Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi

In un’Italia che sembra uscita da un episodio di Succession riscritto da un autore di cinepanettoni, il grande ritorno di Marina Berlusconi non è più un sussurro da corridoio, ma un boato che scuote i lampadari di Palazzo Chigi. Mentre la Delfina di Arcore si scalda a bordo campo, la politica italiana si prepara a quello che promette di essere il più grande rimescolamento di carte dai tempi dell’invenzione del televoto.

Marina e l’eleganza del portafoglio

Marina Berlusconi non ha bisogno di urlare: «Io sono Marina, sono una madre, sono cristiana». Le basta un comunicato asciutto, una lettera ben piazzata al Corriere o Repubblica, un’occhiata gelida ad Antonio Tajani per ricordare a tutti chi tiene davvero le chiavi della cassaforte (e del simbolo). Se Giorgia Meloni ha costruito la sua leadership sulla “coerenza” e sul ruggito popolare, Marina incarna il potere silente, quello che non deve chiedere il permesso perché, tecnicamente, possiede già metà del panorama mediatico che dovrebbe controllarla. La discesa in campo non sarebbe una “marcia su Roma”, ma una più sobria acquisizione societaria. Marina incarna una visione di efficienza gestionale che contrasta con la narrazione politica tradizionale. Una sua mossa potrebbe essere letta dai mercati come una garanzia di “stabilità aziendale” applicata allo Stato, riducendo potenzialmente lo spread non attraverso proclami, ma tramite una percezione di affidabilità manageriale. Se Meloni punta sulla “nazione” come concetto identitario, Marina punterebbe sull’Italia come “asset” da valorizzare.

Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi
Marina Berlusconi (Ansa).

Meloni, tra la fiamma e il cappellino MAGA

Per la premier, l’ombra di Marina è un problema di non poco conto. Giorgia, la “Patriota”, si ritrova stretta in una morsa dantesca. Da una parte, la sorellanza forzata con una Berlusconi che non ha mai digerito il suo sorpasso a destra; dall’altra, la devozione a Donald Trump. È affascinante osservare come il sovranismo de noantri si sciolga come neve al sole di fronte a un tweet proveniente da Mar-a-Lago. Anche se davanti al «caos» scatenato dall’attacco unilaterale all’Iran l’arrampicata sugli specchi diventa specialità ardua. Ci ha provato Guido Crosetto a sgombrare il campo: l’azione di Stati Uniti e Israele è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale, ha detto: «Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto». Così la parola magica ora è diventata de-escalation magari con una sponda europea e rivendicando una certa autonomia di giudizio.

Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi
Giorgia Meloni e sullo schermo Donald Trump (Imagoeconomica).

Referendum, separate in casa (e nei tribunali)

In questo clima di attesa messianica, si inserisce il convitato di pietra: il referendum sulla separazione delle carriere. Per Marina non è solo una riforma tecnica, è una questione di famiglia, un atto di giustizia postuma per il Cavaliere che farebbe impallidire qualsiasi vendetta di Montecristo. Se dovesse vincere il , Meloni canterà vittoria dai balconi di Palazzo Chigi, ma la vera trionfatrice sarà Marina. Sarebbe la prova definitiva che l’agenda politica del Paese è ancora dettata dai desiderata di Arcore. Giorgia si ritroverebbe a essere l’esecutrice materiale di un testamento politico scritto da altri, una vittoria che sa tanto di commissariamento. Se, invece, vincesse il No la presidente del Consiglio sarebbe davanti al primo vero vicolo cieco. Una bocciatura popolare che suonerebbe come un avviso di sfratto morale. A quel punto, Marina potrebbe uscire allo scoperto dicendo: «Cara Giorgia, se non sai gestire nemmeno la giustizia, lascia fare a chi di aziende (e di tribunali) se ne intende».

