Domenica la ‘Primavera nei Borghi’, piccoli gioielli da vivere

AGI - Si celebra in tutta Italia domenica prossima si celebra la Primavera nei Borghi con l'apertura di monumenti, visite guidate ed escursioni tra arte, natura e tradizioni locali dei centri cosiddetti minori. Un'occasione per riscoprire luoghi spesso dimenticati e promuovere un turismo sostenibile e consapevole.
L'iniziativa, promossa dall'Archeoclub d'Italia, vuole contribuire ad arginare lo spopolamento delle frazioni e dei borghi italiani per trasformarli da luoghi marginali a protagonisti di un nuovo modello di sviluppo, basato su sostenibilità, tutela del territorio e valorizzazione delle identità locali.

In Italia 6.694 comuni hanno meno di 10.000 abitanti e ben 5.500 non superano i 5.000

I piccoli centri rappresentano il 70% dei comuni italiani e ospitano circa 10 milioni di persone, pari al 17% della popolazione nazionale. Occupano inoltre oltre la metà del territorio italiano, custodendo gran parte della ricchezza ambientale e paesaggistica del Paese ma molti borghi rischiano l'abbandono quando invece diventare una rete museale diffusa all'aria aperta, capace di raccontare l'identità storica e culturale dell'Italia.

Anteprima in Molise

L'anteprima di Primavera nei Borghi si è tenuta ieri a Larino, in Molise con visita all'Anfiteatro Romano e al Complesso Termale. Poi, solo per restare nel Centro Italia, nel Lazio c'è Arpino, che custodisce uno dei complessi archeologici più suggestivi del Lazio: le Mura Pelasgiche, testimonianza straordinaria di epoche arcaiche e di civiltà perdute. A Terracina si visita il Borgo Hermada, sorto nel 1935, parte integrante della struttura storica della bonifica integrale della Pianura Pontina avviata dallo Stato negli anni '20-'30 del Novecento.

A Corinaldo nelle Marche si vedranno Le vie dell'acqua e a Castelsantangelo sul Nera la chiesina della Madonna della Cona che è il luogo sacro che è situato più in alto nelle Marche a 1496 metri sul livello del mare. Il 19 luglio 1522 vi fu stipulata la pace tra le comunità montane confinanti e sempre in lotta fra loro. A Civitanova Marche sarà aperta la Sala delle Armi Antiche, a Ripatransone il borgo delle dimore storiche, delle botteghe.

In Abruzzo, a Chieti il Teatro Romano e le Cisterne Romane, a Barisciano l'antico Castello, a Guardia Vomano un borgo da conoscere. A Cellino Attanasio il Museo della Ceramica, la Torre di Montegualtieri. "La parola 'Borgo'", ha osservato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale Archeoclub D'Italia, "evoca nel sentire collettivo un luogo speciale che è riuscito a conservare identità culturale tradizioni, architetture antiche e paesaggi naturali che riescono a infondere serenità e benessere. Oggi siamo consapevoli che molti di questi luoghi, soprattutto quelli montani, vivono momenti di difficoltà nel fornire i servizi essenziali agli abitanti, in concomitanza con uno spopolamento che appare inarrestabile".

Domenica la ‘Primavera nei Borghi’, piccoli gioielli da vivere

AGI - Si celebra in tutta Italia domenica prossima si celebra la Primavera nei Borghi con l'apertura di monumenti, visite guidate ed escursioni tra arte, natura e tradizioni locali dei centri cosiddetti minori. Un'occasione per riscoprire luoghi spesso dimenticati e promuovere un turismo sostenibile e consapevole.
L'iniziativa, promossa dall'Archeoclub d'Italia, vuole contribuire ad arginare lo spopolamento delle frazioni e dei borghi italiani per trasformarli da luoghi marginali a protagonisti di un nuovo modello di sviluppo, basato su sostenibilità, tutela del territorio e valorizzazione delle identità locali.

