L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity

Scordatevi la tregua del “siamo tutti belli”, le carezze social alla cellulite e quella rassicurante bugia collettiva chiamata body positivity. La narrazione dell’inclusività a tutti i costi, che per un paio di lustri ci ha venduto il rotolino di ciccia come medaglia al valore civile, è stata ufficialmente sfrattata. È finita in soffitta insieme a Fedez e al suo brano Il male necessario, quel tentativo acustico di fatturare sui cocci di un matrimonio finito. Insomma, non si vede più mezzo centimetro di grasso in giro: il mercato ha capito che l’invidia fattura molto più dell’accettazione e ha ripristinato la discriminazione estetica come unico dogma. Bentornati nell’era della selezione naturale, dove la magrezza non è un dono dello spirito, ma una disciplina ferrea aiutata dalla chimica dei nuovi farmaci dimagranti, quella “Ozempic Culture” che ha riportato in auge il culto della taglia zero proprio quando pensavamo di essercene liberati.

L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
Dakota Johnson (foto di Gordon von Steiner per Calvin Klein).

Dakota Johnson, la nepo-baby definitiva

Che poi, poco importa se le icone del momento esibiscono ancora forme esplosive: il loro ruolo è quello di fare da ariete per una restaurazione, un ritorno all’esclusività dove il corpo asciutto è l’unico lasciapassare ammesso. Dall’alto dei cartelloni di Calvin Klein, a ricordarci che il sexy è tornato a essere un feudo per pochi eletti, c’è Dakota Johnson. Per chi non mastica pane e rotocalchi, è la nepo-baby definitiva: figlia di Don Johnson, “il maschio alfa di Miami Vice”, e Melanie Griffith, nonché nipote di Tippi Hedren, che Hitchcock faceva beccare dagli uccelli per puro sadismo.

L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity

Cinquanta sfumature di grigio le ha polverizzato la credibilità intellettuale

Dakota ha passato l’ultimo decennio a farsi perdonare l’olio erotico della trilogia di Cinquanta sfumature di grigio. Tutti la ricordano legata alla testiera del letto di Christian Grey, un successo planetario che le ha dato i dollari ma le ha polverizzato la credibilità intellettuale. Per anni ha cercato la patente di attrice alta, impegnata in Material Love e chiudendosi in un taxi con Sean Penn nell’intellettualissimo Una notte a New York. Sperava che un monologo esistenziale valesse più di un reggiseno a balconcino. Illusione durata lo spazio di un ciak. Oggi ha gettato il copione: se n’è andata a Topanga Canyon, si è fatta inquadrare dal fotografo Gordon von Steiner e ha chiuso il cerchio, infilata in jeans e completini così sensuali da sfidare il bigottismo di ritorno.

Le forme di Sydney non sono un dettaglio, ma il cuore del business

Il terreno, del resto, era già stato arato dalla ruspa anatomica di Sydney Sweeney. La bionda di Euphoria ha capito prima di tutti che l’ansia generazionale si cura trasformando il Dna in una S.p.A. Anche lei infilata dentro jeans attillatissimi, a suggerire che le sue forme non sono un dettaglio di contorno, ma il cuore del business.

Dall’eugenetica da rotocalco alla sua linea di lingerie

Ricordate il “Genetic-gate” dell’estate 2025? Quella campagna American Eagle intitolata “Great Jeans” che giocava sporco con i “Good Genes”, i buoni geni ereditari. L’hanno accusata di eugenetica da rotocalco, scomodando persino la difesa d’ufficio di Donald Trump (e pure di Matteo Salvini, pensa te). Lei ha risposto aumentando i giri del motore con la sua linea di lingerie: la dote naturale è l’unico curriculum che non si può taroccare con un’autocertificazione etica.

Qui casca l’asino, o meglio, l’influencer

E qui, nel bel mezzo di questo realismo carnale, casca l’asino, o meglio, l’influencer. Chiara Ferragni, ancora stordita dal terremoto del “Pandoro gate”, ha provato la carta della resurrezione con Guess. Una ripartenza lampo che puzza di fretta e disperato bisogno di legittimazione commerciale: set fotografato dai Morelli Brothers appena una settimana dopo il proscioglimento legale.

