Fuga finita per il killer della ‘strage dei fornai’. Arrestato Elia Del Grande

AGI -  I carabinieri hanno rintracciato nel Varesotto e arrestato Elia Del Grande, condannato per la 'strage dei fornai', per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali per avere tentato di fuggire in auto provocando lievi lesioni a un militare. Del Grande era scappato da una casa lavoro ad Alba.

La fuga nel giorno di Pasqua 

Elia Del Grande, fuggito il giorno di Pasqua da Alba, è stato trovato intorno alle 13 e 30 dai carabinieri della Compagnia di Gallarate a Varano Borghi.

Era alla guida di una Fiat 500 che avrebbe rubato nel cimitero della frazione ‘Lentate’ di Sesto Calende. Le pattuglie hanno incrociato l’auto sulla strada provinciale S18.

La dinamica dell'arresto 

Del Grande ha tentato di eludere il controllo fermandosi nella strada di accesso a un’abitazione ma i militari lo hanno raggiunto e bloccato con i loro mezzi.

Uno dei carabinieri si è avvicinato al lato guida intimandogli di scendere e cercando di sottrargli le chiavi. In quel momento, il fuggitivo ha tentato un’ultima disperata manovra, non riuscita, e nella colluttazione, riferiscono i carabinieri, ha provocato lievi lesioni a uno dei militari. La sua fuga, la seconda in pochi mesi da una casa lavoro, è terminata con l’arresto e il trasferimento nel carcere di Varese.

La strage dei fornai 

Del Grande, che uccise i genitori e il fratello nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 1998 a Castrezzate, era rinchiuso in una casa di lavoro di Alba in attesa che il giudice della Sorveglianza di Torino si pronunciasse sulla sua pericolosità sociale per avere violato la libertà vigilata, prima, e la detenzione, poi, nella casa di lavoro di Castelfranco Emilia.

La condanna e l'evasione dalla casa lavoro 

Per la ‘Strage dei Fornai’, era stato condannato in primo grado all’ergastolo e poi a 30 anni, col riconoscimento della seminfermità mentale, di cui 26 anni e 4 mesi scontati.

L’11 novembre del 2025 era ‘evaso’ dalla casa lavoro emiliana, un istituto dove stava contando una misura di sicurezza, un ‘plus’ introdotto nel Codice Rocco, negli anni ‘30’ e utilizzato in alcune rare situazioni quando, finita la pena, il magistrato di sorveglianza dispone quello che viene chiamato l’’ergastolo bianco’ perché non ha un limite determinato.

Decide il magistrato della Sorveglianza quando deve terminare. Del Grande, uscito dalla cella, aveva trovato un lavoro come giardiniere e si era fidanzato, poi era stato di nuovo fermato per una lite con un vicino e portato a Castelfranco Emilia.

Il 30 ottobre del 2025 era scappato criticando in una lettera alla testata Varesenews le case lavoro da lui definite delle carceri “in piena regola”.  Il 12 novembre era stato rintracciato nella sua casa di Cadrezzate, dove c’era il forno di famiglia, dopo un’avventurosa fuga anche in pedalò sul lago di Monate. 

Amianto in un liceo del Pavese. Petizione dei genitori: “Abbiamo paura per i nostri figli”

AGI - "Papà, ma nella scuola c'è l' amianto?". Lunedì 23 marzo Fabrizio Protti riceve una telefonata dalla figlia che sta andando a Roma per una delle riunioni dello Sportello Amianto di cui è presidente. Sì, l'amianto al liceo 'Golgi' di Broni, nel Pavese, c'è e si sa anche da molto tempo ma il fatto grave è che quella mattina un'impresa stia svolgendo dei lavori con dispersione di polveri non meglio identificate.

Il caso alla Procura di Pavia

La sera del 23 marzo la scuola viene chiusa fino a data da destinarsi e Protti ha presentato ieri una denuncia alla Procura di Pavia nella quale chiama in causa la Provincia, la ditta e la dirigenza scolastica per "accertare le responsabilità eventualmente connesse ai fatti". La cittadina di Broni viene definita la Casale Monferrato dell'Oltrepo perchè qui si stimano almeno 700 morti per il "male della cementifera" come veniva definito il tumore ai polmoni che uccideva gli abitanti. Tutta colpa delle polveri che piano piano consumavano il respiro degli operai, dei loro familiari, di chi viveva nel paese medioevale tra le fertili colline da cui sgorgano ottimi vini.

