Scontro social tra Tozzi e Burioni sulla caccia

Botta e risposta sui social tra Mario Tozzi e Roberto Burioni sulla caccia. Tutto ha avuto inizio quando Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, ha condiviso una notizia del DailyMail riguardante la morte di un cacciatore statunitense milionario calpestato a morte da cinque elefanti mentre cacciava antilopi. «Purtroppo la caccia è questa m***a qui. Spiace sempre per una morte, ma i cacciatori non dicono sempre che è uno sport? Questo qui ha perso», ha scritto ripostando la news. Tra i tanti commenti non è passato inosservato quello di Burioni: «Scusa ma a ragionare così allora anche l’alpinismo sarebbe una m* perché ogni tanto qualcuno ci lascia la pelle. Premesso che della caccia non me ne frega niente, a me pare un atteggiamento più ideologico che science-based. Nulla di male, per carità, basta dirlo».

Burioni: «Gli animali me li mangio con gusto e senza rimorso»

Lo scambio di tweet è proseguito con Tozzi che ha osservato: «A Robe’ ma leggiti almeno Bekoff, De Waal e Safina, e magari pure Lorenz. Individui. Gli animali sono individui, ciascuno diverso dagli altri, ciascuno prodotto di cultura di specie. Proprio come noi. Te lo dico io: studia! Sempre con simpatia, eh». Quindi la controreplica di Burioni: «A Marie’, i fanatici che mescolano scienza e ideologia già ci hanno rovinato nel 1987 con il nucleare, da quella volta mi stanno antipatici anche se parlano di caccia. Sempre con simpatia, eh. PS: gli animali saranno individui, ma me li mangio con gusto e senza rimorso».

Arbitri: chi è il designatore ad interim Dino Tommasi

Sarà Dino Tommasi a prendere fino a fine stagione il posto di Gianluca Rocchi come designatore degli arbitri di Serie A e B, dopo lo scandalo che ha travolto l’Aia. La nomina è arrivata nel corso del Comitato Nazionale andato in scena nella giornata di lunedì 27 aprile. Ex arbitro originario di Bassano del Grappa (Vicenza), il 50enne Tommasi era uno dei cinque vice dello stesso Rocchi assieme a Maurizio Ciampi, Elenito Di Liberatore, Mauro Tonolini e Andrea Gervasoni, anch’egli indagato.

Arbitri: chi è il designatore ad interim Dino Tommasi
Dino Tommasi mentre redarguisce Domenico Berardi del Sassuolo (Ansa).

La carriera di Dino Tommasi

Tommasi non è stato un fischietto di primo piano, anche se ha comunque arbitrato 54 partite in Serie A tra il 2008 e il 2015. La sua carriera nelle serie professionistiche è iniziata nel 2003, con la promozione alla Commissione arbitri nazionale (Can) di Serie C: 52 le partite arbitrate in quattro stagioni, tra cui la finale playoff del 2007 tra Avellino e Foggia. A seguito della promozione alla Can A-B, il 15 marzo del 2008 ha debuttato in massima serie arbitrando Udinese-Lazio. Dal 2010, dopo la scissione della Can A e B, per tre anni ha fatto parte dell’organico degli arbitri designabili per la serie cadetta. In questo triennio la gara più importante diretta da Tommasi è stata la finale di ritorno dei playoff tra Livorno e Empoli nel 2013. Promosso in Serie A, ha chiuso poi la carriera il 18 maggio 2015 con un Fiorentina-Parma, venendo poi dismesso dalla Can per “motivate valutazioni tecniche“. Poco dopo è stato inserito nell’organico degli osservatori per la Can B. Dopo essere stato presidente del Comitato Regionale Veneto dal 2016 al 2020, Tommaso è diventato responsabile del Cai (Comitato arbitri interregionale).

Grazia a Nicole Minetti, perché il Quirinale ha chiesto approfondimenti al Ministero della Giustizia

Il Quirinale ha chiesto approfondimenti sui requisiti per la grazia concessa per motivi umanitari a Nicole Minetti «su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza». L’iniziativa del Colle arriva dopo alcune notizie pubblicate sui quotidiani dalle quali emergerebbero circostanze diverse da quelle descritte a Sergio Mattarella per sostenere la domanda di grazia a favore dell’ex consigliera regionale lombarda, condannata in via definitiva a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nel processo “Ruby bis” e a 1 anno e 1 mese per peculato sui rimborsi, relativo al suo periodo in Regione, da scontare ai servizi sociali.

