Vance e il libro sulla conversione (strumentale?): così la fede è marketing

Sono 304 pagine in tutto, in uscita il 16 giugno da HarperCollins negli Stati Uniti. E stanno già facendo discutere parecchio i media americani. Parliamo del libro di J.D. Vance sulla sua conversione, intitolato Communion: Finding My Way Back to Faith (cioè Comunione: ritrovare la strada verso la fede). L’editore lo presenta come un memoir incentrato sulla conversione al cattolicesimo di Vance, avvenuta nel 2019. Una specie di seguito ideale di Hillbilly Elegy, il romanzo che lo rese famoso nel 2016. In quel caso il vicepresidente americano raccontava la sua infanzia e l’adolescenza in una famiglia disfunzionale di origine scozzese-irlandese, segnata dall’alcolismo e dalla dipendenza da droghe di sua madre. Un libro che fu letto come una chiave per capire l’elettorato bianco povero che aveva votato per Donald Trump.

Vance e il libro sulla conversione (strumentale?): così la fede è marketing
Il nuovo libro di Vance (foto Ansa).

A destra venne accolto come una diagnosi lucida e impietosa di qualcuno che non si vergogna delle sue origini, a sinistra fu criticato per aver individualizzato problemi sistemici e aver scaricato sui poveri stessi le responsabilità delle politiche economiche che li avevano impoveriti. Da questo primo libro Ron Howard trasse l’omonimo film, con Amy Adams e Glenn Close.

Il battesimo del 2019 appoggiato dalla moglie (che però è indù)

Il secondo volume invece, nella scheda promozionale dell’editore, racconta come l’inseguimento del successo materiale abbia condotto Vance in quella che viene definita “una wilderness secolare” (uno smarrimento, un deserto che contrasta poi con la fede ritrovata) e illustra come il suo credo cattolico guidi oggi il suo lavoro nella vita pubblica e la sua visione del futuro. Vance dice di essere stato battezzato nel 2019, appoggiato dalla moglie Usha (che però è indù), ma negli anni sono sorti dubbi su quanto sia teologicamente profonda o invece politicamente strumentale questa conversione.

Vance e il libro sulla conversione (strumentale?): così la fede è marketing
La foto del battesimo di Vance nel 2019.

La fede come strumento per dialogare con i 53 milioni di cattolici

Come si spiega l’improvviso interesse dei repubblicani trumpiani per il cattolicesimo? Lasciando perdere le accuse lanciate da Trump a papa Leone, etichettate praticamente da tutti i media mondiali come il delirio di una personalità instabile (il New York Times pubblica spesso analisi di psichiatri sulla sua salute mentale, provocando addirittura un dibattito deontologico, perché la psichiatria americana ha una norma – la cosiddetta Goldwater Rule – che vieta ai professionisti di esprimere opinioni diagnostiche su persone pubbliche che non hanno visitato direttamente), il cattolicesimo sembra attrarre la destra americana più che altro come brand; la tradizione, la gerarchia, le usanze secolari che animano questa religione vengono viste come un modello politico, uno strumento di marketing adatto per dialogare con masse ragguardevoli, visto che i cattolici americani sono stimati in circa 53 milioni, il 20 per cento della popolazione adulta.

Vance e il libro sulla conversione (strumentale?): così la fede è marketing
J.D. Vance (foto Ansa).

Trump e il mandato politico che diventa divino

Tra l’altro il 36 per cento dei cattolici americani è ispanico, il che rende paradossale la posizione di Vance sugli immigrati, visto che praticamente quattro cattolici su 10 negli Usa sono proprio il tipo di migrante che la sua amministrazione vorrebbe espellere. Nessuno di area trumpiana sembra interessato a sapere se Trump o Vance sono davvero credenti o praticanti. Trump, a dire il vero, non si è mai convertito al cattolicesimo, si è sempre dichiarato presbiteriano, la religione intesa come folklore, con derive escatologiche, come nella scena dello Studio Ovale che abbiamo visto recentemente, dove il suo staff gli “imponeva le mani” a protezione spirituale del leader, perché considerano il mandato politico come un mandato divino.

Pete Hegseth recita il versetto di… Pulp Fiction

A proposito di religione orecchiata, durante un sermone organizzato al Pentagono, Pete Hegseth, ex militare ed ex conduttore televisivo, attualmente Segretario della Difesa (anzi, della Guerra, visto che il presidente ha cambiato la denominazione del dipartimento) dell’amministrazione Trump, ha invitato la platea a dire con lui il celebre versetto “Ezechiele 25:17“. Solo che, invece di citare il testo biblico originale, ha usato parola per parola il celebre monologo inventato da Quentin Tarantino per il film Pulp Fiction, recitato da Samuel L. Jackson. Molti tra i seduti hanno chiuso gli occhi, ispirati; qualcuno ha riconosciuto la citazione e ha ridacchiato.