L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
Chiara Ferragni per Guess.

Ma il confronto è impietoso. Laddove Dakota e Sydney trasudano una sensualità animale, l’ex regina del web appare rigida, museale, terrorizzata di sgualcire il contratto (as usual). Non basta infilarsi un denim blu scuro per diventare un’icona del desiderio se non hai il fuoco della spudoratezza.

La sessualizzazione non si limita alle quote rosa

La lezione l’aveva già data l’anti-divo Jeremy Allen White, quello di The Bear, con le sue campagne ipnotiche per lo stesso Calvin Klein: la sessualizzazione non si limita alle quote rosa ed è l’unica moneta che non conosce inflazione, a patto di saperla interpretare. Se ti limiti a posare come un manichino sperando che Photoshop faccia il miracolo, resti a guardare le altre. Pensati desiderabile, Chiara.

L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
Dakota Johnson (foto di Gordon von Steiner per Calvin Klein).

Capitale della Cultura 2028, si decide il 18 marzo

AGI - La Capitale italiana della Cultura 2028 sarà proclamata mercoledì 18 marzo dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. L'annuncio sarà dato nel corso di una cerimonia ufficiale, che si terrà alle 11 nella Sala Spadolini del Ministero di via del Collegio Romano, alla presenza della Giuria di selezione e dei rappresentanti delle dieci città candidate.

Alla vincitrice sarà assegnato un contributo di un milione di euro, per attuare il programma culturale presentato nel dossier di candidatura. Il titolo di Capitale italiana della cultura viene conferito dal Consiglio dei Ministri con propria Delibera, su proposta del Ministro Giuli che recepisce la raccomandazione della Giuria di selezione.

Le città in lizza per la capitale della Cultura

La raccomandazione, si legge in una nota del Mic, con la motivazione del riconoscimento arriva dopo un attento percorso di valutazione, che ha incluso anche le audizioni delle dieci finaliste.

In lizza per il titolo di Capitale italiana della cultura per l'anno 2028 ci sono:- Anagni (Fr) con il dossier "Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce".- Ancona con il dossier "Ancona. Questo adesso".- Catania con il dossier "Catania continua".- Colle di Val d'Elsa (Si) con il dossier "Colle28. Per tutti, dappertutto".- Forlì con il dossier "I sentieri della bellezza".- Gravina in Puglia (Ba) con il dossier "Radici al futuro".- Massa con il dossier "La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia".- Mirabella Eclano (AV) con il dossier "L'Appia dei popoli".- Sarzana (SP) con il dossier "L'impavida. Sarzana crocevia del futuro".- Tarquinia (VT) con il dossier "La cultura è volo".

L'iniziativa Capitale italiana della cultura

La Capitale italiana della cultura è un'iniziativa promossa dal Ministero della Cultura, Dipartimento per le attività culturali, che mira a valorizzare il patrimonio italiano e a incentivare la progettualità delle città nel segno della cultura. Per maggiori informazioni sull'iniziativa visita il sito.

Cantiere città per le finaliste

Per le dieci città finaliste al titolo di Capitale italiana della Cultura 2028 prende il via Cantiere Città. Promosso dal Ministero della Cultura e dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, il percorso di capacity building supporta le città nella realizzazione di alcuni progetti sviluppati per la candidatura, con l'obiettivo di valorizzare le idee emerse e consolidare le relazioni avviate.

Il Po ‘affoga’ nei rifiuti plastici

AGI - Ogni anno tonnellate di rifiuti plastici vengono trasportate lungo gli alvei dei fiumi, accumulandosi sulle sponde e raggiungendo il mare: circa l'80% della plastica presente negli oceani ha origine fluviale, e il Mediterraneo non fa eccezione. Il fiume Po risulta tra i principali vettori di trasporto verso l'Adriatico: dei quasi 8.000 rifiuti catalogati scientificamente nel 2025 il 62% è risultato essere plastica. A renderlo noto è un report del Wwf.