Il bambino adottato da Minetti non era stato abbandonato alla nascita

Il Procuratore generale di Milano e il ministro Carlo Nordio hanno motivato il parere favorevole alla grazia in quanto l’affidamento in prova di Minetti le avrebbe reso estremamente difficile la cura e l’assistenza di un minore da lei adottato assieme al compagno Giuseppe Cipriani, sottoposto per una grave patologia a periodiche visite e a terapie specialistiche all’estero. La vicenda ci porta inizialmente in Uruguay, Paese di origine del bambino, dove Cipriani ha molti interessi e la coppia ha vissuto per un certo periodo. Nell’istanza il minore, nato nel 2017, viene presentato come abbandonato alla nascita e senza legami familiari. In realtà sarebbe stato solo affidato temporaneamente all’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay viste le condizioni dei genitori biologici: madre indigente e padre detenuto, certamente entrambi viventi e identificati, a tal punto che Minetti e Cipriani hanno intentato una causa contro di loro per ottenere la “Separación Definitiva y Pérdida de Patria Potestad”, risolta a loro favore nel 2023.

I dubbi sull’intervento negli Usa e la scomparsa della madre

L’istanza di grazia spiega poi che nel 2021 Minetti e Cipriani hanno portato il bambino negli Stati Uniti per un delicato intervento chirurgico. All’epoca, però, non avevano alcun diritto legale sul minore: come ha fatto quel bambino a lasciare l’Uruguay? Il piccolo, inoltre, secondo gli atti è stato operato al Boston Children’s Hospital dopo due pareri contrari all’operazione del San Raffaele di Milano e dell’Ospedale di Padova: eppure, il bambino non risulta tra i pazienti. Nel 2024 Minetti, Cipriani e il bambino si sono poi trasferiti in Italia. Le ombre sul caso non finiscono qui: La madre biologica, la 29enne María de los Ángeles González Colinet, di anni 29, è scomparsa. L’avvocata che la difendeva è invece morta carbonizzata in un incendio insieme al marito (e collega). Da via Arenula filtra che sono già in corso accertamenti con la procura generale della Corte di Appello di Milano, da cui è arrivato il parere favorevole alla grazia, non vincolante.

Putin ad Araghchi: «Faremo il possibile per la pace in Medio Oriente»

Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato a San Pietroburgo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Durante il colloquio, il leader del Cremlino ha detto che Mosca farà tutto il possibile, nell’interesse dell’Iran e degli altri Paesi della regione, «per portare la pace in Medio Oriente il più rapidamente possibile». Putin ha inoltre affermato di aver ricevuto la scorsa settimana un messaggio dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei. «Vorrei chiederle di trasmetterle la mia sincera gratitudine e di confermare che la Russia, come l’Iran, intende proseguire le nostre relazioni strategiche», ha detto ad Araghchi, aggiungendo: «Naturalmente ci auguriamo vivamente che, confidando nel coraggio e nel desiderio di indipendenza, sotto la guida di un nuovo leader il popolo iraniano superi questo difficile periodo di prove e che arrivi la pace». Da parte sua, il ministro degli Esteri di Teheran ha evidenziato che i rapporti tra Russia e Iran rappresentano una partnership strategica e saranno rafforzati. L’incontro si è svolto nella Sala Petrovsky della Biblioteca presidenziale Boris Yeltsin. Per la delegazione russa hanno partecipato il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, il consigliere presidenziale Yuri Ushakov e il capo dell’Intelligence militare Igor Kostyukov. Oltre ad Araghchi, la delegazione iraniana comprendeva il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi e l’ambasciatore iraniano a Mosca Kazem Jalali.

Calcio: indagati solo gli arbitri. L’Inter e i dirigenti non coinvolti. Verifiche su 5 gar…

AGI - L'indagine sugli arbitri che sta scuotendo il mondo del calcio non riguarda partite di questa stagione ed è relativa solo a 4-5 match. Lo riferiscono fonti inquirenti. 

Gli indagati rientrano solo nel mondo dell'arbitraggio. La società Inter e i dirigenti nerazzurri sono estranei all'inchiesta.

Sono cinque al momento gli indagati certi: oltre a quelli già noti, il designatore autosospeso Gianluca Rocchi, il supervisore autosospeso Andrea Gervasoni e l’assistente Daniele Paterna, ci sono altri due assistenti alla Sala Var, Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca.