Schlein e Conte, tra litigi e rischio irrilevanza

E mentre il centrodestra si prepara alla guerra civile (o alla fusione per incorporazione), cosa fa l’opposizione? Elly Schlein e Giuseppe Conte continuano la loro personalissima gara a chi arriva secondo. Schlein rischia seriamente di scomparire, inghiottita da un’estetica dei diritti che fatica a parlare alla pancia del Paese, mentre Marina Berlusconi potrebbe paradossalmente scipparle l’elettorato liberale e moderato con un semplice colpo di mascara. Conte, dal canto suo, vive nel paradosso di voler essere l’anti-sistema pur avendo passato più tempo a Palazzo Chigi di un commesso statale. La sua rincorsa alla segretaria del Pd ricorda quei cartoni animati dove il predatore corre così forte da non accorgersi di aver superato il dirupo. Il rischio per entrambi è diventare le comparse di un film dove Marina è la protagonista, Meloni è l’antagonista caduta in disgrazia e Trump è il produttore esecutivo che decide il finale.

Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Un futuro a stelle, strisce e fatturati

In questo scenario di guerra imminente, dove l’Italia rischia di trovarsi in trincea solo perché qualcuno a Washington ha avuto un’idea brillante durante una partita a golf, la discesa di Marina Berlusconi apparirebbe quasi un atto di pietà. Se dobbiamo essere una colonia, tanto vale che a gestirci sia qualcuno che sappia leggere un bilancio e che, tra un bombardamento e l’altro, ci garantisca almeno una buona programmazione televisiva. In fondo, tra il patriottismo di facciata sottomesso a Trump e il progressismo da salotto di Schlein, il pragmatismo aziendale dei Berlusconi potrebbe essere l’ultima spiaggia. O forse solo l’ultimo atto di una commedia che non fa più ridere nessuno, se non il produttore americano.

Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi
Donald Trump (Ansa).

Cinque calciatrici della Nazionale iraniana hanno chiesto asilo in Australia

Cinque calciatrici della Nazionale femminile dell’Iran hanno lasciato l’hotel in cui la squadra alloggiava a sud di Brisbane per la Coppa d’Asia e hanno chiesto asilo all’Australia. Secondo quanto riportato da Iran International, le atlete si trovano in un luogo sicuro, probabilmente a Canberra. La decisione è arrivata dopo le minacce ricevute per aver rifiutato di cantare l’inno nazionale prima dell’esordio nel torneo, gesto che era stato interpretato come solidarietà alle proteste scoppiate in Iran e alle vittime della repressione del regime.

Il silenzio durante l’inno e il “ripensamento”

Prima dell’esordio contro la Corea del Sud, le giocatrici erano rimaste in silenzio durante l’inno nazionale iraniano. Poi, contro la padrone di casa dell’Australia, avevano cantato l’inno e persino fatto il saluto militare. Stessa cosa prima del match contro le Filippine, ultimo per l’Iran (eliminato) in Coppa d’Asia. Più che un ripensamento, un obbligo. Alcune fonti hanno riferito a CNN Sports che le giocatrici sono state costretti a cantare l’inno prima della loro seconda partita: le calciatrici e le loro famiglie avrebbero ricevuto delle minacce dal regime.

Le presunte richieste di aiuto dal pullman

Dopo la sconfitta nell’ultima partita, alcuni tifosi iraniani si sono accalcati attorno al pullman della squadra, gridando alla polizia di salvare mentre il mezzo allontanava, dopo aver visto presunti segnali di richiesta di aiuto da parte di alcune calciatrici, almeno tre. «La sicurezza della nazionale femminile dell’Iran sono una priorità e pertanto restiamo in stretto contatto con l’AFC e le autorità australiane competenti, tra cui Football Australia, in relazione alla situazione della squadra», ha affermato un portavoce della FIFA.

I complimenti di Trump al governo australiano

Sulla questione è persino intervenuto Donald Trump. Il presidente Usa prima ha scritto su Truth che l’Australia avrebbe commesso «un terribile errore umanitario», se non avesse concesso asilo alle calciatrici iraniane, aggiungendo che in tal caso lo avrebbero fatto gli Stati Uniti. Poi ha spiegato di aver parlato col premier australiano Anthony Albanese, che «si sta già occupando» dell’asilo delle cinque calciatrici: «Ottimo lavoro». Poi, ha spiegato Trump, sarà il turno delle altre, anche se «alcune sentono di dover tornare indietro perché preoccupate per la sicurezza delle loro famiglie, viste le minacce ai familiari se non dovessero fare ritorno».

