Xi a Trump: «La gestione errata di Taiwan può portare a un conflitto»

Sono tanti i temi sul tavolo dell’atteso bilaterale di Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump: dai dazi ai chip, fino alle terre rare e alla guerra all’Iran, senza dimenticare la questione di Taiwan. Sollevata in apertura dell’incontro dal presidente cinese, che l’ha definita «la più importante nelle relazioni tra Pechino e Washington», per poi avvertire: «Se gestite bene, le relazioni bilaterali possono garantire una stabilità generale. Se gestite male, i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l’intero rapporto sino-americano in una situazione molto pericolosa». L’indipendenza di Taiwan e la pace nello Stretto di Formosa, ha ribadito Xi, «sono incompatibili».

Xi cita la trappola di Tucidide e le guerre del Peloponneso

«Se Cina e Stati Uniti riusciranno a superare la “trappola di Tucidide” e a inaugurare un nuovo paradigma nelle relazioni tra le grandi potenze; se saremo in grado di unire le forze per affrontare le sfide globali e infondere maggiore stabilità nel mondo; se saremo in grado di rispondere al benessere dei nostri due popoli e al futuro e al destino dell’umanità, e di creare insieme un futuro radioso per le relazioni bilaterali: queste, si potrebbe dire, sono domande di storia, domande del mondo e domande dei popoli», ha dichiarato inoltre Xi. La “Trappola di Tucidide” è un concetto geopolitico che descrive la tendenza strutturale al conflitto quando una potenza emergente minaccia di spodestarne una egemone consolidata. L’espressione, coniata dal politologo Graham Allison, trae ispirazione da Guerra del Peloponneso di Tucidide, resoconto del conflitto che si tenne nel V secolo a.C. tra Atene (in ascesa) e Sparta (già una potenza).

Xi a Trump: «La gestione errata di Taiwan può portare a un conflitto»
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Trump smorza: «Avremo un futuro fantastico insieme»

Da parte sua, Trump durante i saluti iniziali del bilaterale ha parlato di «fantastico rapporto» con Xi, definendo il presidente cinese «un grande leader» di cui ha «enorme rispetto», aggiungendo: «Avremo un futuro fantastico insieme». È la prima visita di un presidente americano in Cina da quella compiuta dallo stesso Trump a novembre del 2017. Tra gli obiettivi principali della Casa Bianca possibili accordi nei settori dell’agricoltura e, probabilmente, la conferma di un maxi ordine di aerei Boeing da parte di Pechino.

Tribunale Usa sospende le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese

Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha annunciato che un tribunale del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte a suo carico dall’amministrazione Trump. In un post su X, Albanese ha riferito che il giudice ha stabilito che «tutelare la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico», ringraziando la figlia e il marito «per essersi fatti avanti per difendermi, e tutti coloro che hanno fornito aiuto finora». Il giudice Richard Leon ha concesso l’ingiunzione in risposta a una causa intentata dalla sua famiglia, che aveva descritto il grave impatto che le sanzioni avevano sulla loro vita e sul loro lavoro, inclusa la possibilità di accedere alla loro abitazione nella capitale federale. In particolare, Leon ha ritenuto che le sanzioni potrebbero costituire una violazione dei diritti garantiti dal primo emendamento ad Albanese e ai suoi familiari. ù

High School Game, la maxi sfida degli studenti che cambia la scuola

AGI - Entra nella fase conclusiva la XIV edizione di High School Game, il concorso didattico nazionale che quest'anno ha coinvolto oltre 400 istituti scolastici superiori da tutta Italia. Tra i suoi principali obiettivi, l’apprendimento attraverso strumenti innovativi. La finale dell'evento si terrà domenica 17 e lunedì 18 maggio a bordo della nave Cruise Barcelona di Grimaldi Lines, ormeggiata al Molo 21 del Porto di Civitavecchia.

High School Game - che è patrocinato dal Ministero della Cultura, dalla Fondazione UniVerde e dal MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) - è il più grande torneo nazionale dedicato agli studenti delle scuole superiori italiane; si tratta di un format educativo che unisce formazione e intrattenimento attraverso un quiz interattivo, con il coinvolgimento, ogni anno, di migliaia di studenti in un percorso strutturato su temi di grande attualità.