Barron Trump e la vicinanza col pastore evangelico tiktoker

E, sempre recentemente, Barron Trump, il figlio minore, ha fatto sapere di volersi “riconvertire”, per tornare alla religione di sua madre Melania, cattolica, dialogando col pastore evangelico Stuart Knechtle (2,5 milioni di follower su TikTok). Con i sondaggi di popolarità in caduta libera, Donald Trump usa chiunque – il papa, la famiglia, il suo vicepresidente, i meme di lui travestito da Gesù Cristo – come strumenti di comunicazione o bersagli. Ma sembra sempre più confuso, sempre più distante dai cattolici americani, che hanno reagito duramente alle sue ultime uscite, inclusi conservatori come il vescovo Robert Barron.

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Barron Trump (foto Ansa).

Il libro di Vance è un annuncio per la corsa alle Presidenziali 2028?

Trump non parla più nemmeno ai moderati, non controlla più il suo ego: c’è chi dice che il libro di J.D. Vance sia in realtà l’annuncio subliminale di una sua candidatura alle Presidenziali del 2028, sempre che un eventuale impeachment di Trump non lo spinga anzitempo al vertice; pubblicare un libro prima di lanciare una campagna è una mossa consolidata nella politica americana. Già diversi potenziali rivali democratici, tra cui Gavin Newsom (governatore della California), Josh Shapiro (governatore della Pennsylvania), Andy Beshear (governatore del Kentucky) e Kamala Harris, hanno pubblicato o stanno preparando libri. I più maliziosi hanno anche sottolineato che Vance è il primo vicepresidente in carica degli ultimi tempi a pubblicare un libro mentre è ancora in carica.

Pavia, 25enne siciliano ucciso con un cacciavite: tre giovani fermati

AGI - Un 25enne, Gabriele Vaccaro originario della Sicilia, è stato accoltellato a Pavia ed è morto in ospedale per le ferite riportate. L'aggressione è avvenuta la notte scorsa. Teatro del tragico fatto di sangue - si legge sulla stampa locale online - un parcheggio in area Cattaneo alla periferia della città.

Secondo una prima ricostruzione il 25enne che era in compagnia di 2 amici, stava recuperando l'auto, quando sarebbe scattata un'aggressione da parte di un altro gruppo di ragazzi.

L'uomo sarebbe stato colpito con un cacciavite e sono in corso gli interrogatori degli amici che erano con lui. 

Tre giovani sono stati accompagnati in Questura a Pavia nell'ambito delle indagini per l'omicidio di Gabriele Vaccaro. Si tratta di un minorenne egiziano, che si sospetta abbia sferrato il colpo fatale, e di un altro minorenne albanese e di un italiano maggiorenne.
Vaccaro sarebbe stato colpito al collo con un cacciavite e nell'aggressione e' rimasto lievemente ferito all'addome anche uno dei due amici che erano con lui. Il 25enne era arrivato a Pavia da pochi mesi per lavorare come impiegato presso un centro logistico di Stradella.

De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni

Domenica sera, sul Nove, va in scena l’ultima cena, o forse la prima di un nuovo testamento. Stefano De Martino si siede (nuovamente) davanti a Fabio Fazio e il cerchio si chiude col botto. Il volto di punta della Rai meloniana va a farsi benedire dal “grande esiliato” della sinistra, e il messaggio è uno solo: sopra i proclami identitari di Palazzo Chigi e sopra i monologhi orfani di Rai3, comanda il management.

Caschetto, il ponte tra il Sanremo che verrà e Fazio

Il ponte che unisce l’Ariston che verrà e il transatlantico di Discovery è Beppe Caschetto, l’uomo che gestisce i contratti più pesanti della tv italiana e che dimostra come il vero Stato profondo non parli il linguaggio dei partiti, ma quello dei cachet. È questo il cortocircuito: lo scugnizzo napoletano è il campione di una destra che per vincere ha dovuto consegnarsi a un manager che se ne frega se al governo c’è la Fiamma o il centrosinistra. E così sia. Mentre la Rai del nuovo corso inanellava un flop dopo l’altro nel tentativo di imporre l’estetica sovranista con l’accetta, l’ex ballerino di Amici è stato l’unico capace di trasformare la vicinanza politica, quella vera o presunta con Arianna Meloni, in un successo di mercato indiscutibile. L’ultima puntata di Stasera Tutto è Possibile, per gli amici STEP, ha chiuso su Rai2 con il 16 per cento di share e oltre 2 milioni di spettatori. Un’eresia statistica per il secondo canale, una boccata d’ossigeno che lo ha portato a superare i dirimpettai di Mediaset e la stessa ammiraglia.

