Il Reggio Emilia Approach che ha incuriosito Kate

AGI - Un carro armato, sei cavalli e tre camion abbandonati dai tedeschi in ritirata, lungo la via Emilia. Un gruppo di mamme. E un maestro in bicicletta. È l'inizio del Reggio Emilia Approach, l'approccio educativo nato nel secondo Dopoguerra al centro della visita in Italia di Kate Middleton. Un'occasione di scambio con il Royal Foundation Center for Early Childhood che la principessa del Galles ha creato nel 2021 per sostenere il benessere dei bambini nei primi anni di vita.

Radici del Reggio Emilia Approach di Loris Malaguzzi

Nel 1945, nella campagna reggiana, a Villa Cella, una manciata di donne - organizzate attorno all'Udi - raccoglie fondi grazie alla vendita degli 'strumenti di guerra' lasciati dai soldati tedeschi in fuga. Nasce così il primo asilo del popolo. Su una bicicletta ci arriva il giovane maestro e pedagogista Loris Malaguzzi, che lancia l'idea delle prime scuole autogestite. L'educazione come pratica collettiva, questa la sua intuizione, capace di cambiare la società.

L'approccio educativo reggiano - poi conosciuto in tutto il mondo - si radica nell'incontro tra civismo e politica. Nel 1963 nasce la prima scuola d'infanzia comunale (Robinson Crusoe). Un anno dopo il primo nido (anticipa di alcuni mesi la legge nazionale) dedicato ad Anna Frank. Proteggere la creatività e rafforzare l'autonomia del bambino sono i capisaldi di una idea educativa che vede il suo manifesto in una poesia di Loris Malaguzzi.

I cento linguaggi

"Invece il cento c'è", ovvero il bimbo è dotato di 100 linguaggi ma 99 gli vengono tolti (manualità, suono, fantasia). Basta con quella scuola e quella cultura che separano la testa dal corpo, è il messaggio di questa filosofia educativa. Un approccio, quindi, fondato sull'immagine di un bambino con forti potenzialità di sviluppo e soggetto di diritti, che apprende attraverso i "cento" linguaggi e che cresce nella relazione con gli altri e con la natura.

Consacrazione internazionale

La consacrazione internazionale arriva nel 1991 quando il Newsweek include una scuola comunale reggiana ("Diana" dentro il parco del Popolo) tra le dieci migliori al mondo. Non esistono i social. I telefoni squillano fin dal mattino. La stampa internazionale 'pressa' le insegnanti. Le maestre interdette non capiscono fino a quando una di loro (sempre in bici) raggiunge l'edicola più vicina fornita della stampa estera. Piovono le richieste di scambi internazionali.

La rete Reggio Children

Dopo la morte di Malaguzzi (nel 1994), il Comune promuove il Reggio Children, il centro che promuove Oltralpe il Reggio Emilia Approach (con la ricerca, la formazione, le consulenze e le mostre), intitolato proprio al pedagogista suo fondatore. Una rete che abbraccia 145 Paesi. E che ha portato la principessa del Galles a scegliere Reggio Emilia come primo viaggio all'estero dopo la malattia.

Reggio Emilia blindata, e curiosa, attende Catherine

AGI - "Kate oggi sarà in piazza". Ancora prima del caffè, nei bar del centro di Reggio Emilia si chiede dell'arrivo della principessa del Galles. Kate Middleton ha scelto la cittadina emiliana per la sua prima visita all'estero dopo la malattia e la remissione del tumore. E Reggio l'aspetta blindata e curiosa.

Una 'missione-studio' di due giorni quella di Catherine Middleton focalizzata sul Reggio Emilia Approach, la filosofia educativa ideata da Loris Malaguzzi che negli anni ha attirato pedagogisti, insegnanti e studiosi da tutto il mondo. E un 'ponte' con il suo Royal Foundation Centre for Early Childhood creato nel 2021 per sostenere il benessere dei bambini nei primi anni di vita. Kate incontrerà insegnanti, genitori, bambini, amministratori e rappresentanti del mondo imprenditoriale per conoscere da vicino il modello educativo nato nella città emiliana.

Arrivo in municipio

La principessa (William è rimasto a Londra) è attesa all'ora di pranzo in Municipio. Non sono previsti eventi pubblici. Sotto il colonnato sarà ricevuta dal sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, e dal prefetto, Salvatore Angieri. In piazza Prampolini a salutarla anche una cinquantina di bambini di due scuole d'infanzia. Nel palazzo del Comune, la moglie dell'erede al trono britannico riceverà il Primo Tricolore come tributo al suo impegno per l'infanzia.