Obiettivi del progetto educativo

L’obiettivo è favorire l’orientamento post-diploma, promuovere la cittadinanza attiva e stimolare l’apprendimento tramite linguaggi vicini alle nuove generazioni.

Il percorso e la selezione finale

 

 

Il progetto si sviluppa in una serie di appuntamenti - iniziati lo scorso 16 febbraio - con quiz accessibili da smartphone e tablet, per arrivare alla selezione finale del 18 maggio in cui vengono proclamati i vincitori. Un progetto nato dall’intuizione dell’imprenditore Emanuele Gambino, che ha trasformato il linguaggio del quiz in uno strumento di crescita e partecipazione per le nuove generazioni.

A partire dalla mezzanotte di domenica 17 maggio, il programma prevede il Welcome on Board dedicato a docenti e ospiti e il Party High School Game per gli allievi.

La sfida finale e i temi affrontati

L’attesissima sfida finale - il quiz show condotto da Alessandro Greco e Federica Bertoni - si gioca la mattina di lunedì 18, tra le ore 9.30 e le 13.00, presso il Salone Smaila’s: qui le classi che hanno superato le prove si confrontano sulle tematiche affrontate nel corso dell’anno. Anche per l’edizione 2025/2026, si conferma un elevato livello di preparazione e coinvolgimento degli studenti su temi di attualità, tra i quali cyberbullismo, educazione ambientale, inclusione, sicurezza e alimentazione.

 

 

Premi per gli istituti vincitori

Tra i premi destinati ai tre istituti vincitori, sono previsti esclusivi viaggi-evento a Barcellona per l’intera classe a bordo delle navi di Grimaldi Lines, main partner del concorso sin dalla prima edizione. Inoltre, la classe vincitrice del primo posto riceve sei corsi di formazione sportiva riconosciuti da EPS CONI offerti da ESEI.

Interventi degli atenei partner

Nel corso della mattinata si articolano gli interventi di rappresentanti degli Atenei partner con i loro contest tematici. Tra questi partecipano: Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli – con l’intervento di Roberto Marcone, Delegato del Rettore all’Orientamento, sul progetto “AI Evolution”, dedicato all’intelligenza artificiale, all’etica e alla cittadinanza digitale; LUMSA di Roma – con la presentazione del contest “Social Sciences” dedicato alle scienze sociali e all’orientamento universitario; LABA, Libera Accademia di Belle Arti di Firenze – con l’intervento sul contest “Creative Arts” per avvicinare gli studenti al mondo delle arti visive e digitali. Spazio alle domande finali da parte degli studenti.

Il progetto Respecto e gli ospiti

L’evento si apre con la presentazione del progetto crossmediale “Respecto”, realizzato in media partnership con Rai Cinema Channel, che utilizza cortometraggi e dinamiche di gioco per affrontare temi sociali attraverso storie e personaggi memorabili, stimolando nei giovani riflessione, consapevolezza ed empatia. Nel dettaglio, i ragazzi potranno assistere alla proiezione del cortometraggio “Imperfecta” - prodotto da ONE MORE PICTURES con Rai Cinema - dedicato all’accettazione di sé e del proprio corpo. Ospite l’attrice Federica Franzellitti, che interviene nel corso dell’evento per raccontare la propria carriera artistica e approfondire il tema della body acceptance, condividendo la sua esperienza personale e professionale.

Istituzioni, associazioni e testimonial

Alla finale nazionale partecipano rappresentanti del Terzo Settore, Istituzioni e Testimonial: l’Associazione Fare x Bene ETS, con la Direttrice Generale Giusy Laganà, Valentina Pitzalis e Lorenzo Galimberti, sul tema della violenza sulle donne, della lotta al bullismo e cyberbullismo; la Polizia Postale di Roma con Emiliano Farascioni; la Polizia Stradale di Milano e AIFVS - con Rodica Streja - sul tema della sicurezza stradale; l’associazione di promozione sociale OPES; Med Mind azienda partnership del progetto; Sport&Smile sul tema dello sport e della sana alimentazione, con la partecipazione dell’atleta Ambra Lo Bianco e il nuotatore recordman Paolo Capizzi; e le associazioni no profit Plastic Free con la Segretaria Generale Margherita Maiani e la Fondazione UniVerde con l’On. Alfonso Pecoraro Scanio, entrambe impegnate sulle tematiche legate alla sostenibilità ambientale.

