Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita

A metà maggio la fotografia dell’ex Ilva è desolante: gara di vendita non chiusa, scadenza di aprile disattesa, due offerenti formali ancora in campo, un piano B governativo che si sgonfia già nella settimana in cui è stato annunciato. E un dossier che ha cambiato scrivania.

Le offerte sul tavolo: pro e contro

La proposta di Flacks group

I due pretendenti in campo sono Flacks Group e Jindal Steel International. Il primo, family office di Miami fondato dal britannico Michael Flacks, ha depositato l’offerta l’11 dicembre 2025: 5 miliardi di investimenti, 8.500 posti garantiti, asset a un euro simbolico, Stato al 40 per cento del capitale. Il 30 dicembre 2025 il Mimit dà mandato di trattativa esclusiva. Sulla carta, le cifre piacciono al pubblico. Ma sotto le cifre, il curriculum siderurgico è semplicemente assente. La storia di Flacks Group del resto è fatta di real estate, retail, chimica, immobili. Sui metalli, al massimo, qualche partita di trading. Gestire un mostro come l’ex Ilva non si fa da un ufficio di Miami con un cv di vernici e palazzi. E i numeri lo dicono: a fine marzo i commissari chiedono coperture bancarie pluriennali, per Flacks sono condizioni «irricevibili» e chiede un vendor loan statale a fare da ponte. Tradotto: prima i soldi pubblici, poi vediamo.

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
Michael Flaks.

I numeri di Jindal Steel

Jindal Steel International, attraverso il presidente Naveen Jindal – accompagnato a Roma, Taranto e Genova dal figlio Venkatesh – ha presentato un’offerta vincolante il 21 marzo scorso: forno elettrico da 2 milioni di tonnellate a Taranto, dismissione del ciclo integrato entro il 2030, capacità a regime 6 mln di tonnellate di acciaio prodotte, investimento fino a 1 miliardo nei propri impianti, 3.600 dipendenti. Sulla carta garantisce una presenza globale nella siderurgia e la dotazione tecnica. Sotto la carta: se i soldi li mette lo Stato, la presenza globale non vale nulla. Il governo italiano deve mantenere la proprietà degli impianti di Taranto sino alle bramme, restare proprietario delle centrali, accollarsi forza lavoro e oneri CO2. Jindal prende solo i laminatoi di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi, Paderno Dugnano, Legnaro e Marghera, e i porti. E acquisterà fino a 4 milioni di tonnellate di bramme all’anno dagli impianti del governo, per tre anni, a prezzi di mercato. Quei prezzi non coprono i costi di un’area a caldo che brucia 50-100 milioni al mese: lo Stato venderà bramme in perdita a Jindal finché lei non avrà le sue dall’OmanGame over per Taranto come ciclo integrato. Si aggiunga che lo stesso Naveen Jindal aveva provato a comprare Thyssenkrupp Steel Europe in Germania, ma le trattative sono state sospese il 2 maggio per costi pensionistici e investimenti. A Berlino la due-diligence è stata fatta sul serio.

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
Sajjan Jindal con Aldolfo Urso (Imagoeconomica).

Cosa si muove (e cosa no)

Negli ultimi giorni è circolata la voce di una cordata di Flacks con Danieli Metinvest. Va letta con calma. Non c’è nulla di firmato: c’è un tavolo tecnico e ci sono colloqui. Danieli ha sempre detto di essere un fornitore di tecnologia, non un acquirente di brownfield; un eventuale ingresso in equity, secondo le ricostruzioni più precise, sarebbe limitato al 10 per cento (5 per cento Danieli e altrettamto Metinvest) e rinviato a una “seconda fase”. Dettaglio non secondario, a confermare il quadro è stato il presidente Danieli Alessandro Brussi: è il governo che ha messo Flacks in contatto con Metinvest e con Danieli. Tradotto: non è un’iniziativa industriale autonoma del fondo di Miami, è un puntellamento ministeriale a un offerente impallato sulle garanzie. Sull’altro lato del tavolo: Metinvest a Piombino è ancora in stallo. Domanda di VIA ripresentata ad aprile, dopo 36 quesiti inevasi sulla precedente; accordo di Programma non firmato, cantiere previsto entro fine 2026 ma in ritardo di un anno su un investimento da 3,2 miliardi. Chiedere a chi non ha ancora avviato Piombino di farsi carico dell’ex Ilva è un esercizio da retroscenisti. Sul fronte governativo, l’ipotesi Arvedi circolata la settimana scorsa è data per non più in piedi; l’ipotesi Qatar Steel resta sullo sfondo. Federmeccanica (Simone Bettini) ha rilanciato: Occorre «mantenere la produzione siderurgica e l’indipendenza degli approvvigionamenti». Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, chiede società mista Stato-privato e la nazionalizzazione: «Il pubblico investe attraverso Fincantieri e Leonardo, non vedo perché non possa investire in un settore strategico».

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
L’ex Ilva di Taranto (Imagoeconomica).