Il Centro Loris Malaguzzi

Lasciato il municipio, Kate è attesa al Centro internazionale Loris Malaguzzi, il quartier generale del Reggio Emilia Approach. Nella grande struttura ricavata da un vecchio magazzino di formaggio (nell'area delle ex Officine Reggiane), incontrerà educatrici e insegnanti. E toccherà con mano l'approccio dei 'cento linguaggi'.

Le visite di domani

Domani mattina è prevista la visita in un nido e in una scuola d'infanzia della città e anche al centro di riciclaggio creativo Remida. Poi il ritorno in Inghilterra nel primo pomeriggio.

Sicurezza in centro

Intanto si preannuncia un bagno di folla per l'arrivo della principessa. Imponente il servizio di sicurezza nel centro (blindato) di Reggio Emilia. Le vie del percorso 'reale' sono state bonificate. Vietate le riprese aeree anche con l'utilizzo di droni. Cabine e tombini sono stati sigillati con il piombo. Chiusi l'ufficio anagrafe e il servizio al pubblico della polizia locale il cui corpo sarà dedicato (quasi) esclusivamente al servizio d'ordine per la reale britannica.

Le parole di Kensington Palace

"La Principessa è impaziente di visitare l'Italia e di vedere di persona come il Reggio Emilia Approach crei ambienti in cui la natura e le relazioni umane amorevoli si uniscono per sostenere lo sviluppo dei bambini", ha dichiarato un portavoce di Kensington Palace. L'ultima visita ufficiale di Kate all'estero risale al dicembre 2022 quando insieme al Principe di Galles andò a Boston, negli Stati Uniti, per la cerimonia di premiazione dell'Earthshot Prize.

Curiosità sull'albergo

Intanto cresce anche la curiosità sull'albergo scelto dalla principessa per la trasferta in Italia. Secondo indiscrezioni potrebbe soggiornare nelle Terre di Matilde di Canossa in un boutique hotel immerso nelle colline reggiane tra boschi e vigneti. Una sorta di rifugio appartato e silenzioso tra la Food valley e la motor Valley, due eccellenze del made in Italy.

 

 

Hantavirus: ministro, negativi tutti e 4 i test dei pazienti isolati in Italia

AGI - Il ministero della Salute informa che "gli accertamenti virologici sull'hantavirus eseguiti ieri a Milano sul turista britannico rintracciato e posto in quarantena perché si trovava a bordo del volo Sant'Elena-Johannesburg hanno dato esito negativo. Così come negativo è il test dell'accompagnatore che viaggiava con lui in Italia. Sono altresì negativi i test effettuati sul giovane calabrese che si trova in isolamento fiduciario e sulla turista che è stata ricoverata a Messina per polmonite e che proviene da una zona endemica dell'Argentina. I campioni di entrambi sono stati analizzati allo Spallanzani di Roma".

Il ministero ricorda che "il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, dunque, anche in Italia".

La paziente di Messina prosegue le cure

Prosegue le cure la paziente risultata negativa all'Hantavirus e ricoverata al Policlinico di Messina per una polmonite. Secondo quanto spiega la struttura ospedaliera, la donna di 49 anni, arrivata al Pronto soccorso dell'ospedale universitario il 10 maggio, proveniente da una zona endemica dell'Argentina - era stata immediatamente posta in biocontenimento già dal primo accesso nell'area di emergenza, per poi essere trasferita nel reparto malattie infettive dove ha proseguito le terapie sempre in isolamento.

La paziente ha riferito di non aver avuto alcun contatto noto nè con i casi diagnosticati sulla nave da crociera, nè con altri casi noti di Hantavirus - e "pur non rientrando nella definizione di caso sospetto come da circolare del ministero della Salute - a scopo precauzionale e per completezza diagnostica si è proceduto a contattare lo Spallanzani che ha ritenuto opportuno l'approfondimento diagnostico". È giunta infine la conferma che il test è negativo.

 

 

 

Picchia la moglie per un’emoji di troppo, marito accusato di violenza

AGI - Violenza in famiglia, stalking, minacce: sono alcune delle motivazioni contenute in 43 provvedimenti di misure di prevenzione. Tra i destinatari c'è anche un marito che ha picchiato la moglie dopo essersi accorto che aveva commentato con una emoticon un video postato da un uomo su Facebook. I 43 provvedimenti sono stati emessi dal questore di Caltanissetta, Marco Giambra.

Al violento è andato un ammonimento per atti persecutori e maltrattamenti in famiglia. Stessa sorte per una donna che, alla guida della propria auto, dopo avere intercettato il suo ex, col quale ha un contenzioso economico, ha innestato la retromarcia tamponando il mezzo della vittima, urlandogli invettive.