In un Paese dove, secondo il report della Direttiva quadro acque, oltre il 57% dei corsi d'acqua non è in buono stato ecologico l'appello del WWF è d'obbligo: riportare allo stato naturale e rigenerare un tratto di fiume o lago aderendo all'iniziativa Adopt Rivers and Lakes. L'invito è rivolto ai cittadini in occasione della Giornata Internazionale di azione per i fiumi, che si celebra il 14 marzo, sull'onda del grande successo dello scorso anno nel quale sono state mobilitate oltre 1000 persone con risultati tangibili per la tutela degli ecosistemi d'acqua dolce in Italia: 64 interventi di pulizia in 14 regioni italiane, dalla Lombardia alla Basilicata, dal Veneto alla Puglia.

L'impegno del WWF contro l'inquinamento sistemico

Fiumi, laghi, fondali e perfino due tratti costieri ripuliti e rigenerati, a testimonianza del carattere sistemico dell'inquinamento da plastica che dai corsi d'acqua finisce per riversarsi in mare. I volontari avevano individuato anche briglie, barriere artificiali, scarichi non autorizzati e depositi di rifiuti in 11 località diverse. Quest'anno si rinnova quindi l'obiettivo di rigenerare la continuità fluviale in linea con quello europeo: riportare allo stato naturale almeno 25.000 km di fiumi entro il 2030.

I dati della citizen science e le aree più critiche

Grazie alle attività di citizen science, i cittadini, con l'aiuto degli esperti, hanno catalogato 7.895 oggetti-rifiuto, appartenenti a 183 tipologie diverse, con una netta predominanza di materiali plastici (62%). Le categorie più frequenti includono mozziconi di sigaretta (9%), frammenti plastici tra 2,5 e 50 cm (7,8%), bottiglie di plastica (6,6%) e bottiglie di vetro (5,6%). In termini assoluti, considerando tutte le operazioni di pulizia, i volontari hanno rimosso 19.693 rifiuti, di cui circa 6.000 solo alla Foce del fiume Sarno, una delle aree più critiche del Paese. In questa zona, nelle sole attività monitorate, sono stati registrati 2.173 rifiuti (pari al 27,5% del totale catalogato) su un'area di appena 1.000 m, confermando il forte degrado ambientale del bacino e il ruolo del fiume come vettore di rifiuti verso il mare.

Tecnologie avanzate per il monitoraggio ambientale

Il progetto non si è limitato alla pulizia, ma ha aperto nuove frontiere del monitoraggio ambientale: dal campionamento delle microplastiche nel fiume Tevere attraverso reti manta, testando protocolli scientifici replicabili in future attività di citizen science, alla sperimentazione del robot subacqueo Zeno, sviluppato dal Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'Università di Pisa: nelle acque di Desenzano del Garda, l'AUV ha individuato pneumatici, oggetti plastici, piattelli da tiro e altri rifiuti, registrandone posizione geografica e immagini ad alta precisione. Si tratta della prima sperimentazione del robot in un lago, e i risultati mostrano il potenziale dell'uso di tecnologie avanzate per individuare rifiuti sommersi difficilmente raggiungibili dai sub.

Mille lire dimenticate per più di 60 anni valgono un tesoro

AGI - A volte la realtà si diverte a imitare la sceneggiatura di una commedia teatrale, con tanto di colpi di scena e tesori nascosti sotto la polvere. È la storia, quasi incredibile, che arriva dall’Alta Valsassina e che vede protagonista Umberto Libassi, un uomo di 72 anni che ha visto riemergere dal passato un piccolo capitale dimenticato per oltre sei decenni. Tutto inizia nel 1963, quando l'Italia sognava sulle note di "Sapore di sale" e le mille lire avevano ancora il fascino della banconota importante. I genitori di Umberto, entrambi attori di teatro, decidono di fare un gesto d'amore e lungimiranza per il figlio, che all'epoca ha solo nove anni.