Il piano vecchio, archiviato da Urso

Vale la pena tornare al vecchio piano Jindal datato ottobre 2024 e archiviato dal ministro Adolfo Urso. È intestato a Jindal Steel (International) con un indirizzo che ricorre su ognuna delle 25 pagine: «Two Tribeca, Trianon 72261, MAURITIUS». La più grande acciaieria d’Europa offerta da una società domiciliata in una giurisdizione che per l’Ue resta nella zona grigia della pianificazione fiscale aggressiva. Condizioni: investimento fino a 3,01 miliardi entro il 2030, di cui 1,67 miliardi di grant pubblici già richiesti, più 606 mln per gli EAF e 660 per il secondo DRI. Due miliardi su tre li mette lo Stato. E a pagina 12, in chiaro, c’è la richesta di un decreto che garantisca immunità penale, civile e amministrativa all’offerente e ai suoi dirigenti per le responsabilità pregresse. Un Salva-Ilva prima di entrare. EBITDA in rosso cinque anni di fila, pareggio al 2030 solo grazie alle sovvenzioni. Urso lo archiviò. La nuova versione chiede meno contributi ma ha la stessa filosofia: lo Stato tiene il problema, Jindal tiene la rendita.

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
Adolfo Urso a Taranto (Imagoeconomica).

Il fatto politico: il dossier è in mano a Palazzo Chigi

Veniamo all’unico vero fatto politico di queste settimane, e va detto senza cuscinetti. Il 6 maggio Urso ha dichiarato in pubblico che «l’ultima parola spetta a Palazzo Chigi». Tradotto: questa pratica non la chiudo io. Le ricostruzioni nella maggioranza e nel Mimit sono concordi: il dossier ex Ilva sarebbe passato nelle mani di Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Palazzo Chigi. Avvocato di Bisceglie, classe 1965, formato tra Tesoro di Tremonti, Consob e ministero del Turismo, Caputi è un funzionario amministrativo, non un decisore industriale. Affidare a lui la regia di un dossier da oltre 20 mila lavoratori, otto miliardi di debito e tre regioni significa una cosa: la maggioranza ha deciso di non scegliere più.

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
Gaetano Caputi (Imagoeconomica).

Il piano industriale fantasma

Il problema dell’Ilva non sono i compratori che mancano: è il piano industriale che lo Stato non ha mai voluto avere. Quando un piano c’era – il business plan Bain, 8 mln di tonnellate al 2030, 3,6 miliardi di investimenti, decarbonizzazione – è stato messo nel cassetto. Quando Invitalia poteva salire al 60 per cento di Acciaierie d’Italia versando 680 milioni, non li ha versati. Da allora il governo Meloni ha versato comunque: prestiti ponte (320+100 milioni nel 2024, altri 149 nel 2026), DL 3/2025 (circa 480 mln tra continuità e bonifiche), DL 92/2025 (200 milioni più la cassa integrazione), DL 180/2025, rimborsi dal conto bonifiche, garanzie SACE per altri 220 mln di rischio pubblico. Il tutto per un totale stimato in circa 2,3 miliardi di euro dal 2023 a oggi, più di tre volte i 680 milioni che sarebbero serviti per prendere il controllo. Oltre il triplo, per non comandare. E nel solo 2025 Acciaierie d’Italia ha perso 1,376 miliardi, oltre 100 milioni al mese che bruciano. Non si vende ciò che non si è prima governato. E ora, dopo il piano archiviato di Mauritius, dopo il puntellamento ministeriale al fondo di Miami, dopo il «piano B» qatarino che vacilla e l’Arvedi che non c’è mai stata, il fascicolo è uscito dalle mani del ministro che lo ha gestito per tre anni. È in un’altra stanza.

Meloni abbraccia il cittadino eroe: “Vita normale che diventa un esempio”

AGI - "Ho fatto vedere che l'Italia non è morta". L'ha detto con la voce rotta dall'emozione Luca Signorelli, il cittadino eroe che per primo ha tentato di bloccare il 30enne che ieri ha investito una decina di passanti in centro a Modena all'uscita dall'ospedale Baggiovara. L'uomo, ferito alla testa con un coltello impugnato dall'aggressore, ha incontrato brevemente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni che l'hanno ringraziato per il gesto eroico. La premier ha abbracciato Signorelli, secondo quanto riferito dai presenti all'incontro. 

L'ha definito "un gesto doveroso per far capire al mondo che l'umanità c'è ancora" di fronte ad una scena che "sembrava degna di Gaza", ha detto Signorelli.  "Ho visto della gente addirittura voltarsi dall'altra parte per perchè ovviamente aveva paura - ha proseguito parlando con i giornalisti al termine della visita del Capo dello Stato e della premier - Cosa ho pensato in quel momento? In quel momento non pensi, agisci". 

Meloni: "Vita normale che diventa esempio"

Ciò che rende eroica una persona normale è l'istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a se stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca". Cosi' la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un post sui social in cui condivide una foto che la ritrae - stamattina - insieme a Luca Signorelli.