Ammonimenti per atti persecutori

Nel dettaglio, sono venti le misure di avviso orale notificate ad arrestati e denunciati dalla polizia di Stato e dall'Arma dei carabinieri nel territorio provinciale per atti "pericolosi e antisociali", quali detenzione di armi o munizioni, furto, resistenza a pubblico ufficiale, minacce, atti persecutori e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti

Poi gli undici ammonimenti, per atti persecutori e maltrattamenti in famiglia.

Foglio di via obbligatorio

Nell'elenco anche nove provvedimenti di foglio di via obbligatorio emessi nei confronti di pregiudicati non residenti nella provincia di Caltanissetta, tratti in arresto o denunciati dalla Polizia o dai carabinieri per concorso in rapina, truffa, cessione di stupefacenti, furto e resistenza a pubblico ufficiale; non potranno far ritorno nella provincia per periodi che variano da due a tre anni.

Divieto di accesso ai locali

Il questore ha emesso anche due provvedimenti di divieto di accesso ai pubblici esercizi o ai locali di pubblico trattenimento, il dacur, nei confronti di un trentottenne che nel capoluogo all'interno di un locale pubblico ha aggredito un altro cliente provocandogli lesioni personali, e di un ventunenne che a Gela, sempre nel contesto della movida, ha ferito un uomo con un'arma da taglio e provocandogli lesioni gravissime. Entrambi per i prossimi due anni non potranno frequentare pubblici esercizi.

Daspo per comportamenti razzisti

Daspo a un cinquantenne che, nel corso di un incontro di basket disputatosi nel palazzetto dello sport di Gela, ha avuto gravi comportamenti razzisti nei confronti di un giocatore.

Sorveglianza speciale

Infine, il questore ha inoltrato cinque proposte per l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza nei confronti di persone che si sono rese pericolose per l'ordine e la sicurezza pubblica.

Fatima, quel giorno all’inferno

AGI - “Un mare di fuoco, anime come braci trasparenti, grida e gemiti di dolore”. Benvenuti all’inferno. Il 13 maggio 1917, in Portogallo, tre pastorelli riferirono di aver visto la Vergine Maria sospesa in cima ai rami di un leccio. Era la prima apparizione. Ne seguirono altre cinque, con le quali in sostanza si consegnavano ai giovanissimi e involontari testimoni moniti e promesse dall’Alto destinate all’uomo del tempo e non solo. Erano i tre segreti di Fatima.

In una di queste manifestazioni - la terza - i piccoli vissero un momento da loro descritto come terribile e inaspettato. Durò un’eternità. Videro fiamme, demoni e peccatori.

La storia di Lucia nelle Memorie di Dos Santos

Tutto questo (e altro ancora) è riportato nelle “Memorie” di Lucia Dos Santos, l’unica che disse di aver parlato con la Madonna, domanda e risposta. All’epoca dei fatti Lucia era una bambina di 10 anni. Quel giorno era andata a condurre il gregge al pascolo – “quasi per caso”, annota lei - nel terreno di proprietà dei suoi genitori a Cova de Iria, nella cittadina di Fatima (nome di una delle quattro figlie di Maometto), comune di Via Nova de Ourém, nel cuore del Paese iberico. Era con i suoi due cuginetti: Francesco Marto, 9 anni, e la sorellina Giacinta, di 7.  Improvvisamente, due lampi in cielo. E “davanti ai nostri occhi – continua il suo racconto – vediamo come sospesa nell’aria una figura simile a una statua di neve, che i raggi del sole rendevano un po’ trasparente”. 

Le visioni

La visione dell’inferno non avvenne in quella circostanza, bensì due mesi più tardi. Era il 13 luglio, terza apparizione, prima parte del segreto di Fatima.

“La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava stare sottoterra – riporta il manoscritto della suora diffuso dalla Santa Sede il 13 maggio 2000 - Immersi in quel fuoco i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere, con forma umana fluttuanti nell'incendio, cadendo da tutte le parti, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione, che facevano tremare dalla paura”.
Poi l’ultima scena dall’oltretomba: “I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti – prosegue il ricordo di Lucia -. Alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse con bontà e tristezza: ‘Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori’”.
Quello che accadde dopo fu una serie di richieste e avvertimenti che la “Regina del Rosario” – come la Madonna si definì l’ultima volta – lasciò ai pastorelli perché a tempo debito li consegnassero.

Altrimenti? In sostanza sarebbero stati guai, compreso l’attentato (dí fatto annunciato) subìto da Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro a Roma. 

Il numero 13

In questa storia tredici è un numero che ritorna. La prima apparizione c’è stata il giorno 13, stessa data (saltata solo una volta al 19 agosto perché i piccoli erano stati trattenuti) che ricorre pure negli altri quattro eventi contati da maggio a ottobre 1917.
Dopo i clamorosi eventi, Lucia ha preso i voti da suora: è stata prima nella Congregazione della dorotee, poi nell’Ordine delle carmelitane scalze. Scomparsa il 13 febbraio 2005 all’età di 97 anni, il 22 giugno 2023 è stata dichiarata venerabile.