De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
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De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
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De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni

La cazzimma zittisce il sospetto di ogni raccomandazione

Inutile girarci intorno con analisi dotte: il ragazzo di Torre Annunziata piace perché ha il “pacco” completo. È bello, di quella bellezza sfacciata e rassicurante che si farebbe perdonare qualunque cosa, ma con la disciplina ferrea di chi sa cosa significa stare alla sbarra. Piace alla “Sorella d’Italia” e piace al pubblico, alle mamme, alle zie, alle nipoti, perché incarna l’estetica della cazzimma napoletana che zittisce il sospetto di ogni raccomandazione, che non passa per i comizi o per le citazioni dotte di Prezzolini, ma per i pacchi di Affari Tuoi. Il paradosso è squisito: i 5 milioni di spettatori medi sono la sua unica, vera tessera di partito, e lo rendono l’unico asset intoccabile verso Sanremo 2027.

De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
Carlo Conti e Stefano De Martino (Ansa).

In De Martino la destra ha trovato il suo Amadeus

La Rai ha pianificato la sua ascesa con un anticipo mai visto, nominandolo erede di Carlo Conti per la direzione artistica del Festival. Segno che nella tv pubblica sanno di non avere altri talenti spendibili per la kermesse più importante del Paese. La destra, insomma, ha trovato il suo Amadeus senza doverlo inventare in laboratorio, ma semplicemente blindando chi i numeri già li aveva per conto proprio. Per capire il miracolo di San Gennaro, basta guardare il cimitero dei militanti di ambizioni e share da prefisso telefonico. Prendete il “caso scuola” Pino Insegno, l’amico della premier che doveva riprendersi la Rai a colpi di nostalgia Anni 2000. Il risultato? Un catastrofico 2 per cento di share con Il Mercante in Fiera e una ritirata imbarazzante da L’Eredità per evitare la rivolta dei pubblicitari. Oggi il Nostro vaga per gli studi di Reazione a Catena come un reduce di una guerra che nessuno voleva combattere, costantemente in affanno nel gradimento rispetto a chi lo ha preceduto.

De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
Pino Insegno con Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Così come Nunzia De Girolamo, l’ex ministra di Forza Italia mandata a presidiare il martedì sera di Rai3 con Avanti Popolo. Un esperimento costoso per occupare gli spazi di Bianca Berlinguer, chiuso in anticipo dopo aver toccato il fondo del 2,9 per cento di share. E che dire di Pierluigi Diaco? Il fedelissimo di Giorgia, che occupa spazio con BellaMa’ senza mai generare una vera massa critica, sebbene sia già pronto per lui un trasloco domenicale su Rai1 nel prossimo autunno.

De Martino da Fazio, anatomia dell’unico successo di TeleMeloni
Pierluigi Diaco nello studio di BellaMa’ (Ansa).

C’è spazio persino per la lady delle nicchie, Monica Setta: l’esempio vivente della moltiplicazione delle poltrone, impegnata a presidiare palinsesti h24 tra Generazione Z, prima e Storie al bivio, poi. TeleMeloni ha fallito quando ha pensato che per governare la tv servissero i soldati semplici. Ma la tv è un’amante infedele e De Martino è l’eccezione che conferma la regola: il sangue che si scioglie è solo quello di chi sa intrattenere.

Bimbo morto nella terme di Suio, sequestrata la piscina

AGI - La procura della Repubblica di Cassino ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, per omicidio colposo in relazione alla morte di Gabriele Ubaldo Petrucci, il bambino di sette anni originario di Roma, deceduto nel pomeriggio di ieri all'interno della piscina di un complesso alberghiero alle terme di Suio, nel territorio di Castelforte, in provincia di Latina.

Il procuratore capo Carlo Fucci ha spiegato che il titolare del fascicolo, il sostituto procuratore Alfredo Mattei, ha disposto accertamenti immediati per cristallizzare la scena e chiarire con esattezza la dinamica della tragedia. Il corpo del piccolo, che frequentava una scuola elementare nel quartiere Colle Oppio a Roma, è stata trasferita all'obitorio dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino. La piscina è stata posta sotto sequestro dai carabinieri della compagnia di Formia, che stanno conducendo le indagini.