 

 

Altro che Iran, la vera minaccia per Trump è l’aumento del costo della vita

Prima di salire sull’Air Force One diretto a Pechino, Donald Trump ha messo in chiaro di non essere preoccupato «nemmeno un po’» dell’inflazione cresciuta più delle attese e dei prezzi della benzina schizzati alle stelle (almeno per gli standard Usa), dicendosi convinto che tutto tornerà alla normalità una volta terminata la guerra contro l’Iran. Sarà. Ma i fatti dicono che il presidente americano è volato da Xi Jinping in un periodo di crisi economica tra i più cupi della sua permanenza alla Casa Bianca, con un Paese duramente colpito dall’aumento del costo della vita. Una minaccia gravissima in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, ben più del nucleare di Teheran.

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La corsia di un supermarket Walmart negli Usa (Ansa).

I prezzi stanno crescendo più degli stipendi

Secondo il Bureau of Labour Statistics, i prezzi al consumo hanno registrato nel mese di aprile un aumento dello 0,4 per cento su base mensile, superiore al +0,3 stimato dal mercato, dopo il +0,2 di marzo. Su base annua, l’inflazione è arrivata al 3,8 per cento: per la prima volta in tre anni, i prezzi stanno crescendo più velocemente dei salari (cresciuti del 3,6 per cento), annullando i guadagni in termini di potere d’acquisto reale.

Negli Usa è salita alle stelle persino la benzina

Il prezzo medio della benzina è ora vicino a 4,50 dollari al gallone, che equivale a 3,7 litri. Costo che sarebbe ottimo per gli italiani, ma non per gli statunitensi, che un anno fa per un gallone pagavano 3,14 dollari. Per alleviare la pressione sugli automobilisti, Trump sta valutando una sospensione temporanea della tassa federale sulla benzina.

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I prezzi della benzina a un distributore negli Usa (Ansa).

Il debito delle famiglie ha raggiunto il massimo storico

Secondo i nuovi dati pubblicati dalla Federal Reserve, il debito delle famiglie statunitensi, che si affidano sempre più a carte di credito e prestiti per assorbire l’aumento dei costi, ha raggiunto il massimo storico di 18.800 miliardi di dollari nei primi tre mesi del 2026. Axios scrive che gli americani hanno subito un aumento dei prezzi al consumo di quasi il 30 per cento dal 2020, cioè dall’inizio della pandemia di Covid: un costo cumulativo che non si è mai completamente riassorbito. E a marzo il tasso di risparmio personale è sceso al 3,6 per cento: si tratta del livello più basso dal 2022, dovuto al fatto che le famiglie a basso reddito hanno utilizzato i propri risparmi per coprire le spese essenziali.

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La Federal Reserve (Imagoeconomica).

L’accelerata del debito pubblico dal suo ritorno al potere

A questo si aggiunge un debito pubblico federale che supera i 39 mila miliardi di dollari (oltre il 120 per cento del Pil, che va detto è in aumento). Un debito enorme lasciato in buona parte dall’Amministrazione Biden e dovuto alla crisi pandemica, certo. Ma con il ritorno alla Casa Bianca di Trump c’è stata un’accelerata senza precedenti del ritmo dell’indebitamento. Insomma, la credibilità economica degli Stati Uniti, promessa centrale del ritorno al potere di The Donald, sta crollando.

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Donald Trump (Ansa).