I suoi cuginetti, invece, hanno avuto vita breve. Sono deceduti ancora bambini: lui nel 1919, lei un anno dopo. Stando alle parole di suor Lucia, nella seconda apparizione la Madonna l’aveva detto: “Giacinta e Francesco li porto tra poco in Cielo”. Il 13 maggio 2017 papa Francesco li ha fatti santi.

Fatima è senza dubbio la più profetica delle apparizioni moderne”, aveva chiosato l’arcivescovo emerito di Vercelli e segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Tarcisio Bertone, nel 2000, nelle prime righe del documento vaticano. Al santuario di Fatima, sempre il 13 maggio di quell’anno, anche il porporato e segretario di Stato, Angelo Sodano, aveva dato la sua versione sui tre segreti. “La visione di Fatima – era stato il commento - riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani”. Aveva concluso: “È una interminabile ‘Via Crucis’ guidata dai Papi del ventesimo secolo”. E pare non sia finita.

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Trump, il destino nei numeri

AGI - Donald Trump svelato dai numeri. Sarebbe “manipolatore, sovrano di popoli e fortune, sempre in equilibrio anche nel caos”. Non lo dicono gli astri ma le ipotesi di una studiosa di numerologia che si è messa a ragionare sulla data di nascita del presidente degli Stati Uniti: 14/4/1946, “ammesso che sia quella vera”, si affretta a premettere.

L'arte di comprendere i numeri

Lei si chiama Patrizia Conversi, 62 anni, romana, da tempo lontana da giornali e tv. In tasca ha una laurea all’Accademia delle Belle Arti di Roma (AbaRoma) e una specializzazione in arte per la terapia. Dalla interpretazione del disagio mentale di bambini e adolescenti (non solo) attraverso le loro rappresentazioni visive, negli ultimi anni è passata alla comprensione dei simboli nei numeri. 

Secondo il dizionario Devoto-Oli, la numerologia è “l’arte di trarre congetture fondandosi sull’osservazione dei numeri”. Conversi va oltre: “La data di nascita - spiega - definisce la nostra struttura, le memorie familiari che rappresentano i conflitti da superare per rendere attivi i nostri talenti.  “La numerologia - precisa la studiosa - ha origini antiche. Si parte da Egitto e Mesopotamia e si arriva, per citarne solo alcuni, al padre della psicologia analitica, primo a teorizzare l’inconscio collettivo, Carl Gustav Jung, e ad Alejandro Jodorowsky e al suo studio sul significato degli arcani

Trump e il mito di Achille

Ultimamente negli Usa profili su Trump fioccano alla grande, sia quelli di matematici del destino sia di psichiatri e psicologi.
Conversi esordisce così: “Il presidente degli Stati Uniti è nato il 14, cifra che corrisponde al mito di Achille (l’omerico eroe greco dell’’Iliade’, ndr): bagnato dall’immortalità nelle acque del fiume Stige per volontà della madre che lo tiene per un tallone. Quindi – chiarisce - questo ci fa pensare già a una piccola dipendenza genealogica dalla quale il presidente Trump deve essersi liberato molto presto, cresciuto in un nido familiare apparentemente giudicante, sempre perfettibile nella sua immagine, ma anche carico di sensi di colpa”. 

Dal mito alla cronaca, qualcuno ha favoleggiato sull’immortalità di Trump (i complottisti invece sulle sue presunte messinscene): in meno di due anni è sfuggito a tre attentati. Fortuna, caso, destino scritto nei numeri?

Comunque sia, le spiegazioni sul 14 non sono finite. “Le persone che sono nate nel giorno 14 – prosegue l’arteterapeuta - si presentano dolci, concilianti, dalla voce tenera, capaci di comunicare con sé stessi, governando le proprie energie interne e mantenendo l’equilibrio anche nel caos”. 
“Inoltre – continua la studiosa - il 14 dice ‘io comunico’. Cioè, il presidente ha imparato a governare la parola, a stabilire una rete di legami che in politica significa successo”. Poi arrivato davvero.

Il 1996

Fatta l’introduzione, la mappa entra nel dettaglio. “Per Donald Trump – afferma Conversi - l’anno emblematico risulta il 1966. È probabile che in questo periodo sia uscito dal concetto di sacrificio familiare dandosi valore e iniziando a intuire come manipolare la realtà per acquisire forza e gioco nel lavoro. Un’operazione che ha fatto in modo creativo – aggiunge - grazie al 10, impersonando il cambiamento che inizialmente poteva essere la sua paura”.