Il piano di Eric e Donald Trump Jr per accedere con i droni alle commesse del Pentagono

Eric e Donald Trump Jr., figli del presidente americano Donald, stanno finanziando una nuova azienda produttrice di droni che punta a soddisfare la nuova domanda del Pentagono, emersa dalla guerra contro l’Iran. Lo riportano il Wall Street Journal e la Reuters, fornendo i dettagli dell’operazione, che punta a colmare le carenze dovute al divieto imposto dall’Amministrazione Usa di importare droni cinesi negli Stati Uniti.

Il piano di Eric e Donald Trump Jr per accedere con i droni alle commesse del Pentagono
Eric Trump (Ansa).

La fusione e il coinvolgimento dei fratelli Trump

Aureus Greenway, holding che si occupa della proprietà e della gestione di golf club, si fonderà con Powerus, azienda con sede a West Palm Beach che produce droni. La fusione porterà la compagnia hi-tech, fondata nel 2025, a essere quotata al Nasdaq nei prossimi mesi. Tra i principali finanziatori dell’accordo figurano American Ventures, la società di componenti per droni Unusual Machines, di cui Donald Trump Jr. è azionista e membro del consiglio consultivo, e il Korea Corporate Governance Improvement Fund, che ha impegnato un investimento di 50 milioni di dollari. Anche Dominari Securities, banca d’investimento legata ai fratelli Trump (detengono entrambi il 6 per cento), già coinvolta nelle operazioni della famiglia nel settore delle criptovalute, partecipa all’operazione. Questa operazione rappresenta solo l’ultima di una serie di investimenti dei figli di Donald Trump nel settore. Eric ha per esempio di recente investito nel produttore israeliano di droni Xtend, come parte di un accordo da 1,5 miliardi di dollari per quotare la società attraverso una fusione con JFB Construction Holdings, che ha sede in Florida.

Il piano di Eric e Donald Trump Jr per accedere con i droni alle commesse del Pentagono
Donald Trump Jr (Ansa).

Powerus costruirà droni con tecnologia ucraina

Powerus, fondata da Andrew Fox, produce droni in grado di trasportare fino a 675 chilogrammi. L’azienda offre anche servizi per trasformare imbarcazioni con equipaggio esistenti in natanti gestiti a distanza o completamente autonomi. Fox dovrebbe ricoprire il ruolo di amministratore delegato e presidente della società risultante dalla fusione, come si legge in un documento depositato alla SEC da Aureus Greenway. La “nuova” Powerus intende acquisire tecnologia ucraina per i droni, da vendere poi all’esercito statunitense accedendo alle ricche commesse del Pentagono: impossibile non notare un enorme conflitto di interessi per la presenza tra gli azionisti dei fratelli Trump. Powerus ha dichiarato di puntare a produrre oltre 10 mila droni al mese.

Macron annuncia una missione difensiva per riaprire Hormuz

Il presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Cipro, ha affermato di stare preparando con i suoi partner una futura «missione puramente difensiva» per riaprire lo stretto di Hormuz e scortare le navi «dopo la fine della fase più calda del conflitto» in Medio Oriente, al fine di consentire la circolazione di petrolio e gas. Macron ha anche annunciato che la Francia contribuirà, nel lungo periodo, con due fregate all’operazione avviata nel 2024 dall’Unione Europea nel Mar Rosso. «Un attacco a Cipro equivale a un attacco a tutta l’Ue, la difesa di Cipro è questione chiave», ha evidenziato.

Famiglia nel bosco: Nordio, in arrivo gli ispettori per chiudere la vicenda

AGI - Si attendono sviluppi sul caso della famiglia che viveva nel bosco. Gli ispettori del ministero della Giustizia arriveranno a giorni a l'Aquila dopo l'ordinanza del tribunale dei minorenni che ha disposto il trasferimento dei tre bambini in un'altra struttura e l'allontanamento dai figli della stessa madre Catherine Birmingham. 