Il mistero sulle persone in concorso

Sicuramente altri assistenti al Var sono indagati ma al momento non si conosce la loro identità. Resta ancora il mistero sulle persone in concorso che avrebbero, secondo i capi d’imputazione, contribuito ad alcune designazioni arbitrali ‘pilotate’ di fischietti graditi all’Inter.

Gianluca Rocchi: "Sono vittima di un'ingiustizia" 

Intanto Gianluca Rocchi tramite il suo avvocato fa sapere di ritenersi vittima di un’ingiustizia. "L'ho incontrato, è demoralizzato perché si ritiene vittima di un'ingiustizia. Ritiene che queste contestazioni siano infondate. Si è sempre comportato in modo leale e trasparente e gli dà fastidio che gli venga attribuita una accusa così grave", le parole del suo difensore Antonio D'Avirro, avvocato di Gianluca Rocchi che ha parlato in esclusiva a Pressing.

"Non so se tornerà, sapremo difenderci bene. Stiamo valutando quali iniziative difensive prendere verso giovedì - dice l'avvocato D'Avirro a proposito della convocazione del suo assistito per il 30 aprile -. Calciopoli? Questa è un'altra cosa, qui si parla di due-tre persone coinvolte mentre allora erano centinaia di persone e una decina di club. Nella contestazione - conclude il legale ai microfoni di SportMediaset - si fa riferimento ad altre persone, chi siano non lo sappiamo: è un reato plurisoggettivo mentre nell'avviso di garanzia è menzionato solo Rocchi".

Il rammarico dell’Associazione italiana arbitri

L'Associazione italiana arbitri esprime il proprio "rammarico per quanto appreso dagli organi di stampa in relazione alla vicenda che coinvolge il designatore arbitrale della Can A e B, Gianluca Rocchi, e il componente Andrea Gervasoni. Il Comitato nazionale, nella seduta odierna, provvederà alle determinazioni conseguenti e ad assicurare la continuità della funzione tecnica della citata Commissione". Così, in un comunicato stampa, l'Aia in merito all'inchiesta della procura di Milano che vede tra gli indagati Rocchi e Gervasoni.

"Quanto alla specifica vicenda, il presidente dell'Aia, Antonio Zappi, ricevuto l'esposto presentato da Domenico Rocca dispose immediatamente l'invio della documentazione pervenuta alla Procura federale della Figc - prosegue la nota -. Successivamente, l'Associazione ha preso atto dell'avvenuta archiviazione del procedimento in ambito sportivo".

L'Associazione italiana arbitri, inoltre, sottolinea che "il nuovo regolamento tecnico dell'Aia, in vigore dal 1 luglio 2025, dispone ora che il responsabile della Can, in occasione di ogni turno di gara dei campionati di Serie A e Serie B e nelle altre competizioni con Var, può designare, secondo le proprie valutazioni, un supervisore tra i componenti della Commissione, incaricato di svolgere un debriefing tecnico post-gara e di redigere una relazione sull'attività svolta".

L'Aia nega le interviste a Domenico Rocca 

L’Associazione italiana arbitri (Aia) ha negato l’autorizzazione a Domenico Rocca di farsi intervistare dalle decine di giornalisti che ne hanno fatto richiesta attraverso il canale istituzionale.

“Buongiorno, sentita la Presidenza, non si ritiene di autorizzare quanto richiesto” si legge nelle rispostefotocopia’ ai media. L’ex assistente Rocca è uno dei protagonisti chiave dell’indagine per avere raccontato in un esposto le presunte interferenze del designatore autosospeso Gianluca Rocchi nel lavoro degli addetti presenti nella sala di Lissone dove si dirimono i casi dubbi di gioco.

Tommasi al posto di Rocchi

Dino Tommasi, componente della Can A e B, è stato nominato designatore arbitrale ad interim. L'ex direttore di gara della sezione di Bassano del Grappa prende il posto di Gianluca Rocchi che si è autosospeso in seguito all'inchiesta della procura di Milano.

Myung-Whun Chung nuovo direttore musicale del Teatro alla Scala

Il cda del Teatro alla Scala di Milano ha autorizzato il sovrintendente Fortunato Ortombina a sottoscrivere il contratto del maestro Myung-Whun Chung in qualità di direttore musicale del Piermarini: l’incarico del maestro sudcoreano 73enne decorrerà dal termine del contratto di Riccardo Chailly, che si concluderà alla fine del 2026.