Frugando nella biografia del presidente, in effetti un evento c’è stato. Si tratta del riuscito rilancio dello Swifton Village a Cincinnati, un complesso residenziale in Ohio con 1200 appartamenti sfitti, che il giovane e talentuoso imprenditore ristrutturò e rivendette a 6,7 miliardi di dollari. Coincidenza?

Cos'altro c'è oltre i numeri

I numeri però non significano solo soldi e successo, non si riferiscono ai 6,5 miliardi di dollari quant’è stimato oggi il patrimonio del “tycoon”, aumentato di 1,4 miliardi rispetto a un anno fa (dati pubblicati nel marzo scorso da “Forbes”, rivista economica-finanziaria americana).

Le cifre “parlerebbero” pure dell’affermazione sociale di Trump, in politica. Infatti, “tenuto conto di quanto calcolato – prosegue Conversi – il presidente degli Usa ha realizzato un impero, perché nella sua personalità profonda troviamo il 4, archetipo dell’imperatore”. Capo della super potenza mondiale gli va a pennello.

Quindi, ricapitolando: Trump ricco, potente e anche figura carismatica. “Nel tempo – sottolinea la studiosa - è arrivato anche a indossare i panni del Papa benedicente e guida: non a caso ha il numero 5 proprio nel personaggio”.
E guarda caso è proprio così che il magnate americano si è mostrato. Nell’aprile scorso ha postato (e poi rimosso) sul social Truth la sua immagine nei panni di Messia; nel maggio del 2025 è circolata sul web la foto di lui vestito da Papa. E i suoi indirettamente confermano: “Lo ha mandato la Provvidenza”. Un leader quasi divinizzato.

I segni, però, raccomandano prudenza. “Lo scivolone – avverte la numerologa - potrebbe essere quello di utilizzare la comunicazione per dettare legge in quanto Trump non tollera minacce, rischiando così di cadere negli eccessi e finendo col creare disunione”. Difatti è già caos. Un fresco sondaggio di Washington Post-Abc News-Ipsos rivela che il 66% degli americani intervistati contesta il presidente per la sua guerra all’Iran.
Insomma, secondo chi li studia i numeri sono infallibili, ma fallibile è la loro lettura. Per i fan della scienza, invece, sembra che siano loro, gli algoritmi, gli unici idonei a diventare i nuovi oracoli. 

Fai, torna ‘I Luoghi del Cuore’. Già censiti 40 mila siti

AGI - Sono oltre 13,5 milioni i voti raccolti in totale dal 2003, anno della prima edizione del censimento del Fai - Fondo per l'Ambiente Italiano (solo nel 2024 sono arrivate oltre 2.300.000 segnalazioni) a favore di più di 41.000 luoghi, disseminati in oltre 6.500 Comuni (pari all'83% del totale).

Il Fai, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, lancia la XIII edizione de "I Luoghi del Cuore", programma dedicato alla cura e alla valorizzazione del patrimonio, unico a livello nazionale e in Europa. Al via la fase di censimento, il più importante strumento che i cittadini hanno a disposizione per partecipare in concreto a salvaguardare e tramandare i beni culturali e ambientali che hanno a cuore.

La partecipazione dei cittadini

Tutti sono chiamati a candidare e votare i propri luoghi del cuore fino al 15 dicembre 2026. Nel 2026 il programma metterà a disposizione 600.000 euro per finanziare progetti di restauro e valorizzazione dei luoghi segnalati dal censimento.

I premi e il bando

Oltre ai premi per i primi tre luoghi vincitori per numero massimo di voti - rispettivamente 70.000, 60.000 e 50.000 euro -, dopo l'annuncio della classifica finale nel 2027 verrà aperto un bando di selezione di progetti candidati dai territori, al quale potranno partecipare tutti i luoghi che avranno raggiunto la soglia minima di 3.000 voti, e che assegnerà contributi fino a 50.000 euro per progetto.

Sono 180 i progetti sostenuti fino a oggi grazie al programma "I Luoghi del Cuore": tra questi, 73 riguardano chiese ed edifici di culto, tra i beni più diffusi e sentiti del patrimonio storico e artistico dell'Italia e allo stesso tempo tra i luoghi che oggi più soffrono l'abbandono e una conseguente incuria.

Il valore del patrimonio

"Il rapporto tra gli italiani e la loro storia, il loro territorio, è fortissimo, molto più forte di quello che si pensi - afferma Marco Magnifico, presidente Fai -. 'I Luoghi del Cuore' battono dove il dente duole, le stime parlano oggi di circa 800 monasteri o chiese abbandonate ma è certamente una stima in grande difetto.

Il dato positivo su questo fronte viene proprio dal censimento: su 41.000 luoghi votati nelle dodici passate edizioni, ben un quarto sono chiese e monasteri, e negli ultimi due censimenti le chiese sono state in assoluto la tipologia più votata".