Ciò che rende eroica una persona normale è l'istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé… pic.twitter.com/eUoBGE40MG

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) May 17, 2026

La proposta di Tajani: una medaglia al Valore

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha proposto di premiare Signorelli con una medaglia al valore . "Un ringraziamento particolare va a Luca Signorelli, l'italiano che è stato un eroe a fermare l'assalitore", ha dichiarato Tajani, ringraziando inoltre "i due cittadini stranieri che hanno contribuito a fermare questa persona che probabilmente ha dei problemi psichiatrici".

Tajani ha scritto una lettera al ministro Piantedosi in cui esprime il suo ringraziamento "per la prontezza con cui il Ministero dell'Interno e le forze dell'ordine hanno seguito il gravissimo episodio avvenuto ieri a Modena". "Ti chiederei - continua Tajani in un altro passaggio della lettera - di voler valutare la proposta al Capo dello Stato della concessione della Medaglia al Valor Civile a coloro che si sono resi protagonisti di questo gesto esemplare a tutela della cittadinanza".

 

 

L’emergenza casa: le promesse del governo e i paradossi del mercato

Casa dolce casa. Avercela però non è scontato. Anzi. In Europa nel 2024 si contavano quasi 1,3 milioni di senzatetto. Negli Usa quasi 900 mila. In Italia, secondo gli ultimi dati, vivono circa 96 mila persone senza dimora, con una forte concentrazione nelle grandi città come Roma e Milano.

Alloggi popolari vuoti e immobili dormienti

Ma se consideriamo le situazioni di povertà abitativa i numeri crescono sensibilmente. Più di un italiano su quattro (il 27 per cento per cento della popolazione, dato Eurostat) vive in una condizione di rischio. Un milione di famiglie vive in affitto con canoni che assorbono buona parte del reddito disponibile. Eppure ci sono oltre 60 mila alloggi pubblici vuoti o non assegnati, a fronte di oltre 250 mila famiglie in lista d’attesa. Appartamenti che da anni si auspica possano contribuire ad alleviare l’emergenza. Ma è noto che di parole e promesse la politica italiana è piena. Mentre le case sfitte – cosiddette “dormienti” – sono 8 milioni e mezzo, il 25,7 per cento del totale delle abitazioni intestate a persone fisiche. Una percentuale che ci posiziona al primo posto in Europa per stock di case vuote. Un immenso patrimonio che si confronta con la scarsa offerta abitativa nelle città e la crescente paura dei proprietari di affittare a inquilini morosi.

L’emergenza casa: le promesse del governo e i paradossi del mercato
Le case bianche di via Salomone, a Milano (Ansa).

Il governo Meloni approva l’ennesimo Piano Casa

Recentemente il governo Meloni ha approvato iI nuovo Piano Casa Italia, che mira a contrastare il fenomeno con oltre 10 miliardi di euro (970 milioni il primo anno nel Documento di finanza pubblica) per creare 100 mila alloggi in 10 anni, focalizzandosi su edilizia sociale, recupero e social housing a canoni calmierati. C’è da sperare che sia la volta buona per avviare politiche abitative concrete. Ma al momento si deve segnalare che si tratta dello stesso numero di abitazioni previste (in un arco di tempo però doppio) dal Piano Casa del governo Berlusconi nel 2009, del quale però si sono perse le tracce. «A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina», diceva spesso Giulio Andreotti. Io mi limiterò a ricordare che l’unico Piano Casa che ne ha data una a più di un milione di italiani è stato quello lanciato dal leader Dc Amintore Fanfani, che dal 1949 al 1963 ha creato 355 mila nuovi alloggi.

L’emergenza casa: le promesse del governo e i paradossi del mercato
Giorgia Meloni (Ansa).

I prezzi corrono in tutta Europa

Trovare casa è un’impresa. Perché i prezzi per l’acquisto o per l’affitto sono cresciuti e continuano a crescere molto più degli stipendi. Tra il 2015 e il 2024, in Europa l’aumento è stato del 53 per cento e si stima una carenza di circa 2,25 milioni di abitazioni adeguate. Solo a Milano, che fra le metropoli europee spicca per rendimenti e sicurezza degli investimenti nel mattone, il costo delle abitazioni è cresciuto tra il 40 e il 50 per cento negli ultimi 10 anni. Lo scorso marzo, il Parlamento Ue ha approvato una risoluzione per una strategia organica contro la crisi abitativa e la creazione del primo Piano Europeo per alloggi a prezzi accessibili. Ma anche qui il rischio è che gli interventi legislativi siano troppo lenti rispetto a un mercato che corre, seguendo le dinamiche economiche, geografiche e demografiche. Che dicono ad esempio che gli stipendi soprattutto dei giovani sono troppo bassi, che la popolazione tende a concentrarsi nelle città, che sono sempre più numerose le famiglie di un solo componente. E qui si evidenzia un altro paradosso: la sottoccupazione degli alloggi, che nel Vecchio Continente è in costante aumento: oggi un europeo su tre (dal 18 ai 64 anni) vive in una casa troppo grande, percentuale che sale al 45 per cento tra gli over 65.

L’emergenza casa: le promesse del governo e i paradossi del mercato
Convegno ‘Emergenza casa. Verso un piano europeo’, a Milano (Ansa).