In Italia 6.694 comuni hanno meno di 10.000 abitanti e ben 5.500 non superano i 5.000

I piccoli centri rappresentano il 70% dei comuni italiani e ospitano circa 10 milioni di persone, pari al 17% della popolazione nazionale. Occupano inoltre oltre la metà del territorio italiano, custodendo gran parte della ricchezza ambientale e paesaggistica del Paese ma molti borghi rischiano l'abbandono quando invece diventare una rete museale diffusa all'aria aperta, capace di raccontare l'identità storica e culturale dell'Italia.

Anteprima in Molise

L'anteprima di Primavera nei Borghi si è tenuta ieri a Larino, in Molise con visita all'Anfiteatro Romano e al Complesso Termale. Poi, solo per restare nel Centro Italia, nel Lazio c'è Arpino, che custodisce uno dei complessi archeologici più suggestivi del Lazio: le Mura Pelasgiche, testimonianza straordinaria di epoche arcaiche e di civiltà perdute. A Terracina si visita il Borgo Hermada, sorto nel 1935, parte integrante della struttura storica della bonifica integrale della Pianura Pontina avviata dallo Stato negli anni '20-'30 del Novecento.

A Corinaldo nelle Marche si vedranno Le vie dell'acqua e a Castelsantangelo sul Nera la chiesina della Madonna della Cona che è il luogo sacro che è situato più in alto nelle Marche a 1496 metri sul livello del mare. Il 19 luglio 1522 vi fu stipulata la pace tra le comunità montane confinanti e sempre in lotta fra loro. A Civitanova Marche sarà aperta la Sala delle Armi Antiche, a Ripatransone il borgo delle dimore storiche, delle botteghe.

In Abruzzo, a Chieti il Teatro Romano e le Cisterne Romane, a Barisciano l'antico Castello, a Guardia Vomano un borgo da conoscere. A Cellino Attanasio il Museo della Ceramica, la Torre di Montegualtieri. "La parola 'Borgo'", ha osservato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale Archeoclub D'Italia, "evoca nel sentire collettivo un luogo speciale che è riuscito a conservare identità culturale tradizioni, architetture antiche e paesaggi naturali che riescono a infondere serenità e benessere. Oggi siamo consapevoli che molti di questi luoghi, soprattutto quelli montani, vivono momenti di difficoltà nel fornire i servizi essenziali agli abitanti, in concomitanza con uno spopolamento che appare inarrestabile".

Glaucoma, un milione di italiani malati ma uno su 2 non lo sa

AGI - In Italia vivono 500mila pazienti colpiti da glaucoma ma si calcola vi siano almeno altrettante persone che non sanno di avere la patologia. Quindi oltre 1 milione di persone soffre di una malattia oculare cronica-progressiva che, se non viene trattata, può portare a danni permanenti al nervo ottico e alla perdita della vista. E la primavera e l'estate sono le stagioni più difficili tanto che alcuni pazienti non riescono, nelle ore centrali della giornata, a tenere aperti gli occhi in un ambiente esterno.

"È tutta colpa della fotofobia uno dei sintomi più temuti e frequenti - sottolinea il prof. Luciano Quaranta, Direttore e Fondatore del Centro Oculistico Italiano -. Chi ne soffre, a causa del glaucoma, sente un forte senso di fastidio verso la luce naturale e artificiale, difficoltà nei passaggi luce/buio e costanti abbagliamenti visivi. Per questo si rende assolutamente necessario l'utilizzo di lenti foto protettive, schermi solari o di capelli con apposite visiere. Sono piccoli accorgimenti che possono però fare la differenza nella vita di tutti i giorni".

Cause e diagnosi della patologia

Il glaucoma è causato da un aumento della pressione intraoculare interna dell'occhio che danneggia le fibre del nervo ottico. È una patologia a carattere sociale con un'incidenza estremamente elevata soprattutto tra gli over 60. Risulta totalmente asintomatica fino agli stadi più avanzati e quindi è molto difficile ottenere una diagnosi precoce. Per individuarla è sufficiente una visita oculistica completa che deve includere anche la misurazione della pressione oculare e l'esame del campo visivo. È così possibile identificare la malattia nelle sue fasi iniziali e avviare subito il trattamento più adatto. Non si può invece svolgere una prevenzione primaria anche se esistono alcuni fattori di rischio modificabili, tra cui l'eccessivo peso corporeo ed il fumo di sigaretta.

