Addio a Zichichi, Giuli: “Uomo di scienza e di pace. Un modello di dialogo”

AGI - "Apprezzavo particolarmente in lui la sua doppia natura di scienziato e di credente": cosi' il vescovo Marcello Sanchez Sorondo ha ricordato Antonino Zichichi nell'omelia pronunciata durante i funerali solenni celebrati nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in piazza della Repubblica a Roma, alla presenza, tra gli altri, del Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Sanchez Sorondo ha rievocato il legame personale con il fisico, spiegando di averlo conosciuto quando San Giovanni Paolo II gli chiese di introdurlo alla Pontificia Accademia delle Scienze, e ha sottolineato come, nelle sue ultime apparizioni pubbliche, Zichichi abbia spesso dichiarato di essere "profondamente innamorato di Dio".

Nel corso dell'omelia, è stato ripercorso anche il profilo scientifico dello studioso, inserito "nella grande tradizione italiana di fisici di fama internazionale, a partire da Galileo Galilei, Enrico Fermi ed Ettore Majorana", con un richiamo alle ricerche nella fisica delle particelle, nucleare e subnucleare e agli studi sull'antimateria. Il vescovo ha infine richiamato uno dei temi centrali del pensiero di Zichichi, il rapporto tra fede e scienza, ricordando come egli sostenesse che "la scienza e la fede non sono in antitesi, ma sono in armonia tra loro, in quanto entrambi sono doni di Dio". 

Ai funerali nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica a Roma, ha partecipato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura. Presenti anche per il governo i ministri Anna Maria Bernini e Alessandro Giuli. 

Giuli, uomo straordinario e modello da seguire

"Abbiamo partecipato alle esequie di una persona straordinaria, uno scienziato, un uomo di conoscenza, di fede e soprattutto di pace che ci ha lasciato non soltanto studi straordinari, ma anche un modello da seguire, quello del dialogo e del confronto, al di là di ogni ideologia e appartenenza". Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a margine dei funerali del fisico Antonino Zichichi in Piazza della Repubblica

Roma: “Finta” babysitter tenta di rapire una bimba a scuola

AGI - E' allerta nel quartiere romano Monteverde dove, mercoledì scorso, una 'finta' babysitter ha tentato di rapire una bambina di 3 anni da una scuola dell'infanzia. Gli insegnanti, insospettiti, hanno subito avvisato i genitori della bimba che hanno spiegato di non aver incaricato nessuno di prendere la figlia a scuola.

A quel punto è scattato l'allarme al 112, ma nel frattempo la donna era fuggita via. I genitori della bambina hanno presentato denuncia e la polizia ha avviato indagini per risalire alla donna.

Secondo quanto si apprende, sono stati sensibilizzati anche i dirigenti scolastici a prestare particolare attenzione alle deleghe per prendere gli alunni. Gli accertamenti sono in corso. 

Garattini: “Volevo fare il prete. Ecco come coniugo scienza e fede”

AGI - "Fare il prete? Volevo fare molte cose in realtà. Fare il prete è la cosa che i ragazzi vogliono se frequentano l'oratorio e, come nel mio caso, hanno avuto un'educazione di tipo cattolico. A un certo punto uno vuol fare il prete, vuol fare lo psichiatra, vuole aiutare la gente". Lo racconta a Tv2000 il professore Silvio Garattini, farmacologo tra i più insigni al mondo, fondatore e presidente dell'Istituto Mario Negri di Milano ospite del programma 'Soul'.

Garattini, 97 anni, icona di buona salute, sottolinea che la formazione cattolica "mi ha dato molto. Mi ha aiutato a migliorare la comunicazione, cioè, dovendo fare catechismo, dovendo parlare alla gente, parlare ai giovani, questo aiuta molto a sapere e imparare piano piano come fare a comunicare. Perché la comunicazione è una disciplina che non è direttamente connessa con la conoscenza: uno può avere le migliori conoscenze del mondo ma non saperle esporre a chi non le ha".

Scienza, fede e servizio all'uomo

Cresciuto in oratorio ha poi scelto di curare le persone nel corpo, certo che scienza e fede sono entrambe al servizio della persona: "Scienza e fede - dice il grande farmacologo - non hanno nulla in comune in termini di conoscenza, ma in termini di attività possono lavorare insieme. Il loro oggetto è l'uomo. E possono essere sinergici e in fondo essere sinergici vuol dire far capo a quello che è il maggiore e più importante messaggio che deriva dalla religione, che è il messaggio evangelico. Amerai il prossimo tuo come te stesso. Questa è la cosa più importante e quella che dovrebbe rendere tutti gli uomini parte della stessa famiglia".