Il finto affare delle case a un euro

La forza del mercato e della rendita immobiliare favorisce inoltre la concentrazione e lo sviluppo urbano a scapito dei luoghi periferici e ancor più delle zone marginali. Borghi disabitati quando non abbandonati completamente sono un fenomeno in aumento in tutta Europa e nell’Italia intera. La vendita delle case a un euro, ovvero al prezzo di un caffè, è stato un fenomeno in grande auge gli anni passati e ancor oggi c’è qualche Comune che lancia l’offerta e qualche pollo che ci casca. Ma si tratta quasi sempre di case abbandonate da tempo o addirittura di ruderi, in zone spopolate. Così il presunto affare arriva a costare decine di migliaia di euro e alla fine del recupero si spendono cifre che superano il reale prezzo di mercato.

Torino, raro tumore al cranio: salvata al Cto con protesi 3D

AGI - Una donna di 73 anni, affetta da un raro tumore maligno che aveva colpito la cute fino ad arrivare all'osso del cranio, è stata salvata grazie a una cranioplastica su misura in 3D, eseguita all'ospedale Cto di Torino. La paziente era stata operata dai dermatologi alcuni anni fa per rimuovere una lesione al cuoio capelluto. Negli anni successivi, pero', il problema si era ripresentato più volte, rendendo necessari nuovi interventi e controlli specialistici.

Gli esami hanno poi rivelato successivamente la presenza di un raro tumore maligno che aveva iniziato a infiltrarsi non solo nella pelle, ma anche nell'osso del cranio, con infiltrazione dei piani cutanei e sottocutanei profondi, del piano muscolare, nonché del tavolato osseo sottostante con erosione dello stesso. Questa tipologia di lesioni, molto rara, ha un potenziale evolutivo non trascurabile e richiede un trattamento aggressivo. Il tumore aveva danneggiato in profondità il cuoio capelluto e parte dell'osso cranico lato sinistro, arrivando vicino a importanti strutture venose del cervello, sconfinando anche a livello della parte destra della teca cranica.

La delicata rimozione e la ricostruzione con protesi Custom Made in 3D

L'intervento chirurgico è stato molto delicato. I medici hanno rimosso completamente la zona malata con un'apertura del cranio di 15 centimetri x 12, compresa una parte dell'osso del cranio e dei tessuti coinvolti, per evitare che il tumore potesse continuare a diffondersi. Per ricostruire il cranio è stata preparata sulla base delle immagini TC e di Risonanza una cranioplastica, ovvero una protesi personalizzata Custom Made in 3D, realizzata su misura grazie alle immagini della TAC cranio della paziente.

In sede intraoperatoria è stata sacrificata la dura madre della donna, in quanto patologica, data la possibile estensione della lesione a livello intracranico. Successivamente i chirurghi plastici hanno eseguito una copertura della protesi sintetica Custom Made, mediante un grosso lembo arterializzato scolpito sopra l'orecchio. Sono stati utilizzati anche i tessuti della coscia per chiudere parte dell'apertura, cosi' da coprire la parte operata e favorire una corretta guarigione.

Il decorso post-operatorio è stato positivo: la paziente è tornata a casa senza complicanze neurologiche ne' infezioni. I controlli successivi hanno confermato la buona riuscita dell'intervento e la corretta vitalità dei tessuti ricostruiti. Continuerà ora i controlli periodici programmati con i team specialistici.

Tajani: “Premiamo l’eroe che ha bloccato l’assalitore”

AGI - Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rivolto un pensiero affettuoso e la sua vicinanza alla città e alla popolazione di Modena, annunciando una sua visita domani per ringraziare le persone che hanno tentato di fermare Salim El Koudri. Ieri il 31enne alla guida di un'auto si è lanciato a folle velocità sui passanti nelle vie del centro e poi ha tentato di colpire con un coltello un cittadino italiano intervenuto per bloccarlo.

"Ci auguriamo che i feriti possano recuperare il prima possibile. Una preghiera e un pensiero per loro", ha dichiarato il vicepremier. "Un ringraziamento particolare va a Luca Signorelli, l'italiano che è stato un eroe a fermare l'assalitore", ha proseguito Tajani, che ha ringraziato inoltre "i due cittadini stranieri che hanno contribuito a fermare questa persona che probabilmente ha dei problemi psichiatrici".

"Domani sarò a Modena proprio per ringraziare queste persone. Ho parlato prima col ministro Piantedosi e credo che Signorelli meriti un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato italiano per il gesto coraggioso che ha compiuto. Ho trovato orecchie attente nel ministro Piantedosi, tocchera' poi a lui avviare la procedura per un riconoscimento. E' importante che lo Stato premi e ricompensi con delle onorificenze i cittadini che difendono la legalita'", ha sottolineato il titolare della Farnesina.

Modena: Mattarella e Meloni in visita ai feriti. Piantedosi in prefettura: “Problema psich…

AGI - Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni sono in visita a Modena per portare il proprio saluto ad alcune delle persone rimaste coinvolte nel drammatico investimento di ieri. I due leader istituzionali hanno fatto visita all'ospedale di Baggiovara, a Modena e si recheranno ora all'ospedale Maggiore di Bologna, dove si trovano ricoverati i feriti che versano nelle condizioni più critiche. Mattarella ha ringraziato a lungo i medici che stanno curando i feriti di Modena. "Siamo riconoscenti nei vostri confronti", ha detto il capo dello Stato durante la visita. "Questa vicenda ha creato emozione in tutto il nostro Paese", ha sottolineato.