"Il palazzo che ospita il liceo fa parte dei Sin (siti d'interesse nazionale) Fibronit, aree ad alto rischio per la dispersione di asbesto. Lo è, un posto da 'maneggiare' con molta prudenza, dal 2017. Come mai ci hanno messo dentro una scuola? "Il liceo c'è dagli anni Novanta - spiega Protti in un'intervista all'AGI -. Non si è mai riusciti a demolire il palazzo, l'onere spetterebbe alla Provincia ma il palazzo è rimasto in piedi per l'inerzia delle varie amministrazioni. Nel frattempo, i ragazzi hanno continuato a frequentare la scuola perchè per legge si era adempiuto all'obbligo della nomina di una figura che è il 'responsabile del rischio' il quale però, dice Protti, ha censito solo in parte l'edificio. Non esiste quindi un documento che acclari l'assenza del rischio. La legge permette che ci sia una scuola nel palazzo se chi è proprietario certifichi che nell'edificio non avvengano "interferenze con manufatti in amianto".

Dunque, che non si crei il rischio della dispersione di particelle che potrebbero avvelenare i polmoni. Torniamo a quella mattina. Dopo la telefonata, Protti si precipita a scuola. "L'utilizzo del martello pneumatico nei lavori per allargare la tromba dell'ascensore provoca la dispersione di polveri. Alcuni studenti stanno male, due vanno al pronto soccorso, faticano a respirare. I ragazzi sono bianchi come pupazzi di neve, coperti di polvere. Chiamo il preside e gli spiego che, anche se fosse borotalco, bisogna evacuare la scuola e con una paletta inizio a raccogliere le polveri e le metto in un bicchiere di plastica".

Il giorno dopo, Ats, l'azienda territoriale sanitaria, comunica di avere riscontrato l'amianto solo nel cavedio dell'ascensore dove gli operai stavano lavorando ("senza mascherina", precisa Protti) e di non avere invece trovate fibre nocive nell'aria. "Ma i campionamenti sono avvenuti a distanza di più di 24 ore e con le finestre aperte" contesta Protti. Viste quelle che descrive come reticenze e i possibili 'conflitti di interessi' da parte di chi dovrebbe preoccuparsi e indagare sulla natura delle particelle, Protti si rivolge al Centro regionale Amianto dell'Arpa Piemonte. "Le verifiche rivelano la presenza di amianto in campioni di polveri e detriti prelevati al piano terra, vicino alle aule, quindi anche al di fuori della tromba dell'ascensore. Alla luce di ciò - e questa è l'ipotesi che atterrisce i genitori uniti in una richiesta di chiarezza sfociata in una petizione - non è possibile escludere che non vi sia stata esposizione alle polveri generate durante le lavorazioni".

Libano, mezzo italiano dell’Unifil colpito da Israele

Un veicolo facente parte di una colonna italiana dell’Unifil, la Forza di interposizione in Libano dell’Onu, è stato colpito e danneggiato da Israele. Il convoglio stava entrando a Beirut quando l’Idf ha lanciato colpi di avvertimento che hanno centrato il mezzo. Si tratta di un Lince, veicolo tattico leggero multiruolo in dotazione all’Esercito italiano. Stava andando a fare rifornimento quando pneumatici e paraurti sono stati colpiti. Nessuno è rimasto ferito, ma la colonna è dovuta rientrare. L’episodio si inserisce all’interno di un massiccio attacco dello Stato ebraico in Libano che ha causato decine di vittime tra i civili – il cessate il fuoco stipulato tra Stati Uniti e Iran non include infatti il territorio libanese. «I soldati italiani in Libano non si toccano. Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i militari italiani», ha detto il vicepremier Antonio Tajani durante un question time alla Camera, riferendo poi su X di aver convocato al ministero degli Esteri l’ambasciatore di Israele in Italia per chiarire quanto accaduto.