Il mercato dei farmaci e il profitto

Garattini, sempre libero da interessi economici, denuncia quando attraverso pubblicità e media si vogliono imporre farmaci, o rimedi che farmaci non sono, dagli integratori alla medicina 'naturale'. "Come Servizio Sanitario Nazionale - spiega Garattini a Tv2000 - abbiamo spinto molto la ricerca sulle cure. Certo che la medicina deve curare. Abbiamo fatto progressi, abbiamo farmaci che sono meglio di quelli che c'erano una volta, facciamo fare molte cose che prima non potevamo fare, però questo ha creato inevitabilmente un grande mercato, perché i farmaci li fanno le industrie e, facendoli le industrie, le industrie devono fare profitto e dovendo fare profitto fanno parte del mercato. Non ci sono mercati che vogliono diminuire".

La prevenzione è la vera cura

"Noi dobbiamo passare dal mercato. Il mercato cosa vuol farci credere? Il mercato - conclude Garattini - vuol farci credere che le malattie piovono dal cielo e ci sono loro che poi se ne occupano. In realtà noi sappiamo scientificamente che la maggior parte delle malattie sono evitabili. Abbiamo 4 milioni e mezzo di diabetici di tipo 2 e il diabete di tipo 2 è una malattia evitabile. Non deve avvenire, basta che uno abbia delle buone abitudini di vita: se non diventa obeso, se non aumenta troppo la glicemia, se mangia in modo adeguato, se cammina e si muove non diventa diabetico. Il 40% dei tumori è evitabile e muoiono ogni anno 180 mila persone di tumore in Italia. È questo che bisogna cambiare".

Offese via web a due musulmane, una donna dovrà risarcire 40mila euro

AGI - La Corte d'Appello di Firenze ha condannato una donna di 31 anni a risarcire 20mila euro a testa a due rappresentanti dell''Associazione giovani musulmane d'Italia di Crema' per averle offese con frasi come "queste persone si meriterebbero ben peggio dell'essere definite maiali" e "imbecilli che buttano via la propria dignità in nome di Allah".

Il verdetto

La sentenza conferma le statuizioni civili già stabilite in primo grado mentre la condanna a nove mesi di reclusione inflitta dal giudice nel primo giudizio per diffamazione aggravata e vilipendio della religione è stata dichiarata estinta per prescrizione visto che i fatti risalgono al maggio del 2015.

L'antefatto alla vicenda, come ricostruito nelle motivazioni alla sentenza di primo grado visionate dall'AGI, era stato il post di un cittadino simpatizzante leghista che aveva scritto parole di apprezzamento sui social per un'iniziativa organizzata il 3 maggio 2015 dalle due giovani di fede islamica di incontrare la comunità locale per parlare di temi 'divisivi' come la moschea e il burqa.

In risposta a questo giudizio benevolo, la trentenne, definendosi "elettrice della Lega', aveva contestato le affermazioni dell'interlocutore scrivendo che "La Lega non apre ai porci musulmani'. Tra i post evidenziati nella sentenza di primo grado anche quello in cui l'imputata scriveva: "Sono orgogliosa del mio rozzo commento in una discussione con 4 lobotomizzate musulmane. Mi ci pulisco il c...me ne vanto (chiaro e implicito il riferimento al velo')".

"È stata respinta l'idea che i musulmani possano essere dileggiati e umiliati, anche e proprio a causa della loro fede religiosa. La sentenza della Corte d'Appello, che ha confermato la precedente condanna del Tribunale di Firenze ha ribadito un principio fondamentale: l'essere musulmani, portare il velo, affermare la propria identità religiosa corrisponde a un diritto costituzionale e nessuno può sacrificarlo in nome della politica e della propaganda - afferma Luca Bauccio, legale delle parti civili -.Le mie assistite sono soddisfatte e si sentono ripagate della gogna social che la giovane leghista aveva riservato loro per il solo fatto di portare il velo e di cercare il dialogo. Ritengo preziosa la conferma della condanna oltre che per diffamazione anche per vilipendio della religione musulmana: in uno stato di diritto e liberale non ci sono confessioni di serie A e altre di serie B. L'umanizzazione dell'altro inizia da questi basilari riconoscimenti". 

Un assistente Ia contro errori e rischi. Hpe lancia il network per Milano Cortina

AGI - Oltre 22mila chilometri quadrati di copertura, in 40 località diverse, suddivise in tre regioni, e più di un milione di device connessi. È il network messo in campo da Hewlett Packard Enterprise (Hpe), il più diffuso mai realizzato, in occasione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, di cui Hpe è network equipment hardware partner. Una infrastruttura di rete che si affida alla tecnologia IA native per veicolare in tempo quasi reale le immagini dei Giochi, oltre che per prevenire errori, rischi e imprevisti.