Ipotesi degli inquirenti: risucchiato dal bocchettone

Secondo quando appreso dall'AGI, l'ipotesi che sta prendendo sempre più piede sul decesso del piccolo avvenuto subito dopo pranzo è che il bambino sia morto annegato dopo essere stato risucchiato dal bocchettone di scarico.

 

Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile

Se la Germania sta progressivamente affondando – fra recessione economica, immobilità politica interna e insignificanza sul palcoscenico internazionale – il colpevole, almeno per i tedeschi, è uno solo: il cancelliere conservatore Friedrich Merz. Secondo i sondaggi nazionali e non solo, è praticamente impossibile trovare in circolazione un leader di governo peggiore. Persino la tanto bistrattata Coalizione Semaforo guidata dal suo predecessore socialdemocratico Olaf Scholz appare, a distanza, migliore di quello che sembrasse.

Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Merz sarebbe meno apprezzato anche di Trump

Stando a una recente indagine dell’istituto statunitense Morning Consult, Merz è tra i capi di governo meno popolari al mondo, dietro anche a presidenti come Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan: il 75 per cento degli intervistati tedeschi si è detto scontento del lavoro del cancelliere che da un anno guida la Große Koalition fra CDU e SPD, mentre solo il 20 per cento si considera soddisfatto. Dati simili, anzi peggiori, sono emersi dall’ultima ricerca tedesca, quella dell’istituto Forsa per conto della rete tv RTL, secondo cui il 78 per cento dei cittadini ha bocciato l’operato di Merz e solo meno di un quinto (il 18 per cento), ha espresso un giudizio positivo, tre punti in meno rispetto al sondaggio precedente.

Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile
Friedrich Merz e Donald Trump alla Casa Bianca, a marzo 2026 (Ansa).

L’AfD ha virtualmente superato la CDU

Merz è in caduta libera anche tra i suoi sostenitori e compagni di partito – la CDU che fu di Helmut Kohl e Angela Merkel, rimasti entrambi in carica per 16 anni – se è vero che la maggioranza ormai è contro di lui, come dimostrano sempre le percentuali del Trendbarometer di RTL. Il 52 per cento degli elettori conservatori lo critica, mentre per chi si è già allontanato dal partito il quadro è ancora più netto: l’86 per cento si è detto insoddisfatto dell’operato del decimo cancelliere della Repubblica Federale. Non è un caso che la CDU, ora data al 24 per cento, sia virtualmente la seconda forza a livello nazionale, superata dall’estrema destra dell’Alternative für Deutschland che tocca il 26 per cento. Paradossalmente il tanto temuto spostamento a destra di chi votava CDU è inferiore alle aspettative, dato che solo il 20 per cento di coloro che hanno abbandonato il partito voterebbe attualmente per l’AfD. La maggioranza si sta orientando verso altri lidi, dai Liberali della FDP alla sinistra, oltre ad allargare il bacino degli astensionisti.

Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile
La co-leader dell’AfD Alice Weidel a Budapest (Ansa).

I motivi della delusione degli elettori conservatori

I motivi per cui la stragrande maggioranza dei tedeschi mal sopporta l’attuale cancelliere sono stati rilevati proprio dai ricercatori di Forsa, secondo i quali un’ampia fetta dell’elettorato continua ad accusare Merz di parlare molto e fare poco, di non mantenere le promesse elettorali e di agire in modo incoerente: queste tre spiegazioni insieme rappresentano il 59 per cento delle risposte degli intervistati. Tra i sostenitori della CDU, la delusione su alcuni punti è significativamente maggiore rispetto all’elettorato generale: il 34 per cento è deluso dagli annunci grandiosi che poco hanno corrisposto alla realtà; il 18 per cento considera le sue azioni contraddittorie e il 24 per cento lo accusa di mancanza di leadership, rispetto al 13 per cento complessivo. Al netto della cornice interna e internazionale molto problematica, con il governo di Berlino che deve gestire varie crisi in contemporanea e le conseguenze delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, è chiaro però che Merz è per i tedeschi l’uomo sbagliato per risollevare la Germania.

Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile
Friedrich Merz (Ansa).