Tajani: «Hezbollah cessi le ostilità ma Israele rispetti il diritto internazionale»

«Abbiamo richiesto più volte a Israele di astenersi da reazioni sproporzionate alle inaccettabili azioni di Hezbollah che hanno trascinato il paese in un nuovo devastante conflitto», ha proseguito Tajani. «Hezbollah deve cessare immediatamente tutte le azioni ostili. Israele è obbligata a rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario. Dobbiamo evitare che il prezzo più alto venga pagato dalla popolazione civile. Quella della diplomazia è l’unica via percorribile. Continueremo a lavorare con determinazione per rafforzare il dialogo e porre le basi per una de-escalation duratura in tutta la regione».

Crosetto chiede l’intervento dell’Onu

Sull’episodio è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che in una nota ha espresso la sua «più ferma e indignata protesta per quanto accaduto nel settore di responsabilità di Unifil in Libano meridionale». «Solo lievi danni ai veicoli non si registrano feriti, ma fino a quando? È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano», ha aggiunto il ministro. «La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’Onu non può essere tollerata. Si tratta di un comportamento grave che rischia di compromettere la sicurezza dei peacekeeper e la credibilità stessa della missione». Di qui la richiesta all’Onu di «intervenire presso le autorità Israeliane con la massima urgenza per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale Unifil e ribadire con fermezza il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu».

Fondi negati al docufilm su Regeni. Giuli: “Non condivido la scelta ma non decido io”

AGI - Torna al cinema "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo". Il docufilm diretto da Simone Manetti, prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango, dopo le polemiche per la decisione della commissione del ministero della Cultura di escludere l'opera dai finanziamenti, anche grazie al sostegno di Circuito Cinema viene ora riprogrammato in più di 60 sale. Sarà visibile già da oggi a Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze.

"Ci sono storie che vanno raccontate e immagini che continuano a interrogarci - sottolinea Circuito Cinema -, "Giulio Regeni: Tutto il male del mondo" è una di queste. Un'opera necessaria, che riapre una ferita ancora viva e sostiene, con forza, la richiesta di verità e giustizia che la famiglia Regeni porta avanti da anni con dignità e coraggio. Per questo Circuito Cinema sceglie di riportare il film in sala: perchè il cinema non è solo racconto, ma memoria condivisa, coscienza collettiva, responsabilità. A partire da questa settimana, le nostre sale tornano ad accogliere la storia di Giulio. Per non dimenticare. Per continuare a chiedere verità". 

Giuli alla Camera, "nessuna censura ma non condivido la scelta"

Per rispondere sul tema sollecitato da una interrogazione del Pd, il ministro Alessandro Giuli, in aula alla Camera, durante il question time, ha precisato: "Attribuire al ministero della Cultura una volontà di censura e di condizionamento politico è una cosa priva di fondamento e il tragico caso di Regeni ha una rilevanza politica, culturale e sociale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi, ben fatto o mal fatto. Io non condivido né sul piano ideale né morale la scelta sul documentario su Giulio Regeni, ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire".

 "Il ministro della Cultura, per legge, non esercita e non può esercitare alcuna influenza sulla Commissione chiamata a valutare i contributi selettivi - ha chiarito Giuli - né a monte, nella formazione dei giudizi, né a valle, rispetto agli esiti delle valutazioni. Ed è giusto che sia così, perchè proprio l'autonomia della Commissione costituisce la garanzia fondamentale di imparzialità, trasparenza e oggettività".

"Quanto al mio giudizio sulla tragica vicenda di Regeni - ha proseguito il ministro - faccio mie le parole del presidente del Consiglio che ha ribadito che il Governo non ha interrotto e non intende interrompere la ricerca della verità sul caso Regeni. Proprio per rispetto della memoria di Regeni è necessario attenersi ai fatti".