Con i risparmi guadagnati sul palcoscenico, aprono un libretto al portatore presso la Cassa di Risparmio di Trieste, depositando proprio quella "mille lire". Il documento finisce però in un vecchio baule, sepolto tra costumi di scena, copioni sgualciti e attrezzi del mestiere, finendo per essere inghiottito dal tempo e dai traslochi. Quel baule è rimasto sigillato per anni in un deposito a Pieve del Grappa, un archivio silenzioso di una vita spesa tra le quinte, mentre Umberto cresceva dimenticandosi completamente di quel piccolo seme piantato dai suoi.

Il ritrovamento in un momento difficile

Il destino ha però deciso di bussare alla porta in un momento decisamente amaro per il signor Libassi. Durante le fatiche di un trasloco, aggravate dal dolore per la scomparsa della moglie dopo una lunga malattia, Umberto si ritrova a dover riordinare il materiale teatrale di famiglia. Inizialmente la priorità è tutt'altra, e la vecchia cassa viene nuovamente accantonata. Solo qualche mese dopo, con la mente più sgombra e la necessità di fare ordine tra i ricordi, il settantaduenne ritrova finalmente quel libretto ingiallito. Quello che sembrava un pezzo di carta senza valore, una curiosità d'altri tempi, nascondeva in realtà una sorpresa economica sbalorditiva.

Mille lire diventano 50 mila euro

Incuriosito, Umberto si è rivolto all'Associazione Italia di Roma per capire se quel deposito avesse ancora un senso nel mercato odierno. Il responso del consulente ha superato ogni più rosea aspettativa: tra capitalizzazione, interessi accumulati e rivalutazione monetaria nell'arco di 63 anni, quelle mille lire del 1963 si sono trasformate in un gruzzolo che sfiora i 50 mila euro. Una cifra che oggi rappresenta una boccata d'ossigeno e un ultimo, postumo regalo di mamma e papà. La questione legale ora si sposta sulla riscossione. Poiché il titolare è rimasto all'oscuro dell'esistenza del libretto per tutto questo tempo, il diritto al credito non sarebbe caduto in prescrizione. Mentre le pratiche burocratiche fanno il loro corso, resta la poesia di un investimento fatto col cuore da due attori che, senza saperlo, hanno scritto il finale più dolce per il futuro del loro bambino, diventato nel frattempo un uomo.

L’autogol della scarsa formazione sull’IA: quello che le aziende non capiscono

C’è una frase che circola nelle riunioni aziendali con una frequenza sospetta: «Non abbiamo tempo per formare le persone sull’intelligenza artificiale». È una frase curiosa, perché nelle aziende il tempo sembra non mancare mai per riunioni, report e presentazioni in PowerPoint. Manca quasi sempre, invece, per imparare qualcosa. Il paradosso è che l’IA, se usata davvero, il tempo non lo consuma, lo restituisce.

Non è un tool magico né un totem organizzativo costoso

Quando l’intelligenza artificiale viene introdotta come l’ennesimo tool magico calato dall’alto, il copione è quasi sempre lo stesso. Pochi smanettoni la usano davvero, mentre la maggioranza resta spettatrice. In questo modo finisce per trasformarsi in una specie di totem organizzativo costoso, poco compreso e utilizzato molto al di sotto delle sue possibilità reali. Il problema non è tecnologico, ma organizzativo.

L’autogol della scarsa formazione sull’IA: quello che le aziende non capiscono
IA (foto Unsplash).

La questione non è “se”, ma “quanto velocemente” accadrà

Secondo un rapporto di Indeed realizzato con YouGov su oltre 6.800 persone in cerca di lavoro e 2.400 datori di lavoro in 12 mercati, metà delle aziende britanniche si aspetta che IA e automazione diventino il principale motore di cambiamento delle competenze nei prossimi tre-cinque anni. Il 52 per cento prevede almeno uno spostamento «modesto ma significativo» nelle capability richieste ai dipendenti. In altre parole, la questione non è più se l’IA entrerà nei ruoli, ma quanto velocemente accadrà. Eppure un datore di lavoro su due continua a gestire lo sviluppo delle competenze con modelli pensati per il mondo precedente all’intelligenza artificiale generativa.