Il sostegno di Intesa Sanpaolo

Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo, dice: "Con I Luoghi del Cuore del Fai l'iniziativa individuale si traduce in risultati collettivi, rafforzando la coesione sociale, riattivando l'energia dei territori e generando ricadute economiche concrete. È per questo, e per la forte attenzione alla tutela e conservazione del bene pubblico, che Intesa Sanpaolo sostiene il progetto con continuità dal 2004".

La novità del video podcast

Novità dell'edizione 2026 è la realizzazione del primo video podcast, "I luoghi che leggiamo", ideato e condotto dall'autrice Marta Stella e online da oggi coi primi 3 episodi, che vede coinvolti 10 scrittori tra i più apprezzati della letteratura italiana contemporanea nella narrazione dei luoghi che li hanno ispirati o cui sono particolarmente legati, da Bianca Pitzorno a Daria Bignardi, Viola Ardone, Giulia Caminito e Donatella Di Pietrantonio.

Un anticorpo può rigenerare il midollo spinale dopo un trauma

AGI - Un anticorpo sperimentale potrebbe aiutare il midollo spinale a rigenerarsi dopo gravi lesioni traumatiche, favorendo la ricrescita delle fibre nervose e il recupero delle connessioni necessarie ai movimenti di braccia e gambe. È quanto emerge da uno studio internazionale guidato dall'Università di Zurigo e dall'Ospedale Universitario Balgrist, pubblicato su Nature Communications.

La ricerca chiarisce per la prima volta il meccanismo con cui agisce NG101, un anticorpo sviluppato per contrastare gli effetti delle lesioni acute del midollo spinale, spesso responsabili di paraplegia e tetraplegia dopo incidenti stradali o sportivi. Secondo gli autori, il trattamento favorisce la formazione di nuove connessioni nervose funzionali, consentendo ai pazienti di recuperare parte dell'autonomia perduta.

I risultati clinici precedenti

Il lavoro rappresenta un ulteriore passo avanti rispetto ai risultati clinici annunciati alla fine del 2024, quando lo stesso gruppo di ricerca aveva mostrato che NG101 era in grado di accelerare la regressione delle lesioni spinali e preservare il tessuto nervoso esistente in pazienti con trauma acuto del midollo.

L'anticorpo NG101 prende di mira una proteina chiamata Nogo-A, scoperta circa trent'anni fa all'Università di Zurigo. Questa proteina è presente nelle guaine delle fibre nervose del cervello e del midollo spinale e agisce come un freno biologico alla rigenerazione dei neuroni dopo un trauma. "Neutralizzando Nogo-A, NG101 rimuove questa barriera alla crescita e alla guarigione delle fibre nervose", spiegano i ricercatori.

Le immagini del midollo spinale

Lo studio ha utilizzato avanzate tecniche di risonanza magnetica per osservare direttamente gli effetti della terapia nel midollo spinale dei pazienti trattati. "In questo nuovo lavoro siamo riusciti a mostrare per la prima volta come questa terapia agisca direttamente nel midollo spinale", afferma Patrick Freund, professore dell'Università di Zurigo e responsabile del Centro Lesioni Midollari del Balgrist University Hospital.

Rigenerazione e perdita di tessuto

Le immagini ottenute hanno evidenziato due effetti principali. Da un lato, le lesioni spinali sembrano guarire più rapidamente nei pazienti trattati con NG101, suggerendo che le fibre nervose riescano a rigenerarsi nel tessuto circostante il trauma. Dall'altro, la perdita di tessuto nervoso rallenta sensibilmente e viene compensata dalla crescita di nuove fibre nervose.

Secondo gli autori, questa fase è cruciale perché le nuove fibre devono riuscire a superare o aggirare l'area lesionata per ristabilire le connessioni tra cervello e midollo spinale. "Questo permette alle fibre nervose sopravvissute e a quelle rigenerate di ristabilire collegamenti con i centri spinali che controllano i nervi di mani, braccia e gambe", spiega Freund.

Implicazioni per il recupero motorio

Queste connessioni sono essenziali per trasmettere i segnali dal cervello ai muscoli e potrebbero aumentare le possibilità di recupero motorio, in particolare delle funzioni della mano e del braccio. I ricercatori sottolineano che NG101 non sembra limitarsi a migliorare la funzione del midollo spinale, ma modifica anche la sua struttura, sostenendo concretamente la rigenerazione del tessuto nervoso.

Secondo il team, la possibilità di visualizzare in modo oggettivo e precoce gli effetti della terapia potrebbe consentire in futuro di personalizzare i trattamenti e valutare con maggiore precisione i risultati clinici. "Possiamo finalmente osservare direttamente l'effetto della terapia - conclude Freund - questo apre la strada a un utilizzo più strategico dei futuri trattamenti per le lesioni spinali".