Opzioni terapeutiche e trattamenti laser

"Dal glaucoma non si può guarire tuttavia esistono cure che possono rallentarne il decorso evitando al paziente disabilità visive gravi - prosegue il prof. Quaranta -. La terapia medica consiste nella somministrazione di colliri in grado di ridurre la pressione intraoculare elevata. È in grande crescita anche l'utilizzo dei laser come trattamento primario, che sono stati inseriti nelle più importanti linee guida internazionali. Infine, vi è il trattamento chirurgico che è sempre più precoce grazie al ricorso di tecnologie mini-invasive o scarsamente-invasive".

Innovazione chirurgica e mini-stent

Negli ultimi anni ha subito grandi modifiche e l'innovazione ha portato all'utilizzo di mini-stent da inserire all'interno dell'occhio. Sono tipologie di cure molto sicure, estremamente efficaci e che possono essere eseguite in associazione all'intervento per la cataratta. Con la chirurgia combinata "cataratta-glaucoma" si ottengono ottimi risultati sia per quanto riguarda la riduzione della pressione oculare che i miglioramenti nelle capacità di vista del paziente. Tra le terapie più invasive vanno segnalati i nuovi impianti drenanti, anche regolabili dall'esterno, e che sfruttano meccanismi di filtrazione posteriore dell'umore acqueo. Queste tecniche garantiscono buoni risultati anche nei casi più difficili e soprattutto sono utili a quei pazienti che hanno già subito, con scarsi risultati, diverse operazioni chirurgiche.

L'importanza dell'educazione del paziente

"Il paziente con glaucoma è asintomatico, non percepisce la malattia e quindi non sente dolore - conclude Quaranta -. Gli interventi chirurgici modificano la struttura oculare, riducono la pressione e quasi sempre nei primi mesi post-intervento vengono segnalati sensazione di fastidio e altri piccoli disturbi. Dobbiamo educare i nostri assistiti e spiegare l'importanza di intervenire su una malattia cronica e che può avere gravi conseguenze. Comprendere le opzioni di terapia del glaucoma è il primo passo per proteggere la tua vista a lungo termine".

Glaucoma, un milione di italiani malati ma uno su 2 non lo sa

AGI - In Italia vivono 500mila pazienti colpiti da glaucoma ma si calcola vi siano almeno altrettante persone che non sanno di avere la patologia. Quindi oltre 1 milione di persone soffre di una malattia oculare cronica-progressiva che, se non viene trattata, può portare a danni permanenti al nervo ottico e alla perdita della vista. E la primavera e l'estate sono le stagioni più difficili tanto che alcuni pazienti non riescono, nelle ore centrali della giornata, a tenere aperti gli occhi in un ambiente esterno.

"È tutta colpa della fotofobia uno dei sintomi più temuti e frequenti - sottolinea il prof. Luciano Quaranta, Direttore e Fondatore del Centro Oculistico Italiano -. Chi ne soffre, a causa del glaucoma, sente un forte senso di fastidio verso la luce naturale e artificiale, difficoltà nei passaggi luce/buio e costanti abbagliamenti visivi. Per questo si rende assolutamente necessario l'utilizzo di lenti foto protettive, schermi solari o di capelli con apposite visiere. Sono piccoli accorgimenti che possono però fare la differenza nella vita di tutti i giorni".