Il problema lamentato è la mancanza di tempo, prima ancora che di budget

Qui emerge il paradosso più rivelatore. Una persona in cerca di lavoro su tre indica la mancanza di tempo come principale barriera all’acquisizione di nuove competenze. Dal lato delle aziende la fotografia è simile: il 40 per cento dei datori di lavoro dichiara che il primo ostacolo all’aggiornamento delle competenze è proprio il tempo, ancora prima del budget. In altre parole, tutti riconoscono che la transizione è inevitabile, ma quasi nessuno dice di avere spazio in agenda per affrontarla.

L’autogol della scarsa formazione sull’IA: quello che le aziende non capiscono
Quante aziende formano i propri dipendenti sull’IA? (foto Unsplash).

Si potrebbe risparmiare almeno un’ora di lavoro al giorno

Si tratta di un alibi che regge sempre meno di fronte ai dati. Nel Regno Unito, per esempio, un’azienda su sei già utilizza l’IA quotidianamente per problemi di business reali. Tra chi la usa con continuità, il 77 per cento dichiara di risparmiare almeno un’ora al giorno, spesso di più nei ruoli ad alta intensità di scrittura, ricerca e analisi. Un’indagine globale di Adecco su 35 mila lavoratori in 27 economie conferma la stessa dinamica: in media l’IA restituisce circa un’ora al giorno. In azienda, un’ora recuperata ogni giorno equivale quasi a una piccola rivoluzione silenziosa.

Le grandi aziende corrono, le Piccole e medie imprese restano indietro

Il quadro italiano è più complicato di quanto sembri. I dati Istat mostrano un’accelerazione reale: l’adozione dell’IA nelle aziende con almeno 10 dipendenti è passata dall’8,2 per cento del 2024 al 16,4 per cento nel 2025. Tuttavia, nonostante questo balzo, nel confronto europeo l’Italia resta 18esima su 27, distante da Germania, Spagna e Francia. Il divario più evidente è però interno, visto che l’utilizzo cresce rapidamente con la dimensione aziendale, dal 14 per cento delle imprese tra 10 e 49 dipendenti fino al 53 per cento di quelle con oltre 250. Le grandi aziende insomma corrono, mentre le Piccole e medie imprese restano indietro.

Differenti percezioni tra top management e dipendenti

Anche sul fronte della percezione emergono disallineamenti significativi. I dati EY mostrano che l’utilizzo dell’IA sul lavoro in Italia è passato dal 12 per cento nel 2024 al 46 per cento nel 2025 e che il 52 per cento del top management dichiara di aver già osservato benefici concreti. Tuttavia quasi la metà dei dirigenti ritiene che i dipendenti abbiano ricevuto una formazione adeguata, mentre solo il 20 per cento dei lavoratori è d’accordo. È un divario che spiega perché molte iniziative aziendali sull’intelligenza artificiale restino sulla carta.

L’autogol della scarsa formazione sull’IA: quello che le aziende non capiscono
Sull’IA c’è un gap di percezione tra management e dipendenti nelle aziende (foto Unsplash).

Il risultato è un vuoto che finisce per bloccare il cambiamento

A complicare il quadro c’è anche un disallineamento sulle responsabilità. Per il 56 per cento dei lavoratori imparare a usare l’intelligenza artificiale è prima di tutto un compito individuale, mentre per la stessa quota di datori di lavoro dovrebbero essere i leader senior a guidare sviluppo e formazione. Il risultato è un vuoto che finisce per bloccare il cambiamento, con le aziende che investono in strumenti e licenze, ma spesso delegano l’adozione alla buona volontà dei singoli.