"I contributi selettivi previsti dalla legge del 2026 non sono attribuiti sulla base di valutazioni politiche, ma all'esito di una procedura tecnica, pubblica e predeterminata. Essi sono assegnati sulla base di bandi - ha sottolineato Giuli - e vengono valutati da una Commissione composta da 15 esperti, articolata annualmente in sezioni, con un criterio di rotazione, proprio per garantire l'imparzialità, la trasparenza e l'oggettività delle valutazioni. I criteri di valutazione sono stabiliti dal bando e riguardano profili tecnico-artistici e produttivi ben definiti. Nel caso del documentario in questione 'Giulio Regeni: tutto il male del mondo', una prima domanda di contributo selettivo è stata presentata nel 2024 e non aveva ottenuto il contributo richiesto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando. Una nuova domanda, per il medesimo importo, è stata poi presentata nel 2025 e anche in questo caso il progetto non ha raggiunto il minimo punteggio. E' significativo che il progetto sia stato valutato in due annualità diverse e da sezioni diverse della Commissione. Questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo".

"Occorre dirlo con chiarezza - ha insistito - il ministero non può intervenire sulle determinazioni di una Commissione tecnica indipendente, ne' orientarne i giudizi in un senso o nell'altro, senza violare proprio quei principi di autonomia e terzietà che la legge impone di garantire. Va inoltre osservato che, a fronte del primo mancato finanziamento nel 2024, non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata, e su questo vi invito a riflettere. Il caso è stato trasformato in terreno di scontro politico-mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo, pur in presenza della stessa cornice normativa precedente. Per completezza, segnalo infine che per la medesima opera è stata presentata, a fine dicembre 2025, anche una domanda di tax credit, tuttora in fase di istruttoria" ha osservato Giuli. 

Conseguenze dalle dimissioni dei componenti della commissione che ha escluso il docufilm su Regeni dai fondi del ministero della Cultura? "Conoscete la legge, l'ha apparecchiata Franceschini molti anni fa... Non ho poteri se non quello di esprimere la mia opinione, che non è indifferente, ma non è fattuale dal punto di vista tecnico". Ci sono condizionamenti politici? "Dovete dirmelo voi: avete trovato prove di condizionamenti politici? Io non frequento le commissioni quindi non posso sapere se ci sono...", risponde ancora. Le dimissioni sono "una prova di dissenso legittima", se fossero state la prova di condizionamento "avrebbero dovuto denunciare circostanziando", ha concluso Giuli. 

Giuli, "se ho sentito la famiglia? Non dirò se lo farò"

"La famiglia di Regeni è nel mio cuore dal giorno in cui si è consumata la tragica vicenda, posso sentirli ma non dirò se lo faccio, senno' suona retorico, potrei perfino averlo fatto, ma se lo faccio non ve lo dirò..."., la risposta di Giuli a chi, tra i cronisti, gli ha chiesto se ha sentito la famiglia di Giulio Regeni, dopo la decisione della commissione di escludere il docufilm dai fondi del ministero della Cultura. 

Poste italiane lancia la terza edizione del premio giornalistico TgPoste

Il premio giornalistico TgPoste riparte con la terza edizione. Fino al 30 giugno 2026 sarà possibile candidarsi all’iniziativa promossa da Poste italiane per scoprire e valorizzare giovani talenti del mondo dell’informazione che sappiano raccontare le notizie in modo originale e con un linguaggio diretto e innovativo. A scegliere il vincitore sarà una giuria di eccellenza formata dai direttori delle più importanti testate giornalistiche italiane, nazionali e locali.

Poste italiane lancia la terza edizione del premio giornalistico TgPoste
Premio giornalistico TgPoste 2024 (Ansa).

Come candidarsi, chi può partecipare e cosa si vince

Il premio è aperto agli under 35 iscritti all’Ordine dei giornalisti o praticanti nelle scuole di giornalismo riconosciute dall’Odg. Il primo classificato riceverà una borsa di studio per frequentare un corso di alta formazione giornalistica all’estero e avrà l’opportunità di vivere un’esperienza professionale nella Comunicazione di Poste italiane. Le candidature dovranno essere inviate tramite il sito dedicato premiotgposte.posteitaliane.it, come mostra il seguente tutorial.