La GroKo si è rivelata un freno per le riforme

Finora le scelte in politica interna sono state dettate dai compromessi obbligati tra CDU e SPD, come per altro ci si aspettava, e la nuova riedizione della Große Koalition si è dimostrata più un freno che un acceleratore per le riforme necessarie (fisco, pensioni, riconversione industriale, ridefinizione dei mercati e via dicendo). Inoltre la tattica in politica estera è stata segnata per lo più dall’appiattimento alla linea di Israele sullo scacchiere mediorientale e dalla continuazione di quella finora infruttuosa portata avanti con l’Unione Europea e i Paesi volenterosi come Francia e Gran Bretagna per quel che riguarda la Russia. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che i sondaggi hanno tradotto in numeri. Resta da vedere quindi se agli ultimi proclami di Merz relativi alla primavera delle riforme seguiranno davvero cambiamenti radicali o se già il prossimo autunno il tandem fra conservatori e socialdemocratici crollerà, quando le tre elezioni regionali nell’Est del Paese (il 13 settembre si terranno le Comunali in Bassa Sassonia, il 20 le doppie elezioni nel in Meclemburgo-Pomerania e nella città-Stato di Berlino) confermeranno l’AfD come prima forza facendo saltare anche la cancelleria. 

Bisceglie: lite in discoteca sfocia in una sparatoria, 42enne muore in ospedale

AGI - Un uomo di 42 anni, Filippo Scavo, di Bari, è morto nelle prime ore di questa mattina a Bisceglie dopo essere stato raggiunto da un colpo d'arma da fuoco nella discoteca Divinae Follie. L'uomo aveva una ferita da arma da fuoco alla base del collo e sarebbe arrivato in ospedale già in arresto cardiaco.

Individuate le persone coinvolte

È la Direzione distrettuale antimafia di Bari a coordinare le indagini sull'omicidio, il che orienta fin da subito l'inchiesta verso contesti legati alla criminalità organizzata e, in particolare, allo spaccio di stupefacenti. I carabinieri della compagnia di Trani, guidati dal colonnello Massimiliano Galasso, hanno già individuato una decina di persone coinvolte nella lite degenerata nella sparatoria. Scavo, pregiudicato e ritenuto vicino al clan Strisciuglio, è stato raggiunto da un colpo di pistola calibro 7,65 alla base del collo, verosimilmente mentre cercava di scappare dai suoi aggressori. Secondo quanto ricostruito, sarebbero stati esplosi almeno quattro colpi.

All'interno della discoteca ci sarebbe stata la presenza di almeno un secondo uomo armato oltre a chi ha fatto fuoco. Gli investigatori stanno lavorando per chiarire ruoli e dinamiche, anche attraverso l'analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, già acquisite. Il locale è stato posto sotto sequestro per consentire i rilievi del reparto scientifico dell'Arma. Proseguono, inoltre, le audizioni di dipendenti e addetti alla sicurezza: l'attenzione si concentra su un buttafuori che sarebbe stato minacciato per consentire l'apertura di una porta d'emergenza, utilizzata dal presunto killer.

Scavo, secondo quanto trapelato, aveva indosso una consistente somma di denaro contante, elemento che, secondo chi indaga, potrebbe essere collegato ad attività illecite. L'uomo, formalmente muratore, era tornato in libertà da circa un anno dopo aver scontato precedenti condanne per reati legati anche allo spaccio di droga. Tra queste, una condanna definitiva a 7 anni e 4 mesi nell'ambito dell'operazione "Agora'" del 2015 contro il clan Strisciuglio. 

Il racconto dei testimoni

"Poteva colpire chiunque”, è il racconto dei testimoni della sparatoria. Secondo quanto riferito da alcune persone presenti nel locale, i colpi sarebbero stati esplosi in una zona affollata: “Era pieno di gente, bastava poco perché ci fosse una strage. Se non colpivano lui, potevano prendere altre dieci o venti persone sulla stessa linea di tiro”. Un testimone racconta di essersi trovato a pochi metri dalla scena: “Sono vivo per miracolo. Chi ha sparato era appena salito dalle scale d'ingresso e ha fatto fuoco alle spalle di quell'uomo, almeno quattro colpi”.

Dalle testimonianze emerge anche una possibile dinamica già al vaglio degli investigatori: il presunto aggressore sarebbe uscito da una porta di emergenza per poi rientrare armato, minacciando chi si trovava all’ingresso. “Erano in due – riferisce un altro presente – entrambi armati: a uno si sarebbe inceppata l’arma, l’altro invece ha sparato con precisione”.

La lite, secondo quanto raccolto, sarebbe nata all’interno del locale per motivi apparentemente futili, forse uno sguardo di troppo o vecchi rancori mai sopiti. “Una sciocchezza – racconta un testimone – ma chi ha sparato si sentiva più forte, erano un gruppo nutrito rispetto a quello della vittima”. Elementi che rafforzano l’ipotesi investigativa di un regolamento di conti maturato in un contesto già teso. Le indagini dei carabinieri proseguono per ricostruire con esattezza la dinamica e individuare tutti i responsabili.

