maggiore per la nostra atmosfera. Le microparticelle di questa sostanza hanno un impatto negativo, ancora una volta, sullo strato dell’ozono. I danni collaterali sono a oggi imprevedibili, ma potenzialmente irreversibili.

Il problema del litio: concentrazione aumentata di 10 volte

Secondo lo studio tedesco pubblicato sulla rivista accademica Communications Earth & Environment a febbraio 2026, il passaggio delle tecnologie di SpaceX, in questo caso il razzo Falcon 9, causerebbero inoltre un aumento di 10 volte della concentrazione di litio naturalmente presente nell’atmosfera. Anche Focus sottolinea l’incremento problematico del metallo alcalino, assieme ad altre particelle inquinanti derivanti dalla disintegrazione di razzi e satelliti come il rame, il piombo e, nuovamente, l’alluminio.

Spazio inquinato: così Starlink di Elon Musk minaccia l’atmosfera
Sganciamento di un satellite Starlink (foto Imagoeconomica).

La nuova minaccia è meno visibile, ma potenzialmente più grave

Se fino a poco tempo fa i detriti spaziali e il rischio di collisioni con il traffico aereo sembravano rappresentare l’unico problema legato ai progetti di SpaceX, le analisi di SpaceWeather.com, riprese anche da Ansa, si concentrano su una minaccia meno visibile, ma potenzialmente più grave e duratura. E così, al prossimo passaggio del trenino luminoso, lo sguardo rivolto al cielo potrebbe non essere più di stupore, bensì di crescente preoccupazione.

Il capo della Uno Bianca: “Ci hanno chiesto di uccidere e l’abbiamo fatto”

AGI - Il capo della Banda della Uno Bianca, Roberto Savi, intervistato nel carcere di Bollate da Francesca Fagnani per la trasmissione 'Belve Crimè, in onda questa sera dalle 21.20 su Rai 2, per la prima volta, dopo 32 anni di silenzio, ha rilasciato alcune dichiarazioni che stanno sollevando polemiche, soprattutto da parte dei parenti delle vittime. RaiPlay ha diffuso un'anteprima con alcuni passaggi dell'intervista, definita "intensa e complessa, con rivelazioni che potrebbero riaprire anche i processi, come da tempo chiedono i familiari delle vittime, convinti che la verità giudiziaria accertata non coincida pienamente con quella storica". Roberto Savi sta scontando l'ergastolo.

La banda

La banda della Uno Bianca era composta quasi interamente da poliziotti e, tra il 1987 e il 1994, uccise 23 persone e ne ferì 100. L'intervista verte su uno dei fatti di sangue più controversi della storia della Uno Bianca: l'omicidio nell'armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio del 1991, vittime la titolare Licia Ansaloni e il suo collaboratore, l'ex carabiniere Pietro Capolungo. Roberto Savi, rispondendo alle domande di Fagnani, rivela che, per quanto riguarda l'assalto all'armeria, "non si tratto' di una rapina", come invece stabilito dalle sentenze. "Ma va là, la rapina - rimarca Salvi -. Chi va a rapinare pistole? Non avevamo nient'altro che pistole in quella casa". 

Il motivo dell'uccisione di Capolungo, secondo Savi, sarebbe che "lui era ex dei servizi particolari dei Carabinieri. Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera. Che scusa prendiamo?". Secondo Savi, il raid all'armeria bolognese é stata una delle azioni che era stata chiesta alla banda dagli 'apparati'.

Le dichiarazioni

"Ogni tanto venivamo chiamati: 'Facciamo così, e facevamo così'", racconta l'ex poliziotto che ribadisce che sarebbe stata chiesta l'uccisione di Capolungo "perché era un carabiniere. Era tutto insieme di cose intrallazzate. Lui era un ex dei servizi particolari dei carabinieri, i servizi segreti dell'Arma". "Capitava che faceste qualcosa, qualche azione perché chiesta da altri?" gli viene dunque chiesto dalla conduttrice. "Ci sono degli uffici particolari che hanno un apparato e noi eravamo di quelli che, delle volte, appunto, abbiamo fatto quel lavoro lì", risponde Savi.