"Questa esperienza stabilisce un precedente su come le piattaforme operano", ha affermato Rami Rahim executive vice president di Hpe, "d'ora in poi non ci si potrà più affidare solo agli umani, l'IA è fondamentale per la velocità con cui veicolare i contenuti in tempo reale". "È il network più grande mai costruito", ha spiegato Stefano Andreucci, senior sales director di Hpe.

 

 

"Sono oltre 4.900 gli 'access point', più di 40 i siti divisi su tre Regioni, con condizioni geografiche molto diverse, si va dalla città ai paesini e alle piste in montagna - ha aggiunto Andreucci -. È un network molto complesso. I network tradizionali non erano adatti e sicuri per questo tipo di evento. La scelta di affidarsi all'IA native è stata fondamentale, si tratta di un meccanismo che è in grado di prevenire errori e rischi, di grande adattabilità'."

L'assistente IA Marvis per la gestione della rete

Incontrando la stampa a Milano, i manager di Hpe hanno illustrato come il sistema utilizzi un'interfaccia conversazionale chiamato Marvis, un assistente che permette agli operatori di dialogare con la rete come se fosse un collega. Invece di analizzare codici complessi, un tecnico può semplicemente chiedere al sistema 'Qual è la user experience nell'arena di pattinaggio?' e ottenere un'analisi immediata basata sui dati storici e in tempo reale di quello specifico utente o luogo.

Sicurezza e protezione dei dati

"Ci sono più livelli di sicurezza. Aver utilizzato l'IA nativa già dentro la rete, la protegge anche fuori" ha spiegato Claudio Bassoli, managing director Hpe Italy. "La rete è protetta in ogni singolo elemento: c'è il controllo di ogni singolo accesso", ha aggiunto Andreucci. Con i controlli degli accessi Zero Trust, il rilevamento e l'attenuazione delle minacce basati sull'IA, la rete protegge in modo continuo i dati più sensibili dell'evento, hanno spiegato i manager Hpe.

Distribuzione di contenuti 8K ad alta risoluzione

Stiamo distribuendo una quantità di filmati 8K ad alta risoluzione senza precedenti a più di 200 titolari dei diritti che trasmetteranno i Giochi in tutto il mondo, è stato spiegato.

Infine, per quanto riguarda la sostenibilità del progetto, Hpe ha tenuto a sottolineare come sia parte della mission aziendale "arrivare al 100 per cento di riutilizzo" dell'hardware, in linea anche con lo "spirito di sostenibilità che anima questi Giochi". "Abbiamo una divisione che si occupa solo di questo", ha rivendicato Bassoli. La tecnologia utilizzata per le due settimane di Olimpiadi sarà "comprata da una società di terza parte certificata che farà il refurbishment dell'hardware per poi rivenderlo", ha spiegato Andreucci.

 

Maltempo al Centro-Sud, Calabria e Sicilia in crisi

AGI - L'ondata di maltempo che sta interessando il Centro-Sud ha generato una serie di criticità nelle ultime ore, colpendo con particolare intensità i territori della Calabria e della Sicilia orientale. A Cosenza, la saturazione del bacino idrografico ha causato l'esondazione di alcuni tratti del fiume Campagnano e del Busento, quest'ultimo fuoriuscito dagli argini nel comune di Dipignano.

L'evento ha imposto il trasferimento precauzionale di diversi nuclei familiari e il recupero di veicoli immobilizzati dal fango. La viabilità provinciale risulta compromessa da frane e caduta di alberi, con interventi coordinati tra vigili del fuoco, carabinieri forestali e Protezione civile per il ripristino delle condizioni di sicurezza.

Spostamenti difficili in Calabria

 

 

Contemporaneamente, l'entroterra di Catanzaro ha registrato il superamento delle soglie massime di piovosità nei centri di Gimigliano, Pentone, Decollatura e Cicala. La presenza di smottamenti diffusi ha determinato la chiusura di diverse arterie provinciali e locali, inducendo le autorità a consigliare la limitazione degli spostamenti ai soli casi di necessità. Nella provincia di Reggio Calabria, il dispositivo di soccorso dei vigili del fuoco ha gestito oltre trenta interventi per tetti scoperchiati e strutture pericolanti. Il comparto aereo ha subito alterazioni logistiche con il dirottamento a Catania di due voli diretti a Barcellona e Malpensa, rientrati in sede nella notte e ripartiti regolarmente in mattinata.