La carriera di Chung, nuovo direttore musicale del Teatro alla Scala

Dopo aver iniziato la carriera come pianista, Chung ha completato gli studi musicali alla Juilliard School di New York per poi diventare nel 1978 assistente di Carlo Maria Giulini alla Los Angeles Philharmonic, di cui è stato anche direttore associato. Nel corso dei decenni è stato direttore musicale dell’orchestra della Saarländischer Rundfunk (1984-1990), direttore ospite principale del Teatro Comunale di Firenze (1987-1992), direttore musicale dell’Opéra Bastille di Parigi (1989-1994), direttore principale dell’Orchestra dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma (1997-2005), dell’Orchestra Sinfonica KBS in Corea del Sud (1999), dell’Orchestre Philharmonique de Radio France (2000-2015). Da due decenni collabora costantemente con l’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia e con la Filarmonica della Scala di Milano, di cui dal 2023 è direttore emerito.

Myung-Whun Chung nuovo direttore musicale del Teatro alla Scala
Myung-Whun Chung (Ansa).

Esclusi i direttori musicali, è il maestro col maggior numero di presenze alla Scala

Come si legge in un comunicato della Scala, Chung «è stato una presenza costante dei cartelloni scaligeri a Milano e in tournée dal 1989, dirigendo nove titoli d’opera, per 84 rappresentazioni, e 141 concerti»: esclusi i direttori musicali, è il maestro con il maggior numero di presenze. Direttore verdiano di riferimento, si è distinto alla Scala per la vastità del repertorio, dirigendo inoltre la Filarmonica in numerose tournée in Italia e all’estero.

Libano: nuovi attacchi dell’Idf, scambio di accuse tra Hezbollah e il governo di Beirut

L’esercito israeliano ha condotto una serie di attacchi nella parte orientale del Libano, sia nella valle della Beqaa che nella zona vicino alla città di Nabi Chit, vicina al confine con la Siria; e sud del Paese dei cedri, ampliando la portata della sua campagna di bombardamenti durante un cessate il fuocoappena prorogato per altre tre settimane – che non è riuscito a porre fine alle ostilità con Hezbollah. Tutto questo mentre si stanno facendo sempre più forti le tensioni tra l’organizzazione sciita e il governo di Beirut.

Libano: nuovi attacchi dell’Idf, scambio di accuse tra Hezbollah e il governo di Beirut
Naïm Qassem (Ansa).

Qassem: «Continueremo la nostra resistenza»

Naïm Qassem, leader di Hezbollah, ha infatti puntato il dito contro il presidente libanese Joseph Aoun, accusandolo di aver fatto precipitare il Paese in un «ciclo di instabilità» con i negoziati diretti con Israele: «Questi colloqui e il loro esito non esistono e non ci riguardano minimamente. Non ci ritireremo, non ci piegheremo, non saremo sconfitti. Continueremo la nostra resistenza per difendere il Libano». Qassem, in una dichiarazione letta dall’emittente televisiva al-Manar, ha elencato inoltre cinque condizioni che devono essere soddisfatte prima di eventuali colloqui diretti: «Cessare l’aggressione via terra, mare e aria, il ritiro di Israele dai territori occupati, il rilascio dei prigionieri, il ritorno della popolazione in tutti i propri villaggi e città e la ricostruzione».

Libano: nuovi attacchi dell’Idf, scambio di accuse tra Hezbollah e il governo di Beirut
Joseph Aoun (Ansa).

Aoun: «Quello che stiamo facendo non è tradimento»

Aoun, assicurando che respingerà qualsiasi «accordo umiliante» al termine dei colloqui con Tel Aviv, ha risposto così alle dichiarazioni del segretario generale di Hezbollah. «Coloro che ci hanno trascinato in guerra in Libano ora ci ritengono responsabili perché abbiamo preso la decisione di avviare i negoziati. Quello che stiamo facendo non è un tradimento. Piuttosto, il tradimento è commesso da coloro che portano il proprio Paese in guerra per perseguire interessi stranieri», ha detto riferendosi a Hezbollah e ai suoi legami con l’Iran.