Il precedente al Divinae

Secondo quanto riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, non è la prima volta che nella discoteca Divinae - questo il nome del locale -, recentemente riaperto, si verificano episodi simili. Nella notte tra il 7 e 8 novembre del 2021 il Divinae fu teatro del ferimento a coltellate di un ragazzo di 25 anni: l'aggressore venne arrestato.

Mare pulito nel Lazio, Arpa ‘salva’ la stagione balneare

AGI - Anche quest'anno la maggior parte delle acque di balneazione del Lazio risulta di livello "eccellente", con un ulteriore miglioramento rispetto allo scorso anno: per la prima volta, infatti, nessuna area è stata classificata come "scarsa". È il quadro che emerge dalla delibera proposta dall'assessore all'Ambiente Elena Palazzo, nella Giunta regionale presieduta da Francesco Rocca. La delibera riporta l'individuazione e la classificazione delle acque destinate alla balneazione sulla base del monitoraggio della stagione 2025.

La classificazione del 2026 attesta il 93% delle aree come "eccellenti", cui si aggiunge il 6% di aree "buone". Solo il 3% è risultato "sufficiente", mentre per la prima volta nessuna area è stata classificata come "scarsa". In miglioramento anche il dato relativo alle valutazioni "eccellenti" che aumentano di quattro passando a 206 su un totale di 221 aree di balneazione considerate. «Questi dati sono motivo di grande soddisfazione e impongono un cambio di narrazione sulle acque del Lazio», afferma il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.

La sinergia con Arpa Lazio e le strategie turistiche

I risultati testimoniano l'efficacia del lavoro portato avanti in sinergia con Arpa Lazio e con tutti gli enti coinvolti nella tutela del patrimonio ambientale. La qualità delle acque è un indicatore fondamentale della salute del territorio e un elemento strategico per l'attrattività turistica della regione. «Nelle prossime settimane, saremo in prima linea con campagne mirate per la divulgazione e diffusione di queste informazioni preziose per i bagnanti e per chi lavora nel settore della ricezione», dichiara l'assessore Palazzo. Per la stagione balneare 2026, l'Arpa ha attivato un programma di monitoraggio con oltre 1.600 campionamenti lungo il litorale e sui laghi.

Dettaglio delle province e delle isole pontine

Nel dettaglio, per quel che concerne le aree marino-costiere, risulta eccellente il 94% di quelle di Latina, a cui si devono aggiungere le 15 aree relative alle isole pontine (Ponza, Palmarola, Zannone, Ventotene e Santo Stefano), tutte classificate al top. Nella provincia di Viterbo l'86% delle aree è eccellente, mentre nella provincia di Roma il dato raggiunge l'87%. Tra i singoli Comuni, la classificazione di eccellenza spetta al 100% delle aree di Sabaudia, San Felice Circeo, Sperlonga, Gaeta, Civitavecchia, Ladispoli, Nettuno e, per la prima volta con punteggio pieno, anche Fiumicino.

La situazione dei laghi balneabili

Molto positiva anche la situazione dei laghi balneabili, per i quali le aree sono classificate al 99% eccellenti. Sono stati promossi a pieni voti i laghi di Vico e Bolsena nel viterbese, quelli di Bracciano, Martignano e Nemi vicino Roma, San Puoto e Lungo a Latina, oltre ai laghi del reatino come il Turano e il Salto. Il direttore dell'Arpa Lazio, Tommaso Aureli, ha sottolineato l'attenzione specifica alla presenza di alghe potenzialmente tossiche e il pronto intervento in caso di fenomeni anomali per assicurare la massima tutela della salute dei bagnanti.

Divieti e monitoraggio continuo

La nota regionale ricorda infine che la balneazione resta generalmente interdetta in corrispondenza di aree portuali, aree militari, aree marine protette e zone interessate da scarichi autorizzati o foci di fiumi. La prevalenza di risultati positivi è frutto di una costante vigilanza che interviene sistematicamente in caso di inquinamento temporaneo, spesso legato a condizioni meteorologiche avverse. I dati completi sulle analisi delle acque sono consultabili sul Portale Acque del ministero della Salute.

Uccide l’ex e il nuovo compagno di lei. Poi si suicida nell’Astigiano

AGI - Un duplice omicidio seguito da un suicidio ha sconvolto la piccola comunità di Cossombrato, nell’astigiano. Un uomo di 57 anni, Astrit Koni, ha ucciso l’ex moglie e il nuovo compagno della donna prima di togliersi la vita lanciandosi dal castello del paese.