Maltempo in Sicilia e allerte meteo

In Sicilia, una violenta bufera di vento ha interessato Messina e l'area tirrenica provinciale, provocando il crollo di alberi, antenne e tettoie in numerosi punti del tessuto urbano, tra cui viale Regina Elena e via La Farina. L'intensità dei fenomeni ha reso necessaria la chiusura delle scuole e l'interruzione temporanea del transito sulla A/18 nel tratto compreso tra Tremestieri e Giarre in direzione Catania per la bonifica della carreggiata. Situazione di isolamento parziale per l'arcipelago delle Eolie, dove il moto ondoso a Lipari ha raggiunto le infrastrutture costiere. Il quadro meteorologico attuale vede la persistenza di un'allerta arancione per rischio idraulico e idrogeologico sulla Calabria, mentre l'allerta gialla è stata estesa ai territori di Sardegna, Umbria, Puglia e Sicilia.

 

Tra gli adolescenti, uno su 4 ha subito violenza in una relazione

AGI - Le relazioni tra adolescenti tra comportamenti aggressivi e atteggiamenti di controllo "normalizzati". Uno su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti (schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti) dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione, e a più di uno su tre (36%) il partner si è rivolto con linguaggio violento (grida, insulti). I dati emergono dal nuovo rapporto di Save the Children.

Una su tre è stato geolocalizzato dal partner. Il 28% ha subito pressioni per farsi inviare foto o video intimi. Queste dinamiche non riguardano solo la sfera privata, ma anche lo spazio pubblico, sia online che offline: più di 4 adolescenti su dieci sono stati importunati con commenti e avances sessuali da qualcuno che li ha infastiditi - percentuale che nelle ragazze sale al 50% -, al 28% è capitato che sue immagini intime fossero condivise senza consenso e il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati. Il 36% ha subito insulti o prese in giro per il suo genere o il suo orientamento sessuale.

Dal catcalling alla violenze, le ragazze pagano il prezzo più alto

Sono in ogni caso le ragazze a pagare il prezzo più alto in termini di rischi, rinunce e stigma, a conferma che la violenza e il controllo hanno ricadute asimmetriche. Il 66% delle ragazze ha subito catcalling in strada o negli spazi pubblici, il 70% si sente in pericolo per strada (molto, abbastanza o un po'), quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola. Secondo l'Istat, le adolescenti e le giovani donne sono le più colpite dalla violenza maschile: il 37,6% delle 16-24enni dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni (11% delle donne 16-70enni complessive): quasi 10 punti in più rispetto al 2014. L'aumento è trainato soprattutto dalle violenze sessuali, che passano dal 17,7% al 30,8%. L'esposizione riguarda tutti i tipi di autore, ma l'incremento più forte è legato agli ex partner (dal 5,7% al 12,5%) e agli uomini non partner (parenti, amici, conoscenti, sconosciuti: dal 15,3% al 28,6%).

Il peso del contesto familiare

Il rapporto "Stavo solo scherzando. Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti", che contiene i risultati di un'indagine realizzata in collaborazione con IPSOS DOXA, mostra come anche il contesto familiare pesi: vivere in famiglie conflittuali o dove si è esposti a violenza spesso porta alla riproduzione di tali modelli. Ad esempio, il 39% dei ragazzi che vivono questo clima usa un linguaggio violento e il 30% ha avuto nei confronti del partner atteggiamenti violenti, contro rispettivamente il 28% e il 18% del campione generale.

Comportamenti violenti e ricatti emotivi

Quando li si interroga su comportamenti violenti e di controllo e ricatti emotivi nelle relazioni che vivono, emerge una quasi sovrapposizione tra ciò che i ragazzi e le ragazze dicono di aver subito e ciò che dichiarano di aver messo in atto in prima persona, sebbene siano più spesso i ragazzi ad ammettere di agire questo genere di atteggiamenti. Almeno una volta, il 28% ha usato linguaggio violento (32% i ragazzi, 24% le ragazze), il 28% ha fatto leva sulle emozioni per far sentire in colpa e ottenere qualcosa (31% i ragazzi, 24% le ragazze), il 21% ha fatto pressioni per ottenere foto o video intimi (24% i ragazzi, 18% le ragazze), il 18% ha spaventato la persona con cui ha o ha avuto una relazione con atteggiamenti violenti (21% i ragazzi, 13% le ragazze). Al 44% degli adolescenti è capitato che la persona con cui ha o ha avuto una relazione gli chiedesse di non uscire con alcune persone (41% le ragazze, 46% i ragazzi). Sempre al 43% è stato chiesto di non accettare contatti sui social (41% le ragazze, 45% i ragazzi), al 39% di cancellare contenuti sui social o sul telefono (37% le ragazze, 40% i ragazzi). Al 40% - senza differenze di genere - che gli si chiedesse di non vestirsi in un certo modo, al 29% di ricevere la richiesta di condivisione delle proprie password di social o telefono (27% le ragazze, 31% i ragazzi). Anche il ricatto emotivo fa parte delle dinamiche relazionali: il 29% degli intervistati ha subito minacce di gesti estremi in caso di rottura (30% i ragazzi, 27% le ragazze).