Una sfida per la neurologia

Le lesioni traumatiche del midollo spinale rappresentano una delle principali cause di disabilità neurologica permanente e finora le opzioni terapeutiche per favorire la rigenerazione dei neuroni sono rimaste molto limitate. Gli autori ritengono che i risultati ottenuti con NG101 possano contribuire allo sviluppo di nuove terapie rigenerative capaci di migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti colpiti da paralisi dopo un trauma.

Perché Meloni non può abbandonare Merlino

Emanuele Merlino silurato. Viva Emanuele Merlino. Lo strappo del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha dimissionato, così de botto, il capo della segreteria tecnica insieme con la segretaria particolare, Elena Proietti, è vissuto come un affronto dalle parti di Palazzo Chigi. Prova, per i retroscena, sia della tensione che si respira in Fratelli d’Italia (puntualmente smentita) sia del fatto che Giuli evidentemente non ne può davvero più.

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Giuli ha deciso di giocare duro

Dopo “imperdonabili” divergenze di opinione in cdm con Matteo Salvini (con tanto di punzecchiature reciproche) e pure con una spazientita Giorgia Meloni – a cui ha chiesto scusa per i toni usati – e ancora dopo le tensioni con Pietrangelo Buttafuoco per il padiglione russo in Biennale, dopo il caso Venezi, il pacato Giuli ha rotto gli indugi revocando gli incarichi ai due fedelissimi della Fiamma Magica: Merlino, uomo di Giovanbattista Fazzolari, e Proietti, data molto vicina ad Arianna Meloni. Che a sua volta è amica di vecchissima data di Antonella Giuli, ora all’ufficio stampa della Camera e per anni addetta stampa di Francesco Lollobrigida (tout se tient). C’è chi ha definito quello di Giuli un seppuku politico, visto che dopo il bel daffare dato al partito difficilmente verrà candidato alle prossime Politiche (ammesso e non concesso che la candidatura sia tra le ambizioni del ministro). Insomma, una mossa alla Yukio Mishima, uno degli autori più amati dal titolare del Collegio Romano.

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
Giovanbattista Fazzolari (Ansa).

Perché a Palazzo Chigi si sono sentiti traditi

Giuli, sempre secondo i ben informati, avrebbe optato per la linea dura anche nella convinzione di non essere sostituibile. E deriverebbe da questo il senso di tradimento vissuto ai piani alti di Palazzo Chigi. Rimuoverlo per Meloni equivarrebbe ad ammettere l’ennesimo errore in un ministero già tormentato (si cominciò con la cacciata del sottosegretario Vittorio Sgarbi, per arrivare alle dimissioni di Gennaro Sangiuliano a causa dell’affaire Boccia e pure al niet alla nomina di Francesco Spano che Giuli avrebbe voluto come capo di gabinetto). Meloni poi non può permettersi il lusso di un altro cambio nella squadra di governo prima di ottobre, quando raggiungerà l’agognato record di premier più longeva di sempre. In altre parole Giuli avrebbe agito sapendo che Giorgia ha le mani legate. Sebbene si tratti di auto-Shibari, per restare nelle metafore nipponiche.

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Merlino e la controegemonia

Ma torniamo a Merlino, il fedelissimo che non si può abbandonare. Tanto che, come scrive Repubblica, in via della Scrofa starebbero già pensando a un ricollocamento all’altezza. Ossia con uno stipendio annuo che non scenda sotto gli attuali 133 mila euro, magari ai vertici di un altro ministero. Lo stesso trattamento, con ogni probabilità, sarà riservato anche a Proietti, esponente di spicco di FdI in Umbria.

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
Elena Proietti (dal profilo Instagram).

In un’intervista a Repubblica, ha raccontato di essere stata informata ufficialmente del licenziamento tramite una Pec e ha smentito le voci che la vorrebbero in conflitto con Chiara Sbocchia, la capo segreteria che Giuli si è portato con sé dal Maxxi. Ma ha messo pure ben in chiaro che con il ministro non ha mai litigato, perché «sia io sia Emanuele siamo persone di partito e continueremo a sentire il partito come casa nostra». Partito da cui si sente ovviamente «sostenuta». Vedremo. Sicuramente FdI è la casa di Merlino, il cui ruolo di capo della segreteria tecnica al MiC di tecnico non aveva proprio nulla. La sua funzione è sempre stata squisitamente politica. C’è addirittura chi lo ha descritto come un ministro ombra, il filo diretto tra Collegio Romano e Chigi (cioè Fazzolari). Di più: figlio di Mario Merlino, noto esponente di Avanguardia nazionale morto a febbraio del 2026, Emanuele è uno degli spin doctor culturali di Meloni, il padre della controegemonia.