Famiglia bosco, Nordio conferma l'invio degli ispettori 

"Confermo che abbiamo già dato disposizione di inviare gli ispettori" per il dossier della 'Famiglia nel bosco': ha riferito il ministro della GiustiziaCarlo Nordio, a margine di un convegno a Brescia organizzato da Fratelli d'Italia in vista del referendum.

L'ispezione al Tribunale per i minorenni dell'Aquila era stata anticipata dalla premier, Giorgia Meloni, in un'intervista tv a 'Fuori dal coro'. "Va ricordato", ha aggiunto il Guardasigilli, "che un accertamento preliminare era già stato avviato a novembre e direi che ora è arrivato il momento di arrivare a una definitiva conclusione di questa vicenda".

Meloni, la decisione dei giudici frutto di letture ideologiche 

La decisione è arrivata dopo l'ordinanza del tribunale, che ha disposto l'allontanamento della madre dei bimbi, Catherine Birmingham, dalla struttura dove sono ospitati i suoi tre figli. Una scelta che secondo la premier rischia di infliggere ai bambini "un altro trauma" e sarebbe frutto anche di "letture ideologiche".

"Quanto sta accadendo sulla famiglia nel bosco mi lascia senza parole, adesso è stato deciso di allontanare la madre dalla struttura protetta", aveva detto la presidente del Consiglio a Fuori dal coro" per poi aggiungere: "non penso che questa decisione faccia stare meglio i bambini e penso che infligga loro un altro trauma". 

"Penso che siamo oltre perché noi dobbiamo assistere inermi, sono decisioni secondo me figlie anche di letture ideologiche, tra l'altro quando nulla si dice a chi i figli li fa vivere nel degrado ad esempio nei campi rom e nessuno può fare nulla", le parole della presidente del Consiglio. 

La prima istruttoria interna 

A novembre Via Arenula aveva già disposto una prima istruttoria interna in seguito all'ordinanza con cui era stata sospesa la responsabilità genitoriale della coppia anglo-australiana ma la verifica era stata limitata all'esame degli atti e della documentazione. Stavolta il ministero ha optato per l'invio diretto di ispettori presso il tribunale aquilano per approfondire le modalità con cui è stato gestito il caso.

Il padre Nathan in visita ai tre figli 

Stamane ancora visite alla Casa Famiglia di VastoPapà Nathan, la zia e la nonna sono tornati nella struttura per incontrare i tre fratellini che da venerdì dimorano qui senza la madre che è stata allontanata con ordinanza del tribunale per i minorenni dell'Aquila. La madre vive a Palmoli (Chieti) è tornata nella cosiddetta Casa del Bosco e questa mattina è tornata anche la Garante per i diritti dell'infanzia nella regione Abruzzo, Alessandra De Febis.

Il tentativo di mediazione 

L'impressione è che il trasferimento dei tre bambini si sia fermato, per lavorare a una mediazione e la figura paterna secondo i magistrati è quella più adatta, ritenuta più tenuta corretta utile anche a rasserenare i bambini e la madre.

Dall'altra parte l'invio degli ispettori al Tribunale per i minorenni. Gli avvocati Femminella e Solinas presenteranno reclamo avverso l'ordinanza di allontanamento della madre dalla casa famiglia, hanno dieci giorni di tempo.

"Stiamo lavorando per fare in modo che i bambini non vengono spostati per evitare un altro trauma", afferma la garante.

Von der Leyen agli ambasciatori Ue: «Il vecchio ordine mondiale non tornerà»

«L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà. Difenderemo sempre e sosterremo il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi». Lo ha detto Ursula von der Leyen parlando alla conferenza degli ambasciatori Ue. Tre le priorità individuate dalla presidente della Commissione europea, ovvero la nuova strategia della sicurezza europea, i rapporti commerciali con i Paesi terzi e una diplomazia che porti risultati agli europei.