La fine del rapporto: un momento critico

La fine del rapporto è un momento critico nella gestione della relazione tra adolescenti. Il 27% dichiara di aver cercato con insistenza il/la partner dopo la fine del rapporto (28% i ragazzi, 25% le ragazze), il 20% di aver minacciato di farsi del male in caso di rifiuto o interruzione del rapporto (22% i ragazzi, il 17% le ragazze), il 20% di aver condiviso o minacciato di condividere messaggi, foto o informazioni private per vendetta (23% i ragazzi, 16% le ragazze).

Consapevolezza in crescita, ma i comportamenti non cambiano

Migliora la consapevolezza della differenza tra amore e possesso, soprattutto tra le ragazze, ma non cambiano i comportamenti. Rispetto al rapporto pubblicato dall'Organizzazione nel 2024, "Le ragazze stanno bene?", che indagava sullo stesso fenomeno, gli adolescenti - e soprattutto le ragazze - sembrano oggi più consapevoli, con un calo di coloro che ritengono "normali" alcuni atteggiamenti di possesso e controllo. Se due anni fa il 30% pensava che la gelosia fosse un segno d'amore, oggi questa percentuale è scesa al 23% (16% tra le ragazze); nello stesso arco di tempo è scesa dal 21% al 12% la percentuale di quanti pensano che la condivisione della password sia un segno d'amore. Tuttavia, questo aumento di consapevolezza ancora non si traduce in un cambiamento dei comportamenti nella vita vissuta, dove anzi alcuni atteggiamenti di possesso risultano in aumento. È aumentata la percentuale di chi dichiara di essere stato spaventato con atteggiamenti violenti (25% contro il 19% del 2022), così come di chi afferma di aver subito un linguaggio violento (36% contro il 31% del 2023) e di aver subito ricatti dal partner per ottenere ciò che voleva (31% contro il 22% del 2023).

Libertà, limiti e consenso: una maggiore consapevolezza

Ragazze e ragazzi mostrano una maggiore consapevolezza su libertà, limiti e consenso. Il 73% (78% le ragazze, 69% i ragazzi) ritiene che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a condividere con il partner la password o la posizione, il 68% (73% le ragazze, 63% i ragazzi) ritiene che il consenso non sia mai scontato, neanche in coppia, il 62% (67% le ragazze, 58% i ragazzi) vede nel "controllo di abitudini e amicizie" una violazione della libertà che può trasformarsi in violenza.

Violenza pervasiva: online e offline

Anche al di fuori delle relazioni, i ragazzi e le ragazze affrontano, in molti casi, un clima di violenza pervasiva, sia online che offline. Quasi tre adolescenti su dieci (29%) affermano di essersi trovati in una situazione in cui si sono sentiti costretti ad atti sessuali indesiderati - con valori simili tra ragazze (30%) e ragazzi (28%), ma con alte percentuali tra chi vive un clima familiare negativo (61%). Al 42% (36% i ragazzi, 50% le ragazze) è capitato personalmente di essere importunato sul piano sessuale da qualcuno. Più in generale, il 49% degli adolescenti intervistati ha avuto almeno una volta paura di ricevere violenza da una persona coetanea o da un gruppo di coetanei (48% i ragazzi, 50% le ragazze); il 38% ha subito comportamenti violenti sia offline sia online dalla stessa persona. Sul fronte della condivisione di contenuti intimi, il 37% del campione ha ricevuto almeno una volta richieste di foto private da persone con cui non aveva un rapporto intimo (40% tra le ragazze, 33% i ragazzi), il 28% ha visto condivise proprie immagini riservate senza consenso (25% tra ragazze, 30% tra i ragazzi). Il 63% (60% i ragazzi, 67% le ragazze) ha ricevuto commenti indesiderati sul corpo e prese in giro per l'aspetto fisico (60% i ragazzi, 65% le ragazze), il 60% (58% i ragazzi, 63% le ragazze) commenti giudicanti sul modo di vestirsi, comportarsi o sulle proprie relazioni. Oltre un terzo degli intervistati (36%) ha ricevuto insulti o prese in giro per motivi legati al genere o all'orientamento sessuale, il 35% ha visto rivelato il proprio orientamento sessuale o le proprie scelte affettive da qualcuno senza il suo consenso, il 34% è stato escluso almeno una volta da chat, gruppi o giochi online per il proprio genere o orientamento sessuale.