Cause e diagnosi della patologia

Il glaucoma è causato da un aumento della pressione intraoculare interna dell'occhio che danneggia le fibre del nervo ottico. È una patologia a carattere sociale con un'incidenza estremamente elevata soprattutto tra gli over 60. Risulta totalmente asintomatica fino agli stadi più avanzati e quindi è molto difficile ottenere una diagnosi precoce. Per individuarla è sufficiente una visita oculistica completa che deve includere anche la misurazione della pressione oculare e l'esame del campo visivo. È così possibile identificare la malattia nelle sue fasi iniziali e avviare subito il trattamento più adatto. Non si può invece svolgere una prevenzione primaria anche se esistono alcuni fattori di rischio modificabili, tra cui l'eccessivo peso corporeo ed il fumo di sigaretta.

Opzioni terapeutiche e trattamenti laser

"Dal glaucoma non si può guarire tuttavia esistono cure che possono rallentarne il decorso evitando al paziente disabilità visive gravi - prosegue il prof. Quaranta -. La terapia medica consiste nella somministrazione di colliri in grado di ridurre la pressione intraoculare elevata. È in grande crescita anche l'utilizzo dei laser come trattamento primario, che sono stati inseriti nelle più importanti linee guida internazionali. Infine, vi è il trattamento chirurgico che è sempre più precoce grazie al ricorso di tecnologie mini-invasive o scarsamente-invasive".

Innovazione chirurgica e mini-stent

Negli ultimi anni ha subito grandi modifiche e l'innovazione ha portato all'utilizzo di mini-stent da inserire all'interno dell'occhio. Sono tipologie di cure molto sicure, estremamente efficaci e che possono essere eseguite in associazione all'intervento per la cataratta. Con la chirurgia combinata "cataratta-glaucoma" si ottengono ottimi risultati sia per quanto riguarda la riduzione della pressione oculare che i miglioramenti nelle capacità di vista del paziente. Tra le terapie più invasive vanno segnalati i nuovi impianti drenanti, anche regolabili dall'esterno, e che sfruttano meccanismi di filtrazione posteriore dell'umore acqueo. Queste tecniche garantiscono buoni risultati anche nei casi più difficili e soprattutto sono utili a quei pazienti che hanno già subito, con scarsi risultati, diverse operazioni chirurgiche.

L'importanza dell'educazione del paziente

"Il paziente con glaucoma è asintomatico, non percepisce la malattia e quindi non sente dolore - conclude Quaranta -. Gli interventi chirurgici modificano la struttura oculare, riducono la pressione e quasi sempre nei primi mesi post-intervento vengono segnalati sensazione di fastidio e altri piccoli disturbi. Dobbiamo educare i nostri assistiti e spiegare l'importanza di intervenire su una malattia cronica e che può avere gravi conseguenze. Comprendere le opzioni di terapia del glaucoma è il primo passo per proteggere la tua vista a lungo termine".

Frecciata di Leone XIV a Trump: «Mondo devastato da una manciata di tiranni»

Dal Camerun, seconda tappa del suo viaggio apostolico in Africa, papa Leone XIV ha lanciato (senza citarlo) una frecciata a Donald Trump, criticando i «leader che spendono miliardi in guerre» e denunciando inoltre che il mondo «è devastato da una manciata di tiranni». Il pontefice ha anche detto: «Guai a coloro che manipolano la religione nel nome stesso di Dio per il loro guadagno militare, economico o politico, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia». Insomma, il pontefice non ha fatto “quel” nome, ma è come se l’avesse fatto.

LEGGI ANCHE: Trump attacca ancora un Papa: perché questa volta può costargli caro

Frecciata di Leone XIV a Trump: «Mondo devastato da una manciata di tiranni»
JD Vance e Donald Trump (Imagoeconomica).

Gli attacchi rivolti al papa da Trump e Vance

Indispettito dalla parole di Prevost contro la guerra all’Iran, Trump lo aveva definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», aggiungendo che non sarebbe in Vaticano senza di lui alla Casa Bianca. Il pontefice aveva replicato di non aver paura dell’Amministrazione Trump, aggiungendo che avrebbe continuato a «parlare del Vangelo e quindi ad alta voce contro la guerra». Il presidente Usa a quel punto aveva rincarato la dose: «Qualcuno può per favore dire a papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42 mila manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?». Al fianco del capo della Casa Bianca si è schierato il vicepresidente JD Vance, cattolico convertito (e pure ricevuto dal papa in Vaticano), il quale è arrivato a dire che «il papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia», aggiungendo poi: «Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Non era forse dalla parte degli americani che liberarono i campi di concentramento?».