L’aggiornamento delle competenze si trasforma in vantaggio operativo

Nel frattempo, le imprese che si danno da fare seriamente con la formazione sull’IA iniziano a staccare le altre perché, come osserva McKinsey, quando l’aggiornamento delle competenze diventa parte del lavoro quotidiano si trasforma in un vero vantaggio operativo. A questo punto quindi la domanda per le imprese cambia forma. Non più «possiamo permetterci di dedicare ore alla formazione sull’IA?», ma piuttosto «quanto ci costa non farlo?». Perché, a quanto pare, chi ha il coraggio di trovare un buco in agenda oggi per formare davvero i propri dipendenti sull’intelligenza artificiale è lo stesso che domani si ritroverà con giornate meno sature, processi più snelli e organizzazioni capaci di far lavorare la nuova tecnologia invece di subirla.

L’auto precipita in un dirupo, morti due giovani fidanzati nel Salernitano

AGI - Una coppia di fidanzati, lui 29 e lei 25 anni, ha perso la vita in un incidente stradale avvenuto nella tarda serata di ieri in località Ripe Rosse a Montecorice, comune del Cilento costiero in provincia di Salerno. Michele Pirozzi e Maria Magliocco, entrambi di Capaccio Paestum,  erano a bordo di una vettura che, dopo l'impatto con un furgone, è finita oltre il guardrail, precipitando in una scarpata a picco sul mare per diverse decine di metri e finendo sugli scogli. I due occupanti sarebbero stati sbalzati fuori dall'abitacolo.

Due fidanzati morti nell'incidente 

Gli accertamenti sulla dinamica dell'incidente sono svolti dai carabinieri di Agropoli. Secondo una prima ricostruzione, la vettura con a bordo i due fidanzati, è precipitata per circa 200 metri. La vettura ha impattato contro un altro mezzo per poi uscire di strada e precipitare giù dalla scarpata.

La dinamica dell'incidente 

I corpi dei due fidanzati  sono stati sbalzati fuori dall'abitacolo durante il volo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con squadre di terra, soccorritori fluviali e sommozzatori. L'auto, individuata dalla Guardia Costiera, sarà recuperata a breve. Sul posto il 118 anche con l'elisoccorso e i carabinieri. Il conducente dell'altro mezzo, lievemente ferito, è stato affidato alle cure dei sanitari.

Il cordoglio del sindaco per la scomparsa dei due fidanzati 

Il Comune di Capaccio Paestum esprime "il suo profondo cordoglio ai familiari e agli amici di Michele Pirozzi e Maria Magliocco, giovani nostri concittadini che, questa notte, hanno perso la vita in un incidente stradale a Montecorice". "Questa tragedia - afferma il sindaco Gaetano Paolino - scuote l'intera nostra comunità. Nel giorno dei funerali, con apposita ordinanza sindacale, sarà osservato un minuto di raccoglimento in tutti gli uffici comunali e nelle scuole del territorio".

La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop

Si scrive Alessandra Mussolini e si legge l’ultima stazione di una via crucis laica e coloratissima, che approda dove il destino citofonava da un pezzo, tra i vapori di un bidet e una rissa con Antonella Elia. La metamorfosi della Duciona nazionale giunge al termine nel reclusorio di Ilary Blasi, dove il cognome più pesante del Ventennio si sfarina definitivamente nel tritatutto del Grande Fratello Vip.

Il riflesso hollywoodiano di zia Sophia Loren

Del resto, prima ancora di infilarsi nelle schede del Movimento sociale italiano (nell’anno in cui un’adolescente Giorgia Meloni si iscriveva allo stesso partito) o del ripescaggio berlusconiano nei ranghi di Forza Italia, la Nostra era già una sciantosa capace di mescolare il ricordo del nonno a testa in giù con il riflesso hollywoodiano di zia Sophia Loren.

La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
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La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop

E ora che i palazzi del potere puzzano di muffa e naftalina, si sposta dove il sangue e le corna si vendono meglio, pronta a farsi vivisezionare per dimostrare che, dietro la genealogia illustre, batte il cuore di una professionista del telecomando.