I partecipanti dovranno realizzare un breve video di presentazione e un elaborato giornalistico inedito ispirato ai principali ambiti su cui l’azienda investe quotidianamente: innovazione, trasformazione digitale, sostenibilità, territori, Progetto Polis, logistica ed e-commerce. Si può scegliere tra le seguenti tipologie (si può concorrere con un solo elaborato):

  • contenuto informativo video per i social media (durata massima 90 secondi);
  • video per un telegiornale (durata massima 2 minuti);
  • articolo scritto per un giornale cartaceo o per il web (lunghezza massima 6 mila battute).

TgPoste, il telegiornale di Poste Italiane, è visibile negli uffici postali e sui siti web dell’azienda, e va in onda ogni giorno in diretta alle 12 aprendo una finestra sul mondo per offrire una panoramica sui più importanti fatti dell’attualità economica, politica e culturale italiana e internazionale, approfonditi grazie al contributo di esperti e firme del giornalismo, proponendo in ciascuna edizione focus tematici sulle iniziative e sul business della più grande azienda italiana.

Finita la nuova fuga di Elia Del Grande, autore della “strage dei fornai”

I carabinieri hanno rintracciato e arrestato in provincia di Varese Elia Del Grande: l’autore della “strage dei fornai” il giorno di Pasqua era fuggito dalla casa-lavoro di Alba (Cuneo) che doveva frequentare e dalla quale era uscito grazie a una licenza. Del Grande, che era alla guida di un’auto rubata nel parcheggio del cimitero della frazione Lentate di Sesto Calende, ha cercato di eludere i controlli dei militari, che lo hanno bloccato e condotto in carcere su disposizione della Procura di Varese. Dovrà rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, in quanto nel tentativo di fuga ha provocato lievi lesioni a un carabiniere.

A ottobre era fuggito da una casa-lavoro del Modenese

Del Grande a fine ottobre era evaso da una casa-lavoro di Castelfranco Emilia (Modena) in cui si trovava dal mese precedente: da una località segreta aveva poi scritto una lunga lettera a Varese News, spiegando il motivo del suo allontanamento dalla struttura a cui era stato assegnato dopo aver scontato 26 anni e 4 mesi di carcere, perché giudicato ancora socialmente pericoloso. Era stato poi rintracciato poco dopo.

La “strage dei fornai”, l’arresto e la condanna

Il 7 gennaio 1998, quando aveva 22 anni, Del Grande sterminò a colpi di fucile la famiglia a Cadrezzate (Varese): il padre Enea, 58 anni, la madre Alida, 53, e il fratello Enrico, 27, che insieme gestivano una panetteria. Fuggì in Svizzera, ma fu arrestato e poi confessò il triplice delitto: alla base contrasti legati alla sua frequentazione con una ragazza della Repubblica Dominicana. Del Grande ha scontato in carcere 25 dei 30 anni ai quali era stato condannato in Appello, dopo l’ergastolo in primo grado e il riconoscimento della semi-infermità mentale. In libertà vigilata si è però reso protagonista di furti e molestie nei confronti del vicinato; da qui la decisione del tribunale di Sorveglianza alla misura cautelare del collocamento nella struttura di Castelfranco Emilia in avrebbe dovuto trascorrere in tutto sei mesi, perché ritenuto socialmente pericoloso.

Nasce Fondazione Acea: al centro acqua, giovani e innovazione

Il Gruppo Acea annuncia la nascita di Fondazione Acea, con la missione principale di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, industriale e culturale dell’azienda fondata a Roma nel 1909 dal sindaco Ernesto Nathan e dall’assessore ai servizi tecnologici ed economista Giovanni Montemartini. Oltre alla valorizzazione del patrimonio storico aziendale – di recente esposto nella mostra Heritage che ha ricevuto importanti riconoscimenti, entrando nella short list dei finalisti del premio Cultura+Impresa 2025–2026 – e allo sviluppo dell’archivio storico aziendale, la Fondazione ha l’obiettivo di creare valore sociale e culturale, a Roma e nelle altre città dove Acea opera, promuovendo iniziative dedicate a giovani, sport, volontariato d’impresa, solidarietà, cultura, ricerca e formazione.