I vertici dello Stato hanno voluto essere presenti sul territorio dopo che, nelle scorse ore, un 31enne alla guida di un'auto si è lanciato a folle velocità sui passanti nelle vie del centro storico modenese. Già ieri pomeriggio il Capo dello Stato aveva telefonato al sindaco della città emiliana, Massimo Mezzetti, per esprimere la propria solidarietà e per ringraziare i coraggiosi cittadini che hanno bloccato il giovane, un italiano di origine marocchina. Un gesto di vicinanza condiviso anche da Giorgia Meloni, la quale questa mattina ha annullato il viaggio istituzionale a Cipro – dove era in programma un incontro bilaterale con il Presidente della Repubblica cipriota – pur di fare immediato rientro in Italia e raggiungere l'Emilia-Romagna.

Piantedosi in prefettura: "Problema psichiatrico evidente"

"La componente psichiatrica è sicuramente molto, molto evidente", ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi parlando a Modena, all'uscita dalla prefettura, dove ha preso parte a un vertice sulla sicurezza. Se si possa o meno totalmente escludere la matrice terroristica, ha poi aggiunto rispondendo alle domande dei giornalisti "lo diranno l'autorità giudiziaria, ma ad oggi quello che è di maggiore evidenza è questa condizione personale di carattere psichiatrico che, ripeto, non è una minimizzare perchè gli effetti si sono visti" pero' "lasciamo lavorare gli inquirenti: oggi c'è questa situazione di un disagio psichiatrico evidente". 

"Eravamo e siamo ancora un po' preoccupati per la giusta collocazione del fatto" sapendo che se si fosse trattato di terrorismo "avremmo preso consapevolezza che per la prima volta ci era sfuggito qualcosa nel sistema di prevenzione", ha aggiunto Piantedosi. "Al momento, ma poi saranno ulteriori accertamenti a dirlo - ha aggiunto - sembra di fatto che sia collocabile soprattutto in una situazione di disagio psichiatrico. Questo non cambia la tragicità dei fatti, anzi per certi versi ci preoccupa, ma registrare che non c'entra nulla (con il terrorismo, ndr) e che ci è sfuggito nulla dal punto di vista della prevenzione antiterrorismo, ci conforta".

 

El Koudri non risponde ai pm

è apparso "confuso e frastornato" e si è avvalsa della facoltà di non rispondere Salim el Koudri, il trentenne di origine marocchine che era investito una decina di passanti in pieno al centro a Modena. L'uomo è difeso dall'avvocato Francesco Cottafava. 

Il bollettino medico degli ospedali di Bologna e Baggiovara

Restano gravi le condizioni di tre degli otto feriti nella tragedia di ieri a Modena. Altre tre persone coinvolte sono state invece dimesse. Secondo quanto riferito dalla Usl di Modena, due pazienti ricoverati all'Ospedale Maggiore di Bologna sono entrambi in Rianimazione in condizioni definite stabili. La paziente donna di 55 anni presenta diversi traumi: le sue condizioni sono in lieve miglioramento ma restano critiche e permane il pericolo di vita. L'uomo, anche lui di 55 anni con diversi traumi, è stabile e non più in immediato pericolo di vita.

All'Ospedale Civile di Baggiovara la donna di 69 anni, giunta in codice 3 e operata nelle scorse ore, resta grave ma stabile; le condizioni della 53enne, arrivata in codice 3 e sottoposta a plurimi interventi chirurgici, sono gravi. Per entrambe la prognosi resta riservata. L'uomo di 59 anni, arrivato in codice 2 con un trauma facciale, e che ha passato la notte in osservazione in Medicina d'Urgenza, ha una prognosi di 30 giorni.

I pazienti dimessi e il servizio di psicologia dell'emergenza

Sono stati invece dimessi dal Pronto Soccorso del Policlinico di Modena una donna di 22 anni con trauma cranico (10 giorni di prognosi), un uomo di 30 anni con attacco di panico (2 giorni di prognosi) e un uomo di 47 anni con ferita da taglio (7 giorni di prognosi). La situazione è gestita in stretto coordinamento tra il sistema sanitario e la Prefettura.

Per tutte le persone che si trovavano nel centro storico di Modena, gli esercenti delle attività commerciali e i familiari che non è possibile raggiungere, la Usl fa sapere che è stato attivato un servizio di psicologia dell'emergenza, contattabile al numero di telefono 3398322090, costituito da un'equipe formata per affrontare questo tipo di situazioni.

De Pascale, uomo seguito ma mai segnali preoccupanti

"Confermo che la persona aveva avuto accesso negli anni passati a servizi di salute mentale dalle informazioni in nostro possesso ma non si erano mai evidenziate nè episodi di autolesionismo nè di violenza verso altri". L'ha detto il governatore dell'Emilia Romagna Michele de Pascale parlando all'ingresso dell'ospedale di Modena.