Le ragazze: il prezzo più alto in termini di libertà e sicurezza

Sono le ragazze a pagare il prezzo più alto dei comportamenti violenti sperimentati dagli adolescenti. In quasi tutti i contesti - dalla strada ai mezzi pubblici, dai parchi ai luoghi di divertimento, fino agli spazi digitali - riportano livelli di paura più elevati rispetto ai ragazzi. Il 70% di loro si sente molto, abbastanza o un po' in pericolo per strada (rispetto al 60% dei ragazzi), quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola. Il 64% si sente in pericolo sui mezzi pubblici (54% i ragazzi), il 64% in parchi e spazi pubblici (50% i ragazzi), il 60% nei luoghi di divertimento come discoteche e concerti (50% i ragazzi). La percezione del rischio ha un impatto anche nella gestione del corpo e dei comportamenti: il 21% dichiara di indossare abiti "non provocanti" per evitare attenzioni indesiderate (la quota sale al 29% tra le ragazze), il 32% di limitare l'alcol per ridurre il rischio di molestie o aggressioni (35% ragazze, 29% ragazzi). Accanto a queste rinunce, sono diffuse anche strategie di autoprotezione: il 45% delle ragazze finge di essere al telefono con qualcuno per sentirsi più sicura mentre è sulla strada per tornare a casa; il 38% delle ragazze condivide la sua posizione con qualcuno di cui si fida quando esce da sola; il 32% finge di aspettare un genitore o un amico quando si sente minacciata o isolata. Le ragazze hanno più paura anche online: il 46% si sente in pericolo sui social network (42% i ragazzi), il 44% nei giochi online con chat (37% i ragazzi), il 37% su WhatsApp, Telegram e chat private (34% i ragazzi), suggerendo una continuità tra spazi fisici e online nella riproduzione di dinamiche di controllo, pressione e molestie basate sul genere, che si traducono in una restrizione sistematica delle libertà delle ragazze.

Fiducia, supporto e soluzioni

Con chi si confiderebbero gli adolescenti in caso di violenza? Fiducia nella famiglia, in particolare nella madre. Solo l'11% conosce il numero 1522. Per il 79% un corso obbligatorio di educazione sessuale a scuola sarebbe utile per contrastare la violenza di genere.

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?

Mentre Roma, a parte qualche ardita vannacciata, è tutto sommato un posto noioso che si prepara nevroticamente alle elezioni politiche del 2027, il resto dell’Italia offre spunti notevoli, pittoreschi, scintillanti. Vedi Prato, la Gotham degli Anni 20, che in questi mesi ha regalato sontuosi complotti, dimissioni eccellenti, trame massoniche, eccetera eccetera.

Per non perdere la città serve Mr preferenze

L’ex capitale del tessile continua a essere una sorta di parco giochi della cronaca politica. Quest’anno va al voto anticipato, per via delle dimissioni dell’ex sindaca Ilaria Bugetti, e il centrosinistra ha da individuare il suo campione per non perdere la città che in passato è già stata amministrata dal centrodestra. Ed è qui, proprio qui, che gli schleiniani hanno approntato una discreta trappola per Matteo Biffoni, riformista non bonacciniano, ex sindaco di Prato per due mandati, oggi sbarcato in Consiglio regionale con 22 mila preferenze, record personale ma anche toscano. 

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?
Ilaria Bugetti (Imagoeconomica).

Furfaro candida Biffoni a sua insaputa

Il luogotenente di Elly Schlein in Toscana, il potente Marco Furfaro, deputato e membro autorevole della segreteria nazionale, nonché commissario ombra di Emiliano Fossi, segretario regionale del Pd messo sotto tutela dal Nazareno, ha deciso che il candidato del campo largo lo debba fare proprio Biffoni, che è appena entrato in servizio come consigliere regionale. Già una volta è tornato da Roma, Biffoni, dove era deputato ai tempi di Matteo Renzi. Stavolta la strada da fare sarebbe più breve, anche se col terribile traffico toscano di questi tempi persino prendere l’autostrada e fare Firenze-Prato potrebbe essere più complicato del previsto. C’è però un dettaglio non secondario: nessuno sembra averne parlato con il diretto interessato. Che ora dice: «Ringrazio Marco Furfaro, che è un dirigente nazionale, come ringrazio il presidente Giani e il segretario Fossi che si preoccupano del mio futuro. Lo prendo come attestato di stima, di affetto, di vicinanza. Mi piacerebbe essere coinvolto in queste decisioni perché, lo dico onestamente, vorrei poter dire la mia».

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?
Marco Furfaro e sullo sfondo Elly Schlein (Imagoeconomica).