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno

Mi si nota di più se attacco Donald Trump a muso duro o se mi smarco parzialmente? L’Ecce Bombo di Matteo Salvini va avanti da settimane. Almeno da quando il capo della Casa Bianca ha iniziato quella «stramaledetta guerra» contro l’Iran, come l’ha definita il leghista. Da lì tutto è cambiato.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini in versione Ecce Bombo (Immagine realizzata con l’IA).

La solidarietà tardiva a Giorgia Meloni

In via Bellerio, ancor prima di perdere il referendum, erano certi che il centrodestra sarebbe stato fortemente danneggiato dagli effetti dell’escalation in Medio Oriente. E quindi via all’operazione di smarcamento progressiva, ancor prima che fosse costretta ad avviarla Giorgia Meloni. Ora che la premier è stata netta dopo l’attacco di Trump al Papa, Salvini smorza un po’. Pochi se ne sono accorti ma il leader leghista è stato l’ultimo a esprimere solidarietà a Meloni per l’intervista al Corriere della Sera in cui il presidente Usa si diceva «scioccato» dal mancato coraggio della premier. Martedì, il giorno dell’intervista, il leghista è rimasto in assoluto silenzio. La solidarietà a Meloni è arrivata solo in conferenza stampa a mezzogiorno del giorno dopo, sollecitata dalla domanda di un cronista.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Ansa).

La Lega è divisa sulla linea da tenere con Trump

Questo perché sulla linea da adottare con Trump il dibattito nel partito è ancora acceso. Se ne è parlato nella riunione del consiglio federale. I big si sono divisi tra quelli più tranchant dopo l’attacco al Papa, come il presidente della Camera Lorenzo Fontana, e quelli che vorrebbero adottare una linea più soft, come i capigruppo di Camera e Senato. Insomma – è il ragionamento di Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo – abbiamo sostenuto Trump fin dal 2016, festeggiato l’approdo di un sovranista alla Casa Bianca, e ora che si comporta da sovranista non possiamo rinnegare di punto in bianco la nostra collocazione. Occorre essere più cauti. La discussione è aperta nel partito. Ed è così che se ci sono giornate in cui il segretario si lascia andare alla critica, poi cerca di rimediare nelle ore successive.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Salvini ha preso le distanze anche dall’amico Bibi

Diversamente dai vertici di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, allo stato molto assorbiti dalle vicende interne di partito, gli ex lumbard hanno ancora un confronto assiduo con il territorio, il mondo produttivo, le partite Iva, gli artigiani, la ‘vecchia’ base. E dai sondaggi delle settimane scorse il verdetto è arrivato inappellabile: contro Trump e contro la guerra. La sentenza contro chi appoggia il conflitto è così netta che Salvini, premiato meno di un anno fa come politico «miglior amico di Israele» da alcune associazioni ebraiche alla presenza dell’ambasciatore di Tel Aviv, ha preso le distanze persino da Benjamin Netanyahu. Dall’amico israeliano, il capo leghista era volato a febbraio 2025, quando già da un anno la Corte internazionale di giustizia parlava di «genocidio» della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza (più prudente Meloni che non si è fatta fotografare con Netanyahu dal 2023).

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini e Benjamin Netanyahu nel 2025 (Imagoeconomica).