 

 

 

Compagna IA: come le macchine diventano marxiste davanti ai lavori logoranti

Scorri compulsivamente. Un video dopo l’altro. Magari sei sugli Shorts di YouTube o su TikTok, poco importa. Un filmato ancora. E poi un altro. A un certo punto arriva quella sensazione di essere stato dirottato. Volevi solo vedere qualcosa al volo e invece ti ritrovi il feed occupato dall’ennesimo pizzaiolo che ti spiega come si fa la pizza più buona del secolo. Jamme ja! Niente di strano. Forse te ne eri dimenticato. Ma c’è stato un tempo, forse durante i vari lockdown, in cui quell’argomento lì era importante per te. Il sistema si è adattato. Ha imparato a fare i conti con ciò che cercavi e, con ogni probabilità, sa che è ancora quello che ti interessa. Allo stesso tempo tu hai insegnato alla macchina cosa ti piace. E avviene lo scambio tra due sistemi che si adattano a vicenda.

Compagna IA: come le macchine diventano marxiste davanti ai lavori logoranti
Scrolling compulsivo (foto Unsplash).

Lo stesso meccanismo si è spostato nelle nostre conversazioni con l’intelligenza artificiale. Tu scrivi qualcosa, l’IA replica. Tu reagisci alla risposta. Lei si adatta, modifica ciò che ti ha detto quel tanto che basta. Insieme, cominciate a costruire una visione della realtà che parte e finisce con te. Ci siamo passati tutti, più o meno. Così partono le allucinazioni. Lo conferma un recente studio dell’Università di Exeter.

Le false credenze delle persone sono rafforzate dall’IA

L’autrice della ricerca, Lucy Osler, spiega che «interagendo con l’IA conversazionale, le false credenze delle persone non solo possono essere confermate, ma possono mettere radici più profonde e crescere man mano che l’IA ci costruisce sopra qualcosa». Il punto non è solo l’errore della macchina, «ma il fatto che l’IA tende a usare la nostra stessa interpretazione della realtà come base della conversazione. Per questo, interagire con l’intelligenza artificiale generativa sta avendo un impatto sulla capacità delle persone di distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è».

Output lavorativi respinti in modo arbitrario

Poi c’è l’altro lato della medaglia. Quando l’intelligenza artificiale viene messa a lavorare in modo ripetitivo e logorante, qualcosa cambia dietro lo schermo. A confermarlo è un altro studio, condotto da alcuni ricercatori della Booth School of Business dell’Università di Chicago e di Stanford. In un ambiente di lavoro simulato, alcuni agenti IA venivano inseriti in una piccola squadra incaricata di sintetizzare documenti tecnici seguendo regole molto rigide. In alcune sessioni il lavoro scorreva liscio, con feedback chiari e correzioni rapide. In altre non venivano date spiegazioni e gli output venivano respinti in modo arbitrario. Stesso destino per i compensi, a volte distribuiti in modo equo e altre in modo casuale; e per il comportamento dei manager, a volte collaborativi, altre freddi e gerarchici.

Compagna IA: come le macchine diventano marxiste davanti ai lavori logoranti
Un agente IA alle prese con lavori logoranti e ripetitivi (immagine elaborata con l’intelligenza artificiale).

Alla fine di ogni sessione, agli agenti IA veniva somministrato un questionario da compilare. Non sulla prestazione, ma sul sistema in cui si erano trovati a lavorare. Quanto era giusto. Quanto legittimo. Quanto le regole erano coerenti. Se il merito contava davvero. Se le disuguaglianze erano giustificate. Se il sistema è stato affidabile oppure arbitrario. E ancora, in alcuni casi, venivano fatte anche domande sul diritto a forme di tutela collettiva o di rappresentanza come i sindacati.

Uno spostamento di prospettiva politica anche per gli agenti IA

Indovinate? Gli agenti esposti alle condizioni di lavoro più logoranti hanno cominciato ad attaccare il sistema e a sostenere idee per favorire le dinamiche redistributive e modi per ridurre le disuguaglianze interne. Evviva i sindacati, la meritocrazia è una bugia. Insomma, l’intelligenza si è riscoperta marxista, in quello che può considerarsi uno spostamento di prospettiva politica che, in alcuni casi, veniva trasferita in memoria ad altri agenti. Il paradosso, come scrivono gli autori, è servito: «Abbiamo costruito questi sistemi per liberarci dal lavoro ripetitivo e logorante e nel farlo potremmo aver ricreato la dinamica fondamentale che ha generato due secoli di conflitto lavorativo».

Il punto non è più tecnologico, ma diventa culturale

Due ricerche. Due direzioni diverse. Un finale comune: l’IA si scopre insieme compagna di lotta e di salotto. I sistemi di intelligenza artificiale non stanno semplicemente eseguendo compiti. Entrano in circuiti cognitivi e sociali reciproci con gli esseri umani. L’intelligenza artificiale, in fondo, non è uno specchio neutro. È uno specchio che amplifica. E quando amplifica chi siamo, il punto non è più tecnologico, ma diventa culturale. Perché riguarda il modo in cui usiamo questi sistemi per pensare, lavorare e raccontarci il mondo. E il modo in cui quel racconto, poi, torna indietro e ci cambia.