Per due terzi degli americani il Paese è «fuori controllo»

Un nuovo sondaggio della Cnn ha rilevato che il 70 per cento degli americani disapprova la politica economica di Trump: il dato non aveva mai superato il 50 per cento durante il suo primo mandato, nemmeno in tempo di Covid. E il 77 per cento degli intervistati, inclusa la maggioranza dei repubblicani, ritiene che le politiche di Trump abbiano fatto aumentare il costo della vita. Un’indagine YouGov/Economist ha invece rilevato che due terzi degli americani ormai considerano il Paese «fuori controllo». Secondo i sondaggisti di AtlasIntel, i democratici alle midterm potrebbero prendersi il 55 per cento dei seggi alla Camera.

Altro che Iran, la vera minaccia per Trump è l’aumento del costo della vita
Donald Trump (Ansa).

La strategia di Trump tra rassicurazioni e misure d’emergenza

Oltre ad appoggiare la sospensione della tassa federale sulla benzina, misura di emergenza solitamente riservata ai periodi di grave crisi per i consumatori, Trump ha inoltre esortato il Congresso ad approvare il disegno di legge bipartisan 21st Century ROAD to Housing Act, che mira a ridurre i costi abitativi, incentivare lo sviluppo edilizio e vietare ai grandi investitori di Wall Street di acquistare abitazioni unifamiliari. Un modo per strizzare l’occhio a tutto l’elettorato: l’accessibilità economica degli alloggi, un elemento centrale dell’American dream, negli ultimi anni è diventata una chimera a causa di tassi ipotecari elevati e prezzi delle case saliti alle stelle. «Con la normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz, gli americani vedranno nuovamente crollare i prezzi della benzina, crescere i salari reali, rallentare l’inflazione e continuare ad affluire trilioni di investimenti», ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca Kush Desai, sottolineando che Trump «era stato chiaro riguardo ai disagi a breve termine derivanti dall’operazione Epic Fury». Basteranno una manciata di rassicurazioni e qualche misura d’emergenza a salvare Trump e i seggi del Grand Old Party al Congresso?

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti

Lo Stretto di Hormuz è uno snodo energetico essenziale e il mancato accordo sulla sua riapertura sta generando un impatto geopolitico dirompente. La persistente tensione nell’area non incide, però, solo sul flusso di petrolio, gas e merci: genera ricadute sugli ecosistemi marini, spinge aziende a fare di necessità virtù, condiziona persino le vacanze e il nostro modo di vestire. È in questa intersezione che emergono gli effetti collaterali del corridoio più sensibile del mercato energetico globale.

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Lo Stretto di Hormuz.

Balene vs mercantili: i cambi rotta che distruggono ecosistemi

PortWatch, il portale open-source gestito dal Fondo monetario internazionale, ha riportato che tra marzo e aprile di quest’anno 89 navi commerciali hanno attraversato il Capo di Buona Speranza al fine di evitare lo stretto mediorientale, il doppio rispetto al 2023. Con una popolazione di balene che vanta più di 40 specie, il rischio di collisione tra navi e cetacei al largo della costa sudafricana è pericolosamente aumentato, come conferma l’International Whaling Commission di Pretoria. Un danno collaterale la cui portata è difficile da stimare perché le carcasse dei cetacei uccisi nelle collisioni affondano, rendendone complicata la documentazione.

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Il Capo di Buona Speranza.
Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Balena rilevata da un drone militare (foto Ansa).

La guerra che cambia i packaging giapponesi

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto ricadute inattese anche nel settore degli snack. Calbee, una delle aziende più note del Giappone per la produzione di patatine, è stata costretta a sostituire il suo iconico packaging colorato con confezioni in bianco e nero: una scelta che ha poco a che vedere con una strategia di vendita. Il colosso giapponese utilizza infatti la nafta, un derivato del petrolio da cui si ricava l’inchiostro colorato, per realizzare le sue grafiche distintive. Ma il flusso di petrolio interrotto ormai da mesi ha reso necessario un cambio radicale, destinato a modificare la palette degli scaffali dei supermercati asiatici. L’azienda ha specificato che il mutamento estetico non è una mossa studiata per far parlare di sé, bensì un passaggio obbligato per garantire la continuità della produzione. Ma Calbee è in buona compagnia: a inizio maggio anche la società specializzata nella produzione di cibi precotti Itoham Yonekyu ha dichiarato di voler tagliare i costi di produzione riducendo la tavolozza di colori del proprio packaging.