"Vi hanno chiesto di eliminarlo?", domanda Fagnani e Savi annuisce. "Tutte le settimane - dice ancora Savi -, passavo due o tre giorni a Roma". "Con chi parlava?", chiede Fagnani. "Eh, con chi parlavo, andavo giù per parlare con loro". "Loro chi? I Servizi?", insiste la conduttrice. "Ma sì - risponde il capo della Uno Bianca -. Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere".

Fagnani chiede ancora come mai la banda fu catturata dopo così tanto tempo. "Ce la mettevano tutta ma non ci trovavano, non ci prendevano", risponde Savi. E quando Fagnani gli ricorda alcune parole da lui pronunciate ("A un certo punto della storia si sono inseriti dei personaggi che non sono dei delinquenti, i quali ci hanno garantito la copertura della rete investigativa"), Savi risponde: "é vero". 

La reazione delle vittime

"Roberto Savi dice solo falsità. Noi parenti delle vittime siamo indignati e, se avesse qualcosa di reale da dire, dopo 32 anni in cui non ha mai parlato, parlerebbe ai magistrati. è un'operazione sospetta". Cosi' all'AGI, Alberto Capolungo, presidente dell'associazione delle vittime della Uno Bianca, commenta l'intervista rilasciata a Savi.

"Quando abbiamo saputo dell'intervista siamo rimasti scioccati e interdetti, sarebbe stato cortese essere avvertiti, invece non l'hanno fatto nè il magistrato di sorveglianza che ha concesso il permesso nè la redazione di Belve"

"Io avrò quattro minuti a disposizione per parlare in Parlamento in occasione della Giornata in ricordo delle vittime di stragi e terrorismo, il 9 maggio. A Roberto Savi, invece, viene concesso ben altro palcoscenico e ribalta, in prima serata, in televisione, con milioni di telespettatori ad ascoltarlo. Siamo amareggiati", ha aggiunto Capolungo.

La rapina di via Volturno a Bologna,

Riguardo la rapina dell'armeria di via Volturno a Bologna, di cui Savi parla nell'intervista e in cui la banda uccise l'ex carabiniere Pietro Capolungo, padre di Alberto Capolungo, dice: "Savi dice cose che non sono vere, mio padre era in pensione, faceva l'orto dei pensionati a Castel Maggiore, la sua esistenza è facilmente ricostruibile, sia quella lavorativa nei Carabinieri, prima alla caserma di via dei Bersaglieri e poi al Nucleo traduzioni del tribunale, e poi quella da pensionato. Non era certo nei servizi segreti e lo sanno tutti".

"So che altri giornalisti anche noti - prosegue - si erano rivolti in passato ai magistrati per avere la possibilità di intervistare Savi. Mi chiedo come mai ci sia questa operazione ora, che per noi è altamente negativa e anche sospetta e perchè, dopo 32 anni, Savi vada a dire queste cose in tv". "Per noi familiari comunque - conclude -, è molto doloroso e siamo indignati".

Il Pd e i riformisti in fuga: anatomia di una diaspora che non fa sistema

Insieme a te non ci sto più, guardo le nuvole lassù… Il riformismo italiano è in cerca d’autore, di leadership, di direzione. Nel frattempo però si limita a togliere il disturbo. Dal Pd, tendenzialmente. Marianna Madia lunedì ha lasciato il partito di Elly Schlein, non una sorpresa a dire il vero. I riformisti delle chat riformiste aspettavano questo annuncio riformista da tempo. Questione di giorni, di mesi, di anni, ma alla fine l’ex ministra dei governi Renzi e Gentiloni si è congedata, ha spiegato che proseguirà la battaglia altrove, dentro Italia viva ma da indipendente (una definizione invero assurda, ma tant’è), per liberare l’Italia da Giorgia Meloni e i suoi. 

Il Pd e i riformisti in fuga: anatomia di una diaspora che non fa sistema
Marianna Madia (Imagoeconomica).