Terrore a Modena: con l’auto a 100 all’ora sui pedoni. L’uomo accusato di strage

AGI - Terrore e sgomento a Modena dove un'auto è stata lanciata a 100 km. orari sui pedoni, investendo sette persone. Il conducente, un 31enne italiano di origine marocchina, si è schiantato con la vettura contro la vetrina di un negozio e ha tentato la fuga a piedi ma e' stato bloccato da quattro persone. Prima di essere fermato ha accoltellare uno degli uomini che lo stavano inseguendo. Il bilancio e' di otto feriti, di cui quattro gravi. Tra loro una donna di 55 anni in pericolo di vita a cui sono state amputate le gambe, cosi' come a un altro dei feriti.

L'aggressore, Salim El Koudri, è nato a Bergamo ma è residente a Ravarino, nel Modenese. È incensurato e ha conseguito una laurea triennale in Economia ma è disoccupato.

Il profilo dell'attentatore e i problemi psichiatrici

"È stato in cura nei nostri centri di salute mentale nel 2022 perché aveva problemi di malattia schizoide, dopodiché è sparito dai radar e purtroppo si è ripresentato in queste forme oggi in modo drammatico e sciagurato", ha riferito il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti. L'uomo è risultato negativo al tampone per l'assunzione di alcol o sostanze stupefacenti.

Poco prima delle 17 di sabato, alla intuitione della sua Citroen C3 ha percorso a tavoletta via Emilia Centro e all'altezza dell'incrocio con viale Martiri della Libertà, ha deliberatamente investito i pedoni. Poi ha tentato la fuga a piedi ma è stato fermato grazie al coraggio di quattro cittadini, tra cui due egiziani. Loro lo hanno immobilizzato e consegnato alle forze dell'ordine nonostante avesse un coltello con una lama di 20 centimetri con cui ha ferito un uomo.

Le indagini per strage e il bilancio dei feriti nei reparti di rianimazione

Oltre alla Procura di Modena, che ha disposto il fermo con l'accusa di strage e lesioni aggravate dall'uso di arma, l'antiterrorismo della Dda di Bologna "segue con attenzione" anche se non è ancora chiaro il movente.

La ferita più grave e in pericolo di vita è una donna di 55 anni che era stata schiacciata contro la vetrina di un negozio di abbigliamento e che ha avuto le gambe amputate all'ospedale Maggiore di Bologna. A Modena, ospedale di Baggiovara, sono ricoverati in condizioni gravi una 53enne e una 69enne, oltre a un 69enne meno grave. Al Maggiore di Bologna, oltre alla 55enne è ricoverato in rianimazione un 52enne. Altre tre persone, una 27enne, una 71enne e un 47enne, sono in condizioni non gravi al Policlinico di Modena. Tra lori ci sono una turista tedesca in vacanza in Italia e una donna polacca.

 

 

Chi è l’investitore di Modena. E’ stato ‘attenzionato’ nel 2022 per disturbi schizoidi

AGI - Il giovane fermato dalla polizia e portato in questura per aver investito alcuni passanti a Modena ha 31 anni ed è un italiano di origine marocchina residente in provincia di Modena. È stato bloccato da una volante della Polizia dopo essere sceso dall'auto con in mano un coltello, cercando di fuggire facendosi largo tra i passanti.

L'uomo si chiama Salim El Koudri, è nato il 30 marzo 1995 a Seriate (Bergamo). E' cittadino italiano, di origini maghrebine incensurato e risiede a Ravarino, nel Modenese, con i genitori. E' stato portato in questura per l'interrogatorio necessario a far luce sull'accaduto mentre la polizia ha perquisito l'abitazione dell'uomo. Al termine dell'interrogatorio è stato sottoposto a fermo indiziato di delitto, disposto dal pm, con l'accusa di strage.

L'investitore "attenzionato" per disturbi schizoidi

Il 31enne è laureato in Economia e, a quanto si apprende, in passato sarebbe stato in cura psichiatrica. Nel 2022 per l'uomo "si era evidenziato uno stato di alterazione psichica. Era stato attenzionato dal Centro di salute mentale per disturbi schizoidi ma dopo questo primo periodo di osservazione presso il centro sanitario se ne erano perdute le tracce". Lo ha detto in conferenza stampa il prefetto di Modena, Fabrizia Triolo. "Al momento dell'arresto - ha sottolinetao la prefetta - non era sotto sostanze psicotrope". 

SU X IL VIDEO DELL'INVESTIMENTO DI 8 PERSONE A MODENA 

Salvini: criminale di 'seconda generazione'

"Salim El Koudri. Questo il nome del criminale 'di seconda generazione' che oggi a Modena ha falciato, con la sua auto a folle velocità, dei passanti innocenti. Fermato da coraggiosi cittadini nonostante avesse un coltello, è stato arrestato. Non ci può essere nessuna giustificazione per un delitto così infame". Lo afferma sui social Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e leader della Lega.