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).

Il piano per imporre gli intellettuali di destra

Nel primo bollettino editoriale di FdI del novembre 2023, in qualità di vice responsabile nazionale del Laboratorio Editoria guidato da Alessandro Amorese, Merlino illustrava senza giri di parole il piano d’azione per ribaltare il tavolo e la narrazione mainstream. «Gli intellettuali d’area sono quelli che poi creano suggestioni, vengono intervistati e possono rappresentare il partito, o le idee a noi vicine, ovunque sia necessario ma per farlo devono acquisire una visibilità che i media mainstream non concedono», scriveva nel suo editoriale. «Come sempre è dal basso, dal territorio, dagli enti locali che possono e devono nascere opportunità, visibilità, finanziamenti». Merlino puntava il dito, con il ben noto vittimismo della Fiamma, contro l’intellighenzia: «Possiamo continuare a subire passivamente gli insulti dei grandi “intellettuali” di sinistra, è inutile che faccia i nomi, e le loro esternazioni sui giornali e in televisione? Fratelli d’Italia è in crescita perché rappresenta le idee degli italiani. Il successo straordinario di Io sono Giorgia dimostra, oltre al valore della nostra leader, che c’è voglia di idee di Controegemonia». Eccola là la parola d’ordine. E la necessità di proporre «un’alternativa alla narrazione dominante dando spazio e visibilità ai nostri autori. Bisogna organizzare e, se si è al governo, finanziare festival, rassegne, presentazioni, momenti di dibattito con autori nostri». E se non hanno successo, poco importa: «Certo presentare il libro di un grande nome televisivo vuol dire riempire le piazze, ma a quale costo? Quello di aver finanziato chi da quel palco ci insulterà, ci sminuirà e farà, grazie al microfono che gli avremo dato, campagna elettorale per la sinistra».

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
L’editoriale di Emanuele Merlino sul bollettino editoria di FdI.

Insomma: i nostri contro i loro. Una guerra di religione senza quartiere: «Oggi, grazie ai social, e ai giornali locali, è possibile fare così tanta promozione che i nostri autori, le nostre case editrici e, soprattutto, le nostre idee possono acquisire così tanta forza da sfondare il ghetto dell’area e arrivare ovunque. Possiamo continuare a sprecare occasioni? Possiamo continuare a subire un’egemonia che non ha più ragione d’essere e che è, soprattutto, anti-italiana?».

Il problema della Fiamma con la cultura

Una dichiarazione di intenti bellicosa che però, al momento, non ha portato i frutti sperati. La controegemonia si è arenata davanti alla mancanza di teste. Gli intellettuali d’area – da Buttafuoco a Veneziani e Giordano Bruno Guerri – non sono stati totalmente fedeli alla linea e hanno criticato apertamente la politica culturale della destra. Finanziare documentari e film sovranisti e arci-italiani ha innescato un processo di autocombustione. Imporre Beatrice Venezi alla Fenice è stato un boomerang, e non perché il “direttore” fosse una donna (argomento spesso usato dalla underdog per eccellenza), ma perché sprovvista di un curriculum ritenuto adeguato al ruolo. Pure nella tivù pubblica, la mamma Rai «dell’Italia profonda», TeleMeloni ha inanellato un flop dietro l’altro, fatta eccezione per De Martino. Forse anche in via della Scrofa si sono accorti che la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma nemmeno un picnic con Pio e Amedeo.

Famiglia nel bosco, il nuovo avvocato è Simone Pillon

È Simone Pillon il nuovo avvocato di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori della famiglia nel bosco. L’ex senatore della Lega, esperto di diritto di famiglia e in passato tra gli organizzatori del Family Day, prende il posto di Marco Femminella e Danila Solinas, che oggi hanno annunciato di aver rinunciato al mandato.

Famiglia nel bosco, il nuovo avvocato è Simone Pillon
Simone Pillon (Imagoeconomica).

Femminella e Solinas erano a loro volta subentrati al primo legale della coppia

Femminella e Solinas hanno rinunciato al mandato di rappresentanti legali della famiglia del bosco perché «non c’era una visione comune». I due avvocati erano a loro volta subentrati, a novembre, al primo legale ad aver seguito la coppia anglo-australiana, Giovanni Angelucci. Quest’ultimo aveva lasciato a causa dell’atteggiamento di Trevallion e Birmingham. «Ritengo doveroso e necessario rinunciare al mandato difensivo non potendo in tutta coscienza e nel rispetto della deontologia professionale impostare una difesa monca e non aderente alla linea difensiva che io avevo indicato e concordato già da tempo con i miei assistiti», aveva spiegato.