La richiesta (inascoltata) di congresso locale

La sua, a essere sinceri, Biffoni detto Biffo l’ha detta diverse volte in questi mesi, proprio su Prato: ha difeso la sua città dagli attacchi, sfoderando un orgoglio pratese che in campagna elettorale gli è servito a conquistare numerosi consensi, ma anche chiesto più volte un congresso locale per sostituire il segretario Marco Biagioni, prototipo del SOC, schleiniano di origine controllata, politicamente travolto dalle dimissioni della sindaca (simul stabunt, simul cadent). Quel congresso finora non c’è stato e anzi pochi giorni fa il Pd ha trovato il verso di scantonare, rinviando la decisione irrevocabile diventata però facilmente revocabile. «Io è da un po’ che lo sto dicendo», mette in chiaro parlando alla Nazione Biffoni. «Ho chiesto il congresso subito dopo quello che è avvenuto in Comune a Prato con il commissariamento, continuo a pensare che se non sciogliamo i nodi che ci sono dentro il Partito Democratico rischiamo di scaricare queste tensioni sulle Amministrative ed è pericolosissimo, io ci sono già passato. È bene che fra di noi ci sia una discussione, nei partiti le discussioni sono sane, fatte vis-à-vis, senza infingimenti, fanno bene». L’importante, ha aggiunto ancora l’ex sindaco di Prato, «è che non ci siano giochini di potere, o di altro genere, e che tutti vengano riconosciuti come interlocutori necessari e fondamentali, senza voler far fuori nessuno, senza tagli di gole, senza niente di particolare».

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?
Matteo Biffoni (Imagoeconomica).

Con Biffoni in Comune si eliminerebbe un competitor per le Regionali 2030

I «giochini di potere», come li chiama Biffoni, sono però alla luce del sole; non c’è bisogno di retroscena, basta la scena. Con la sua eventuale candidatura a sindaco (parola che invero a Biffoni piace sentir pronunciare), la maggioranza del Pd si assicurerebbe la vittoria a Prato e in più pensa di poter liberare il Consiglio regionale da un possibile competitor in vista delle prossime elezioni Regionali. Eugenio Giani è già al secondo mandato, non potrà farne un terzo, il Pd ha l’occasione di mettere uno schleiniano alla guida della Regione Toscana, o quantomeno di poterlo candidare. Il calcolo però potrebbe non tenere conto di alcuni elementi. Anzitutto, anche da sindaco di Prato Biffoni potrebbe aspirare al salto successivo. In più, le prossime Regionali in Toscana ci saranno nel 2030 e prima, nel 2027, ci saranno le Politiche. Domanda che ci domandiamo: che cosa succederebbe nel Pd se Schlein & soci perdessero le elezioni? 

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?
Matteo Biffoni con Eugenio Giani nel 2023 (Ansa).

L’allenamento cognitivo riduce il rischio di demenza

AGI - Un breve programma di allenamento cognitivo al computer, mirato ad aumentare la velocità di elaborazione delle informazioni e la capacità di gestire compiti complessi con attenzione divisa, è associato a un rischio significativamente più basso di ricevere una diagnosi di demenza fino a 20 anni dopo. È quanto emerge da uno studio randomizzato finanziato dai National Institutes of Health e pubblicato sulla rivista Alzheimer's & Dementia: Translational Research and Clinical Interventions, condotto da un gruppo di ricercatori coordinato da Marilyn Albert, direttrice dell'Alzheimer's Disease Research Center di Johns Hopkins Medicine.

Lo studio analizza i dati a lungo termine dell'Advanced Cognitive Training for Independent and Vital Elderly (ACTIVE), il più ampio studio statunitense mai condotto per valutare gli effetti di diversi tipi di training cognitivo negli anziani. Tra il 1998 e il 1999, i ricercatori hanno arruolato 2.802 adulti di età pari o superiore a 65 anni, assegnandoli in modo casuale a tre diversi interventi di allenamento cognitivo - memoria, ragionamento e velocità di elaborazione - oppure a un gruppo di controllo senza alcun training. I programmi consistevano in sessioni di 60-75 minuti distribuite nell'arco di cinque o sei settimane; metà dei partecipanti ha inoltre ricevuto sessioni di richiamo ("booster") a distanza di uno e tre anni.

Risultati chiave 

Nel follow-up a 20 anni, basato sull'analisi dei dati Medicare di 2.021 partecipanti, i ricercatori hanno osservato che l'intervento sulla velocità di elaborazione con sessioni di richiamo era l'unico associato a una riduzione statisticamente significativa dell'incidenza di demenza rispetto al gruppo di controllo. In particolare, 105 partecipanti su 264 (40%) nel gruppo di speed training con booster hanno ricevuto una diagnosi di demenza, contro 239 su 491 (49%) nel gruppo di controllo, pari a una riduzione del rischio del 25%.