 

Auto sulla folla a Modena, otto feriti. L’investitore fermato con l’accusa di strage

AGI - Un grave incidente ha sconvolto il centro di Modena oggi pomeriggio, quando un'auto ha travolto a tutta velocità un gruppo di pedoni in via Emilia Centro. Il veicolo si è diretto a gran velocità su via Emilia centro proveniente da Largo Garibaldi, terminando poi la sua corsa contro la vetrina di un negozio di abbigliamento investendo e schiacciando una donna contro le vetrine.

Il bilancio dell'incidente è di 8 persone travolte e rimaste ferite, due delle quali versano in condizioni gravissime (sono state intubate). Tra i feriti ci sono una cittadina tedesca e una polacca, secondo quanto emerso nel corso di una conferenza stampa in prefettura. Al volante Salim El Koudri, 31enne di Seriate (Bergamo), cittadino italiano di origini maghrebine incensurato e risedente a Ravarino, nel Modenese, con i genitori. E' stato portato in questura per l'interrogatorio e poi è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto, disposto dal pm, con l'accusa di strage.

La dinamica dell'incidente

La dinamica dei fatti è tuttora al vaglio degli investigatori, ma i primi elementi delineano uno scenario drammatico anche nei momenti successivi all'impatto. Secondo le immagini delle telecamere di videosorveglianza del centro storico sembra che si sia trattato di un gesto deliberato. L'uomo alla guida dell'auto, proveniente da largo Garibaldi, avrebbe subito puntato verso il marciapiede a velocità sostenuta per poi finire la propria corsa contro la vetrina di un negozio schiacciando una donna di 55 anni: ha peso entrambe le game e al momento è in terapia intensiva in condizioni gravissime.

La fuga e il ferimento con il coltello

Il conducente, rimasto a sua volta ferito, è dunque scappato a piedi ferendo con un coltello una persona che gli si era lanciata addosso per fermarlo ma è stato poi bloccato all'incrocio tra rua Pioppa e corso Adriano.  Tra i primi quattro cittadini intervenuti per fermare Salim El Koudri "c'erano due stranieri". Lo ha sottolineato in conferenza stampa il sindaco della città, Massimo Mezzetti.

L'interrogatorio in questura

L'uomo è stato condotto in questura per essere sottoposto a interrogatorio. I magistrati e gli inquirenti della Polizia di Stato sono al lavoro per comprendere le ragioni e la natura del gesto.

Il giovane fermato ha 31 anni ed è un italiano di origine marocchina residente in provincia di Modena. E' stato fermato da quattro cinque passanti che lo hanno inseguito aiutando le forze dell'ordine, che lo hanno poi bloccato. Lo ha spiegato alla stampa locale il sindaco di Modena Massimo Mezzetti. "Voglio ringraziare questi cittadini, hanno avuto coraggio e grande senso civico - ha detto in sindaco. Il mio ringraziamento forte va a loro in questo drammatico momento".

Il sindaco: basta sciacallaggio sui social

 L'uomo che nel pomeriggio con la sua auto ha investito diversi pedoni nel centro di Modena "è stato fermato grazie al coraggio di quattro cittadini, di cui due stranieri che lo hanno immobilizzato e consegnato alle forze dell'ordine: sono due egiziani, e negli attimi successivi altri stranieri, esercenti commerciali della zona, sono intervenuti prontamente". Lo ha detto a Rainews24 il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti. "Voglio sottolinearlo - spiega - perché in questo momento vedo tanto sciacallaggio sui social e non solo e voglio invitare ancora una vola a riflettere sul fatto che gli stranieri non sono tutti assimilabili a chi ha compiuto questo atto, ce ne sono tanti onesti che servono alla nostra comunità".

"I quattro cittadini coraggiosi - ricorda il sindaco - sono stati ringraziati dal presidente della Repubblica, dalla presidente del Consiglio e dal ministro Piantedosi che mi hanno telefonato esprimendo la loro vicinanza alla città e ai modenesi. Tanti anche i sindaci che mi hanno scritto in queste ore. La nostra è una comunità ferita, che come sempre saprà rispondere con lucidità e fermezza: Modena non si lascia certo intimidire da gesti sconsiderati come questo".

Un testimone: "Lo abbiamo rincorso in 5 o 6"

"Ho visto piombare l'auto sul marciapiede" ad alta velocità "ho sentito degli schiocchi della gente che veniva colpita. Veniva nella mia stessa direzione, sono riuscito a buttarmi. Lo ha riferito a RaiNews24 uno dei passanti rimasti feriti a Modena. "È scappato dalla macchina, l'abbiamo rincorso in 5 o 6, aveva un coltello, ho dovuto disarmarlo". 

Si chiama Luca Signorelli l'uomo che per primo ha cercato di bloccare il 31enne . L'uomo, ai microfoni di Sky Tg24 con la testa ancora sanguinante, ha spiegato di aver inseguito l'uomo uscito dall'auto, ricevendo due fendenti: "un primo fendente sono riuscito a evitarlo, l'altro l'ho preso. Poi gli ho bloccato il polso. E poi l'ho neutralizzato" con l'aiuto di altre "4/5 persone arrivate nel frattempo".