«Riflettere se il nostro sistema sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità»

«Abbiamo bisogno di uno sguardo chiaro e rigoroso alla nostra politica estera nel mondo di oggi, sia in relazione a come è progettata sia a come viene attuata. Abbiamo urgente bisogno di riflettere sul fatto se la nostra dottrina, le nostre istituzioni e il nostro processo decisionale – tutti progettati in un mondo post-bellico di stabilità e multilateralismo – abbiano mantenuto il passo con la velocità del cambiamento che ci circonda. Se il sistema che abbiamo costruito – con tutti i suoi tentativi benintenzionati di consenso e compromesso – sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico», ha continuato la politica tedesca. «So che questo è un messaggio netto e una conversazione difficile da affrontare. Ma so anche che molti di voi hanno avvertito questa tensione nel vostro lavoro quotidiano».

Von der Leyen agli ambasciatori Ue: «Il vecchio ordine mondiale non tornerà»
Ursula Von der Leyen (Ansa).

«Dobbiamo renderci più resilienti e sovrani»

«L’obiettivo», ha sottolineato, «è renderci più resilienti, più sovrani e più potenti. Il vostro lavoro per ridurre i rischi e diversificare le nostre partnership nel mondo è prezioso per questo. Questo è ciò che significa indipendenza nel mondo di oggi. Significa non dipendere da un unico fornitore per asset vitali, dall’energia alla difesa, dai semiconduttori ai vaccini, dalle tecnologie pulite alle materie prime. E per questo, abbiamo bisogno di più connessioni con partner affidabili e di fiducia. Dagli accordi commerciali alle partnership in ambito sicurezza che avete contribuito a negoziare, questo sta già facendo una vera differenza».

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena

Grande è la confusione sotto il cielo dei lettori del quotidiano la Repubblica. Tutta colpa della domenica dedicata alla festa della donna, l’8 marzo, che si è trasformata in una santa messa dove è stata data comunicazione della “prima lettera di Marina Berlusconi”. Un apostolato che non poteva trovare niente di meglio del giornale fondato da Eugenio Scalfari e oggi diretto da Mario Orfeo. Se, comunque, a fondo pagina si leggeva il nome di un’esponente storica della sinistra italiana, Luciana Castellina, classe 1929, il classico lettore di Repubblica potrebbe aver avuto un travaso di bile guardando cosa aveva scritto la figlia prediletta di Silvio Berlusconi. Proprio quel Cavaliere contro il quale sono state spese centinaia di prime pagine nel corso degli anni.

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
La lettera di Marina Berlusconi pubblicata in prima pagina su Repubblica domenica 8 marzo.

Pure Veronica Lario aveva usufruito degli spazi del giornale romano, ma “per dirne quattro” al caro Silviuccio, non certo per ricordarlo e andare avanti con le sue battaglie, come la riforma della giustizia. Le battaglie delle donne ora vengono intestate a Marina…

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena

Ma qual è il retroscena? All’interno del quotidiano si parla dell’ennesima prova di funambolismo di Orfeo, un camaleonte a 24 carati, impegnato a traghettare il vascello (che una volta era un transatlantico) di carta seguendo la nuova proprietà proveniente dalla Grecia, che certo non è desiderosa di mettersi contro il governo guidato da Giorgia Meloni, volendo coltivare qualche business redditizio nel nostro Paese.

LEGGI ANCHE Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

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Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena

Mimun a 72 anni non ha comunque voglia di mollare la presa

Dopo alcuni attriti tra cdr e direttore, la voglia di proclamare sciopero da parte dei giornalisti non mancherebbe, anche se la vera battaglia verrà fatta dopo aver visto le carte dell’editore in pectore. Ma più che a un consolidamento di Orfeo alla guida di Repubblica, c’è chi indica un’altra possibile astutissima mossa del direttore: «Dando platealmente spazio a Marina Berlusconi lui si è posto in luce come un ottimo, presentabilissimo, successore di Clemente Mimun, uno che conta la bella età di 72 anni e che di certo non ha voglia di mollare la presa del Tg5, ma che comunque non è eterno, come chiunque sulla Terra».

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Clemente Mimun (Imagoeconomica).