I corpi delle due vittime, entrambi di origine albanese, sono stati rinvenuti questa mattina in un fosso nei pressi di un terreno agricolo. L’area, caratterizzata dalla presenza di alcuni alveari curati dalla coppia, è diventata la scena del crimine dove l'aggressore avrebbe agito con estrema violenza. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, Koni avrebbe utilizzato una roncola per colpire a morte le due vittime, lasciandone i resti a poca distanza l'uno dall'altro. L’allarme è scattato quando il fratello della donna, preoccupato dal prolungato silenzio della sorella, ha segnalato la scomparsa alle autorità.

Il suicidio dal castello

Dopo il duplice delitto, l'omicida si è diretto verso il castello di Cossombrato. L'uomo possedeva le chiavi della struttura in virtù del suo impiego come giardiniere del maniero. Giunto sulla sommità dell'edificio, si è gettato nel vuoto.

Le indagini dei carabinieri

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, che hanno transennato le aree interessate per effettuare i rilievi scientifici necessari. Sebbene il quadro generale appaia tristemente delineato come un delitto passionale con successivo suicidio, i militari sono attualmente al lavoro per ricostruire con precisione la cronologia degli spostamenti di Koni e l'esatta dinamica dell'aggressione. La coppia vittima dell'agguato, così come l'omicida, risiedeva in Italia da molti anni ed era ben integrata nel tessuto locale.

Il biglietto dell'omicida

"Mi hai rovinato la vita, ma adesso è tutto finito". È il contenuto del biglietto lasciato da Astrit Koni, l'uomo che a Cossombrato d'Asti avrebbe ucciso l'ex moglie e il nuovo compagno di lei prima di togliersi la vita. L'uomo si è gettato da una finestra del castello, di cui era il giardiniere. A terra, sull'asfalto qualcuno ha lasciato un mazzo di fiori. Il piccolo centro del Monferrato è sotto choc. In paese, poco più di 500 abitanti, ci si conosce tutti. "Era un uomo buono, aiutava tutti e scherzava sempre con i bambini" spiega una vicina di casa. "Siamo sconvolti - aggiunge un altro vicino - era un grandissimo lavoratore. Svolgeva il suo lavoro di giardiniere del castello in maniera eccezionale". La sindaca di Cossombrato, Elsa Ormea, in lacrime, spiega: "Quello che è accaduto è un grande dolore per tutta la nostra comunità. Astrit era un amico per tutti noi, una persona pienamente inserita in paese. Viveva qui da più di 30 anni". "Non possiamo conoscere le relazioni familiari - aggiunge - ma nel nostro tessuto sociale era una persona encomiabile. Era molto presente in paese. Questo evento ci ha segnati tutti, sara' difficile tornare alla serenita'". 

Bimbo muore in una piscina delle terme, forse risucchiato dal bocchettone

AGI - Il bambino di 7 anni morto annegato alle terme di Suio sarebbe stato risucchiato dal bocchettone di scarico. Secondo quando apprende AGI, questa è l'ipotesi che sta prendendo sempre più piede sul decesso del piccolo avvenuto subito dopo pranzo. Al momento sono in corso audizioni dei testimoni.

Le indagini

La salma è a disposizione dell'autorità giudiziaria. Il bimbo residente a Roma stava trascorrendo il fine settimana in una Spa delle Terme di Suio, nel territorio di Castelforte, lungo il fiume Garigliano, in provincia di Latina. La piscina è stata sequestrata dai miliari. Indagini in corso da parte dei carabinieri che hanno acquisito le immagini delle telecamere della struttura.

Dall’ironia alla slopaganda: la nuova guerra mediatica globale anti-Trump

Questa guerra chiamata come la caption di un memeEpic Fury, nientemeno – sta facendo saltare in aria tutto: interi quartieri di città, la fiducia dei mercati, l’economia globale, alleanze che sembravano indistruttibili, le speranze dei giovani, il diritto internazionale. Ma c’è una vittima collaterale di ben poca importanza, la cui scomparsa può essere pianta, o anche solo notata, solo da pochi anziani nostalgici: l’idea che la satira fosse l’arma dei buoni, la spada laser, nonviolenta ma micidiale, della ragione, il pungente gas della resistenza umana, che fa aprire gli occhi, anziché accecarli. Difficile non accorgersi che i video e i contenuti satirici più graffianti e aggiornati contro Trump e Netanyahu e il loro cinismo avido e sanguinario non vengono dalle patrie del libero pensiero, ma sono prodotti dall’Iran, che malgrado lo status di Paese aggredito resta una teocrazia liberticida, assassina e misogina, e dalla Cina, un’autocrazia a tutti gli effetti.