Come funziona il training sulla velocità di elaborazione

Il training sulla velocità di elaborazione è progettato per aiutare le persone a individuare rapidamente informazioni visive su uno schermo e a gestire compiti progressivamente più complessi in tempi sempre più brevi. Secondo gli autori, questo tipo di esercizio potrebbe rafforzare meccanismi cognitivi fondamentali per il funzionamento quotidiano e la resilienza cerebrale nel lungo periodo.

"Osservare che un potenziamento dell'allenamento sulla velocità mentale sia associato a un minor rischio di demenza due decenni dopo è notevole, perché suggerisce che un intervento non farmacologico relativamente modesto può avere effetti a lungo termine", afferma Marilyn Albert. La ricercatrice sottolinea che anche piccoli ritardi nell'esordio della demenza potrebbero avere un impatto rilevante sulla salute pubblica e sui costi sanitari. Nel campione analizzato, le caratteristiche dei partecipanti al follow-up erano simili a quelle dello studio originale: circa tre quarti erano donne, il 70% di etnia bianca e l'età media all'inizio dello studio era di 74 anni.

Perché il training sulla velocità è più efficace

Durante il periodo di osservazione, circa tre quarti dei partecipanti sono deceduti, con un'età media di 84 anni. Nel complesso, la demenza è definita come un declino delle funzioni cognitive tale da compromettere l'autonomia nella vita quotidiana. Gli autori spiegano che il training sulla velocità di elaborazione potrebbe essere particolarmente efficace perché adattivo, cioè capace di modulare il livello di difficoltà in base alle prestazioni individuali, a differenza degli interventi su memoria e ragionamento, che seguivano schemi standardizzati. Inoltre, questo tipo di allenamento stimola forme di apprendimento implicito, che coinvolgono circuiti cerebrali diversi rispetto all'apprendimento esplicito.

Secondo George Rebok, investigatore principale del sito di studio e professore emerito alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, i risultati "supportano lo sviluppo di interventi di training cognitivo per gli anziani, in particolare quelli mirati alla velocità di elaborazione visiva e all'attenzione divisa". Gli autori concludono che saranno necessari ulteriori studi per comprendere i meccanismi biologici alla base di queste associazioni e per valutare possibili sinergie con altri interventi sullo stile di vita.

Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)

Il tesoriere, lombardissimo, Alberto Di Rubba, candidato alla Camera. E, per ‘compensare’, almeno geograficamente, Mara Bizzotto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, piccolo ‘innesto’ veneto in un governo in cui ci sono «troppi lombardi». È questo l’incastro che si appresta ad annunciare Matteo Salvini.

Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Alberto Di Rubba con Matteo Salvini (dal profilo Fb di Di Rubba).

La rosa dei candidabili nei due collegi veneti

Venerdì 13 febbraio, nel corso della riunione del consiglio federale della Lega, dovrebbe essere ufficializzata la corsa di Alberto da Casnigo, nella Bergamasca, per il seggio lasciato vacante dall’altro Alberto leghista, Stefani da Borgoricco, in provincia di Padova, eletto alla presidenza della Regione Veneto a fine novembre. Da tempo in Lega si discuteva di una candidatura ‘paracadute’ del tesoriere dopo le vicende giudiziarie legate alla Lombardia Film Commission. «Sulla stessa vicenda una Corte mi ha dichiarato innocente e un’altra Corte colpevole», ha spiegato recentemente Di Rubba. «Un paradosso! Un peculato senza danno. Un reato che non esiste. Tanto che hanno revocato la confisca. Sette anni di calvario. È emersa ancora la mia innocenza. Ma per un cavillo non è questa la Corte che ha potuto entrare nel merito. Ricorrerò in Cassazione».

Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
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Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)

Una scelta un po’ curiosa – lamentano i maligni -, quella di schierare un bergamasco in Veneto, per un partito che ha fatto del legame con il territorio la sua bandiera identitaria. Il collegio è l’uninominale Veneto 2 – U01 (che comprende Rovigo) per il quale le elezioni suppletive dovrebbe tenersi in coincidenza con il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo. Per l’altro seggio – collegio uninominale Veneto 2 – U02 (Selvazzano Dentro) – lasciato vacante da Massimo Bitonci, che si è dimesso dopo essere stato arruolato da Stefani come assessore allo Sviluppo economico in Veneto – incarico incompatibile con il seggio parlamentare – la Lega dovrebbe schierare la rodigina Laura Cestari, rimasta fuori da Palazzo Ferro-Fini alle ultime Regionali, o il salviniano di ferro Giulio Centenaro da Padova.

Al Mimit dovrebbe spuntarla Mara Bizzotto

Infine l’ultimo incastro. La poltrona di sottosegretario al Mimit fin qui occupata da Bitonci dovrebbe invece andare a Bizzotto, che all’ultimo pare aver avuto la meglio sul collega senatore Roberto Marti.