Siamo alle porte di una crisi tessile: fibre sintetiche nel mirino

A risentire della scarsità di petrolio è anche l’industria del fashion. A evidenziarlo è stato Panorama, che ha lanciato l’allarme sulle fibre sintetiche derivate dal petrolio, come poliestere, nylon e acrilico, materiali che rappresentano circa due terzi della produzione tessile mondiale. Con le forniture interrotte e l’aumento dei costi legato alla crisi del greggio, i produttori tessili asiatici stanno virando verso fibre naturali come il cotone. Una domanda crescente che, prevedibilmente, sta facendo lievitare anche il prezzo delle materie prime.

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Industria tessile (foto Unsplash).

Ferie in pericolo: voli estivi a rischio cancellazione

La crisi potrebbe avere effetti anche sulle vacanze estive. I ministri dei trasporti dell’Unione europea si sono riuniti in videoconferenza per valutare l’eventualità di cancellazioni nei mesi più caldi. Il verdetto ufficiale evita toni catastrofisti, parlando ancora di uno scenario possibile più che certo. Ma la probabilità cresce se si considerano le dichiarazioni degli scorsi giorni del capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, secondo cui l’Europa dispone di jet fuel soltanto per «sei settimane», una situazione che ha definito «davvero critica».

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Volo Ryanair (foto Imagoeconomica).

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump

Lunedì 11 maggio, il Wall Street Journal ha pubblicato un’inchiesta che chiude un copione durato un mese: gli Emirati Arabi Uniti hanno condotto attacchi militari segreti contro l’Iran. Tra i bersagli la raffineria di Lavan Island, centrata l’8 aprile. Il WSJ usa il plurale: «strikes». Non un colpo isolato, una campagna, e per di più condotta poche ore dopo il cessate il fuoco. Un po’ come il pugile che tira un cazzotto dopo il gong.

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Il presidente degli Emirati, Mohammed bin Zayed Al Nahyan (Ansa).

L’attacco segreto degli Emirati contro l’Iran

La cronologia è importante. L’8 aprile, quando negli Emirati è mezzanotte, Donald Trump pubblica su Truth Social l’accordo di cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan. È il gong. Poche ore dopo l’annuncio (alle 10 iraniane) i Mirage 2000-9 dell’Aeronautica emiratina colpiscono la raffineria di Lavan Island nel Golfo Persico. Un attacco «vile», commenta la National Iranian Oil Refining and Distribution Company. Un’ora dopo arriva la ritorsione di Teheran: 17 missili balistici e 35 droni piovono sugli Emirati, 28 droni sul Kuwait. Il WSJ rivela che gli americani erano a conoscenza dell’attacco emiratino. Dubai dal canto suo non conferma né smentisce.

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Donald Trump (Ansa).

La risposta chirurgica di Teheran su Fujairah

Il 4 maggio, 26 giorni dopo Lavan, l’Iran torna all’attacco con 12 missili balistici, tre cruise e quattro droni. Uno penetra le difese aeree e colpisce il terminal petrolifero di Fujairah nella Petroleum Industries Zone (FOIZ). La scelta del bersaglio è chirurgica. Fujairah è il porto sul Golfo dell’Oman, a 130 chilometri a est di Dubai e oltre lo Stretto di Hormuz. È il terminal della Habshan-Fujairah pipeline — nota come ADCOP — 380 chilometri di tubi che portano il greggio dai giacimenti di Abu Dhabi al Golfo dell’Oman senza passare per Hormuz. Capacità: 1,5 milioni di barili al giorno. È l’unica via di esportazione alternativa allo Stretto che gli Emirati hanno costruito come polizza assicurativa contro i blocchi. Quando Hormuz è stato chiuso a marzo, l’export di Fujairah è cresciuto da 1,17 a 1,62 milioni di barili al giorno. L’Iran dunque sapeva esattamente dove colpire, e la proporzione fra i due bersagli è il dato che chiude la partita. Se Mohammed bin Zayed ha tirato il pugno dopo il gong colpendo un’unghia – Lavan, 55 mila barili al giorno di capacità di raffinazione e danno riparabile in uno, due mesi – l’Iran ha aspettato il momento giusto e ha centrato l’arteria principale cioè Fujairah, l’unica via di export alternativa a Hormuz degli Emirati.