Mentre il sovranismo arranca, a Milano si ritrovano i Patrioti

Ma ora, appunto, tutto è cambiato. Meloni ha annunciato la sospensione del rinnovo del memorandum di collaborazione con Israele nel settore della difesa e la giravolta si è completata. Messo in un cassetto l’impopolare Trump con la scusa dell’attacco al Papa, e abbandonato anche Netanyahu, di amici ‘scomodi’ al leghista resta Viktor Orbán, azzoppato però dalla sconfitta alle elezioni in Ungheria. E in un contesto di grande difficoltà del sovranismo mondiale, in tempi in cui le guerre alle porte dell’Europa stanno producendo gravi conseguenze alle economie del Continente, non è facile mobilitare i militanti sotto la bandiera dei Patrioti europei il 18 aprile. Con quale messaggio, idea o progetto, poi? La manifestazione era stata lanciata da Salvini al raduno di Pontida, lo scorso settembre. Parola d’ordine: «Difesa dei valori dell’Occidente», dopo l’uccisione del ‘trumpista’ Charlie Kirk. L’evento avrebbe dovuto tenersi il giorno di San Valentino, poi è stato posticipato per la coincidenza con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Col passare dei mesi tutto è cambiato e di Kirk, in Italia, non parla più nessuno. Ma la manifestazione organizzata dal gruppo a Strasburgo era convocata e si deve tenere.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini a un gazebo della Lega (Imagoeconomica).

L’Europa torna a essere il nemico

A sostegno del leghista saranno presenti, tra gli altri, il primo ministro ceco Andrej Babis, tra gli uomini più ricchi del Paese, una sorta di Silvio Berlusconi di Bratislava (dove è nato), l’anti-Islam Geert Wilders e il francese Jordan Bardella che, da poco “paparazzato” da Paris Match con l’ereditiera Maria Carolina di Borbone, potrebbe essere il candidato del Rassemblement National alle prossime presidenziali francesi. Attesi i messaggi di Marine Le Pen e Santiago Abascal di Vox, la manifestazione dovrebbe essere incentrata sui temi dell’economia e sulla richiesta di maggiore flessibilità europea in questo momento di difficoltà economica. Nel dubbio se smarcarsi troppo o troppo poco da Trump, intanto si preferisce attaccare l’Europa.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno

Saviano assolto nel processo per diffamazione a Salvini

Il giudice monocratico del tribunale di Roma ha assolto Roberto Saviano dall’accusa di diffamazione nei confronti di Matteo Salvini. Il segretario della Lega aveva denunciato l’autore di Gomorra per averlo chiamato «ministro della malavita» nel 2018, in risposta ad alcuni post in cui l’allora titolare del Viminale polemizzava sulla scorta allo scrittore. A distanza di otto anni, il tribunale di Roma ha stabilito che il fatto non costituisce reato.

Saviano assolto nel processo per diffamazione a Salvini
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Cosa aveva detto Saviano a Salvini nel 2018

«Le parole pesano, e le parole del ministro della malavita, eletto a Rosarno con i voti di chi muore per ‘ndrangheta, sono parole da mafioso. Le mafie minacciano. Salvini minaccia», aveva detto Saviano, che avrebbe poi ripetuto negli anni la stessa espressione. Lo scrittore ha sempre affermato che la sua critica a Salvini nasceva da una posizione culturale e politica ben precisa, citando Gaetano Salvemini per sottolineare la tradizione di denuncia morale nei confronti del potere.

Saviano: «Salvini mi ha perseguitato per anni»

Dopo la sentenza, Saviano ha dichiarato: «Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me. Soprattutto, lo ricorderete, continuando a dichiarare che avrebbe tolto la mia scorta. Questa sentenza ci dimostra che lui aveva preso in considerazione la possibilità di consegnarmi ai clan. Chi chiede di togliere la scorta a chi è scortato dallo Stato, senza tra l’altro addurne una motivazione, sta accettando di consegnare la persona ai clan. Questa sentenza per me, soprattutto, va a sottolineare questo».

Usa: «Pronti a combattere se l’Iran rifiuta l’accordo»

Gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le operazioni militari nel caso in cui l’Iran rifiuti un accordo. Lo ha affermato il capo del Pentagono Pete Hegseth a pochi giorni da un possibile secondo round di negoziati. Hegseth ha inoltre sostenuto che gli Usa stiano controllando il traffico nello Stretto di Hormuz, affermando che Teheran «non ha più una marina militare», aggiungendo che Washington manterrà il blocco navale «per tutto il tempo necessario», a meno che gli iraniani «non scelgano saggiamente». «Se sceglieranno male, allora si troveranno di fronte a un blocco e a bombardamenti contro infrastrutture, energia e settore energetico». Quindi la minaccia diretta: «Prego che scegliate un accordo alla vostra portata, per il bene del vostro popolo e del mondo».