De Benedetti non avrebbe mai offerto alla figlia del Cav una tribuna del genere

Insomma, un beau geste che può suonare come una sorta di prenotazione per il suo futuro professionale, avendo offerto alla figlia del Cavaliere una tribuna impensabile fino a pochi anni fa. Una cosa che CDB, ossia l’Ingegnere Carlo De Benedetti, non avrebbe mai permesso. Lui di Berlusconi ha sempre detto che non era un imprenditore, ma «un impresario»: sì, la definizione riferita a quelli che nei teatri di una volta allestivano l’avanspettacolo con le ballerine pronte a fare qualche numero di can-can mostrando le gambe al pubblico.

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Carlo De Benedetti (foto Imagoeconomica).

Prospettiva affascinante, quella di vedere Orfeo direttore del telegiornale della rete ammiraglia di Mediaset: in questo modo gli verrebbe assegnato d’ufficio il “Grande Slam” del giornalismo italiano, perché nella sua carriera ha già raggiunto tutti i posti di comando possibili, quelli che pesano davvero, e vederlo pure a Cologno Monzese sarebbe un vero spettacolo. Se nel tennis il riconoscimento spetta a chi vince i trofei più prestigiosi del Pianeta, cioè Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open, Orfeo vanta un palmarès incredibile, perché ha diretto tutti e tre i telegiornali della Rai, l’azienda radiotelevisiva pubblica di cui è stato anche direttore generale, e nella carta stampata è stato direttore de Il Mattino, Il Messaggero e ora di Repubblica, dal 2024.

Orfeo e quel soprannome che la dice lunga sulla sua capacità di adattarsi

Un recordman, a tutti gli effetti, con un curriculum a prova di bomba, inattaccabile, zigzagando tra ogni possibile governo di centro, destra e sinistra, oltre ad aver dimostrato di essere capace di resistere per anni e senza fare una piega di fronte a un editore incontentabile e dal carattere aspro come Francesco Gaetano Caltagirone, nelle piazze di Napoli e di Roma. Che poi sono le più “calde” da gestire e non solo nel senso meteorologico, tanto che Orfeo si è guadagnato quel soprannome di “Pongo” che la dice lunga sulla capacità di adattarsi e assumere la forma migliore, rendendosi sempre utile sotto ogni tipo di cielo, evitando acquazzoni e colpi di sole.

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Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica).

Incredibile facilità nel tessere pubbliche relazioni con chi conta

Pubblico o privato per lui pari sono, avendo dimestichezza con il potere a ogni latitudine. Tra l’altro il 21 marzo per Orfeo sono previsti straordinari festeggiamenti, in occasione del suo compleanno: nel 2026 le candeline da mettere sulla torta sono 60, dato che è nato nel 1966. Un evento che si annuncia faraonico, per la “cifra tonda” e la personalità del protagonista, senza dimenticare la sua incredibile capacità di tessere le pubbliche relazioni, stando al cellulare dalla mattina alla sera per rimanere in contatto con i veri vip della politica, dell’economia e dell’informazione. Un uomo costretto a sobbarcarsi trasferte perigliose e dalle distanze enormi pur di seguire le partite di calcio della Juventus in tribuna autorità, tra gli Elkann e gli Agnelli.

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Corrado Augias, Sergio Mattarella, John Elkann, Ezio Mauro e Mario Orfeo (foto Ansa).

La ciliegina sulla torta? Il piano che porta addirittura al Quirinale…

Ciliegina sulla torta, da anni a Roma gira la voce che qualora Pier Ferdinando Casini diventasse un giorno presidente della Repubblica, coronando il sogno di una lunga vita da democristiano e mettendo d’accordo centro, destra e sinistra, il portavoce e capo della comunicazione al Quirinale sarebbe… proprio Mario Orfeo, per un settennato indimenticabile. «A meno che lui stesso non voglia fare il capo dello Stato», sibila sorridendo un amico carissimo, anche lui nel mondo del giornalismo. E, vista l’ambizione del direttore, forse c’è poco da scherzare…

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Pier Ferdinando Casini (foto Imagoeconomica).