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Il porto di Fujairah (Ansa).

Il fallimento di Trump e l’intervento di MBS

Intanto il 5 maggio Trump lancia l’Operation Project Freedom per scortare le navi mercantili intrappolate nello Stretto. È la mossa pensata per dimostrare agli elettori americani, in vista delle midterm, che la guerra non è persa. Ma l’operazione si rivela un flop: solo due navi civili attraversano il corridoio. E qui entra in scena Mohammed bin Salman. Il principe ereditario saudita è stato preso alla sprovvista dall’annuncio di Trump e così risponde negando a Washington l’uso della Prince Sultan Airbase e dello spazio aereo. Il Kuwait fa lo stesso. Trump prova inutilmente a fargli cambiare idea, e il 6 maggio Project Freedom è sospeso. L’unica operazione militare americana pensata per riaprire Hormuz è morta dopo 24 ore di vita. Come commenta il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf «l’operazione Trust me bro è fallita».

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Il principe saudita Mohammed bin Salman (foto Ansa).

In quel momento si è capito che il sistema strategico del Golfo è cambiato. Gli Stati Uniti non possono condurre operazioni militari nel Golfo senza autorizzazione saudita. MBS ha dimostrato che la chiave del Golfo è Riad, e che senza Riad la potenza americana è bloccata. E mentre il mito della neutralità emiratina si sgretola, a Trump non resta che volare da Xi a Pechino perché ha bisogno della Cina per chiudere una guerra che gli alleati del Golfo non vogliono più subire.

La Global Sumud Flotilla si prepara a salpare ancora

La Global Sumud Flotilla è pronta a salpare giovedì 14 maggio con un convoglio di imbarcazioni diretto verso la Striscia di Gaza dal porto di Marmaris, località della Turchia sudoccidentale vicina all’isola greca di Rodi. Lo hanno annunciato gli attivisti durante una conferenza stampa. Il convoglio sarà formato in tutto da 54 imbarcazioni: una trentina sono giunte dalla Grecia, mentre le altre si trovavano già in Turchia. A bordo dei natanti ci saranno circa 500 attivisti. «A seguito dell’intercettazione illegale di imbarcazioni in acque internazionali e delle documentate violenze contro attivisti internazionali, la Flotilla sta procedendo con la fase finale della sua missione per rompere l’assedio alla Palestina», si legge sui social.

Fan da tutta Italia per Kate: “E’ la nuova Lady Diana”

AGI - L'inchino davanti ai bambini in piazza. L'abbraccio a una ragazza disabile inglese arrivata da Berlino. Le tante strette di mano. Il protocollo 'regale' che cede il passo alle chiacchiere con i fan. La curiosità nell'ascoltare i racconti delle pioniere del Reggio Emilia Approach che con la vendita di un carro armato, abbandonato dai tedeschi in fuga, realizzarono il primo asilo del popolo. Kate Middleton incanta migliaia di ammiratori arrivati da tutta Italia per non perdersi la sua prima visita all'estero dopo la malattia. Per molti la principessa del Galles è la nuova Lady Diana. "Il sorriso, lo stile, l'empatia con le persone e il suo impegno per il sociale. È l'incarnazione di Lady D", dice Margherita, operatrice sanitaria in fila dietro le transenne da questa mattina presto. "È molto amorevole con i bambini e con le persone comuni. È una di noi".