È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus

Mondo del calcio in lutto per la morte dell’ex portiere della Juventus e della Nazionale austriaca Alex Manninger, travolto da un treno mentre con la sua auto attraversava un passaggio senza barriere nei pressi di Salisburgo. Aveva 48 anni. Illesi circa 25 passeggeri del treno locale che si è scontrato col minivan di Manninger, così come il macchinista. Da verificare se il segnale rosso in corrispondenza del passaggio a livello fosse attivo o meno.

È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus

La carriera di Manninger con i club e l’Austria

Nato nel 1977 a Salisburgo, Manninger dopo gli esordi in patria si era trasferito all’Arsenal, militando nel club londinese fino al 2001, anno in cui si era trasferisce in prestito Fiorentina. Aveva poi terminato la stagione successiva, iniziata in Spagna con l’Espanyol, vestendo la maglia del Torino. In seguito aveva difeso la porta di Bologna, Brescia e Siena, con un intermezzo nel Salisburgo. Poi l’ingaggio, nel 2008, da parte della Juventus: quattro le stagioni vissute in bianconero. Nel 2012 era passato all’Augusta, in Germania, dove era rimasto per altri quattro anni. Aveva poi chiuso la carriera nel 2017 dopo una stagione al Liverpool. Come detto, Manninger ha giocato anche in Nazionale: 33 le presenze collezionate tra il 1999 e il 2009.

Il Pentagono ora chiede alle case automobilistiche Usa di produrre armi

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, funzionari del Pentagono hanno avuto colloqui con alti dirigenti del settore automobilistico, tra cui l’amministratore delegato di Ford, Jim Farley, e la presidente e ceo di General Motors, Mary Barra, nel croso dei quali hanno chiesto la disponibilità a passare rapidamente alla produzione militare.

Il Pentagono ora chiede alle case automobilistiche Usa di produrre armi
Logo di General Motors a Wall Street (Ansa).

Sta aumentando la preoccupazione per l’esaurimento delle scorte di armi

I colloqui del Dipartimento della Difesa con aziende come Ford e General Motors si inseriscono in un contesto di crescente preoccupazione per l’esaurimento delle scorte di armi americane, che ha spinto i funzionari statunitensi a cercare alternative ai tradizionali appaltatori per incrementare la produzione di armi e altre forniture militari. Le fonti del Wsj hanno spiegato che i colloqui sono iniziati prima dell’inizio della guerra con l’Iran, alla fine di febbraio, e che al momento hanno carattere preliminare.

La “chiamata alle armi” del settore automotive sarebbe qualcosa di già visto

Un funzionario del Pentagono ha spiegato al Wsj che il Dipartimento della Difesa «si sta impegnando a espandere rapidamente la sua base industriale, sfruttando tutte le soluzioni e tecnologie commerciali disponibili per garantire che i militari mantengano un vantaggio decisivo». La “chiamata alle armi” del settore automotive sarebbe qualcosa di già visto: durante la Seconda guerra mondiale, infatti, le case automobilistiche statunitensi interruppero la produzione di veicoli civili per realizzare bombardieri, motori per aerei e camion.

Il Pentagono ora chiede alle case automobilistiche Usa di produrre armi
Donald Trump e Pete Hegseth, capo del Pentagono (Ansa).

Trump aveva chiesto aiuto alle case automobilistiche già durante la pandemia

Non è la prima volta che Donald Trump si rivolge direttamente alle case automobilistiche americane. Durante le prime fasi della pandemia di Covid, infatti, GM e Ford avevano collaborato col settore sanitario per produrre decine di migliaia di ventilatori.