La metamorfosi della satira da contropotere a stampella del potere

Che la satira fosse intrinsecamente illuminista e illuminata, più che un’idea era un mito, almeno in certa misura: c’è stata satira fascista, razzista, antidemocratica, anche se la propaganda ideologica prevaleva decisamente sull’arguzia e oggi quelle vignette e quei frizzi possono interessare i cultori della materia. Ma dagli Anni 70 in poi, alla satira è stato attribuito lo status di linguaggio naturaliter eversivo e rivoluzionario, un vero e proprio contropotere, così efficace nel mobilitare pensieri, emozioni e consenso che a un certo punto il mainstream – e, in ultima analisi, il potere – ha dovuto venire a patti, con vantaggi da ambo le parti: ammessi nelle prime pagine dei giornaloni o essi stessi creatori di giornali, ospitati in programmi televisivi di successo, a volte perfino in prima serata, vignettisti e cabarettisti si sono affrancati dalla precarietà bohemien e hanno potuto comprarsi casa e metter su famiglia; i media hanno svecchiato la propria immagine; i politici, seppur a denti stretti, hanno imparato ad abbozzare di fronte a un “diritto di satira” sempre più riconosciuto, e che tuttavia ne ha ridimensionato il ruolo a quello del clown della classe, il fool che aiuta i compagni a sopportare la routine di una scuola noiosa e opprimente. Non più una sfida al potere, ma una sua stampella, anche se decisamente più spiritosa e fantasiosa delle altre.

Il politicamente corretto ha stanato gli autori boomer: il nuovo gioco è l’IA

La strage di Charlie Hebdo è stata un brusco risveglio per tutti, rivelando brutalmente che quando l’uomo con la penna o la matita incontra l’uomo col fucile, l’uomo con la penna e la matita è un uomo morto. L’affermarsi del “politicamente corretto” ha poi costretto satiri e umoristi a svuotare i loro arsenali dalle arguzie basate su cliché sessisti, xenofobi, omofobi e ageisti. Disgraziatamente, spesso non rimaneva molto altro, e in parecchi l’hanno presa male («non si può più dire niente!»). Aggiornare meccanismi comici millenari, o addirittura inventarne di alternativi, non è impresa per autori per lo più boomer. Cane vecchio non impara gioco nuovo. Il gioco nuovo si chiama intelligenza artificiale e richiede competenze tecnologiche, velocità, rabbia, furbizia e fame, pochissimo romanticismo e zero fame di visibilità personale. Qualità che sono appannaggio di cani giovani, alle quali, nel caso dei video iraniani e cinesi, si aggiunge una singolare capacità di ignorare la trave nell’occhio del proprio regime.

La slopaganda e i troll diplomatici iraniani

Il risultato è la “slopaganda”, guerra mediatica digitale basata su contenuti IA anonimi, sferrata dall’Iran, spesso attraverso le sue ambasciate.

Su Instagram dilagano le strepitose clip made in Teheran, con Trump e i suoi accoliti ridicolizzati in stile Lego Movie, sulle note di una canzone hip-hop che rinfaccia al Caligola a stelle e strisce la strage della scuola a Minab e le scorribande pedofile sull’isola di Epstein.

L’ultima uscita dei troll diplomatici iraniani è il post dall’ambasciata degli ayatollah in Ghana, in cui Teheran si propone come partner alternativo all’Italia piantata in asso dall’amico americano: «Possiamo offrire una civiltà antica di 7.000 anni, amore per l’arte, per la poesia e per il cibo. L’unica cosa su cui ci siamo mai combattuti è l’invenzione del gelato» (a quanto pare, è apparso nella Persia del V secolo a. C. e si chiamava faloodeh).

Di pregevole fattura satirica anche la guerra fantasy wuxia-style, trasmessa dalla televisione di Stato cinese e diventata virale, fra l’Aquila Bianca (gli Usa) e il Gatto Persiano (l’Iran). Le due creature si combattono per il controllo della Valle del Flusso Dorato, una strettoia da cui dipende il passaggio dell’Essenza del Ferro Nero, necessaria per la sopravvivenza del mondo. Gli spettatori, a loro volta, hanno prodotto spin-off generati dall’IA in cui il Panda (la Cina) interviene fra i contendenti per mettere pace, o il dominio dell’Aquila Bianca viene sostituito da una coalizione di membri con pari dignità, per una gestione condivisa del Ferro Nero.

E noi, in Occidente? Siamo ancora alla «spassosa vignetta di…» (nome di Venerato Maestro a scelta). Ormai fa la figura del graffito rupestre.