App dei cimiteri con “profili” dei morti: stop del Garante

AGI - No alla commistione tra servizi istituzionali dei cimiteri e quelli di natura 'social' e commerciale: questa la motivazione per cui il Garante per la privacy ha sanzionato Stup, società che distribuisce Aldilapp in Italia, i comuni di Ancona e Velletri e i rispettivi gestori dei servizi cimiteriali.

Come funziona l’app Aldilapp

L'app consente agli utenti - previa registrazione - di individuare il luogo di sepoltura dei defunti nei cimiteri aderenti al servizio e offre anche funzionalità di tipo 'social' e commerciale.

Utilizzando il database comunale, Aldilapp crea di default i 'profili digitali' dei defunti, consentendo la pubblicazione di dediche e l'accensione di ceri virtuali visibili a tutti gli utenti, nonché la fruizione di servizi come la fornitura di fiori o la pulizia delle tombe.

Le criticità rilevate dal Garante

Dagli accertamenti, è emerso che l'utilizzo di un'unica piattaforma per offrire sia servizi istituzionali sia servizi di tipo 'social' e commerciale - inscindibilmente connessi tra loro - presenta diverse criticità.

Comporta infatti trattamenti di dati personali eccedenti rispetto alle sole finalità istituzionali e puo' creare negli utenti la legittima aspettativa che tutti i trattamenti siano riconducibili ai Comuni. Ulteriori criticità riguardano la regolamentazione dei rapporti tra i soggetti coinvolti, la scarsa trasparenza nei confronti degli utenti, nonché l'inadeguatezza di alcune misure tecniche e organizzative.

Le misure imposte e la cancellazione dei profili

Il Garante ha quindi disposto il rafforzamento delle misure di sicurezza, la netta separazione tra servizi istituzionali e quelli di natura 'social' e commerciale, nonché la cancellazione dei 'profili digitali' creati automaticamente dai database comunali e delle interazioni a essi associate. Tali servizi potranno essere erogati da Stup su richiesta degli utenti e senza utilizzare i database cimiteriali messi a disposizione dai Comuni esclusivamente per l'erogazione del servizio di informazione sull'ubicazione dei defunti nei propri cimiteri.

Le sanzioni a società, Comuni e gestori

Tenuto conto della natura innovativa del servizio, dell'assenza di reclami e della collaborazione fornita nel corso dell'istruttoria, l'Autorità ha irrogato sanzioni amministrative di importo contenuto: 6mila euro a Stup; 3mila euro al Comune di Ancona, 2mila euro al Comune di Velletri e 2.500 euro ai gestori cimiteriali. 

Le difese Nato hanno abbattuto un altro missile iraniano sopra la Turchia

«Un missile balistico lanciato dall’Iran e penetrato nello spazio aereo turco è stato neutralizzato dagli elementi di difesa aerea e antimissile della Nato dispiegati nel Mediterraneo orientale». Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Ankara. Si tratta del secondo incidente di questo tipo sul territorio della Turchia dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Alcuni frammenti del missile sono caduti nella provincia di Gaziantep, nel sud-est del Paese, senza causare feriti. Rafforzate le misure di sicurezza nell’area.

Bayer Italia, Arianna Gregis nuova amministratrice delegata

Arianna Gregis è la nuova amministratrice delegata di Bayer Italia e presidente del consiglio di amministrazione di Bayer Healthcare Manufacturing, cui fa capo lo stabilimento di Garbagnate Milanese. La nomina, effettiva da gennaio 2026, rafforza il percorso di rinnovamento dell’azienda e consolida la presenza di Bayer nei principali ambiti delle Life Science. Con oltre 20 anni di esperienza nel settore farmaceutico, Gregis vanta un percorso professionale di respiro internazionale, iniziato negli Stati Uniti in ambito finanziario. Fa parte del Gruppo dal 2006 e manterrà la direzione della divisione Pharmaceuticals di Bayer Italia, incarico che ricopre da gennaio 2023. «Abbiamo competenze, persone e risorse per svolgere un ruolo di primo piano nel Paese. Il mio impegno è valorizzare questo patrimonio, mettendo al centro innovazione, qualità industriale e alleanze strategiche», ha dichiarato.