Nasce Fondazione Acea: al centro acqua, giovani e innovazione
Mostra Heritage (Acea).

L’arte come strumento per educare e unire generazioni

L’attività della Fondazione Acea si svilupperà infatti intorno a sei aree strategiche – arte e cultura, ambiente, sport e salute, scuola (con particolare attenzione all’educazione sui temi legati all’acqua), promozione sociale e rigenerazione urbana. Ambiti diversi ma profondamente interconnessi, pensati per generare nuove forme di partecipazione e consapevolezza collettiva. Al centro della visione c’è un’idea semplice e suggestiva: educare al futuro significa imparare a immaginarlo. In questo percorso, l’arte diventa uno strumento privilegiato di conoscenza, capace di unire generazioni e linguaggi diversi, trasformando la sostenibilità in un’esperienza concreta e condivisa. Il cuore del progetto è l’educazione al valore dell’acqua. Comprendere l’importanza di questa risorsa significa leggere l’equilibrio tra ambiente, città e comunità, formando nuove generazioni più consapevoli.

Il cda della Fondazione

La Fondazione, con sede a Piazzale Ostiense e fortemente voluta dalla presidente di Acea Barbara Marinali e dall’amministratore delegato Fabrizio Palermo, è amministrata da un consiglio di amministrazione presieduto da Ignazio Vacca, chief Institutional affairs & Business development officer di Acea, e composto dai consiglieri Giuseppe Del Villano, chief Legal&Compliance officer, e Sabrina Fiorino, responsabile Iniziative culturali di Acea.

La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut

Tregua di due settimane in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il cessate il fuoco, però, non riguarda i raid dell’IDF in Libano: a poche ora dall’annuncio di Donald Trump, le Forze di Difesa israeliane hanno reso noto di aver condotto nel giro di pochi minuti, una decina, «la più grande ondata di attacchi contro Hezbollah dall’inizio dell’Operazione “Leone Nascente”».

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L’attacco, spiega l’IDF, era stato «pianificato meticolosamente nel corso di settimane» e ha incluso tra i suoi obiettivi anche il quartier generale di Hezbollah. La maggior parte degli obiettivi colpiti si trovava «nel cuore delle aree abitate», nella parte meridionale di Beirut: Israele ha assicurato che di aver «adottato misure per mitigare i danni», che però dalle immagini sembrano molto elevati. Diverse testimonianze parlano di «scene apocalittiche», con edifici danneggiati o distrutti e colonne di fumo visibili in più punti della città. Fonti mediche riferiscono della presenza di decine di morti in strada e di centinaia di feriti.

La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut
La tregua non vale per il Libano: pesanti raid di Israele su Beirut

Dopo il massiccio attacco di Israele, il ministero della Salute libanese ha lanciato un appello alla popolazione: «Lasciate libere le strade per il passaggio dei mezzi di soccorso. Gli ingorghi stradali a seguito dei raid, senza precedenti per numero e intensità, stanno ostacolando i soccorsi». Su X intanto il presidente Joseph Aoun ha auspicato che ci siano «sforzi affinché la pace nella regione includa il Libano».

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Salone del Mobile 2026, Intesa Sanpaolo supporta il design e la filiera del Made in Italy

Intesa Sanpaolo, partner istituzionale del Salone del Mobile di Milano, rinnova il proprio impegno a fianco delle imprese del design e del sistema casa con un incontro in programma mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 17.30 presso le Gallerie d’Italia. L’evento è intitolato Design e Made in Italy. Il supporto di Intesa Sanpaolo all’impresa italiana e alla visione creativa sulla scena globale e si inserisce nel percorso di supporto che la banca porta avanti da anni per il settore del design e più in generale per il Made in Italy, una filiera composta da migliaia di pmi che rappresentano un’eccellenza produttiva e creativa riconosciuta a livello internazionale.