Per Bossi era «l’onorevole con le tette di fuori»

La nipotina d’oro ha sempre vissuto la vita come una tournée: da quel disco pop inciso in Giappone nell’82 con i testi di Malgioglio alla copertina di Playboy. Un’esposizione di ordine bio-parentale che il ruspante Umberto Bossi accolse in parlamento, anni dopo, bollandola come «l’onorevole con le tette di fuori». Ma lei non si è mai scomposta, capendo che un certo plebeismo teatrale e il coraggio oltraggioso le sarebbero serviti per scalare i record d’ascolto, persino a Porta a Porta.

Le scuse per quel «meglio fascista che froc*o»

La vera vocazione, però, è maturata nel varietà degli ultimi anni, quando ha smesso di fare la Mussolini per fare la performer: a Ballando con le stelle, nel 2020, si è lanciata in acrobazie, è svenuta in diretta e, soprattutto, ha chiesto scusa per quel «meglio fascista che froc*o» rinfacciatole dai giudici come un peccato originale.

Dal Gay Pride ai duri della Lega di Salvini e Vannacci

Da lì, il vaso di Pandora si è scoperchiato: l’abbiamo vista imitare la zia a Tale e Quale, nascondersi sotto la maschera della Pecorella a Il Cantante Mascherato e infine offrirsi come testimonial del Gay Pride in tutina blu e ali arcobaleno nei giardini di Palazzo Brancaccio. Una “farfallona” irrequieta che tre anni fa sventolava la bandiera Lgbtq+ per poi atterrare sul prato dei duri, della Lega di Matteo Salvini e di Roberto Vannacci (prima della rottura del generalissimo).

Nel tritacarne dello scandalo delle baby squillo ai Parioli

Ora, su Canale 5, la candidata perpetua si prepara a sventrare il privato: i racconti sui tradimenti di Mauro Floriani (finito tra il 2013 e il 2014 nel tritacarne dello scandalo delle baby squillo ai Parioli) e le corna restituite da nonna Rachele a nonnino Benito (raccontate pure in un libro uscito nel 2025) sono già materiale per la prima serata. Mentre oltreoceano Variety (la bibbia dell’entertainment statunitense) osserva il fenomeno con un titolo che non concede interpretazioni – “Benito Mussolini’s Granddaughter to Compete on Celebrity Big Brother in Italy” – cercando coordinate ideologiche tra i suoi avi (per loro, la Nostra è ancora e soltanto la nipote del Duce), lei ha già compiuto il miracolo: trasformare Palazzo Venezia in un acquario di plastica dove l’identità si lava via con un colpo di spugna a favore di camera. La vera dittatura a cui sottomettersi, dopotutto, è quella dello share, e Alessandra sa bene che per non restare al buio bisogna stare dove la luce a occhio di bue colpisce più forte, incurante del cortocircuito che porta dai saluti romani a quelli arcobaleno.

Foto di alunne e immagini modificate, bidello arrestato per pedopornografia a Catania

AGI - Inchiesta contro la pedopornografia a Catania. La polizia di Stato ha arrestato un collaboratore scolastico di un istituto d'istruzione secondaria per detenzione di ingente materiale pedopornografico, comprese immagini delle alunne modificate.

Lotta alla pedopornografia 

Gli accertamenti informatici degli specialisti cyber hanno consentito di identificare il collaboratore scolastico di una scuola media della provincia di Catania, nei confronti del quale la procura ha emesso un immediato decreto di perquisizione personale e informatica.

Nel corso delle operazioni, nei dispositivi, è stato scovato un ingente quantitativo di immagini e video pedopornografici anche con vittime in età infantile o con scene di zooerastia, che hanno determinato l’arresto in flagranza di reato, convalidato dal gip di Catania.