I tentennamenti di Delrio e il futuro di Comunità Democratica

E ora? Ora potrebbero andarsene altri; quello di “indiziato speciale a lasciare il Pd” da qualche tempo è diventato una professione. Il primo che viene in mente è Graziano Delrio, che punterebbe a far crescere Comunità Democratica, l’associazione nata per dare sfogo e spazio ai cattolici del centrosinistra che non sanno che farsene dello schleinismo. Il passo in avanti potrebbe essere quello di dare vita a una Cosa Centrista, ma Delrio – pur molto presente nel dibattito pubblico, con le sue idee che non convergono con quelle della segreteria – ha fin qui sempre evitato di fare la mossa successiva, quella che conduce fuori dal partito. Forse perché fuori dalla chiesa democratica non v’è salvezza e anche il più scazzato fra i riformisti sa che lo spettro del 2 per cento è sempre in agguato.

Il Pd e i riformisti in fuga: anatomia di una diaspora che non fa sistema
Graziano Delrio (Imagoeconomica).

La solita Pina nel fianco

Ma ci sono anche altri nomi che vengono in mente. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, quasi quotidianamente evidenzia i limiti della segreteria del Pd, in uno scontro continuo che come minimo le potrebbe costare l’esclusione dalle liste al prossimo giro. Anche lunedì ha sferzato il Nazareno, parlando all’Ansa, dopo l’uscita di Madia: «È un silenzio preoccupante e onestamente inspiegabile quello del Nazareno su una ferita dolorosissima per il Pd: l’addio di una delle fondatrici del partito, Marianna Madia. L’uscita di Madia non può essere derubricata a fatto personale, racconta un disagio che riguarda la natura del partito e per questo non meriterebbe affatto il silenzio come risposta». In fondo è lo stesso silenzio che viene riservato anche a Picierno, quando parla di Russia e viene attaccata dai filo putiniani eccetera eccetera.

Il Pd e i riformisti in fuga: anatomia di una diaspora che non fa sistema
Pina Picierno (Imagoeconomica).

Gori pronto a un congresso che forse non ci sarà

Giorgio Gori, europarlamentare del Pd, sembra essere pronto a tutto, ha passato gli ultimi mesi a costruire un dialogo tra il Pd e quei mondi che l’attuale segreteria non sembra voler affatto presidiare (gli imprenditori). Pronto a tutto, persino a un congresso se ci dovesse mai essere, anche se lo stesso ex sindaco di Bergamo non pensa che effettivamente ci sarà; d’altronde l’unica competizione che Schlein stavolta condivide, avalla, accetta è una in cui non c’è partita. Una non-partita, insomma, che peraltro non danneggi troppi chi è appena passato – occhiali a goccia e bagagli – nelle file della maggioranza, vale a dire Stefano Bonaccini, il cui ruolo di presidente del Pd regge finché gli viene garantito lo spazio di alfiere riformista. Un ruolo su cui in diversi ex compagni di Energia Popolare, a cominciare da Lorenzo Guerini, hanno qualcosa da ridire. 

Il Pd e i riformisti in fuga: anatomia di una diaspora che non fa sistema
Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Il vero problema dei riformisti è la modalità del dissenso

Ma il problema più grosso dei riformisti, oggi, è la modalità di dissenso. Se ne vanno alla spicciolata, prima Elisabetta Gualmini (verso Azione), ora Madia (verso Italia viva), quasi per caso, a distanza di molte settimane, senza una prospettiva organica. Rompono ma non del tutto, perché rimangono comunque nell’alveo del campo largo, specie ora che Renzi è diventato il primo tifoso, novello portavoce, dell’alleanza di centrosinistra per provare a battere Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche. Traslocano, semmai, senza fare troppi danni. Il rischio di questa spicciolata è che diventi sterile, non produca niente se non altro spaesamento, in attesa che le Politiche si compiano. La vittoria referendaria ha senz’altro rinvigorito Schlein, spingendo la notte più in là. Ma i riformisti sembrano ipotizzare che l’anno prossimo per Schlein, alle elezioni, quando non ci saranno (forse) magistrati a far campagna elettorale con l’opposizione, arriverà una secchiata d’acqua gelida. 

Il Pd e i riformisti in fuga: anatomia di una diaspora che non fa sistema
Elly Schlein (Imagoeconomica).