Partnership e strumenti per la filiera

La collaborazione con il Salone del Mobile, avviata nel 2017, rappresenta uno strumento concreto a sostegno delle imprese della filiera del design e del sistema casa. Un impegno che vede Intesa Sanpaolo attiva anche attraverso il programma Sviluppo filiere, che coinvolge oggi oltre 240 filiere del Made in Italy, più di 32 mila addetti e quasi 7.700 fornitori, per un giro d’affari che supera i 32 miliardi di euro nei settori arredamento, abbigliamento, alimentare e automazione. Il programma, avviato dal Gruppo da 10 anni, è esteso a tutti i settori produttivi italiani e nel tempo ha permesso alle pmi di rafforzare l’accesso al credito e di sostenere con maggiore efficacia gli investimenti in innovazione, digitalizzazione, sostenibilità ed economia circolare, accompagnandole allo stesso tempo nei percorsi di crescita e sviluppo sui mercati internazionali. Dal 2020 Intesa Sanpaolo, attraverso l’attività della divisione Banca dei territori guidata da Stefano Barrese, ha sostenuto le pmi del Made in Italy con finanziamenti per 26 miliardi di euro destinati a internazionalizzazione, export e crescita dimensionale, confermando il proprio ruolo di partner strategico per lo sviluppo dell’industria italiana.

Focus su scenari macroeconomici e sfide del futuro

L’appuntamento alle Gallerie d’Italia è l’occasione per ripercorrere il valore economico e culturale del design italiano attraverso gli interventi dei rappresentanti della banca impegnati nella promozione culturale e nel sostegno allo sviluppo delle imprese, insieme a progettisti e testimonianze di eccellenze mondiali come Kartell. Nel corso dell’incontro sarà inoltre offerto dal Research department di Intesa Sanpaolo un aggiornamento sullo scenario macroeconomico, che si conferma incerto e complesso, anche alla luce delle recenti tensioni geopolitiche internazionali, con possibili effetti sia sul fronte internazionale sia sui consumi. In questo contesto, l’espansione sui mercati esteri rimane prioritaria per le imprese del mobile e del design Made in Italy, rendendo necessario un ulteriore rafforzamento nella diversificazione degli sbocchi commerciali. Questo percorso di crescita potrà contare sull’eccellenza qualitativa delle produzioni nazionali, radicata nelle competenze e nel know-how manifatturiero, unita alla forza del mondo del design dove l’Italia, con 6,2 miliardi di euro di fatturato, è leader a livello europeo.

Verrà anche presentato il volume Le fabbriche del design

L’incontro sarà, inoltre, l’occasione per presentare la riedizione del volume Le fabbriche del design, pubblicato dalla casa editrice Allemandi con il supporto di Intesa Sanpaolo e del Salone del Mobile. Il libro, considerato un classico dell’editoria di settore, offre una ricostruzione delle radici industriali e culturali del design italiano e contribuisce alla riflessione sul valore della visione creativa dell’impresa italiana da parte del Gruppo Intesa Sanpaolo. In chiusura, atteso il dialogo tra Maria Porro, presidente del Salone del Mobile di Milano, e Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.

Niente Eni per De Gennaro: il governo proroga l’incarico in GdF per sei mesi

Per Andrea De Gennaro la giostra delle nomine finisce qui. Il comandante generale della Guardia di Finanza, dato in arrivo alla presidenza di Eni, rimarrà alla guida delle Fiamme Gialle fino al 31 dicembre 2026. Con un emendamento al decreto Sicurezza, il governo ha infatti prorogato di sei mesi il suo incarico. Una scelta dovuta, si legge nel testo, anche alle «esigenze connesse all’attuale straordinaria situazione geostrategica e di tensione internazionale». Nessuna promozione dunque né per Bruno Buratti, attuale vice di De Gennaro, né per Fabrizio Cuneo, comandante Interregionale dell’Italia Centrale della GdF, dati tra i favoriti alla successione, perché andranno entrambi in pensione prima di fine anno. Tornando alla presidenza Eni, viene smentita anche l’ipotesi, avanzata dal Foglio, del direttore dell’Aise Giovanni Caravelli.

Niente Eni per De Gennaro: il governo proroga l’incarico in GdF per sei mesi
Giovanni Caravelli (Imagoeconomica).