Tensioni tra Mosca e Berlino, il ministero degli Esteri russo convoca l’ambasciatore tedesco

Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore tedesco a Mosca, Alexander Graf Lambsdorff, per presentare una nota di protesta in merito al recente incontro a Kyv tra Roderich Kiesewetter, membro della commissione parlamentare per gli affari internazionali del Bundestag, e Achmed Zakayev, leader dell’organizzazione cecena Repubblica di Ichkeria (bandita in Russia). «Il parlamentare tedesco ha accolto con favore le attività anti-russe dei terroristi di questa organizzazione, che hanno partecipato attivamente ad operazioni di sabotaggio nelle regioni di Belgorod e Kursk, e li ha esortati a collaborare attivamente con la Germania, anche reclutando cittadini russi residenti in Germania per condurre operazioni volte a destabilizzare la situazione socio-politica nella Federazione russa», ha accusato il ministero degli Esteri russo. E ancora: «Mosca considera questo incontro tra un membro del parlamento tedesco e noti criminali come prova inconfutabile dell’intento delle autorità tedesche di interferire negli affari interni della Russia e di minacciarne la sicurezza nazionale, anche attraverso la cooperazione con organizzazioni terroristiche sotto l’egida del regime criminale di Kyiv».

Berlino: «Accuse ingiustificate»

Pronta la replica del governo tedesco, che ha rispedito le accuse al mittente definendole «completamente ingiustificate». A parlare è stata la portavoce del ministero degli Esteri, Kathrin Deschauer, rispondendo a una domanda ad una conferenza stampa.

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno

Antonio Tajani si mette di traverso, quando c’è il nome di Federico Freni per la presidenza della Consob. Perché mai? Le voci romane evocano un legame tra Freni e Gianni Letta, bypassando Tajani: tutta colpa della passione di Freni per il bel canto, che lo ha spinto a frequentare l’Opera e i teatri, condividendo così con Letta serate e incontri fuori dai riflettori. Ma per Forza Italia, a Roma, c’è anche un altro problema: Freni è stato eletto nella Capitale, in un collegio uninominale, quello di Monte Mario, Aurelia e dintorni, e se diventasse numero uno della Consob toccherebbe tornare a votare, visto che la carica è incompatibile con quella di membro del parlamento. Dunque dimissioni ed elezioni suppletive per riassegnare il suo seggio. Che, con il clima che c’è, secondo i sondaggisti finirebbe alla sinistra. Togliendo così un deputato alla maggioranza di governo. Tanto che pure Giorgia Meloni e quello che sarebbe il capo politico di Freni, cioè il leghista Matteo Salvini, a questo punto stanno iniziando a pensare a un’altra soluzione. Magari interna alla Consob, come quella che corrisponde al nome di Federico Cornelli. Tra l’altro ci sarebbe, secondo Repubblica, pure un documento interno alla Consob che boccia la candidatura di Freni per «profili di illegittimità» legati all’eventuale nomina di un soggetto di provenienza politica: Freni è sottosegretario al ministero dell’Economia, con compiti e deleghe incidenti nel settore oggetto dell’attività di regolamentazione e vigilanza della Consob…

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
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Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno

Cena cristiana per Tajani, Casellati e Abodi

Serata con cena e benedizione, lunedì 27 aprile, con il gruppo Ucid Lazio, l’associazione che riunisce imprenditori e dirigenti di ispirazione cristiana, che vede come presidente Giuseppe Pedrizzi. A Roma, nello Spazio Novecento, hanno confermato la loro presenza il cardinale Giovanni Battista Re, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati, il ministro dello Sport Andrea Abodi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ex leader della Cisl (sindacato cattolico che sembra essere in rotta col governo…) Luigi Sbarra, la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, il presidente della Commissione Esteri e Difesa Maurizio Gasparri, il presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato Massimo Garavaglia, il presidente della Commissione Finanze della Camera Marco Osnato, l’amministratore delegato di Invitalia Bernardo Mattarella, il presidente di Febaf Fabio Cerchiai, la presidente emerita di Ania Maria Bianca Farina, il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Roberto Alesse e il presidente dell’Ocf, Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei Consulenti Finanziari, Mauro Maria Marino. Una folla. Sottolineando sempre che «la missione dell’Ucid è promuovere un’economia incentrata sulla dignità della persona, sulla solidarietà e sul bene comune, attraverso la diffusione dell’insegnamento sociale della Chiesa». Amen.