Alunne fotografate in classe a loro insaputa

L'uomo, che è ora ai domiciliari, deteneva, inoltre, diverse foto digitali riprese nei locali scolastici con alunne minorenni, alcune delle quali realizzate a loro insaputa. Le immagini erano state successivamente modificate con programmi di intelligenza artificiale trovati nei dispositivi sequestrati, in modo da denudare le minori (deep-nude) posizionandole accanto all'immagine dell'indagato.

Il contrasto alla pedopornografia online 

L'indagine sviluppata dal Centro operativo per la Sicurezza cibernetica e coordinata dalla procura etnea, è partita da una segnalazione della organizzazione non governativa statunitense National Centre for Missing Exploited Children al Centro nazionale di contrasto della pedopornografia online del Servizio Polizia Postale di Roma, che ha trasmesso la nota alla Postale di Catania per gli approfondimenti investigativi.

La segnalazione indicava il profilo dell'uomo il cui account conservava in memoria immagini e video di pornografia minorile.

Il Centro operativo per la sicurezza cibernetica 

Il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica è un'articolazione territoriale specializzata della Polizia Postale, fondamentale per la prevenzione e il contrasto dei crimini informatici. I Cosc, istituiti per rafforzare la sicurezza digitale in collaborazione con il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, gestiscono attività investigative, protezione di infrastrutture critiche e la sicurezza delle reti.

In arrivo Eu Inc, entità per la registrazione delle nuove società in Europa

Costituzione di una società entro 48 ore con un costo massimo di 100 euro, procedure completamente digitali e un piano europeo di azionariato per i dipendenti che consentirà alle imprese di offrire stock option con un unico schema valido in tutta l’Ue. Sono i pilastri della Eu Inc, il nuovo quadro societario che la Commissione europea si appresta a svelare il 18 marzo con la proposta sul 28esimo regime. Secondo una bozza visionata dall’Ansa, lo schema sarà opzionale e prevede una società europea a responsabilità limitata con regole armonizzate per semplificare la nascita e la gestione delle aziende in Europa e rafforzarne la competitività nei confronti di Stati Uniti e Cina.

Finanziamenti, azionariato, meno burocrazia

Tutte le fasi della vita della società, dalla registrazione alla gestione fino alla liquidazione, saranno gestite con procedure completamente digitali. La proposta introduce anche regole più flessibili per il finanziamento delle imprese. Le Eu Inc. potranno emettere azioni senza valore nominale e raccogliere capitali con strumenti tipici del venture capital, facilitando l’ingresso di investitori europei e internazionali e la crescita delle startup nel mercato unico. Tra le novità più attese c’è il piano europeo di azionariato per i dipendenti (Eu-Esop). Le imprese potranno emettere warrant, diritti convertibili in azioni dopo un periodo di maturazione. Il reddito derivante da queste stock option verrebbe tassato una sola volta, al momento della vendita delle azioni, superando le differenze fiscali che oggi rendono complesso l’uso di questi strumenti nei diversi Paesi Ue. Il regolamento mira inoltre a ridurre la burocrazia. I dati forniti al momento della registrazione della società saranno trasmessi automaticamente alle autorità competenti, evitando duplicazioni amministrative. Secondo le stime preliminari di Bruxelles, la riforma potrebbe generare risparmi fino a 440 milioni di euro in 10 anni per le aziende europee.

Aereo cisterna Usa precipitato in Iraq: i morti sono sei

Lo United States Central Command ha confermato la morte di tutti e sei i membri dell’equipaggio del Boeing KC-135 Stratotanker precipitato nell’Iraq occidentale. «Le circostanze dell’incidente sono oggetto di indagine», si legge in una nota nel Centcom. Inizialmente le vittime accertate erano quattro, poi il bilancio dei morti è salito.

L’incidente, ha fatto sapere il United States Central Command «non è stato causato da fuoco ostile o fuoco amico». E, secondo quanto emerso, ha coinvolto anche un secondo aereo cisterna, che è atterrato in sicurezza senza vittime né feriti: l’incidente, avvenuto vicino a Turaibil, al confine tra Iraq e Giordania, potrebbe essere stato innescato da una collisione in volo con un altro KC-135