Una figura, Lady Diana, che è più volte evocata dai fan in attesa di stringere la mano o di scattare un selfie con la principessa del Galles. Tra il pubblico c'è anche Maria, cittadina ucraina che vive a Reggio Emilia. In braccio coccola la sua piccola di pochi mesi. "Voglio ringraziare Kate anche a nome del mio Paese", le parole della giovane mamma. Fuori dal municipio la moglie dell'erede al trono britannico ha salutato il suo pubblico. "È bellissima, un'icona di stile", il commento entusiasta di Rebecca, che da Bologna è venuta per ammirare la principessa. "Le ho stretto la mano. Era molto contenta di essere qui. Ci ha detto che deve migliorare il suo italiano. Ma il suo 'ciao' era... perfetto".

La testimonianza di una coppia sopravvissuta al sisma del 2012

Gillian e Roberto, lei inglese e lui reggiano, il 31 maggio del 2012 erano tra gli sfollati del terremoto che colpì l'Emilia. Mentre a Londra si festeggiava sul Tamigi per la parata in onore della regina Elisabetta (scomparsa qualche mese dopo), loro dormivano sotto una tenda nel giardino di casa a Novi di Modena, epicentro del sisma. E oggi sono tra la folla impaziente di salutare Kate Middleton in visita per due giorni a Reggio Emilia.

Gillian Walk è una maestra in pensione, tra le protagoniste del Reggio Emilia Approach al centro della missione italiana della principessa del Galles. Insegnava inglese in tre scuole a Correggio, nel Reggiano, ai bambini dai 3 ai 5 anni.

"La principessa dà un bel messaggio con la sua visita che valorizza questo approccio educativo. Ha un grande stile ed è un esempio di coraggio per la sua lotta contro la malattia", dice. E mentre parla stringe un cappellino con i colori della bandiera britannica. Lo sguardo è vispo. Più assonato il marito Roberto Ferretti, ex artigiano nel tessile. Sono partiti di buon mattino da Novi per accodarsi alla folla in attesa di Kate. Sono lontani i tempi del terremoto. "È andata bene. Siamo ancora qui", dice laconico.

Accordo tra Ludoil e Goi Energy, la raffineria di Priolo Gargallo torna italiana

Il gruppo Ludoil della famiglia Ammaturo ha concluso un accordo con Goi Energy per l’acquisizione della partecipazione detenuta dal ramo energetico del fondo di private equity cipriota ARGUS New Energy nel capitale di Isab, la società proprietaria della raffineria di Priolo Gargallo (Siracusa) e delle infrastrutture industriali, logistiche ed energetiche ad essa afferenti. La russa Lukoil aveva ceduto la raffineria a Goi Energy a maggio del 2023. L’operazione prevede una struttura articolata in due fasi. La prima interessa il 51 per cento delle quote e sarà subordinata all’esito positivo del procedimento di notifica dinanzi al Governo italiano ai sensi della normativa sul golden power, nonché all’ottenimento delle autorizzazioni Antitrust e regolatorie applicabili.

L’attuale organico sarà integralmente preservato

L’impianto di Priolo Gargallo costituisce il più grande complesso di raffinazione in Italia, con una capacità autorizzata di 20 milioni di tonnellate annue e una capacità bilanciata di 15 milioni di tonnellate. Sul piano occupazionale, l’attuale organico sarà integralmente preservato.

Consob, Freni si ritira dalla corsa alla presidenza

Il sottosegretario all’Economia Federico Freni (Lega) si ritira dalla corsa alla presidenza della Consob. L’ha annunciato lui stesso a Repubblica dopo averlo comunicato alla premier Giorgia Meloni, al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al leader del suo partito Matteo Salvini. La sua candidatura alla guida dell’autorità che vigila sui mercati finanziari era stata avanzata dal titolare del Mef alla riunione del consiglio dei ministri del 20 gennaio. La nomina era stata però bloccata dal vicepremier Antonio Tajani, contrario a indicare un politico ai vertici dell’ente. Nelle scorse settimane era maturato un ripensamento in Forza Italia, ma poi la contrarietà si è riaccesa. «Per noi è necessario un tecnico di alto profilo perché va evitata una lottizzazione politica della Consob. Non è una cosa contro Freni, è per non mettere un politico lì», ha spiegato il portavoce azzurro Raffaele Nevi secondo quanto riportato da Repubblica.