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
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Laika è arrivata alla Garbatella, dalla Meloni

In occasione della Festa della Liberazione dal nazifascismo, la street artist Laika ha firmato una nuova opera apparsa nella notte tra il 24 e il 25 aprile nel quartiere della Garbatella, a Roma, luogo simbolo della Resistenza capitolina. Il lavoro, realizzato in collaborazione con i collettivi Join the Resistance e Artivismo, si intitola “Senza memoria non c’è futuro” e ritrae un nonno partigiano che regala un fiore rosso alla sua nipotina. Già nel mese di luglio del 2025, in occasione della commemorazione di Awdah Hathaleen, attivista palestinese conosciuto per aver lavorato al documentario vincitore del premio Oscar No Other Land, ucciso nel villaggio di Masafer Yatta da un colono israeliano, la street artist italiana aveva affisso un poster dal titolo “Awdah”. L’opera, affissa a Piazza Sauli, nel quartiere Garbatella a Roma, raffigurava il volto dell’attivista.

Tornatore, dal cinema impegnato alla Niaf

Su Rete4 stanno proponendo Il camorrista, una prima visione, al termine della programmazione della prima serata, una versione in cinque puntate del primo film di Giuseppe Tornatore. La pellicola ha visto il suo primo passaggio televisivo nazionale, sempre su Rete4, il 20 marzo 1994, in prima serata. Nel 1985, in netto anticipo sui tempi, la serie venne girata contestualmente al film: Tornatore era sul set di Cento giorni a Palermo, nel 1984 come regista di seconda unità, e qui conobbe Giuseppe Marrazzo, che gli propose la lettura del manoscritto Il camorrista, un romanzo sotto forma di autobiografia fittizia del boss Raffaele Cutolo. Appena uscita, la pellicola fu oggetto di tre querele. Nonostante fosse sparita dai circuiti ufficiali, l’opera ha conosciuto il successo grazie alle tivù locali, soprattutto campane, che l’hanno trasmessa con cadenza quasi settimanale, facendone un cult. Poi Tornatore, dopo i successi, ha firmato il film dedicato alla vita di Brunello Cucinelli, e con Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, ha presentato a New York, nel corso del prestigioso gala annuale del Niaf – National Italian American Foundation, il progetto del suo prossimo film, The First Dollar, per evocare la figura di Amadeo Peter Giannini, fondatore della Bank of Italy, poi divenuta Bank of America.

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
Il regista Giuseppe Tornatore (Imagoeconomica).

Dai depositi dei musei agli alberghi, con Mollicone

La testa di Afrodite Cnidia, copia romana del II secolo d.C. ispirata al celebre modello greco di Prassitele, è una delle protagoniste di “Arte fuori dal museo”, progetto promosso nell’ambito del protocollo d’intesa siglato dalla Direzione generale Musei del ministero della cultura con la non-profit LoveItaly Ets cara a Tracy Roberts, e Federalberghi. Il 22 aprile l’opera è stata presentata nell’Albergo del Senato, di proprietà di Paolo Pelosi, alla presenza di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati. L’opera è concessa in prestito temporaneo all’Albergo del Senato, che si trova in compagnia, tra l’altro, dell’hotel Mediterraneo del gruppo Bettoja Hotels al quale è stata consegnata una statua di marmo di archeologia romana del II secolo d.C. raffigurante la Dea Roma o Virtus proveniente dai depositi del Museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano. L’inaugurazione si avvicina per i prossimi alberghi: Hotel Locarno, con vasi etruschi e maschere; Hotel Bernini Bristol, dove il patron è Bernabò Bocca, con un Timpano Curvilineo di marmo; Hotel Canada, con statuette di Afrodite e Artemide; Hotel Nord Nuova Roma del gruppo Bettoja con la statua di Venere e la mela di Thorvaldsen, dell’Accademia Nazionale di San Luca.

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Biennale, il ministero degli Esteri di Israele: «Spazio di indottrinamento politico»

Israele all’attacco della Biennale arte di Venezia dopo che la giuria ha deciso di escludere dalla premiazione i Paesi accusati di «crimini contro l’umanità», pur non citando esplicitamente lo Stato ebraico. «Il boicottaggio dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru da parte della Giuria internazionale della Biennale di Venezia è una contaminazione del mondo dell’arte», ha accusato in un post su X il ministero degli Esteri israeliano. «La giuria politica ha trasformato la Biennale da uno spazio artistico aperto di idee libere e sconfinate in uno spettacolo di falso indottrinamento politico anti-israeliano». L’artista Belu-Simion Fainaru, nato a Bucarest nel 1959 ed emigrato in Israele nel 1973, era stato scelto per rappresentare Israele alla prossima Biennale.